“Vuoi risparmiare fino al 40% sul costo del lavoro? Rivolgiti a noi”. Di fronte a un annuncio del genere, qualsiasi imprenditore cadrebbe in tentazione. Il problema è che spesso offerte come questa suggeriscono un semplice trucco: esternalizzare in maniera irregolare la manodopera. Creare una sorta di appalto fittizio, incaricando una ditta che, attraverso sotterfugi, paga meno i suoi dipendenti. È una pratica che, dopo aver vissuto una rapida crescita, è esplosa nell’ultimo anno.

Dall’inizio del 2016, quando il Parlamento ha depenalizzato la somministrazione abusiva, oltre ai distacchi e agli appalti illeciti, l’aumento di questo genere di violazioni è stato del 39%. Un’escalation che è testimoniata dalla relazione annuale dell’Ispettorato del Lavoro. Questi numeri, inoltre, hanno fatto scattare già da tempo l’allarme al Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, che sta concentrando i suoi sforzi per denunciare e combattere questi illeciti. L’ordine professionale chiede che tornino a costituire reati, con pene più severe di quelle previste fino a fine 2015, troppo blande, le quali non erano riuscite ad arginare il fenomeno.

Questa frammentazione nel mondo del lavoro è una diretta conseguenza della crisi economica: le aziende hanno iniziato a portare sempre più verso l’esterno i processi produttivi, a volte senza rispettare le leggi e con l’unico obiettivo di farsi la “cresta” sui contratti di operai e impiegati. Un metodo ben collaudato è quello delle cooperative multiservizi che, inquadrando i dipendenti come “soci lavoratori”, arrivano a pagare stipendi di soli 6 euro all’ora. Cifre distanti dai minimi previsti dalla contrattazione collettiva di settore. Per molti datori, alle prese con spese di personale che possono raggiungere il 70% di quelle totali, è un buon motivo per mettere da parte l’etica, soprattutto in tempi di magra. I radar dei consulenti del lavoro hanno permesso di segnalare circa 200 casi. “Ma è solo la punta dell’iceberg – avverte Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi di categoria – Non è facile intercettarli tutti. I nostri iscritti stanno facendo di tutto, perché siamo per la regolarità, e questi comportamenti, oltre a essere vietati, sono reati sociali, compiuti a danno di chi vive in stato di bisogno”.

Qualche volta si rischia di sconfinare nel vero e proprio caporalato, con severe punizioni previste dalla riforma approvata a novembre 2016. Quando però i metodi utilizzati sono più subdoli, rispetto all’intermediazione illecita, non c’è più la possibilità di perseguirli penalmente. Un esempio è la somministrazione di lavoro: la manodopera “in affitto” che la legge Biagi ha introdotto, nel 2003, assieme a norme che servivano appunto a evitarne l’uso distorto. Una società (somministratore) fornisce personale a un’altra impresa, che utilizza questi lavoratori. Per svolgere questo ruolo di tramite, bisogna essere autorizzati; altrimenti, si compie una somministrazione abusiva. Fraudolenta quando c’è il chiaro obiettivo di aggirare norme e contratti. Come detto, era un reato fino a febbraio 2016, senza pene detentive ma con ammenda di 50 euro – maggiorata in caso di dolo – per ogni lavoratore e per ogni giornata di utilizzazione. Poi, la politica ha rimosso la conseguenza penale, che resta solo quando vengono pure sfruttati dei minorenni, portando da 5mila a 50mila la sanzione pecuniaria.

Lo stesso discorso è stato fatto per i casi illeciti di appalto, subappalto e distacco. Parliamo di quest’ultimo caso quando un datore di lavoro mette i suoi dipendenti a disposizione di un altro soggetto per un determinato periodo. Chi pone in essere queste forme di esternalizzazione al di fuori dei parametri fissati dalla legge rischia il verbale minimo di 5mila euro ma non subisce un processo penale perché anche questa violazione è stata trasformata in illecito amministrativo. L’obiettivo era quello di puntare esclusivamente su alte sanzioni economiche per disincentivare queste pratiche: per il momento, i risultati dicono che non sono affatto diminuite, anzi sono aumentate e di parecchio.

