Dieci punti fermi, dalle indicazioni su come lavarsi le mani o pulire le superfici, per scongiurare il contagio da coronavirus. A mettere a punto il manifesto, che ha raccolto l'adesione degli ordini professionali medici e delle principali società scientifiche e associazioni professionali, oltre che della Conferenza Stato Regioni, sono stati l'Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute, che lo mettono a disposizione sui propri siti a chiunque voglia diffonderlo via social ma anche 'fisicamente', sotto forma di poster o pieghevole.

 

Ecco i dieci messaggi del manifesto:

 

Lavati spesso le mani;

 

Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;

 

 Non toccarti occhi, naso e bocca con le mani;

 

Copri bocca e naso se starnutisci o tossisci;

 

Non prendere farmaci antivirali né antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;

 

Pulisci le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;

 

Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o assisti persone malate;

 

I prodotti Made in China e i pacchi ricevuti dalla Cina non sono pericolosi;

 

Contatta il Numero Verde 1500 se hai febbre o tosse e sei tornato dalla Cina da meno di 14 giorni;

 

Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus.

 

Consulta in merito il sito del Ministero della Salute I consigli dei dermatologi "La pelle può costituire un ricettacolo di germi potenzialmente pericolosi e a questi possono aggiungersi virus e batteri che circolano nell'aria o con cui veniamo in contatto toccando le più diverse superfici. Una adeguata igiene dell'epidermide mirerà a rimuovere la flora transitoria, mantenendo intatta la flora residente che ha importanti funzioni protettive e di barriera".

 La professoressa Gabriella Fabbrocini, direttore di Dermatologia e Venereologia presso l'Università degli Studi 'Federico II' di Napoli, spiega come e perché la nostra epidermide potrebbe essere a rischio Coronavirus soprattutto se si viaggia spesso in aereo.

 

Di seguito le 5 regole dell'esperta per prevenire il virus:

 

1) "Lavarsi spesso le mani quando ci troviamo in luoghi affollati come gli aeroporti rallenterebbe in modo significativo la corsa dei patogeni, nonostante la via di trasmissione principale siano le vie aeree. Lo studio pubblicato sulle pagine della rivista tedesca Risk Analysis il 23 dicembre 2019, avrebbe individuato una possibilità di resistenza per 9 giorni sugli oggetti che tocchiamo. I viaggiatori affrontano in modo superficiale il tema dell'igiene delle mani, pensiamo per esempio ai braccioli delle sedie, le maniglie dei bagni, i banchi dei check-in, che sono toccati ogni giorno da milioni di persone provenienti da ogni parte del mondo. Solo il 20% di chi transita negli scali ha mani pulite, ossia lavate con acqua e sapone per almeno 15 secondi nell'ultima ora. Il rimanente 80% è potenziale diffusore di patogeni nel tempo che intercorre tra un volo e l'altro".

 

2) "E' necessario lavarsi con acqua e sapone o con disinfettanti a base di alcol e asciugarsi con cura strofinando palmi, dorsi e l'interno delle dita. Secondo l'Oms la formula dei disinfettanti in gel ha meno efficacia rispetto a quelli che contengono alcol in una concentrazione tra il 60% e il 95%. In condizioni di vita normale non sarebbe indispensabile utilizzare tali prodotti e accortezze per la pulizia delle mani, ma in caso di viaggi frequenti si consiglia anche l'utilizzo di specifici saponi liquidi contenenti sostanze antibatteriche come per esempio il triclosan, sostanza che però ha sollevato dei dubbi sia sulla sicurezza, sia sulla sostenibilita' ambientale. Infatti, l'uso prolungato di questi prodotti sulle persone potrebbe favorire nei batteri lo sviluppo di resistenze nei confronti di queste sostanze aumentando il rischio di infezioni".

 

3) "Pulizia sì ma senza essere maniacali. I lavaggi compulsivi possono alterare la natura strutturale della pelle distruggendone i microrganismi buoni, con il rischio di essere ancora di più esposti a infezioni, ma anche dermatiti sia irritative che allergiche. I prodotti a base di alcol hanno lo svantaggio di seccare molto la pelle".

 

4) "Attenzione alla temperatura dell'acqua che non deve essere troppo alta per evitare di estrarre grassi dall'epidermide, danneggiando la struttura del film idrolipidico, un'altra barriera importante contro i microbi".

 

5) "Non mangiarsi le unghie e le pellicine affinché non si creino microferite. Infine, maggiore attenzione per chi soffre di dermatite atopica e ha una pelle infiammata e quindi a rischio di contrarre le comuni infezioni".

