La buona notizia è che, finalmente, la truffa agli anziani dovrebbe diventare un reato autonomo e sarà punito con la reclusione da 2 a 6 anni e una multa da 500 a 2.000 euro. Il disegno di legge che cambia le regole è stato approvato all’unanimità in Senato, ora manca solo il via libera della Camera.

Se tutto andrà bene, una bella vittoria per noi dell’Unione Nazionale Consumatori che ci siamo battuti a lungo per la difesa dei soggetti più esposti a truffe e raggiri ad opera di quanti approfittavano della condizione di debolezza degli anziani per spillare soldi, spacciandosi per venditori o fornitori di gas, telefono etc. D’ora in poi dovranno risarcire integralmente la persona truffata se vogliono usufruire della sospensione condizionale della pena.

 

La circonvenzione degli anziani, oggi, ricade nel reato di truffa previsto dall’art. 640 del codice penale, con pene da uno a cinque anni di carcere e multa da 51 a 1032 euro. Con la nuova legge diventerà un reato autonomo applicabile a chiunque che “abusando della condizione di debolezza o di vulnerabilità dovuta all’età di una persona, induce taluno a compiere un atto che importi qualsiasi effetto giuridico per lui o per altri dannoso”.

Quello delle truffe ai danni degli anziani è un fenomeno sempre più diffuso. I dati del ministero dell’Interno mostrano aumento del numero di reati: le vittime di truffa tra chi ha più di 65 anni sono salite da 14.461 nel 2014 a 15.909 nel 2015, fino ad arrivare a 20.064 nel 2016.

 

Insomma, un settore nel quale i truffatori si sono negli anni specializzati: abili seduttori, capaci di scegliere tempi e modi per far cadere nella trappola l’anziano. Arrivano nelle case soprattutto di mattina, quando è più facile trovare l’anziano da solo, si presentano spesso con la scusa di conoscere un familiare e talvolta riescono a far firmare contratti capestro o a carpire informazioni sensibili come le coordinate bancarie.

 

Frequente il caso di persone che si spacciano per impiegati che lavorano per enti di recupero crediti e richiedono somme di denaro. A tal proposito, è bene sapere che nessuno (né una banca, né un ente di riscossione) potrebbe inviare un funzionario presso la nostra abitazione. Non apriamo dunque la porta e se proprio abbiamo un dubbio, facciamo una telefonata alla nostra banca per le opportune verifiche.O ancora i truffatori fermano il malcapitato di turno per strada offrendosi di accompagnarlo alla posta o in banca con l’unico intento di reperire informazioni utili a truffarlo.

 

Seppur molti anziani sanno difendersi benissimo da soli, può essere utile dare qualche consiglio per non cadere nella trappola:

- Non aprite la porta a sconosciuti: l’esperienza ci insegna che aprire la porta può far prendere coraggio a chi vuole importunarci (sia esso un venditore insistente o anche un vero e proprio truffatore) e a far cadere le difese psicologiche della persona anziana che avrà più remore a liberarsi bruscamente di chi lo sta importunando rispetto a quanto potrebbe fare un giovane.

 

- Fatevi accompagnare quando fate operazioni di prelievo o versamento in banca o alla posta, soprattutto nei giorni in cui vengono pagate le pensioni.

 

- Quando utilizzate il bancomat usate prudenza: evitate di operare se vi sentite osservati.

 

- Se qualcuno vi importuna, fingete di ricevere una telefonata o chiamate una persona cara magari facendo credere che vi raggiungerà di lì a poco.

 

- Non firmate nessun modulo o contratto, in ogni caso fatevi lasciare una copia per farla visionare a un vostro familiare. In questo caso, sappiate che siete sempre in tempo per ripensarci: diritto di recesso si può esercitare entro 14 giorni dalla stipula del contratto (per i contratti di fornitura di servizi) e dalla consegna dei beni (se avete acquistato dei prodotti). Se invece non siete stati informati sul diritto di recesso, il termine sarà di 12 mesi decorrenti dalla fine del periodo di recesso iniziale (quindi, in totale, 14 giorni più 12 mesi) e per farlo potete sempre contare sull’aiuto dei nostri esperti.

 

- Un consiglio che poi può sembrare bizzarro ma è molto utile è poi quello di avere cura della propria spazzatura  e della buca postale da cui si possono carpire informazioni sulla famiglia, indirizzi…

 

Altre sono disponibili sul sito dell’Unione Nazionale Consumatori (leggi anche Truffe agli anziani, come difendersi). Ma se avete bisogno d’aiuto, contattate i nostri esperti allo sportello dedicato.

 

FONTE: https://www.today.it/blog/unione-nazionale-consumatori/truffe-anziani.html

Vicenza, 100 famiglie nei guai per le badanti

Saranno segnalate in procura le 100 famiglie che si rivolsero ad una cooperativo per trovare badanti professionali per anziani e disabili. 

Dopo una lunga ispezione durata tutto il 2014, la Direzione territoriale del lavoro (Dtl) ha contestato alle onlus-coop, con sede legale a Bari e quella amministrativa a Vicenza in via Maganza 91, di essere, alla prova dei fatti, delle agenzie di lavoro abusive, violando sotto il profilo penale la legge Biagi. Nei guai giudiziari, però, finiscono anche le famiglie che si affidarono proprio alla cooperativa, considerate come datrici di lavoro che utilizzavano manodopera illegale. 

 

Il meccanismo che ha spinto i privati a rivolgersi alla cooperativa era sulla carta semplice. Ogni famiglia, stipulava un contratto con la cooperativa, pagando una quota fissa in cambio delle temporanee, normalmente 6 mesi, prestazioni di una badante, la cifra avrebbe dovuto anche comprendere i contributi, ma così non è stato. Anzi, i metodi di assunzione e la parte burocratica destinati alla cooperativa non erano corretti. 

Come riportato da il Giornale di Vicenza, ora le famiglie rischiano di dover pagare, in qualità di datrici di lavoro, 70 euro al giorno (riducibili a 17,50 se si decidesse di ricorrere al metodo dell'oblazione) per la quantità tempo in cui si rivolsero allacooperativa. 

 

Dal canto loro la Onlus e la cooperativa che hanno sedi in diverse città d'Italia, tramite i loro legali, contestano la ricostruzione della Dtl che però parla di un sistema illegale capace di eludere le leggi sul lavoro. In tutto questo le famiglie restano la parte più debole, con il rischio di dover pagare migliaia di euro, pur avendo adempiuto sempre al contratto proposto dalla cooperativa. 

«Il dato certo - spiegano le avvocate Marta Zocche e Alessandra De Pretto, che seguono diverse famiglie al Giornale di Vicenza - è che i privati sono in totale buona fede e non avevano la percezione di non essere in regola, del resto ognuno di loro versava somme che pensava fossero adeguate»

 

FONTE: http://www.vicenzatoday.it/cronaca/vicenza-100-famiglie-nei-guai-per-le-badanti.html

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