È stato lo stesso capo dell’Ispettorato Paolo Pennesi a ipotizzare che le depenalizzazioni possano aver “attenuato la deterrenza”. Perché mentre tra il 2014 e il 2015 le violazioni a seguito dei controlli sono passate da 8.320 a 9.620 (+16%), nel 2016 sono arrivate a 13.416 (+39%). Il settore più colpito è quello del trasporto e magazzinaggio: qui le ipotesi di violazione riscontrate sono 3.327, più che raddoppiate rispetto al 2015. Subito dopo c’è quello di noleggio, agenzie di viaggio e supporto alle imprese con 2.228 casi, seguito dal manifatturiero con 1.546. Significativo anche il contributo dei servizi di informazione e comunicazione (1.341) e delle costruzioni (1.213). I territori maggiormente interessati da questi fenomeni sono in ordine Lombardia, Lazio, Veneto, Abruzzo ed Emilia Romagna. Per completezza, a questo incremento ha contribuito anche “l’affinamento delle tecniche di accertamento dei comportamenti elusivi”, si legge nella relazione. Ciò che preoccupa maggiormente, però, è appunto la “professionalità” che mette in mostra chi compie questi illeciti. “Gli annunci si trovano con siti web – ha detto Pennesi a Labitalia – che propongono veri e propri raggiri delle norme. Rispetto al passato, sono più brutali”.

 

FONTE: https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/lavori-dati-in-appalto-con-la-depenalizzazione-il-boom-delle-violazioni/

Uno sportello di consulenza sindacale utilizzato per attivare falsi contratti di lavoro, necessari all’ottenimento di permessi di soggiorno e assegni di disoccupazione. Sono queste le conclusioni dell’indagine «Badante fantasma» dei carabinieri della stazione di Vado e della Compagnia di Vergato, che nella mattinata di ieri hanno arrestato un geometra campano e denunciato 234 persone, quasi tutti stranieri, che figuravano fittiziamente come badanti e collaboratori domestici. Secondo gli investigatori, la truffa avrebbe causato un danno erariale all’Inps di 500 mila euro.

 

IL GEOMETRA

 

Il principale indagato, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere perché ritenuto responsabile di uso di atto falso e documenti contraffatti, è un geometra: Paolo Vitiello, 50 anni, piccoli precedenti alle spalle. Nell’inverno del 2015 aveva aperto uno studio per la consulenza fiscale e pensionistica a Vado, in Appennino, che lui stesso aveva chiamato «Sindacati e dintorni». Stando alla ricostruzione fatta dai carabinieri, coordinati dal pm Roberto Ceroni, attraverso la sua attività il geometra è entrato facilmente in possesso delle credenziali Inps dei suoi clienti, per lo più anziani, ai quali avrebbe intestato falsi contratti di lavoro. Gli ignari datori di lavoro assumevano così soggetti che in virtù di quel contratto potevano ottenere il permesso di soggiorno o il rinnovo. Ma anche, al termine del fittizio rapporto di lavoro a tempo determinato, richiedere un’ingiusta indennità di disoccupazione, o mostrare i requisiti per l’accesso ai finanziamenti presso le banche. Per ogni contratto, Vitiello avrebbe intascato fino a 1.000 euro.

 

234 DENUNCIATI

 

I 234 denunciati sono sia italiani che stranieri provenienti soprattutto dal nord Africa e da Paesi dell’Est. Tra loro ci solo anche una quindicina di persone che si sono prestate consapevolmente a figurare come datori di lavoro e che in cambio ricevevano qualche centinaio di euro. Nel meccanismo anche il geometra e la moglie. A loro, i carabinieri hanno contestato i reati di falso ideologico, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, utilizzo di documenti contraffatti e favoreggiamento alla permanenza di clandestini. L’attivazione dei contratti di lavoro ha indotto in errore alcuni uffici della Questura, che hanno rilasciato dei permessi sulla base di requisiti fittizi e l’Inps, che sulla base di quei documenti ha erogato impropriamente indennità di disoccupazione a svariati soggetti. Gli investigatori hanno stimato che in meno di due anni, tra fine 2015 e fine 2017, il danno erariale sia stato di 500.000 euro.

 

LE INDAGINI

 

Le indagini, come spiega il comandante della Compagnia di Vergato, maggiore Sabato Simonetti, è partita per il via vai sospetto di persone già conosciute dai carabinieri intorno all’ufficio del geometra. Ma la sua attività era così nota che in molti arrivavano da fuori. A fine 2017 l’ufficio era stato chiuso nell’ambito di un’altra indagine della Finanza, ma Vitiello avrebbe continuato i suoi affari appoggiandosi a internet point e dispositivi portatili. Alcuni degli ignari datori di lavoro, informati della vicenda, l’hanno querelato.

