Una particolare combinazione di geni HLA e il fumo di sigaretta aumentano in maniera variabile il rischio di sviluppare sclerosi multipla (SM). Ma è quando si rimane esposti anche a solventi organici che il rischio sale. Lo hanno scoperto i ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma e dell’Università di Londra, diretti da Anna Karin Hedstròm, che hanno appena pubblicato i risultati dei loro studi sulla rivista Neurology.

Chi rischia

Chi per esempio non fuma e possiede una certa conformazione genica (HLA-DRB1-15 negativo e HLA-A-02 positivo) ha un rischio basso, a patto che non venga a contatto con solventi organici. In tal caso, infatti, il rischio raddoppia. C’è poi chi nasce sfortunato perché, anche senza incontrare questi solventi, ha un rischio che risulta di base aumentato di quasi 5 volte: sono i soggetti con una conformazione genica opposta (HLA-DRB1-15 di tipo positivo e HLA-A-02 di tipo negativo). Ma questo aumento di rischio impallidisce di fronte a quello che si riscontra ad esempio in un imbianchino che presenta proprio quel tipo di corredo genico, ma in più fuma e maneggia aquaragia per via del suo lavoro. E lo stesso accade ai lavoratori delle tintorie e a tanti altri che sono a contatto con solventi organici e fumano, ignari di essere portatori della micidiale conformazione genica individuata dai ricercatori anglo-svedesi.

Esaminate cinquemila persone

I risultati dello studio condotto su quasi 5mila soggetti (2.042 pazienti e 2.947 controlli) pubblicato su Neurology mette un punto fermo alla disputa scientifica sul ruolo di cause tossiche o virali piuttosto che genetiche nell’aumento dei casi di sclerosi multipla che negli ultimi trent’anni è più che quadruplicata in tutto il mondo. Il crescente inquinamento è sempre più stato chiamato in causa e sono cresciute le segnalazioni di nuovi loci genici come possibili imputati, ma i ricercatori sono sempre stati dubbiosi se schierarsi a favore dell’una o dell’altra ipotesi perché questa malattia è classicamente plurifattoriale e non si può fare una scelta tipo solo bianco o solo nero. Occorre invece verificare come le due componenti interagiscono fra loro, come infatti hanno fatto con complessissimi calcoli statitici (metodo TotAP) i ricercatori del Karolinska.

Petrolio

Andrebbe indagato meglio, ad esempio, cosa sta succedendo in Arabia Saudita dove, secondo quando riportato qualche hanno fa da Ait Ahan dell’Università di Riad, l’incidenza di SM è aumentata del 160%, con un incremento fin troppo elevato per il semplice aumento dei soggetti maschi impiegati nel settore petrolifero. I solventi organici sono derivati petroliferi ed è probabile che chi lavora nelle raffinerie sia dedito al fumo, ignaro di far aumentare fra l’altro anche il suo rischio di sclerosi multipla. Il dato arabo è in controtendenza perché popolazioni come quella canadese e svedese, che sono «sotto sorveglianza» da anni per seguire nel tempo l’andamento della SM, indicano che oggi ad ammalarsi di più sono le donne con un’inversione di tendenza nel rapporto maschio/femmina, prima a favore dell’uomo. Può darsi che la micidiale combinazione geni-idrocarburi-fumo giochi un ruolo pericoloso nei lavoratori del deserto e, alla luce del nuovo studio, anche l’aumento del fumo nel gentil sesso può avere un qualche effetto.

Genetica e ambiente

«Come la maggior parte delle malattie dell’uomo, la SM è una malattia complessa, con una predisposizione genetica e fattori ambientali che ne possono favorire lo sviluppo — commenta il Presidente della SIN Gianluigi Mancardi del’Università di Genova— Lo studio appena pubblicato su Neurology punta a comprendere meglio il rischio ambientale, anche perché è soprattutto su tali fattori che possiamo incidere. Noti fattori di rischio sono le infezioni, in particolare da virus herpes e virus Epstein-Barr, oppure il fumo e l’obesità. Ma il lavoro dei colleghi svedesi ne evidenzia un altro, l’esposizione ai solventi organici, a cui possono seguire problematiche infiammatorie croniche polmonari, che faciliterebbero fenomeni di autoimmunità che poi portano alla malattia. Tre anni fa in Italia abbiamo fatto il cammino inverso con lo studio PROGRESS che puntava a comprendere meglio il rischio genetico e abbiamo considerato il rischio di malattia legato ai tipi di geni HLA allora noti confrontando la prevalenza di SM fra Sardegna e resto d’Italia. La popolazione sarda, con flussi migratori finora irrilevanti, ha infatti caratteristiche genetiche peculiari che la rendono sostanzialmente isolata e stabile consentendo di studiare livelli di malattia con più facilità rispetto a qualsiasi altra popolazione italiana. Lo studio è stato pubblicato sul Multiple Sclerosis Journal e fu uno dei più ampi studi italiani con il coinvolgimento di pressocché tutti i principali ricercatori del nostro Paese. Ne era risultato che occorreva ampliare la popolazione da sottoporre a studi genetici e che bisognava affinare questo tipo di indagini allora ancora troppo approssimative. Quelle conclusioni sembrano essere essere state oggi recepite dai ricercatori del Karolinska e dell’Unversità di Londra che in quasi 5mila soggetti hanno evidenziato e catalogato una diversa suscettibilità genetica che funge da terreno predisponente all’insulto polmonare di fumo e solventi, innescando una reazione irritativa autoimmunitaria polmonare che in ultima analisi porta allo sviluppo della malattia. Una spinta in più al piatto genetico della bilancia che tiene conto anche di quello tossico, mettendoli forse finalmente in equilibrio»

