Le badanti fornite da Vitassistance sono assunte con l'unico contratto legale che è il Contratto Nazionale del Lavoro Domestico CCNL DOMESTICO !

(Contratti di Partita Iva - CO.CO.CO - CO.CO.PRO e contratti di lavoro occasionali sono ILLEGALI per le badanti)

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Vitassistance Srl Agenzia Somministrazione Lavoro Autorizzata dal Ministero del Lavoro TI n°39/0016556

Se la tua badante ha deciso di andare in ferie e non sai come sostituirla, ci pensa direttamente Vitassistance alla sostituzione immediata della stessa con altro personale regolarizzato per il periodo richiesto di sostituzione.

Hai bisogno di una badante in convivenza o ad ore assunta regolarmente ?

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Piemonte - Via Gaetano Amati 136, 10078 Venaria (TO)
Lombardia - Via Milazzo 19, 21052 Busto Arsizio (VA)
Lombardia - Via Gioacchino Murat 60, 20159 Milano (MI)
Liguria - Via Torino 27 r, 17100 Savona (SV)
Valle d'Aosta - Via Montmayeur 51, 11100 (AO)

 

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Pensiamo noi a trovarne subito una di fiducia !

 

Ci occupiamo della ricerca, selezione, somministrazione, amministrazione e organizzazione delle badanti senza rischi e responsabilità da parte Vostra.

VitAssistance offre servizi a ore e in convivenza intervenendo in caso di bisogno 24 ore su 24.

 

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Con l'invecchiamento della popolazione il problema dell'assistenza anziani è sempre più sentito. Nella gran parte dei casi lasciare la casa dove si è vissuti per una vita è un trauma, ed ecco che molte famiglie si affidano a badanti, persone che vivano con i propri genitori o nonni, offrendo loro assistenza giorno e notte.

Ma il mestiere in questione è sensibile e presuppone un forte legame fiduciario, si tratta infatti di far entrare in casa persone estranee che vivranno 24 ore al giorno con i propri cari. Per questo affidarsi a professionisti è consigliato.

 

Tra i massimi esperti nel settore, in Italia c'è Vitassistance, un agenzia di somministrazione di lavoro specialista Autorizzata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

La Vitassistance lavora nel settore dell'assistenza agli anziani dal 1994 e assume direttamente le colf e le badanti, applicando loro il contratto di lavoro domestico, in base alla sua posizione specifica (colf e badante).

 

In questo modo il cliente non ha rapporti contrattuali direttamente con le badanti, ma solo con Vitassistance che si assume ogni responsabilità della gestione del servizio e che si fa carico degli oneri previdenziali e fiscali.

In questo modo la durata del contratto per la famiglia è assai flessibile, il cliente lo può sospendere in qualsiasi momento, a seconda delle necessità che sorgono.

 

Ma uno dei vantaggi più grandi offerti da Vitassistance è di eliminare la ricerca fai da te e così facendo la famiglia che cerca aiuto risparmia tempo e vede aumentare la sicurezza della professionalità della persona che si farà entrare in casa

Si evitano poi tutta un'altra serie di incombenze, come inquadrare la persona prescelta con regolare denuncia all'Inps, all'Inail, all'ispettorato, all'ufficio di collocamento. Ci pensa l'agenzia.

 

Non di rado, succede che dopo i primi giorni il comportamento della badante non sia più accondiscendente come durante il colloquio iniziale; si possono evidenziare richieste ulteriori di denaro o di provilegi, con conseguenti di abbandono; facendo precipitare il malcapitato nella spirale della paura di ricominciare da capo. Si inizia, così, un balletto di varie persone che si avvicendano sull'anziano, con gravi squilibri psicologici per quest'ultimo.

 

Il pensiero di fondo dell'azienda è: affidarsi a professionisti per garantire migliore assistenza agli anziani e ai disabili. Il vantaggio più forte è per l'anziano o il disabile in questione che eviterà di vedere sfilare in casa propria una lunga serie di persone, nel peggiore dei casi incompetenti e truffaldine.