 

FONTE: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Coronavirus-le-regole-e-i-consigli-utili-per-la-prevenzione-d742ed97-5267-4600-9841-0cc36b19efe2.html?refresh_ce

Com'era lecito attendersi, la mortalità fatta registrare da Covid-19, il nuovo coronavirus, sui pazienti anziani è molto più elevata della media. Lo conferma una ricerca cinese condotta su oltre 44mila persone infettate dal virus e pubblicata sul Chinese Journal of Epidemiology.


Secondo i dati del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, oltre l'80% delle infezioni finora si è rivelato di lieve entità.
Il tasso di mortalità generale è del 2,3%, dato medio che risulta dal 2,8% dell'incidenza fra gli uomini e l'1,7% fra le donne. L'incidenza più elevata è fra le persone con oltre 80 anni. Tra i fattori di rischio principali vi sono malattie cardiovascolari, diabete, malattie respiratorie croniche e ipertensione. La nota positiva è il tasso zero fra i più piccoli. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che i vaccini cui di norma sono sottoposti i bambini possano fornire una sorta di protezione anche nei confronti di questo virus.


A rischiare molto sono invece gli operatori sanitari, oltre 3000 dei quali già colpiti dall'infezione. La riduzione recente dei nuovi casi di infezione potrebbe significare, sostiene lo studio, che “isolamento di intere città, trasmissione di informazioni cruciali (lavaggio delle mani, mascherine) attraverso più canali e mobilitazione di squadre multisettoriali di risposta rapida stanno contribuendo a contenere l'epidemia".
I coronavirus (CoV) sono un'ampia famiglia di virus: alcuni possono causare malattia nell'uomo e altri negli animali (come cammelli, gatti e pipistrelli). Raramente i coronavirus degli animali possono causare infezione nell'uomo e successivamente essere trasmessi da uomo a uomo. La sintomatologia varia da un semplice raffreddore o sindrome-simil-influenzale a malattie più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (MERS-CoV) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV).


Il 31 dicembre 2019, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha ricevuto segnalazione, dalle Autorità sanitarie cinesi, circa la presenza di casi di polmonite da causa sconosciuta rilevati nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. Successivamente, il 7 gennaio 2020, le Autorità sanitarie cinesi hanno identificato un nuovo coronavirus (2019-nCoV), mai isolato prima, come virus responsabile dei casi.
In una fase iniziale le indagini epidemiologiche hanno evidenziato che tutti i casi di polmonite, causata dal 2019-nCoV, avevano in comune l'aver visitato un mercato cittadino di pesce e altre specie animali a Wuhan, suggerendo la trasmissione da animale all'uomo. Successivamente, sono emersi casi in soggetti che non avevano mai visitato il mercato e in operatori sanitari che avevano prestato le prime cure ai soggetti malati, ed è stata quindi confermata la trasmissione persona-persona del 2019-nCoV. Sia MERS-CoV che SARS-CoV sono noti per causare forme severe di malattia. I sintomi della malattia da (2019-nCoV) si presentano con caratteristiche cliniche comuni a diverse malattie respiratorie di natura virale come febbre, tosse, mal di gola e nei casi più severi dispnea, polmonite bilaterale, malattia respiratoria acuta severa.
La diagnosi della malattia viene effettuata attraverso test molecolari (Real Time Reverse Transcriptase-Polymerase Chain Reaction, RT-PCR) effettuati su campioni clinici di pazienti in cui ci sia il sospetto di malattia sulla base dei sintomi e segni clinici e della loro storia di viaggi nelle aree dove il virus sta circolando.


Non esiste una cura per il 2019-nCoV, come del resto per i coronavirus in generale. L'unica possibilità è il trattamento dei sintomi con farmaci per ridurre la febbre (facendo molta attenzione a non somministrare acido acetil salicilico nei bambini). In ogni caso, se si sospetta la malattia è preferibile consultare un medico.


Non esiste un vaccino per il 2019-nCoV. Per chi dovesse recarsi in aree a rischio è importante seguire alcune regole di base:

- Lavare spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi;
- Evitare di toccare gli occhi, il naso o la bocca con le mani non lavate;
- Evitare contatti ravvicinati con persone che sono malate;
- Evitare contatti ravvicinati con animali.

Nel caso si rientri da un'area a rischio e si manifestino i sintomi per evitare di contagiare i propri contatti e familiari è molto importante:

- Stare a casa se si hanno sintomi;
- Chiamare il proprio medico;
- Evitare il contatto ravvicinato con familiari e conviventi;
- Coprire la bocca e il naso con un fazzoletto quando si tossisce o starnutisce, quindi gettare il fazzoletto nella spazzatura e lavarsi le mani oppure starnutire nel gomito;
- Pulire e disinfettare oggetti e superfici.

