Duecento infermieri a chiamata gestiti da studi professionali in modo irregolare nei principali ospedali pubblici e privati, con piattaforme online simili a quelle dei fattorini del cibo a domicilio. E 165 badanti fornite alle famiglie da una falsa cooperativa.

Così, due maxi-operazioni dell’Ispettorato del lavoro di Bologna hanno rivelato due distinte degenerazioni del lavoro nella sanità cittadina. Sfruttando necessità reali delle famiglie e buchi di organico delle strutture, le società gestiscono il personale in un modo che gli ispettori hanno contestato come irregolare chiedendo assunzioni dirette, erogando multe salate e contestando contributi non versati per oltre due milioni di euro.

 

Il primo caso, quello degli infermieri, replica una figura che già esiste negli ospedali: l’infermiere a chiamata. Solo che in questo caso alcuni studi professionali con sede in città, con un bacino di oltre 200 lavoratori, si sostituiscono alle agenzie del lavoro associando come liberi professionisti gli infermieri, che poi sono gestiti con piattaforme online e gruppi Whatsapp che rispondono in diretta alle richieste delle strutture sanitarie. Diversamente dalle agenzie però gli studi non hanno i requisiti per operare sul mercato in questo modo, non assumono gli infermieri e non pagano festivi, straordinari o ferie.

 

Gli infermieri, comunque formati correttamente, finiscono nei principali ospedali pubblici e nelle strutture private (della provincia e fino in Romagna) e in qualche caso gestiscono interi reparti, oppure tutto il turno notturno. L’ispettorato ha quindi chiesto l’assunzione diretta dei 200 lavoratori, contestato il mancato versamento di due milioni di euro di contributi e fatto multe agli studi da 40mila euro ciascuno, che possono raddoppiare nel corso del contenzioso. Ma gli studi hanno contestato le osservazioni e continuato l’attività. "Il problema non è lo stipendio, che è abbastanza alto – spiega il direttore dell’Ispettorato di Bologna, Alessandro Millo – ma il precariato estremo, con professionisti che sono in balìa di chi li chiama e si portano dietro irregolarità nei contributi". I verbali stanno arrivando in questi giorni.

 

Il secondo caso riguarda invece una finta cooperativa con sede in città che gestisce tuttora 165 badanti, impiegate dalle famiglie per seguire anziani e malati in casa o in ospedale. Le badanti, come succede spesso per i facchini nei magazzini della logistica, sono socie sulla carta ma dipendenti nella realtà, tanto che anche in questo caso l’Ispettorato contesta il loro inquadramento scorretto per abbassare i costi, con tredicesime, Tfr e contributi non versati.

"Si fa leva su bisogni concreti delle famiglie, che magari non sanno che assumendo direttamente le lavoratrici potrebbero persino risparmiare", conclude Millo. Le false coop sono uno degli ambiti di attività principali per l’Ispettorato: nel primo trimestre 2019 sono state ispezionate 15 aziende, tra cui quella delle badanti, e 12 sono risultate fuori legge.

 

Purtroppo la cosa non ci lascia sorpresi”, commenta Gaetano Alessi, responsabile della sanità per la Fp Cgil. “Da mesi continuiamo a chiedere alle aziende assunzioni e dignità per lavoratori e lavoratrici – continua – Invece di perseguire la strada della valorizzazione del personale, che passa anche dalla dignità contrattuale, si cerca sempre la via più comoda. Addirittura adesso quella delle App. Anche perché l'infermiere a "chiamata" è più ricattabile, e non può dire mai di no”. Per questo il sindacato torna a chiedere alle aziende sanitarie “un piano di assunzioni straordinario che elimini il precariato dalle corsie degli ospedali”, anche perché considerando le uscite concesse da "Quota 100" ora “sono a rischio anche le ferie estive per i lavoratori e in ricaduta anche i servizi per i cittadini”

 

FONTE: https://bologna.repubblica.it/cronaca/2019/04/03/news/bologna_infermieri_e_badanti_come_riders_arrivano_con_un_app_ma_l_ispettorato_del_lavoro_interviene-223152576/?refresh_ce&fbclid=IwAR3XRN3vrm-4AjCeDsuXRWVziPDWziFjgqCNstC7lyXTWSR-M18954GU2To

 

Vicenza, 100 famiglie nei guai per le badanti

Saranno segnalate in procura le 100 famiglie che si rivolsero ad una cooperativo per trovare badanti professionali per anziani e disabili. 

Dopo una lunga ispezione durata tutto il 2014, la Direzione territoriale del lavoro (Dtl) ha contestato alle onlus-coop, con sede legale a Bari e quella amministrativa a Vicenza in via Maganza 91, di essere, alla prova dei fatti, delle agenzie di lavoro abusive, violando sotto il profilo penale la legge Biagi. Nei guai giudiziari, però, finiscono anche le famiglie che si affidarono proprio alla cooperativa, considerate come datrici di lavoro che utilizzavano manodopera illegale. 