Il consiglio

Un consiglio non solo per gli imbianchini, i restauratori, le lavandaie o chiunque viva a contatto con solventi, può essere che è meglio non fumare. Ogni fattore di rischio che chiunque può ridurre, sia esso il peso o il fumo, è sempre un po’ di salute in più. E non solo nella sclerosi multipla.

 

FONTE: https://www.corriere.it/salute/neuroscienze/18_luglio_03/geni-fumo-solventi-petrolio-rischio-sclerosi-multipla-eff7ab1e-7ed6-11e8-9a5a-8ee160d32254.shtml?refresh_ce-cp

 

 

 

 

Oggi la giornata mondiale conto la malattia che colpisce 2,3 milioni di persone nel mondo. Negli ultimi anni, però, le condizioni dei malati sono migliorate anche grazie a nuove terapie

 

Oggi, 30 maggio, ricorre la Giornata contro la sclerosi multipla: malattia con la quale convivono oltre 2,3 milioni di persone nel mondo.

 

LA GIORNATA MONDIALE

 

L'intento della Giornata è quello di celebrare a livello globale la "solidarietà e la speranza nel futuro". Dalla sclerosi multipla non si guarisce, ma - come ricorda anche l'Aism, l'Associazione italiana che quest'anno festeggia i 50 anni di attività - è una malattia gestibile, e negli ultimi 20 anni lo scenario di chi la affronta "è cambiato in positivo anche grazie all’impatto di farmaci e interventi terapeutici". Nonostante ciò, secondo una ricerca canadese pubblicata su "Neurology", pur non avendo esiti fatali, la sclerosi multipla riduce di qualche anno la speranza di vita dei pazienti rispetto alla media della popolazione. La Giornata prevede eventi in tutto il mondo (riuniti sui Social con l'hashtag #bringinguscloser) come in Italia, dove le iniziative dureranno un'intera settimana.

 

DIAGNOSI E SINTOMI PIU' COMUNI

 

La sclerosi multipla è una malattia tra le più comuni e gravi del sistema nervoso centrale: cronica e imprevedibile, è progressivamente invalidante. Si manifesta nella fascia d'età fra i 25 e i 31 anni e colpisce in particolare le donne, circa il doppio di quanto non faccia con gli uomini. I sintomi variano da persona a persona, in base alla diversa possibile localizzazione delle lesioni nel sistema nervoso centrale, ma i più frequenti sono fatica, disturbi visivi, cognitivi, della sensibilità, della coordinazione (come atarassia e tremore) e del linguaggio, spasticità, disturbi sessuali, vescicali e intestinali.

 

SCLEROSI MULTIPLA - LE TERAPIE

 

In Italia - calcola sempre l'Aism - c’è una nuova diagnosi ogni 3 ore. È importante agire tempestivamente con un trattamento precoce anche dopo il primo attacco. Le terapie a disposizione contro la sclerosi si suddividono in tre filoni principali: attaccobasato sull'utilizzo di farmaci steroidei (o cortisonici); "a lungo termine", con medicinali in grado di incidere sui meccanismi alla base della malattia e, infine, le "Terapie sintomatiche" che comprendono anche l’insieme di trattamenti fisici e riabilitativi messi in atto per gestire i sintomi al fine di ottenere un miglioramento della qualità di vita. 

 

FONTE: https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2018/05/29/giornata-mondiale-sclerosi-multipla.html

 

"Sono 70mila gli italiani colpiti da sclerosi multipla, e il loro numero è destinato ad aumentare". A confermarlo è Giancarlo Comi, Direttore della Neurologia al San Raffaele di Milano, che però precisa: "Quella con la sclerosi multipla è una sfida in parte vinta", perché grazie alle cure innovative si è trasformata in una patologia cronica, e "il suo modello un giorno potrebbe essere trasferito anche ad altre patologie". 

 

Il professore ne ha parlato oggi a Milano nel presentare il convegno Best Evidences in Multiple Sclerosis (Bems), giunto alla sua quinta edizione. La giornata, organizzata anche con il supporto dell'azienda farmaceutica Teva, ha l'obiettivo di 'fare squadra' tra pazienti ed esperti per trovare nuove soluzioni e migliorare ulteriormente le cure. A soffrire di sclerosi multipla sono soprattutto le donne (due terzi dei pazienti è di sesso femminile), e le sue cause sono ancora in parte sconosciute: "L'aumento dei casi che si registra - dice Comi - è dovuto soprattutto a cause ambientali, come ad esempio un eccesso di sale nella dieta o una carenza di vitamina D". 