Dall'altra parte per i famigliari avranno meno problemi e incombenze da affrontare e delle garanzie in più, il tutto grazie al lavoro ormai ventennennale di Vitassistance.

 

Tra i lati più apprezzati dalle famiglie c'è proprio la scomparsa delle mille pratiche burocratiche e delle lunghe giornate passate a fare le trottole da un ufficio all'altro con la paura di non aver fatto le cose come andavano fatte e il rischio di andare incontro a sanzioni, anche pesanti.

 

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L'Italia è un Paese destinato ad invecchiare sempre di più, con una richiesta di servizi inarrestabile e spesso non al passo di quanto investe la pubblica amministrazione. Ma non solo. Solo una famiglia su cinque che ha in casa una persona con limitazioni funzionali usufruisce di servizi pubblici a domicilio. Oltre il 70% non fa affidamento ad alcun aiuto, né pubblico né privato. È allarmante, a tal proposito, il dato dei lavoratori fantasma, con un milione di badanti a nero. È il quadro che emerge dall'analisi dei dati diffusi da Confcooperative Federsolidarietà durante l'assemblea di oggi a Roma. «Siamo pronti al dialogo con il nuovo governo», spiega il neopresidente dell'associazione, Stefano Granata.

La spesa dei Comuni per il welfare è aumentata del 20,7% in 10 anni «ma non basta», spiega Confcooperative. Nel 2015 la spesa dei Comuni per il welfare è stata di circa 7 miliardi di euro, lo 0,42% del Pil nazionale. Dal 2013 al 2015 la spesa media annuale nazionale procapite è rimasta invariata a 114 euro.

 

Occupati in crescita del 480% in 20 anni

 

Gli occupati nelle imprese aderenti a Confcooperative Federsolidarietà sono 229mila, il 56% del totale dei lavoratori nelle cooperative sociali italiane: 7 su 10 sono donne. In 20 anni l’incremento è stato del 480%. Nelle cooperative sociali di tipo B (finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate) i lavoratori che rientrano in una delle categorie svantaggiate sono 18mila. Tra gli occupati 8 su 100 provengono da un Paese extra Ue.

 

7 occupati su 10 sono donne

 

È rosa il motore della cooperazione sociale. Nel 60% delle cooperative sociali aderenti la maggioranza assoluta dei soci è al femminile. Le cooperative sociali rosa realizzano il 73% del fatturato complessivo generando il 76% degli occupati. Più la cooperative sociale è grande e più è rosa, nelle aderenti di grandi dimensioni 9 occupati su 10 lavorano in imprese a maggioranza femminile.

Il fatturato aggregato delle aderenti nel 2017 è stato di 7,2 mld, più della metà, il 51% di tutta la cooperazione sociale italiana.

 

Giro di affari maggiore nelle cooperative medie

 

Le micro e piccole cooperative sono di più, ma a fare i numeri maggiori sono quelle medie. Tra le aderenti a Federsolidarietà il 44% sono micro, il 38% piccole, solo il 2,4% è di grandi dimensioni. Nelle medie rientra il 16%, ma è da queste che viene il 40% del fatturato e il 42% occupati.

 

Primato al Nord, ma a crescere di più è il Sud

 

Con 1.160 imprese aderenti la Lombardia consolida il suo primato tra le regioni. Seguono la Sicilia (769), l'Emilia Romagna (502), il Veneto (480) e la Puglia (462). Oltre la metà delle cooperative sociali aderenti è attiva nelle regioni settentrionali, in particolare il 30% nel Nord Ovest e il 22% nel Nord Est. Se lo stock è a Nord l'analisi dei flussi mostra invece, nel periodo 2007-2017, una maggiore vitalità nelle regioni meridionali. Nel decennio in Sicilia sono cresciute del 73%, in Puglia del 54%. Le regioni con il segno meno sono tutte al centro: Lazio -19%, Abruzzo -12%, Toscana -11 e Marche -8%.