 

FONTE: http://www.italiasalute.it/14317/Coronavirus-anziani-i-pi%C3%B9-a-rischio.html

PRECISO, rapidissimo e ad alta sensibilità, stiamo parlando di un nuovo test europeo per la diagnosi del virus 2019-nCoV. Ad averlo sviluppato è l'università di Padova che fa parte della rete di laboratori europei Envid (European Network for Diagnostics of 'Imported' Viral Dideases), un network specializzato nel riconoscimento dei cosiddetti "virus da importazione", come la dengue o la febbre del Nilo. Il nuovo test, uno dei primi in Europa, fornisce una diagnosi in tempi molto rapidi e riconosce la presenza del virus anche in persone asintomatiche.

 

Coronavirus, quasi 21 mila casi

 

Sono quasi 21mila contagiati e 462 i morti dell'epidemia del nuovo coronavirus, che ha colpito soprattutto in Cina, anche se c'è qualche caso in altri paesi e ci sono in tutto 24 malati in Europa.

Spaventa molto, anche a causa di fake news e voci circolate sulla rete. Oltre alle regole per limitare i contagi fornite dall'Oms e dalle altre autorità sanitarie, gli strumenti per far fronte all'emergenza si stanno via via delineando: dall'isolamento e al sequenziamento del virus per studiarlo meglio fino a test diagnostici sempre più precisi, oltre alla ricerca di un vaccino che però richiederà tempi più lunghi.

 

Il test diagnostico

 

E i kit diagnostici già ci sono, per fortuna. In questa epidemia, a differenza ad esempio della Sars, il coronavirus è stato isolato e sequenziato con tempi molto rapidi dai ricercatori cinesi, già entro la prima metà di gennaio. Ma oltre al test cinese anche l'Europa si sta dando da fare. Oggi l'Università di Padova ne ha messo a punto uno nuovo – uno dei pochi europei – ad altissima precisione, seguendo passo dopo passo la procedura dell'Oms pubblicata da Christian Drosten, dell'istituto di Virologia dell'Università Charité di Berlino.

 

La chiave del successo è stata la velocità del lavoro dei ricercatori. “Ci siamo mossi non appena è stata resa nota la presenza dell'epidemia del nuovo coronavirus”, ha spiegato Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia e virologia all'Università di Padova, che ha coordinato la ricerca, “e abbiamo chiesto all'Azienda ospedaliera di Padova di iniziare a lavorare per realizzare il test, che è uno dei primi in Europa”.

 

La precisione del test

 

La novità rispetto ad alcuni altri kit diagnostici riguarda l'accuratezza. “Riesce a distinguere anche solo cinque copie del virus presenti in un paziente”, chiarisce l'esperto. “Pochi test sono in grado di rilevare così poche copie virali”. Già, perché come racconta l'esperto, mentre i campioni di pazienti sintomatici possono contenere migliaia di copie del virus, quelli di persone asintomatiche ma infette ne contengono poche ed è più difficile rintracciarle. Ma questo test ci riesce. Il tema della presenza di persone asintomatiche potenzialmente contagiose è stato ampiamente discusso, sia dai media sia dai ricercatori, e l'Oms ha chiarito che la possibilità esiste anche se è molto rara.

 

L'altro elemento rilevante, prosegue Crisanti, è l'altissima accuratezza nel distinguere i virus e escludere la presenza anche di altri coronavirus, che sono un grande gruppo di patogeni, responsabili sia di raffreddori sia di infezioni più importanti, come anche fu nel caso della Sars.

 

Una diagnosi in due ore e mezza

 

Anche i tempi diagnostici sono molto rapidi. “In due ore e mezza siamo in grado di capire se un paziente è affetto dal nuovo coronavirus o da un altro virus, magari influenzale”, aggiunge l'esperto. “Si tratta di tempi molto brevi e questo è un passo essenziale anche per ridurre il carico del sistema sanitario che potrà così riconoscere e gestire rapidamente l'eventuale presenza di qualche altro caso”, ricordando che per ora in Italia sono solo due i contagiati, due turisti cinesi ricoverati all'ospedale Lazzaro Spallanzani, fra i primi, in Europa, ad isolare il virus. Lo Spallanzani utilizza un test diagnostico simile, come precisa Crisanti, ma i ricercatori non hanno fatto un confronto fra le performance dei due test, entrambi validi. “È importante – aggiunge – avere più di un test a livello europeo per facilitare la diagnosi e renderla sempre più veloce”. Insomma, poter riconoscere se si tratta di coronavirus o di altro in così poco tempo e con grande precisione potrà essere un'arma significativa per contrastare l'epidemia.  

 

FONTE: https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2020/02/04/news/coronavirus_e_italiano_uno_dei_test_piu_precisi_al_mondo-247584503/

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