 

E che il successo delle terapie abbia modificato profondamente la qualità di vita dei pazienti lo testimoniano perfettamente Raffaella Demattè, responsabile logistica della Pallacanestro Varese, e Chris Wright, cestista americano che gioca da playmaker nella stessa squadra. Perché sia la responsabile che il giocatore hanno la sclerosi multipla, ma la malattia non li ha certo fermati: "Appena me l'hanno disgnosticata - racconta Demattè - ho subito voluto informarmi, perché più conosci una malattia meno paura ne hai. La mia risorsa per superare questa patologia sono state soprattutto le relazioni con le persone che avevo a fianco. La malattia alla fine è diventata una opportunità, per cambiare il mio modo di essere e di approcciare alla vita". Per Chris Wright, invece, è importante sottolineare che "si può essere campioni anche se si ha la sclerosi multipla. Anche se ho questa patologia, semplicemente vado avanti, con molta più determinazione, per non dargliela vinta". 

 

L'esperienza dei pazienti accanto a quella dei medici è proprio uno dei punti di forza del convegno Bems: "Infatti - conclude Roberta Bonardi, senior director business unit innovative di Teva Italia - vuole proprio cercare di dare risposte concrete alle necessità di entrambi. Solo da un confronto costruttivo possono nascere soluzioni concrete che rassicurino da un lato i pazienti e dall'altro permettano agli operatori sanitari di lavorare nelle migliori condizioni possibili".

 

FONTE: http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/speciali/2016/05/05/70mila-italiani-con-sclerosi-multipla-casi-in-aumento_01d9d438-5f1b-4bd3-8bab-41a2308f47d3.html

 

 

Il 5,6 e 8 marzo Torino, insieme a 5.000 piazze italiane, fiorirà e profumerà di Gardenie, grazie all’appuntamento di raccolta fondi e sensibilizzazione promosso dall’ Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), con lo scopo di finanziare  progetti di ricerca mirati alla SM pediatrica, e a tutti coloro che convivono con questa malattia, e di  organizzare tra l’altro convegni informativi e collane editoriali utili a rispondere ai problemi che si presentano nella loro vita quotidiana, sociale, sanitaria e lavorativa. In Italia si contano circa 75.000 ammalati e la statistica parla di un esordio tra i 20 e i 40 anni con una incidenza circa del doppio delle donne rispetto agli uomini. Le cause sono ancora in parte sconosciute, tuttavia la ricerca ha fatto grandi passi circa il modo con cui la malattia agisce, non solo per una diagnosi precoce ma anche per nuove alternative farmacologiche che davvero raggiungono sempre migliori risultati nel curarla.


Tecnicamente la sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa demielinizzante, cioè con lesioni a carico del sistema nervoso centrale dove si crea un danno in più aree e che può progressivamente portare deficit permanenti. Quindi si può ben immaginare quanto tutto ciò che ruota attorno a questa patologia sia da affrontare certamente da un punto di vista medico-specialistico ma debba essere anche supportato da un punto di vista olistico. Innanzitutto occorre prendere in considerazione quanto la sclerosi colpisca i giovani, quindi in un momento della vita in cui è ancor più difficile accettare la diagnosi, prendere le misure con le cure, riferirsi al mondo del lavoro, dello sport , delle amicizie, dell’amore , e non si può non guardare ai familiari della persona ammalata che necessitano di supporto per non perdere l’orientamento indispensabile a sostenere il loro caro.”

 

La radice di ogni salute è nel cervello, il suo tronco sta nell’emozione, i rami e le foglie sono il corpo…il fiore della salute fiorisce quando tutte le parti lavorano assieme” ecco perché riferirsi alla naturopatia aiuta a coordinare tutti gli elementi , ad imparare a seguire un corretto stile di vita , a vedere la parte luce anche se la parte ombra offusca tutto. Alimentarsi in modo equilibrato, utilizzare tecniche di rilassamento per alleviare tensioni, paure, sconforto, abbinare alle cure tradizionali, da cui assolutamente non bisogna prescindere,  fitoterapici utili a depurare l’organismo dalle tossine  e a gestire gli effetti collaterali dei farmaci ,  porta ad un risultato di miglior risposta alle cure mediche e ad uno stato psicofisico armonico, elementi basilari della Salute. Ippocrate da medico indagava sulle cause della  malattia ma da naturopata forniva precetti e norme per il vivere sano, ritenendo che la salute dipendesse più dalle precauzioni che dalle medicine.

 

Oggi sappiamo che  la salute è uno stato di benessere fisico, mentale  e sociale e proprio per questo quando esiste una condizione di malattia cronica avvalersi dell’aiuto delle medicine complementari in assoluta integrazione a quelle allopatiche fa la differenza! Grazie alla medicina oggi la SM è una compagna di viaggio a volte addirittura silente ed  invisibile, l’importante è viverla come tale senza permetterle di invadere la vita cancellando gli obiettivi prefissati, imparando a  gestirla nella consapevolezza delle piccole vittorie giornaliere, perché anche la gioia di un piccolo miglioramento quotidiano spegne la rabbia e ridà colore alla vita insegnando a sorridere senza negare il dolore

 

FONTE: http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/02/29/news/una_gardenia_per_la_sclerosi_multipla_perche_la_natura_aiuta-134494456/

 

Non si arresta l’epidemia delle malattie neurologiche, in continua crescita complici l’invecchiamento della popolazione e l’allungamento dell’aspettativa di vita. Si stima che nei prossimi anni ad essere colpiti da malattie neurodegenerative saranno centinaia di milioni di persone. Di fronte a cifre così importanti, le sfide principali dei neurologi italiani, riuniti nel 46esimo congresso della SIN Società Italiana di Neurologia a Genova dal 10 al 13 ottobre, sono la diagnosi preclinica ai primi stadi della malattia e la diagnosi precoce quando ancora i segni clinici sono incerti o sfumati.