 

FONTE: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-06-05/lavoro-allarme-badanti-nero-sono-milione-111513.shtml?uuid=AEXyTe0E

Oggi la giornata mondiale conto la malattia che colpisce 2,3 milioni di persone nel mondo. Negli ultimi anni, però, le condizioni dei malati sono migliorate anche grazie a nuove terapie

 

Oggi, 30 maggio, ricorre la Giornata contro la sclerosi multipla: malattia con la quale convivono oltre 2,3 milioni di persone nel mondo.

 

LA GIORNATA MONDIALE

 

L'intento della Giornata è quello di celebrare a livello globale la "solidarietà e la speranza nel futuro". Dalla sclerosi multipla non si guarisce, ma - come ricorda anche l'Aism, l'Associazione italiana che quest'anno festeggia i 50 anni di attività - è una malattia gestibile, e negli ultimi 20 anni lo scenario di chi la affronta "è cambiato in positivo anche grazie all’impatto di farmaci e interventi terapeutici". Nonostante ciò, secondo una ricerca canadese pubblicata su "Neurology", pur non avendo esiti fatali, la sclerosi multipla riduce di qualche anno la speranza di vita dei pazienti rispetto alla media della popolazione. La Giornata prevede eventi in tutto il mondo (riuniti sui Social con l'hashtag #bringinguscloser) come in Italia, dove le iniziative dureranno un'intera settimana.

 

DIAGNOSI E SINTOMI PIU' COMUNI

 

La sclerosi multipla è una malattia tra le più comuni e gravi del sistema nervoso centrale: cronica e imprevedibile, è progressivamente invalidante. Si manifesta nella fascia d'età fra i 25 e i 31 anni e colpisce in particolare le donne, circa il doppio di quanto non faccia con gli uomini. I sintomi variano da persona a persona, in base alla diversa possibile localizzazione delle lesioni nel sistema nervoso centrale, ma i più frequenti sono fatica, disturbi visivi, cognitivi, della sensibilità, della coordinazione (come atarassia e tremore) e del linguaggio, spasticità, disturbi sessuali, vescicali e intestinali.

 

SCLEROSI MULTIPLA - LE TERAPIE

 

In Italia - calcola sempre l'Aism - c’è una nuova diagnosi ogni 3 ore. È importante agire tempestivamente con un trattamento precoce anche dopo il primo attacco. Le terapie a disposizione contro la sclerosi si suddividono in tre filoni principali: attaccobasato sull'utilizzo di farmaci steroidei (o cortisonici); "a lungo termine", con medicinali in grado di incidere sui meccanismi alla base della malattia e, infine, le "Terapie sintomatiche" che comprendono anche l’insieme di trattamenti fisici e riabilitativi messi in atto per gestire i sintomi al fine di ottenere un miglioramento della qualità di vita. 

 

FONTE: https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2018/05/29/giornata-mondiale-sclerosi-multipla.html

 

Durante il periodo di ferie o eventuali assenze giustificate della badante, il cliente vitassistance ha diritto alla sostituzione immediata della stessa con altro personale regolarizzato per il periodo richiesto di sostituzione.

 

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“Vuoi risparmiare fino al 40% sul costo del lavoro? Rivolgiti a noi”. Di fronte a un annuncio del genere, qualsiasi imprenditore cadrebbe in tentazione. Il problema è che spesso offerte come questa suggeriscono un semplice trucco: esternalizzare in maniera irregolare la manodopera. Creare una sorta di appalto fittizio, incaricando una ditta che, attraverso sotterfugi, paga meno i suoi dipendenti. È una pratica che, dopo aver vissuto una rapida crescita, è esplosa nell’ultimo anno.

Dall’inizio del 2016, quando il Parlamento ha depenalizzato la somministrazione abusiva, oltre ai distacchi e agli appalti illeciti, l’aumento di questo genere di violazioni è stato del 39%. Un’escalation che è testimoniata dalla relazione annuale dell’Ispettorato del Lavoro. Questi numeri, inoltre, hanno fatto scattare già da tempo l’allarme al Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, che sta concentrando i suoi sforzi per denunciare e combattere questi illeciti. L’ordine professionale chiede che tornino a costituire reati, con pene più severe di quelle previste fino a fine 2015, troppo blande, le quali non erano riuscite ad arginare il fenomeno.