 

FONTE: https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/18_maggio_10/bologna-finti-contratti-badante-avere-permesso-soggiorno-234-denunciati-63d96064-5442-11e8-9ef4-9f00a5ed6bf5.shtml?refresh_ce-cp

 

 

 

Il sindacato Nidil/Cgil di Modena ha segnalato un nuovo caso di false agenzie di lavoro di assistenti familiari, le cosiddette badanti. Un caso, sottolinea il sindacato, in cui non solo sarebbero state sfruttate le lavoranti, ma raggirate le stesse famiglie. Secondo Nidil-Cgil si tratta di una società di Modena, che sarebbe registrata in Polonia, ma non in Italia, non avendo alcuna autorizzazione ministeriale e non essendo registrata alla Camera di Commercio di Modena.

"Siamo a conoscenza - spiegano da Nidil/Cgil - di almeno due casi di badanti somministrate a famiglie dall'agenzia attraverso una società di servizio, entrambe però senza autorizzazione". Dalle verifiche sindacali risulterebbero 'forti irregolarità nelle buste paga, senza maturazione di istituti retributivi, contributivi, previdenziali e assicurativi'. Le famiglie non solo sarebbero ignare di questo aspetto, ma pagherebbero all'agenzia, con la quale hanno il rapporto commerciale, il doppio di quanto poi dato alla lavoratrice.

 

FONTE: http://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2017/05/19/false-agenzietruffa-famiglie-e-badanti_1c5cf2ec-ad0e-43d9-99d3-252c3156245a.html

 

L'assessore all'Istruzione, Mobilità e Decoro urbano del Comune di Aosta, Andrea Paron, e il presidente e un funzionario della cooperativa sociale Leone Rosso, rispettivamente Cesare Marques e Michel Luboz, (quest'ultimo è anche presidente di Società servizi spa), sono imputati per turbativa d'asta e tentata turbativa d'asta dalla Procura della Repubblica.

Un'ipotesi di reato per l'assegnazione negli anni passati alla coop Leone Rosso, da parte del Comune, di servizi socio-assistenziali; la seconda ipotesi è relativa ad un bando per i servizi agli anziani, assegnato nel 2017 ad una seconda cooperativa sociale, la Kcs.

A carico dei due cooperatori (Marques e Luboz), per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio come per il politico, vengono però ipotizzati anche reati fiscali, gli stessi contestati dagli inquirenti al presidente e al direttore generale (Giancarlo Anghinolfi e Antonio Costantino) di una terza cooperativa, l'emiliana Pro.Ges di Parma.

La cooperativa emiliana era arrivata in Valle d'Aosta per gestire alcuni servizi.

L’indagine era stata avviata dal pm Pasquale Longarini su un presunto giro di false fatturazioni e fatture per operazioni inesistenti tra le società. Nel 2011 Leone Rosso aveva acquisito dalla coop Pro.Ges, rimasta come si legge sul sito della coop Leone Rosso “partner privilegiato”, la gestione di una serie di servizi della città di Aosta, dal mondo dell’infanzia a quello della disabilità. Le indagini sono attualmente coordinate dal pm Carlo Introvigne.

E' da qualche anno che il quadro idilliaco da statuto speciale si è un pochino incrinato. Pochi sanno che la Valle d'Aosta ha 14.101 funzionari pubblici, cioè uno ogni nove valdostano, in tutto 128.298 abitanti. Come nei Paesi del vecchio socialismo reale. 2.821 sono dipendenti dell'ente regionale. E poi una pletora di società partecipate o controllate dal pubblico in cui si aggiungono altre migliaia di persone dipendenti. La Regione Lombardia a confronto, che di dipendenti ne ha circa 3000 e di abitanti 10 milioni, è una specie di deserto dei tartari per i dipendenti regionali.

Ma tutto procede sereno tra uno scandalo e l'altro, dai vitalizi milionari dei consiglieri regionali a quello che ha coinvolto la società controllata Cva, per l'acquisto milionario di turbine cinesi, o lo storico Casinò di San Vincent sempre sull'orlo del baratro.

La bella terra alpina fatta di paesaggi bellissimi e suggestivi non è neanche immune dagli insediamenti mafiosi. La presenza della ’ndrangheta “risulta da alcune intercettazioni”, ha riferito la commissione nazionale antimafia. In Valle d'Aosta era residente l'esponente Giuseppe Nirta, originario di San Luca in Aspromonte poi ucciso in Spagna.

Giuseppe Nirta è personaggio ben noto alla giustizia italiana. Con precedenti per traffico di droga e un coinvolgimento nell'operazione Minotauro, l'inchiesta condotta dai carabinieri sulle infiltrazioni di 'ndrangheta in Piemonte che portò a oltre 140 arresti. In affari con un imprenditore campano a capo di un caseificio valdostano è stato coinvolto in un'altra inchiesta che portò all'arresto dell'allora procuratore capo di Aosta Pasquale Longarini, colpevole secondo gli inquirenti milanesi di aver avvisato gli indagati.