 

«Poter giungere ad un’analisi preclinica della malattia, quindi prima ancora che essa si manifesti, permetterebbe di indirizzare i pazienti verso trattamenti tempestivi e di lavorare all’individuazione di efficaci farmaci neuroprotettivi, che fin qui hanno ottenuto scarsi risultati forse perché somministrati a decorso patologico avviato» ha spiegato il professor Aldo Quattrone, presidente della SIN e Rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro.

 

PARKINSON: ALLA RICERCA DEI CAMPANELLI D’ALLARME 

 

Sono 240mila i pazienti affetti da Morbo di Parkinson nel nostro paese e 50mila quelli con parkinsonismi. «Il nostro obiettivo è oggi riuscire a studiarli prima ancora della comparsa dei sintomi motori, quando presumibilmente le cellule dopaminergiche sono ancora intatte» ha spiegato Quattrone. «Al congresso discuteremo alcuni segnali promettenti, come i disturbi del sonno REM o dell’olfatto, anche se non sono specifici della malattia».

 

ALZHEIMER: I PRIMI RISULTATI ENTRO UN PAIO D’ANNI 

 

In Italia sono 1 milione i casi di demenza, di cui 600mila quelli colpiti da malattia di Alzheimer, per la quale non esiste alcun trattamento in grado di curare o arrestare il progredire della malattia. Si stima che nel 2050 ne saranno affette oltre 100 milioni di persone. «Oggi, grazie alla PET riusciamo a osservare la presenza dell’accumulo progressivo della proteina beta-amiloide nel cervello in modo meno invasivo rispetto all’analisi del liquor che richiede un’iniezione lombare» ha spiegato Carlo Ferrarese, direttore scientifico del Centro di Neuroscienze di Milano. 

La proteina beta amiloide è sicuramente causa della demenza ma non è chiaro quando la malattia si manifesterà e con che severità. «Una volta documentato l’accumulo della proteina, possiamo somministrare farmaci in grado di bloccarne la produzione – gli inibitori della beta secretasi – oppure somministrare anticorpi monoclonali per la sua rimozione. Avremo i primi risultati della sperimentazione tra un paio d’anni» ha spiegato Ferrarese. 

Alcuni studi PET sono già in corso anche su soggetti sani, con familiarità alla malattia, con l’obiettivo di misurarne la beta-amiloide e monitorare lo sviluppo della malattia. Infatti, «bloccare la proteina beta amiloide si è fin qui dimostrato inefficace quando la malattia è già in corso, pur nelle sue fasi iniziali». Un limite alla diffusione di questo esame PET è anche il costo del tracciante che lega la proteina, che aumenta con la distanza dal sito di produzione.

 

SLA: ANCHE QUI L’OBIETTIVO É ANTICIPARE LA DIAGNOSI

 

Tra le malattie neurodegenerative, la sclerosi laterale amiotrofica è terza per incidenza. La sfida principale è ancora quella di una diagnosi precoce, dal momento che la Sla viene riconosciuta con un ritardo medio di un anno anche a causa dell’assenza di biormarcatori specifici e ciò impedisce al paziente di iniziare tempestivamente i trattamenti farmacologici e di supporto. «Negli ultimi vent’anni, abbiamo avuto allo studio almeno sessanta farmaci e nessuno si è rivelato efficace. Spesso ci viene chiesta la ragione dell’importanza della diagnosi precoce in assenza di una cura» ha spiegato il professor Adriano Chiò, Coordinatore del Centro SLA del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università degli Studi di Torino e dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino. 

«La risposta è che permetterebbe l’inserimento dei pazienti nei trial clinici, l’ottenimento del supporto materiale e sociale loro necessario e la possibilità eventualmente di scoprire i marcatori biologici della malattia». La diagnosi presintomatica non è possibile, ma a questo fine sono già in corso degli studi su soggetti sani ma a rischio perché portatori di mutazioni genetiche associate alla SLA. Chiò ha elencato gli altri versanti su cui i ricercatori sono al lavoro: «La ricerca dei biomarcatori umorali, ad elevata sensibilità e specificità, ha fatto progressi; l’uso delle neuroimmagini, che sembrano consentirci di rilevare le lesioni nella fase presintomatica; la PET, che ci fornisce informazioni sulla componente cognitiva della malattia».