Questa frammentazione nel mondo del lavoro è una diretta conseguenza della crisi economica: le aziende hanno iniziato a portare sempre più verso l’esterno i processi produttivi, a volte senza rispettare le leggi e con l’unico obiettivo di farsi la “cresta” sui contratti di operai e impiegati. Un metodo ben collaudato è quello delle cooperative multiservizi che, inquadrando i dipendenti come “soci lavoratori”, arrivano a pagare stipendi di soli 6 euro all’ora. Cifre distanti dai minimi previsti dalla contrattazione collettiva di settore. Per molti datori, alle prese con spese di personale che possono raggiungere il 70% di quelle totali, è un buon motivo per mettere da parte l’etica, soprattutto in tempi di magra. I radar dei consulenti del lavoro hanno permesso di segnalare circa 200 casi. “Ma è solo la punta dell’iceberg – avverte Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi di categoria – Non è facile intercettarli tutti. I nostri iscritti stanno facendo di tutto, perché siamo per la regolarità, e questi comportamenti, oltre a essere vietati, sono reati sociali, compiuti a danno di chi vive in stato di bisogno”.

Qualche volta si rischia di sconfinare nel vero e proprio caporalato, con severe punizioni previste dalla riforma approvata a novembre 2016. Quando però i metodi utilizzati sono più subdoli, rispetto all’intermediazione illecita, non c’è più la possibilità di perseguirli penalmente. Un esempio è la somministrazione di lavoro: la manodopera “in affitto” che la legge Biagi ha introdotto, nel 2003, assieme a norme che servivano appunto a evitarne l’uso distorto. Una società (somministratore) fornisce personale a un’altra impresa, che utilizza questi lavoratori. Per svolgere questo ruolo di tramite, bisogna essere autorizzati; altrimenti, si compie una somministrazione abusiva. Fraudolenta quando c’è il chiaro obiettivo di aggirare norme e contratti. Come detto, era un reato fino a febbraio 2016, senza pene detentive ma con ammenda di 50 euro – maggiorata in caso di dolo – per ogni lavoratore e per ogni giornata di utilizzazione. Poi, la politica ha rimosso la conseguenza penale, che resta solo quando vengono pure sfruttati dei minorenni, portando da 5mila a 50mila la sanzione pecuniaria.

Lo stesso discorso è stato fatto per i casi illeciti di appalto, subappalto e distacco. Parliamo di quest’ultimo caso quando un datore di lavoro mette i suoi dipendenti a disposizione di un altro soggetto per un determinato periodo. Chi pone in essere queste forme di esternalizzazione al di fuori dei parametri fissati dalla legge rischia il verbale minimo di 5mila euro ma non subisce un processo penale perché anche questa violazione è stata trasformata in illecito amministrativo. L’obiettivo era quello di puntare esclusivamente su alte sanzioni economiche per disincentivare queste pratiche: per il momento, i risultati dicono che non sono affatto diminuite, anzi sono aumentate e di parecchio.

È stato lo stesso capo dell’Ispettorato Paolo Pennesi a ipotizzare che le depenalizzazioni possano aver “attenuato la deterrenza”. Perché mentre tra il 2014 e il 2015 le violazioni a seguito dei controlli sono passate da 8.320 a 9.620 (+16%), nel 2016 sono arrivate a 13.416 (+39%). Il settore più colpito è quello del trasporto e magazzinaggio: qui le ipotesi di violazione riscontrate sono 3.327, più che raddoppiate rispetto al 2015. Subito dopo c’è quello di noleggio, agenzie di viaggio e supporto alle imprese con 2.228 casi, seguito dal manifatturiero con 1.546. Significativo anche il contributo dei servizi di informazione e comunicazione (1.341) e delle costruzioni (1.213). I territori maggiormente interessati da questi fenomeni sono in ordine Lombardia, Lazio, Veneto, Abruzzo ed Emilia Romagna. Per completezza, a questo incremento ha contribuito anche “l’affinamento delle tecniche di accertamento dei comportamenti elusivi”, si legge nella relazione. Ciò che preoccupa maggiormente, però, è appunto la “professionalità” che mette in mostra chi compie questi illeciti. “Gli annunci si trovano con siti web – ha detto Pennesi a Labitalia – che propongono veri e propri raggiri delle norme. Rispetto al passato, sono più brutali”.