FONTE: http://www.affaritaliani.it/coop-pigliatutto-in-valle-aosta-procura-chiede-processo-per-politico-coop-534699.html

 

I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Catania hanno denunciato due truffatori catanesi, già gravati da precedenti specifici, ritenuti responsabili di aver attivato telematicamente falsa documentazione attestante ben 20 rapporti di lavoro in verità inesistenti. Le ipotesi di reato vanno dal falso al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a scopo di lucro, alla truffa all’INPS.

 

Le indagini hanno portato alla luce la realtà delle legalizzazioni facendo emergere situazioni anche curiose, come quella di rapporti di lavoro intestati a soggetti inconsapevoli, l’impiego di lavoratori addetti al giardinaggio in luoghi senza verde, l’impiego per 5 ore al giorno per le pulizie di un monovano di 20 mq, finti luoghi di lavoro indicati come pubblici esercizi e non dimore private come recita la normativa.

 

Addirittura per avvalorare il finto rapporto di lavoro i militari del NIL hanno accertato che i cittadini stranieri sborsavano di propria tasca i contributi all’INPS al posto dei finti datori di lavoro che risultavano intestatari dei versamenti. I militari, investiti delle verifiche da parte dell’Ufficio immigrazione della locale Questura, hanno condotto prolungate indagini per oltre un anno che hanno permesso di appurare l’esatta dinamica delle comunicazioni informatiche risalendo agli effettivi mittenti delle comunicazioni on-line, riscontrando l’inesistenza di fatto dei rapporti denunciati che avrebbero dato titolo alla legalizzazione.

 

L’esito degli accertamenti ha consentito così di proporre il respingimento di 20 pratiche di altrettanti cittadini stranieri di origine asiatica, magrebina, sudamericana. Le indagini hanno evidenziato un vero e proprio traffico di pseudo rapporti di lavoro nel quale è emerso che, in alcuni casi, gli stranieri desiderosi di legalizzare la propria posizione sul territorio italiano hanno dovuto corrispondere agli organizzatori somme variabili fino a 500 euro a pratica.

 

FONTE: http://www.cataniatoday.it/cronaca/assunzioni-false-di-colf-e-badanti-due-persone-denunciate-14-aprile-2018.html

 

Sono iniziati i controlli a tappeto per lo più da parte della Guardia di Finanza delle "badanti" extracomunitarie che sempre più numerose prestano la loro opera nel ruolo anche di colf presso le famiglie della città e dell'interland ascolano. Ne da la notizia la Confcommercio aggiungendo tra l'altro che purtroppo a chi non ha messo in essere tutti gli adempimenti inerenti a tali rapporti sono state erogate sanzioni anche fino a 5 mila Euro.

 

Nell'ambito degli adempimenti obbligatori, la stessa Confcommercio ricorda che dal 1° Marzo 2007 è in vigore il nuovo contratto nazionale per le lavoratrici domestiche - assistenti familiari (sia Colf che Badanti) il quale prevede oltre a nuove classificazioni del personale, anche nuovi adempimenti. Tra questi ultimi è stata prevista l'obbligatoritetà della predisposizione da parte del datore di lavoro, del "prospetto paga" da consegnare alle lavoratrici, mensilmente, unitamente al pagamento della retribuzione. Inoltre è stata resa obbligatoria la dichiarazione annuale (CUD) riepilogativa di tutti i compensi pagati nell'anno, da consegnare alle stesse lavoratrici (come del resto a tutti i lavoratori dipendenti) entro il 15 Marzo.

 

"Ci siamo occupati già da alcuni mesi di questa innovazione normativa - ha commentato il direttore Confcommercio Giorgio Fiori - poiché il rapporto con Colf e Badanti è del tutto fiduciario quindi quasi sempre si fanno pagamenti senza farsi rilasciare ricevute e qualcuno si è trovato per questo anche nei guai per cui la normativa pur se impone un adempimento alla fin fine, quando il rapporto di lavoro è regolare, è meglio per tutti". 

 

"E così - aggiunge Fiori - al fine di assistere opportunamente le imprese ma anche e soprattutto i "privati" che si avvalgono di prestazioni di badanti e colf, nella compilazione mensile del "Prospetto Paga" e quindi a consuntivo del modello CUD, nonché di tutti gli altri adempimenti di riferimento, la Confcommercio ha attivato un apposito Servizio di Assistenza al lavoro Domestico a cui tutti gli interessati (anche privati) possono riferirsi pur per sole informazioni".