 

ICTUS: CON INTERVENTO MECCANICO DISABILITA’ RIDOTTA DEL 50%

 

Oltre alla diagnosi precoce e preclinica, le novità del congresso riguardano l’ictus e la sclerosi multipla. Se sono 200mila i nuovi casi di ictus cerebrale all’anno, dei quali l’80% nuovi casi, sono quasi 1 milione gli italiani che convivono con gli esiti che nel 30% dei casi molto invalidanti. Sono questi i dati preoccupanti diffusi dal professor Elio Agostoni, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e della Struttura Complessa di Neurologia e Stroke Unit dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda. Ma la buona notizia c’è e riguarda il trattamento dello stroke ischemico mediante disostruzione del trombo o trombo-aspirazione: «Negli ultimi dieci mesi, sono apparsi alcuni studi su riviste importanti come il New England Journal of Medicine che hanno dimostrato l’efficacia terapeutica della combinazione della tradizionale trombolisi sistemica farmacologica e della trombectomia meccanica» ha spiegato Agostoni. «Con la disostruzione meccanica dell’arteria si ottiene una riduzione della mortalità e della disabilità di circa il 50% e della conseguente aumentata autonomia dei pazienti sono testimone quotidianamente». 

Un aspetto correlato che i neurologi affronteranno sarà quello della formazione dei professionisti – neurologi, neurochirurghi e neuroradiologi - “interventisti neurovascolari” previsti h24 in ogni storke unit di secondo livello dal decreto ministeriale 70 del 2 aprile 2015. 

 

SCLEROSI MULTIPLA: LE NUOVE TERAPIE

 

Gli italiani con sclerosi multipla sono circa 60 mila, 1 ogni mille abitanti. Grazie alla crescente attenzione della ricerca, «il numero di farmaci a disposizione oggi sono una decina. Le novità riguardano tanto le terapie di prima linea, farmaci tradizionali iniettivi, molto sicuri e adeguati per i casi meno aggressivi, quanto le terapie orali, molto in uso nonostante i possibili effetti collaterali. Nei casi più aggressivi e maligni, e non sensibili alle comuni terapie, l’intensa immunosoppressione seguita da trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche » ha spiegato il presidente del congresso Gianluigi Mancardi, Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova. «Una sessione plenaria sarà dedicata alle classiche terapie immunosoppressive e parleremo anche dei recenti risultati ottenuti con un anticorpo monoclonale contro i linfociti B, che verranno resi pubblici a ECTRIMS a Barcellona, alcuni alquanto decisivi contro le forme primariamente progressive della malattia fin qui prive di trattamento». 

 

FONTE: http://www.lastampa.it/2015/10/08/scienza/benessere/parkinso-alzheimer-sla-cos-la-medicina-sfider-le-malattie-neurologiche-9SdgWXOEOlmyiLJBuGil5N/pagina.html

 

 

 

 

E’ stato pubblicato sul sito della rivista scientifica Neurological Disorders un articolo intitolato “A Current Understanding of Alzheimer’s Disease and the Prospects of Phytopharmacological Intervention as a Management Strategy” (Una comprensione corrente della malattia di Alzheimer e delle prospettive di intervento con fitofarmaci come strategia di gestione). Secondo il prof. Kelvin Kisaka Juma dell’Università di Nairobi (Kenya), la malattia di Alzheimer è un disturbo mentale che rappresenta il 60-70% delle demenze.

 

Le sue cause specifiche fino ad oggi non sono state determinate. Resta inteso che come per le altre malattie neurodegenerative peggiora progressivamente nel tempo. E’ caratterizzata dalla perdita di memoria a breve termine, dal disorientamento del linguaggio, da disturbi dell’umore, dalla mancanza di motivazioni e della cura di sé, e da cambiamenti comportamentali. Le strategie di gestione dellla MA sono limitate e non sono efficaci. I meccanismi terapeutici comuni hanno come bersaglio l’inibizione della acetilcolinesterasi e N-metil D aspartato (NMDA). La valutazione post mortem e tecniche di risonanza magnetica hanno dimostrato somiglianze tra la sclerosi multipla e la malaattia di Alzheimer nella patogenesi della malattia attraverso la neurodegenerazione e l’infiammazione.

 

Allo stesso modo, uilizzando la tecnica ecocolordoppler e la risonanza magnetica insieme ad altre tecniche, i risultati hanno dimostrato una forte associazione tra lo sviluppo dell’insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI) e la sclerosi multipla (SM) derivante dal danno vascolare delle vene giugulari che portano a cambiamenti nell’emodinamica nel cervello.

 

A causa della somiglianza nel meccanismo della patogenesi che promuove la neurodegenerazione; è possibile che la malattia di Alzheimer sia anche associata con insufficienza venosa cronica cerebrospinale. Poco si sa sulla gestione alternativa della malattia di Alzheimer utilizzando estratti di erbe di piante. Con l’utilizzo di questi nuovi risultati nella SM e la sua relazione con la MA, è possibile che possano servire come un nuovo bersaglio terapeutico per la gestione della SM e quindi della MA. Questo studio è quindi una recensione dell’attuale comprensione della malattia di Alzheimer, della diagnosi, delle strategie di gestione e delle prospettive di studi su fitofarmaci a offrendo soluzione alternativa per la gestione della malattia di Alzheimer.