 

FONTE: https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/lavori-dati-in-appalto-con-la-depenalizzazione-il-boom-delle-violazioni/

Fondi pubblici indebitamente percepiti da una finta cooperativa sociale, fittizi rapporti di lavoro dipendente per “prelevare” indebitamente risorse pubbliche, riunioni “fantasma” dell’organo direttivo per simulare la finalità non lucrativa.

Questi sono solo alcuni degli ingegnosi stratagemmi adottati da un imprenditore di Partanna e da un suo prestanome, rispettivamente amministratore di fatto e amministratore di diritto di una società cooperativa Onlus operante nel redditizio settore dei servizi di assistenza ai richiedenti asilo e ai rifugiati, in qualità di Ente gestore di un centro di accoglienza realizzato nell’ambito di un progetto SPRAR.

 

Le cooperative sociali ONLUS, proprio per la fondamentale funzione che ricoprono, sono destinatarie di consistenti agevolazioni fiscali che, a vario titolo, ne incentivano la diffusione, ma non di rado si verifica un uso distorto di tale normativa di favore.

 

È questo il caso della cooperativa in parola, costituita ad hoc per conseguire indebiti risparmi d’imposta. L’attività ispettiva, condotta dalla Guardia di Finanza di Castelvetrano, trae origine da una complessa indagine di polizia giudiziaria, a esito della quale il citato imprenditore e il suo prestanome sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria per appropriazione indebita, relativamente a parte delle risorse pubbliche destinate alla finta cooperativa sociale.

È emerso in particolare che il prestanome, amministratore di diritto della cooperativa, aveva indebitamente conseguito, per due annualità, una doppia contestuale remunerazione: quella relativa ai compensi ricevuti in qualità di amministratore e quella, indebita, relativa ai salari percepiti in qualità di lavoratore dipendente. Le indagini, inoltre, hanno fatto emergere chiaramente come i soci della cooperativa non fossero altro che semplici lavoratori posti sotto la direzione effettiva dell’amministratore di fatto, vero dominus dell’attività d’impresa.

Nessuna reale operatività emergeva, invece, in capo all’Assemblea e al Consiglio di Amministrazione, istituiti solo cartolarmente. Falsi anche i verbali redatti per documentare fantomatiche “riunioni” dell’organo decisionale ove venivano indicati, come presenti, soci-lavoratori del tutto ignari di essere anche consiglieri.

 

In un’ottica di trasversalità dell’azione ispettiva è stata trasmessa alla Procura Regionale della Corte dei Conti una notizia di danno erariale, emerso alla luce delle numerose irregolarità formali e
sostanziali riscontrate nel corso degli articolati accertamenti. Attesi i numerosi spunti investigativi, i finanzieri hanno chiesto alla Autorità Giudiziaria l’utilizzo ai fini fiscali dei dati acquisiti e, oltre a constatare l’indeducibilità dei costi derivanti dalla commissione del suddetto reato di appropriazione indebita, hanno potuto ricostruire utili sottratti all’imposta sui redditi pari a oltre 600.000 euro, con una base imponibile IRAP evasa di circa 1 milione di euro.

 

L’attività di servizio in parola costituisce una concreta espressione della funzione di polizia economico-finanziaria svolta dalla Guardia di Finanza, tesa – da un lato – a garantire la corretta applicazione delle norme fiscali e – dall’altro – a monitorare costantemente il corretto impiego dei fondi pubblici a salvaguardia del bene comune ed a tutela delle imprese e dei cittadini rispettosi delle regole.

 

FONTE: https://newsicilia.it/evidenza/finta-onlus-per-assistenza-agli-anziani-riunioni-fantasma-e-danno-di-oltre-1-milione/324760

 

 

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