 

FONTE: http://www.ilquotidiano.it/articoli/2007/09/05/76837/colf-e-badanti-sono-scattati-i-controlli-e-le-sanzioni

 

I Finanzieri della Sezione Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia EconomicoFinanziaria di Biella, nell’ambito di un’autonoma attività operativa in materia di spesa pubblica, hanno sottoposto a controllo una struttura socio sanitaria operante sul territorio biellese. Nel corso dell’attività ispettiva è stato approfondito l’inquadramento del personale assunto ed impiegato nella struttura, al fine di verificare se la società che la gestisce abbia rispettato gli standard richiesti dalla normativa vigente, soprattutto nel caso in cui tali prestazioni siano in tutto o in parte a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

 

Al riguardo, la normativa vigente individua una precisa corrispondenza tra il fabbisogno assistenziale degli ospiti e la misura di assistenza minima da erogare a questi ultimi da parte delle varie figure professionali individuate: nello specifico il minutaggio erogato da un apprendista, in quanto tale, non può essere rendicontato ai fini del raggiungimento degli standard minimi di legge. Fin da subito è apparso anomalo l’inquadramento, come apprendisti, di gran parte del personale dipendente della struttura, in realtà impiegato effettivamente come infermiere e operatore socio sanitario. Si consideri che le figure professionali sulle quali si è soffermata l’analisi sono quelle degli infermieri e degli operatori socio-sanitari (o.s.s, che recentemente, a seguito del cosiddetto “Decreto Legge Lorenzin”, rientra a pieno titolo tra le figure sanitarie).

 

L’attività operativa è stata rivolta verso queste due figure, in quanto, non solo sono figure già professionalizzate (in particolare gli infermieri devono essere in possesso di titolo di laurea infermieristica ed iscritti ad apposito albo professionale IPASVI ora FNOPI), ma anche perché i minutaggi da loro erogati sono rendicontati e comunicati costantemente alla Asl locale (deputata alla funzione di vigilanza). Si consideri, inoltre, che nell’ambito dell’attività ispettiva è emerso che infermieri ed operatori socio-sanitari (già in possesso del titolo professionale), nelle loro precedenti attività lavorative presso altre strutture erano stati inquadrati correttamente con stipendi e relativi contributi in linea con le qualifiche possedute e gli incarichi ricoperti, mentre divenivano “apprendisti” quando iniziavano l’attività operativa con l’azienda verificata.

 

A seguito di numerosi approfondimenti normativi, nonché grazie ad una proficua collaborazione con le sedi biellesi dell’Inps e della ex Ipasvi (da poco Ordine delle Professioni Infermieristiche), è stato possibile constatare come tale modus operandi sia stato chiaramente finalizzato al solo scopo di realizzare un’evasione contributiva ai fini assistenziali e previdenziali nonché di abbattere i costi del personale mediante la corresponsione di una retribuzione ben più bassa (apprendista) rispetto a quella prevista dal Contratto Collettivo Nazionale (infermiere ed Operatore Socio sanitario). La condotta posta in essere dalla società ispezionata rappresenta non solo una forma di sfruttamento dei lavoratori, ma anche una forma di evasione contributiva e previdenziale che sottrae importanti risorse future per il pagamento delle pensioni e delle altre forme assistenziali e previdenziali a carico dello Stato, oltre a costituire un mancato introito nelle casse dell’Erario a causa della omessa effettuazione delle ritenute d’acconto ai fini IRPEF sul maggior reddito non corrisposto.

 

La verifica ha consentito di individuare 331 lavoratori assunti irregolarmente come apprendisti con una quantificazione di contributi assistenziali e previdenziali evasi per un ammontare complessivo pari euro 1.684.179,37 ai quali dovranno essere sommate le relative sanzioni che saranno erogate, per gli aspetti di rispettiva competenza dall’INPS e dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Nel caso in argomento l’attività delle Fiamme Gialle è stata finalizzata a contrastare lo sfruttamento dei lavoratori e le relative forme di evasione ai fini fiscali, previdenziali ed assistenziali che sottraggono all’Erario ed all’INPS importanti risorse finanziarie.