 

FONTE: http://mediterranews.org/2015/09/similitudini-tra-sclerosi-multipla-malattia-di-alzheimer-e-ccsvi/

La perdita di volume cerebrale puo' essere un segnale che anticipa l'insorgenza della sclerosi multipla in un soggetto. Una atrofia predittiva che pero' spesso viene sottovalutata dallo stesso paziente quando ne viene a conoscenza oppure poco divulgata dalla comunita' medica. Lo ha sostenuto il dottor Martin Duddy, di Newcastle, intervenuto oggi ai lavori di 'Innovating for Patients' nel campus Novartis di Basilea, una due giorni dedicata alle innovazioni nel campo della ricerca e sviluppo del colosso svizzero. \Il dottor Duddy ha spiegato che la perdita di volume cerebrale e' normale con il trascorrere del tempo nel vita di una persona, e' intorno allo 0,1-0,2% annuo. Ma in chi s'avvia - senza saperlo - verso la sclerosi multipla quella perdita e' dello 0,6-0,7%, ed e' ovviamente piu' veloce.

 

Di qui l'importanza del monitoraggio del paziente, come pure dei trail clinici per studiare questo aspetto. Ci sono farmaci per contrastare questa situazione, e Duddy ha citato il Gilenya (di Novartis) indicandolo come "pionieristico", in grado di ridurre di un terzo l'atrofia cerebrale cui va incontro il paziente. Ma ha anche sottolineato come le piu' recenti ricerche dicono che solo il 37% dei pazienti considera che quella atrofia sia importante rispetto alla perdita di capacita' motoria, invece individuata come la conseguenza piu' seria da combattere.


Invece "i pazienti devono essere consapevoli dell'importanza dell'atrofia cerebrale che porta alla perdita di funzionalita' non piu' riguadagnabile, e quindi va anticipata o sfrontata da subito", una volta che gli accertamenti (risonanza) l'hanno evidenziata attraverso un monitoraggio continuo nel tempo. "Gli stessi medici sono stati in passato reticenti - ha detto Duddy -, l'hanno quasi taciuto ai pazienti. Per fortuna oggi se ne parla molto di piu', e dobbiamo incoraggiare a stili di vita sani e ad attivita' cognitive, non solo fisica, anche in eta' avanzata". Un altro dato dice che l'84% dei pazienti non e' consapevole che ci sia un collegamento tra atrofia cerebrale e sclerosi multipla.

 

E alla domanda su quali effetti abbia la sclerosi sul cervello, con data come opzione di risposta anche quella di perdita di volume cerebrale, il 7% ha risposto di non saperlo, il 5% ha detto nessun effetto e il 16% ha detto perdita di tessuto cerebrale. A conferma che c'e' ancora molto da fare su questo tema, come pure "vanno seguiti con costanza i risultati - ha concluso il dottor Duddy - e vanno valutati su base continuativa". Per l'occasione ha portato la personale testimonianza di malata di sclerosi multipla Karen 'Kaz' Aston, inglese, che grazie proprio al monitoraggio costante del volume cerebrale ha potuto, con il supporto dei farmaci, contenere la progressione della malattia. E oggi continua a giocare a golf e a fare podismo. Oltre ad aver aperto un sito web dedicato alla malattia e alle contromisure, evitando l'isolamento.

 

FONTE: http://www.agi.it/salute/notizie/sclerosi_multipla_atrofia_cerebrale_predittiva_ma_sottovalutata-201506301509-hpg-rsa1008

UNA PROTEINA nel sangue potrebbe predire con decine di anni di anticipo l'insorgenza dell'Alzheimer. Lo afferma uno studio del King's College di Londra che ha analizzato i livelli di 1.129 sostanze in 200 coppie di gemelli. La ricerca è stata pubblicata su Translational Psychiatry. I livelli di questa proteina, che si chiama MAPKAPK5, potrebbero essere 'una spia' per capire se il cervello sta invecchiando troppo precocemente.

Dieci anni di test. I pazienti sono stati seguiti per dieci anni dai ricercatori, monitorando periodicamente i valori nel sangue e le capacità cognitive con dei test. Dallo studio è emerso che la proteina MAPKAPK5, coinvolta in alcuni segnali cellulari, tende ad essere meno abbondante in chi nel corso degli anni ha una diminuzione delle abilità cognitive.

"Questo è un buon punto di partenza, ad esempio per scegliere chi parteciperà a sperimentazioni cliniche o studi sull'Alzheimer - ha spiegato Steven Kiddle, uno dei ricercatori coinvolti -, ma un test del sangue che predice il rischio di Alzheimer è ancora lontano. Bisognerà continuare a monitorare i soggetti ancora per molti anni per capire se la proteina è effettivamente legata al rischio di Alzheimer. I gemelli dello studio dovranno essere seguiti per molti anni, per verificare se i livelli della proteina sono così accurati nel prevedere l'Alzhemier". La proteina MAPKAPK5 è coinvolta nella trasmissione di messaggi chimici all'interno del corpo, ma la sua connessione con l'invecchiamento cerebrale non è ancora chiara.

