Milano, le Rsa si svuotano: meno 25 per cento di letti occupati. «Effetto Covid»

Apr 02 2021

 

Dopo i morti del 2020, la fuga di quest’anno. Chi si fida a lasciare un parente in una Rsa? Nelle case di riposo milanesi i letti rimangono vuoti, i posti degli anziani deceduti un anno fa, nel corso della prima ondata pandemica, sono rimasti liberi. Meno ventitré per cento solo nelle cinque strutture gestite direttamente dal Comune,piene oggi al 72 per cento (prima della pandemia l’indice era del 95 per cento). Tanto che lo stesso assessorato di Palazzo Marino, nel bilancio di previsione 2021, ha deciso di ridurre del 20 per cento i fondi per i posti convenzionati: dai 45 milioni euro del 2020 ai 36 messi nel preventivo del 2021.

 

«A bilancio portiamo il convenzionamento dei posti e, visto che le Rsa non torneranno neanche quest’anno a lavorare a pieno regime, abbiamo prudentemente previsto una cifra importante ma inferiore rispetto al 2020», spiega l’assessore alle Politiche sociali, Gabriele Rabaiotti: «La pandemia ha portato le famiglie e chi ha anziani a non intercettare le Rsa come luoghi di presa in carico del parente». Ci vorrà altro tempo per tornare alla situazione pre-Covid, ammette Rabaiotti: «È un tema di fiducia che va ricostruita, di credibilità che ha a che fare con la paura che la pandemia ha lasciato e lascia ancora». Secondo l’assessore al Welfare del Comune, l’indice di occupazione nelle altre residenze milanesi è in linea con quello delle cinque comunali: «Intorno al 70-72 per cento». Protesta in ogni caso l’opposizione di centrodestra con Fabrizio De Pasquale (Forza Italia): «Il Comune risparmia risorse per via delle minori presenze nella Rsa. Bisognava invece prevedere maggiori investimenti, soprattutto nel campo dell’assistenza domiciliare».

 

Anche nel resto della regione i dati sono simili a quelli milanesi. «Si calcola una mancata saturazione media del 20 per cento — dice Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia, organizzazione di categoria del settore socio-sanitario —. Il danno economico è di quasi un milione di euro al giorno per le circa 700 Rsa lombarde». Ogni posto letto riceve infatti 60 euro di retta giornaliera da parte delle famiglie e 40 euro di contributo dal fondo sanitario nazionale, che «dovrebbe essere comunque garantito per i posti non occupati fino al termine dell’emergenza». Gli altri 60 invece non entrano nelle casse. Moltiplicati per i 15 mila letti vuoti, fa 900 mila euro. Uno scenario economico difficile, che secondo alcuni potrebbe tradursi in un passaggio delle Rsa dagli enti non profit a realtà d’investimento.

 

Degani spiega che la situazione oggi è radicalmente cambiata, rispetto a un anno fa. «Gli ospiti sono stati vaccinati contro il Covid, anche gli operatori. Chi non lo è, segue comunque le misure di prevenzione e, quando possibile, non sta a contatto con gli anziani». L’attenzione resta alta e le visite dei parenti sono permesse con il contagocce. Una nota inviata dal Pirellone nei giorni scorsi invita le strutture da un lato a mantenere le precauzioni necessarie, dall’altro a fare il possibile perché gli anziani non rimangano inutilmente isolati. Degani vede un possibile rilancio per il futuro: «Siamo disponibili a diventare centri capillari di vaccinazione anti-Covid. E i nostri medici e infermieri potrebbero avere un ruolo nella gestione dei pazienti cronici. Non solo degli ospiti».

 

FONTE: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_aprile_02/milano-rsa-si-svuotano-meno-25-cento-letti-occupati-effetto-covid-df5a80e8-931d-11eb-ae39-fda5c018b220.shtml

 

 

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