 

FONTE: http://www.newsbiella.it/2018/04/03/leggi-notizia/argomenti/cronaca-5/articolo/biella-scoperti-331-infermieri-assunti-come-apprendisti-contestata-evasione-per-oltre-16-milioni.html

 

 

False cooperative. Indagine shock, una su due mai stata sottoposta a controllo

La Fondazione Mario Del Monte e il Coordinamento modenese dell’Alleanza delle Cooperative Italiane (costituito da AGCI, Confcooperative Modena e Legacoop Estense), con il contributo delle Camere di Commercio di Modena e Ferrara, hanno realizzato una seconda indagine sulle cooperative del settore autotrasporto, facchinaggio e logistica delle Provincie di Modena e Ferrara. L’intento è contribuire in termini di analisi e proposte ad affrontare i problemi che toccano questo settore, anche di recente protagonista della cronaca sui nostri territori. L’indagine segue quella svolta nel 2014, che già aveva evidenziato una situazione di irregolarità diffusa

 

Lo scopo della ricerca odierna è verificare che cosa sia cambiato a distanza di quattro anni e aprire un confronto con tutti i soggetti interessati per individuare, ove necessario, modalità di controllo e intervento più efficaci. Le imprese del settore, fra Modena e Ferrara, sono 2.267 con 18.110 occupati di cui 361 cooperative (15,9%) con 10.501 occupati (57,9%). Di queste solo 25 sono associate a una delle Associazioni di rappresentanza. Il campione esaminato riguarda 182 cooperative non associate; il 30% di queste è localizzato nella Zona di Vignola. Ecco i dati più significativi emersi nell'indagine

 

Bilanci - Il 49% delle imprese non ha depositato il Bilancio 2016; il 13% non l’ha mai depositato e il 10% non lo deposita da almeno 3 anni.
Solo il 7% delle imprese ha indicato di avere un organo di controllo - collegio sindacale o revisore legale; era il 10% nel 2014. Va però specificato che l’art. 2543 c.c. prevede l’obbligo della nomina dell’organo di controllo in una società cooperativa solo in alcune ipotesi, non ricorrendo le quali nessuna società cooperativa è obbligata alla nomina dell’organo di controllo.

 

Assenza di controllo - Diverso invece il discorso sulla revisione cooperativa, finalizzata all’accertamento dei requisiti mutualistici: la legge (D.Lgs. 220 del 2/8/2002) prevede che, in caso di imprese non associate ad alcuna Centrale cooperativa, la revisione venga effettuata ogni due anni - una volta all’anno per alcune tipologie di enti cooperativi – a cura del Ministero per lo Sviluppo economico tramite propri dipendenti, oppure revisori dipendenti di altri Ministeri o Amministrazioni su convenzione. Ebbene, l’elemento di stranezza è che delle 182 cooperative campione nessuna fornisce informazioni in materia. Il 68% ha l’amministratore unico (era il 63% nel 2014), di cui il 46% di origine straniera, e il 70% non ha indicato il numero dei soci. 

 

Fatturato - Le cooperative campione registrano un aumento del fatturato del 25% - segno che la committenza si rivolge sempre più spesso a queste realtà -  ma a questo non corrisponde un aumento proporzionale della marginalità; nelle cooperative associate il trend è opposto. Nel facchinaggio, per esempio, la redditività del campione è inferiore del 70% a quella delle cooperative aderenti. Un dato che suona come campanello dall’allarme rispetto ad ipotesi di illecita intermediazione di manodopera.

 

Capitale e patrimonio - Un dato preoccupante viene dal patrimonio netto, che risulta negativo per il 21% delle imprese campione. Nella media del campione il patrimonio netto corrisponde al 70% del capitale sociale (era il 33% nel 2014), in alcuni casi addirittura coincide. Un dato molto particolare, e peggiorativo rispetto alla prima indagine, in quanto le cooperative devono per legge destinare almeno il 30% a riserva indivisibile (e quindi a patrimonio).

 

Buste paga e lavoro sommerso - Dal confronto fra le buste paga di cooperative associate e cooperative non associate appare evidente l’uso distorto di voci come Premi individuali, Diaria e Trasferta/trasferta Italia. Nella gran parte dei casi si tratta di elementi fittizi, utilizzati per generare o giustificare una certa retribuzione netta (nel migliore dei casi) o più prettamente per evadere/eludere le normative fiscali e contributive, andando a mascherare spesso forfettariamente le voci retributive alle reali prestazioni lavorative e agli orari di lavoro effettivamente prestati (in particolare gli straordinari). Tali meccanismi occultano un sommerso implicito, una economia informale nei fatti che crea danno all’individuo e alla collettività. E’ evidente infatti il danno conseguente in termini contributivi e fiscali: minore contribuzione agli enti previdenziali e minore gettito alla Fiscalità generale. Per il singolo lavoratore, poi, minore contribuzione significa pensione più povera, con conseguente aumento del disagio sociale e presumibile richiesta di servizi futuri in termini di welfare e/o sostegno al reddito. Inoltre si configura il rischio di cartelle esattoriali a carico del lavoratore per tasse non versate a fronte di prestazione da lavoro dipendente