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L'altro studio. Pochi mesi fa un gruppo di ricercatori statunitensi della Duke University è riuscito a identificare una delle possibili cause dell'Alzheimer. Nelle sperimentazioni si è visto che un tipo di cellule del sistema immunitario del cervello, le microglia, quando iniziano a consumare dosi abnormi di un nutriente, un aminoacido che si chiama arginina, iniziano a dividersi e cambiare. In quel momento incomincia ad apparire l'Alzheimer.

Mezzo milione di malati in Italia. La demenza di Alzheimer oggi colpisce circa il 5% delle persone con più di 60 anni e in Italia le stime ufficiali parlano di circa 500mila ammalati. È la forma più comune di demenza senile, uno stato provocato da una alterazione delle funzioni cerebrali che implica serie difficoltà per il paziente nel condurre le normali attività quotidiane. Entro il 2050 il numero di persone che nel mondo soffriranno di demenza salirà a circa 135 milioni di persone.

 

FONTE: http://www.repubblica.it/salute/medicina/2015/06/17/news/identificata_una_proteina_nel_sangue_che_potrebbe_predire_il_rischio_di_alzheimer-117075314/

Genzyme, Società del Gruppo Sanofi, si è unita nei giorni scorsi alla Comunità Sclerosi Multipla (SM) nel mondo, per celebrare la settima edizione del World MS Day, celebrata in tutto il mondo il 27 maggio. L’azienda è infatti costantemente impegnata, oltre che in programmi di ricerca, di sviluppo clinico e nel rendere disponibili terapie per la grave malattia neurologica, anche in progetti finalizzati a migliorare la qualità di vita delle persone che ne sono colpite attraverso il supporto ai caregivers e con attività di sensibilizzazione a livello globale.

“Questa Giornata serve a ricordare a noi tutti le sfide che milioni di persone affette da Sclerosi Multipla affrontano ogni giorno” – ha dichiarato Bill Sibold, Senior Vice President e capo della SM Genzyme – “La loro forza e determinazione sono gli elementi che ci motivano a proseguire con lo sviluppo di programmi scientifici innovativi che possono avere un impatto positivo sulle persone colpite dalla malattia. Siamo molto orgogliosi di unirci alla Comunità SM nel mondo per celebrare insieme questa  importante ricorrenza e per contribuire ad una maggior conoscenza e sensibilizzare sulla Sclerosi Multipla”.

Genzyme, in collaborazione con le organizzazioni dei pazienti nei diversi paesi in cui opera, ha dunque organizzato una serie di iniziative per la celebrazione della Giornata Mondiale della SM. Tra le principali ricordiamo:

INIZIATIVE NEL MONDO
 
Alleanza Internazionale per la SM Progressiva: Genzyme sostiene l’iniziativa advocacy-driven che riunisce kol e associazioni pazienti in tutto il mondo per affrontare efficacemente i bisogni clinici non ancora soddisfatti nell’ambito della forma progressiva della malattia.

Shift MS: prosegue la partnership di Genzyme con Shift MS, una community online di persone affette da SM, con sede principale nel Regno Unito. Attualmente, le due realtà stanno collaborando ad un’iniziativa finalizzata a far meglio comprendere alle persone come sfruttare la loro “Energia SM”. Tale iniziativa si è concretizzata in eventi come mostre d’arte, gruppi di ascolto ed un portale online per condividere storie che parlano di come le persone siano molto di più della malattia di cui soffrono.

Riabilitazione nella SM (RIMS): con il supporto di Genzyme, il RIMS, un’organizzazione europea di coordinamento tra i centri di riabilitazione nella sclerosi multipla, ha sviluppato un progetto biennale per poter adottare strategie di riabilitazione di comprovata efficacia,  in grado di fornire supporto ai pazienti affetti da SM che presentano problemi relativi ad affaticamento e funzionamento cognitivo.


MSBase: è una banca dati in continuo aggiornamento, longitudinale, strettamente osservazionale, dedicata alla condivisione, al monitoraggio e alla valutazione dei risultati dei trattamenti nella sclerosi multipla accessibile a tutti i praticanti neurologi e al loro team di assistenza sanitaria. Si tratta di un database internazionale unico nella sclerosi multipla (SM). L'obiettivo generale è quello di sostenere i ricercatori di tutto il mondo attraverso la sua interfaccia web unica, per migliorare la qualità delle cure dei pazienti affetti da SM.

Ma queste non sono le uniche iniziative, Genzyme continua infatti a supportare a livello mondiale diversi programmi focalizzati sulle persone con SM comprese una serie di iniziative sportive come l’arrampicata, il ciclismo, le camminate e la danza che contribuiscono ad aumentare la consapevolezza della malattia e a stimolare l’impegno per preservare, in generale, la propria salute. Inoltre, Genzyme sostiene progetti educativi su temi e domande di interesse quali: 'ne sappiamo abbastanza?' e 'possiamo fare di più per gestire questa malattia?'.


INIZIATIVE IN ITALIA

Anche la sede italiana di Genyme è stata in prima fila per questa importante Giornata. Tre le iniziative principali:

Top Seminars Sclerosi Multipla: una tre giorni di seminari, letture e corsi di aggiornamento tenuti dai maggiori esperti di Sclerosi Multipla a livello nazionale e internazionale per un confronto e aggiornamento sui principali aspetti clinici e terapeutici della malattia.