 

FONTE: http://www.modenatoday.it/economia/ricerca-mario-del-monte-legalita-cooperative-modena-2018.html

 

Lavoro nero, caporalato, logistica, trasporto, false cooperative, tirocini, distacco transnazionale. Sono questi alcuni dei settori prioritari di intervento per l’attività di vigilanza in materia lavoristica e previdenziale-assicurativa che verrà svolta nel 2018 dall’Ispettorato nazionale del lavoro, con la finalità di potenziare il contrasto dei fenomeni del lavoro sommerso e irregolare e la lotta all’evasione ed elusione contributiva. Il documento di programmazione dell’attività è stato illustrato dal capo dell’Ispettorato, Paolo Pennesi, nel corso della riunione della Commissione centrale di coordinamento dell’attività di vigilanza che si è tenuta questa mattina alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti.

«Sulla scorta dei risultati del primo anno di attività dell’Ispettorato – ha detto il ministro – dobbiamo ulteriormente qualificarne l’attività di vigilanza, anche attraverso un rafforzamento della capacità di intervento: per questo ci siamo attivati, in linea con quanto previsto in legge di bilancio in tema di lavoro nella pubblica amministrazione, per richiedere l’assunzione di 150 nuovi ispettori». La programmazione della vigilanza nel 2018 parte dall’esperienza realizzata nel primo anno di attività, che ha evidenziato un aumento di alcuni fenomeni di violazione della legge, per esempio in materia di somministrazione illecita di manodopera, e la necessità di dedicare maggiore attenzione ad alcuni settori come quello della logistica e delle false cooperative. Non mancherà un forte e costante impegno, anche in collaborazione con altre istituzioni, nel fronteggiare i fenomeni del caporalato e dello sfruttamento di manodopera. Nel corso di quest'anno proseguiranno gli accertamenti avviati sul finire del 2017 sul colosso della distribuzione Amazon e sulla compagnia aerea Ryanair.

 

L’attività di vigilanza svolta nel 2017 ha consentito il pieno raggiungimento dell’obiettivo stabilito dalla Convenzione per il triennio 2017/2019 sottoscritta con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, registrando oltre 180mila controlli di cui oltre 160mila specificatamente finalizzati alla verifica della regolarità dei rapporti di lavoro. I dati evidenziano l’abbattimento del fenomeno della sovrapposizione degli interventi ispettivi e registrano risultati assolutamente significativi durante il periodo più delicato per l’avvio della nuova Agenzia impegnata, fra le altre cose, nella realizzazione di percorsi formativi che hanno interessato circa 350 ispettori dell’ex ministero del Lavoro e 1.300 ispettori degli Istituti.

 

Dagli accertamenti conclusi entro l’anno di riferimento risultano 103.498 aziende irregolari che evidenziano un tasso di irregolarità pari al 65%; pertanto, circa due aziende su tre sono state trovate in una situazione di irregolarità. Inoltre, il numero dei lavoratori irregolari, pari a 252.659, presenta un consistente incremento, pari al 36% rispetto al dato del 2016. Gli accertamenti finalizzati al contrasto del lavoro sommerso hanno portato, inoltre, alla individuazione di 48.073 lavoratori in “nero” e cioè un lavoratore in nero ogni due aziende irregolari. L’ammontare dei contributi e premi evasi complessivamente recuperati è pari a 1.100.099.932 milioni di euro, in linea con l’anno precedente.

 

Caporalato in agricoltura

Nel corso del 2017 in agricoltura sono state effettuate 7.265 ispezioni. Sono stati accertati 5.222 lavoratori irregolari, di cui 3.549 in “nero”, con un tasso di irregolarità superiore al 50%. Particolarmente significativi sono i risultati concernenti l’attività di polizia giudiziaria, finalizzata all’individuazione del “reato di caporalato”. In particolare si segnala il deferimento di 94 persone all’autorità giudiziaria, delle quali 31 in stato di arresto e con l’individuazione di 387 lavoratori vittime di sfruttamento.

 

Esternalizzazioni fittizie

L’accertamento di tali fattispecie illecite ha coinvolto, nel corso dell’anno, complessivamente 9.895 lavoratori che risultano distribuiti nei principali settori di attività di seguito indicati: Trasporto e magazzinaggio (1.965), Costruzioni (1.609), Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (1.378), Attività manifatturiere (1.172), Altre attività di servizi (1.064), Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (1.026).

 

Cooperative di lavoro

Su un totale di 3.317 cooperative ispezionate, 1.826 sono risultate irregolari (pari a circa il 55% delle cooperative ispezionate). È emerso, inoltre, un numero di 16.838 lavoratori irregolari, di cui 1.444 totalmente “in nero”. Fra le iniziative di maggior rilievo si segnala un’azione congiunta con la Guardia di finanza nei confronti della cooperativa M&G Coop. Multiservizi – impegnata nel somministrare personale a prezzi estremamente bassi lucrando sulle retribuzioni dei lavoratori ed evadendo la contribuzione obbligatoria – alla quale sono stati contestati numerosi illeciti penali, amministrativi e recuperi contributivi per circa 30 milioni di euro. L’attività illecita di questa falsa cooperativa, di cui hanno usufruito circa 4mila imprese, avrà conseguenze sugli stessi utilizzatori che saranno chiamati a rispondere solidalmente delle somme ingiunte; da qui la raccomandazione alle aziende di diffidare di realtà pseudo-imprenditoriali che propongono costi del lavoro così bassi da risultare evidentemente contrari alla legge.

 

Salute e sicurezza

La vigilanza in materia di tutela della salute e sicurezza nei settori di competenza dell’Inail (principalmente edilizia), ha interessato 22.611 aziende, sono state contestate 36.263 violazioni prevenzionistiche, di cui 28.364 penali e 7.899 amministrative. Per quanto riguarda il tasso di irregolarità delle aziende ispezionate lo stesso si attesta al 77,09% con un numero di aziende irregolari pari 17.580 a fronte di 22.805 accertamenti definiti.

 

FONTE: https://www.avvenire.it/economia/pagine/oltre-180mila-controlli-nel-2017

 

Denunciate le cooperative e le associazioni alla Guardia di Finanza ! Sono tutte illegali e senza autorizzazione del Ministero del Lavoro !

Business di badanti ancora nel mirino: scoperta maxi evasione fiscale da cinque milioni di euro. L’indagine messa in campo dai militari della guardia di finanza di Gallarate, guidati dal tenente Tino Corona, svelano un giro di 329 badanti (tutte romene) alla quali, ignare vittime a loro volta, non venivano versati i contributi lavorativi.

Al centro delle indagini due cooperative che operano tra Gallarate e Varese (esclusa la coop Il Trifoglio di Gavirate, già al centro di un’altra delicatissima indagine). Il sistema architettato era semplice ma estremamente efficace: le due cooperative fornivano a clienti del tutto ignari personale femminile per accudire i propri familiari ammalati o anziani ma, nonostante ogni prestazione venisse regolarmente fatturata, la successiva registrazione e dichiarazione delle fatture veniva omessa.

I finanzieri hanno così intrapreso, fin dai primi giorni del 2014 una serie di controlli fiscali mirati grazie ai quali hanno scoperto l’esistenza di un archivio informatico e cartaceo contenente tutti i dati che hanno permesso la ricostruzione della clamorosa evasione fiscale in atto, dando il via all’operazione “bad carers”, ed alla quantificazione del patrimonio illecito accumulato dal responsabile, milanese di 50 anni, vertice di entrambe le cooperative finite al centro dell’inchiesta. L’indagine si concentra in modo particolare sul reato di evasione fiscale: i dati contenuti nella contabilità in nero delle due cooperative hanno permesso ai finanzieri di ricostruire una continuata omessa dichiarazione, dal 2009 sino al 2014, di elementi positivi di reddito non dichiarati per 4 milioni e mezzo di euro, nonché più di 900 mila euro di ritenute previdenziali non versate o non operate.

Un business (ed una relativa evasione fiscale) che, sulla base dei dati raccolti, era in continua espansione e che è stato” bloccato”grazie all’azione della Guardia di Finanza. Non solo la macroscopica evasione: le 329 badanti, ignare del trattamento che veniva loro fornito, sono state vittime del mancato pagamento dei propri contributi lavorativi. Quest’ultime infatti erano convinte che gli importi relativi venissero versati ai competenti enti previdenziali con le liquidazioni mensili delle paghe, invece, tale importo veniva” trattenuto” dal loro datore di lavoro. Il rappresentante legale delle cooperative è stato denunciato all’autorità giudiziaria per dichiarazione fraudolenta mediante false fatturazioni, evasione fiscale e omessi versamenti contributivi. Il business della badanti è considerato terreno fertile per reati fiscali: le cooperative spesso nascono e poi spariscono nell’arco di pochi mesi, rendendo i controlli particolarmente complessi.

FONTE: http://www.laprovinciadivarese.it/…/badanti-senza-contribu…/

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