Progetto Nordic Tales: un racconto non tradizionale della patologia, con il quale un gruppo di persone affetto da Sclerosi Multipla, scelto e arruolato grazie all’AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla – e guidato dai migliori istruttori della Scuola Italiana di Nordic Walking, si metterà in gioco nelle prossime settimane su percorsi naturalistici, sia cittadini sia extra cittadini, affrontando la propria condizione con bacchette e tenuta da trekking.

Spettacolo teatrale sulla Sclerosi Multipla: a Modena il prossimo 7 giugno andrà in scena “Più forte del destino – Tra camici e paillette. La mia lotta alla Sclerosi Multipla”. Sul palcoscenico del Teatro Storchi, l’attrice Antonella Ferrari attraverso un emozionante monologo, racconterà la sua storia, la sua lotta, la sua vita vissuta pienamente. Lo spettacolo è a ingresso gratuito. Prenotazioni telefonando al numero 059 213 6011.

Analogamente al tema dello scorso anno, anche le attività per la Giornata Mondiale della SM 2015 si sono focalizzate sul tema dell’accesso: accesso alla salute, allo studio, al mondo del lavoro, al supporto, molte sono le sfide che tutti i giorni le persone con SM devono affrontare.
Genzyme è stata orgogliosa di sostenere questa Giornata Internazionale, contribuendo così a superare le barriere che impediscono l’accesso in qualsiasi ambito della vita di ognuno e ad unirsi alla Comunità SM per essere “Più forti della SM”.
Per avere maggiori informazioni su tutto quanto rende la Comunità SM “Più forte della SM”, vi invitiamo a visitare il sito www.WorldMSDay.org.

Genzyme ha partecipato a questa campagna attraverso la creazione, nelle sue sedi in tutto il mondo, di una rappresentazione visiva del “Muro della SM”, delle sfide che le persone affette dalla malattia affrontano ogni giorno; ogni collaboratore contribuirà ad abbattere idealmente questi muri condividendo pensieri, riflessioni, auguri, desideri, fotografie e storie di vita che testimoniano come la Comunità SM sia “Più forte della SM”.

 

FONTE: http://www.osservatoriomalattierare.it/sclerosi-multipla/8349-giornata-mondiale-della-sclerosi-multipla-gli-eventi-di-genzyme

In Italia arriva una nuova arma per contrastare la sclerosi multipla recidivante remittente. L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato un farmaco a base di dimetilfumarato che sarà dispensato e rimborsabile in fascia A. La terapia orale promette di attivare un particolare meccanismo di difesa dell'organismo che permette di contrastare l'infiammazione e lo stress ossidativo causato dalla malattia, con la quale convivono oltre 70mila italiani.

 

Una speranza concreta - "Numerosi dati clinici hanno dimostrato l'efficacia del trattamento orale con dimetilfumarato nel ridurre la frequenza delle recidive e la progressione della disabilità, due risultati importanti che hanno un impatto notevole sulla storia di malattia e sulla qualità di vita dei pazienti". A spiegarlo è Giancarlo Comi, Direttore dell'Istituto di Neurologia Sperimentale dell'Ospedale San Raffaele di Milano, secondo cui "un aspetto innovativo è, oltre all'efficacia, il buon profilo di sicurezza e tollerabilità del nuovo farmaco".

Un'arma contro il flagello della sclerosi - Sono oltre 70mila gli italiani costretti a convivere con la sclerosi multipla, con 2000 nuovi casi ogni anno e un'incidenza tra le donne pari a due volte e mezza quella tra gli uomini. La progressione della malattia comporta un'alterazione della guaina mielinica, che a sua volta compromette la capacità delle fibre nervose di condurre gli impulsi elettrici che regolano le varie funzioni dell'organismo. "Le lesioni della guaina mielinica hanno un'iniziale natura infiammatoria - dice Carlo Pozzilli, Ordinario di Neurologia presso l'Università La Sapienza di Roma - che può evolvere in una fase cronica con perdita di tessuto nervoso e danno irreversibile. Ma si ritiene che il dimetilfumarato sia in grado di attivare un particolare meccanismo di difesa dell'organismo che permette di contrastare l'infiammazione e lo stress ossidativo causato dalla malattia".

Contro altre malattie - L'azione antinfiammatoria di questa molecola, secondo Comi, potrebbe rivelarsi utile anche nei casi di malattie neurodegenerative, come per l'ictus e malattie gastrointestinali croniche. Il farmaco - già approvato negli Usa, Canada e Australia, oltre che a gennaio 2014 nell'Unione Europea - è stato sperimentato da oltre 135mila persone. Si attende ora il suo inserimento nei prontuari terapeutici regionali, che consentirà la sua effettiva disponibilità nei centri italiani.

 

FONTE: http://www.tgcom24.mediaset.it/salute/approvato-nuovo-farmaco-contro-sclerosi-multipla-sara-distribuito-in-fascia-a_2099959-201502a.shtml

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