 

Il meccanismo che ha spinto i privati a rivolgersi alla cooperativa era sulla carta semplice. Ogni famiglia, stipulava un contratto con la cooperativa, pagando una quota fissa in cambio delle temporanee, normalmente 6 mesi, prestazioni di una badante, la cifra avrebbe dovuto anche comprendere i contributi, ma così non è stato. Anzi, i metodi di assunzione e la parte burocratica destinati alla cooperativa non erano corretti. 

Come riportato da il Giornale di Vicenza, ora le famiglie rischiano di dover pagare, in qualità di datrici di lavoro, 70 euro al giorno (riducibili a 17,50 se si decidesse di ricorrere al metodo dell'oblazione) per la quantità tempo in cui si rivolsero allacooperativa. 

 

Dal canto loro la Onlus e la cooperativa che hanno sedi in diverse città d'Italia, tramite i loro legali, contestano la ricostruzione della Dtl che però parla di un sistema illegale capace di eludere le leggi sul lavoro. In tutto questo le famiglie restano la parte più debole, con il rischio di dover pagare migliaia di euro, pur avendo adempiuto sempre al contratto proposto dalla cooperativa. 

«Il dato certo - spiegano le avvocate Marta Zocche e Alessandra De Pretto, che seguono diverse famiglie al Giornale di Vicenza - è che i privati sono in totale buona fede e non avevano la percezione di non essere in regola, del resto ognuno di loro versava somme che pensava fossero adeguate»

 

FONTE: http://www.vicenzatoday.it/cronaca/vicenza-100-famiglie-nei-guai-per-le-badanti.html

Lotta al lavoro irregolare e al caporalato, l’ispettorato di Modena ha denunciato i titolari di una cooperativa spuria e di due società con sede nell’Unione Europea che, abusando dell’esterovestizione, sfruttavano i lavoratori con paghe e contratti fuori norma.

Si tratta di imprese attive, illecitamente, nella fornitura di servizi socio-assistenziali alle famiglie, come colf e badanti. Nella sola provincia di Modena gli ispettori hanno accertato ben 321 lavoratori irregolari di cui 179 totalmente “in nero”.

Le aziende controllate non risultano nemmeno iscritte all’apposito albo di autorizzazione del Ministero e sono state sanzionate complessivamente per 950mila euro. Avviato anche il recupero di 750mila euro di mancati versamenti contributivi, pratiche di elusione ed evasione fiscale attraverso cui le società effettuavano una concorrenza sleale e il cosiddetto “dumping” sociale.

P.S. Solo una regolare Agenzia per il Lavoro Interinale Autorizzata dal Ministero del Lavoro può fornire badanti e personale domestico.

Per informazioni: www.vitassistance.it

FONTE ARTICOLO: http://www.trc.tv/news/economia/2018/09/27/societa-forniva-badanti-in-nero/

 

Sono quasi tutte straniere, parlano un italiano stentato e hanno una grandissima necessità di trovare lavoro. E così si trovano a sgobbare 22 ore al giorno per 900 euro al mese, al soldo di cooperative che le sfruttano.

Il fenomeno, denunciato dalla Camera del lavoro di Bergamo è in rapida crescita e, per via di un buco normativo, perfettamente legale. Tant'è che i tentativi di denuncia e i procedimenti legali sono finiti male (per le lavoratrici), ma ora anche i sindacati dell'Emilia Romagna stanno ricorrendo alle vie legali per contrastare il fenomeno, riuscendo a ottenere le prime vittorie.

 

Il tranello sta tutto nell'incapacità delle donne coinvolte di capire quale tipo di contratto viene loro proposto, come spiega Orazio Amboni, segretario della Cgil di Bergamo: «Non avendo una buona padronanza dell'italiano e, andando in fiducia, firmano documenti senza sapere esattamente di cosa si tratti. Credono si tratti del contratto, invece stanno aprendo una partita iva, si stanno iscrivendo alle Camere di Commercio locali».

Le cooperative provvedono a tutto, trovano le famiglie bisognose di una badante e loro iniziano a lavorare presso di loro. Poi, una volta al mese, si recano alla cooperativa per incassate la busta paga e l'assegno: «In realtà quella è una fattura e i soldi intascati, che sono circa 800 al massimo 900 euro al mese, sono lordi, perché essendo lavoratrici indipendenti dovrebbero poi provvedere a pagare tasse e contributi». Insomma, queste immigrate, provenienti dall'Africa, dal Sud America e dall'Est sgobbano in media 22 ore al giorno, con solo un giorno di riposo la settimana per 800 euro lordi, cioè 400 euro netti al mese.

 

Nella sola Lombardia sarebbero migliaia le donne coinvolte in questo fenomeno. Le stesse ignorano di non essere in regola, finché all'indirizzo della loro residenza arrivano cartelle esattoriali salatissime perché, ovviamente, non sanno di non aver versato tasse e contributi. Il sindacalista di Bergamo parla di un vero e proprio allarme e il sistema si sta estendendo anche all'Emilia Romagna: «Il fenomeno ha ripercussioni pesanti a livello contrattuale, sia per le lavoratrici, sia per le famiglie degli anziani, costretti a firmare clausole che prevedono un’esclusiva dell’agenzia nei confronti della lavoratrice attraverso un sistema di pesanti penali», denuncia la Cgil di Modena, che continua: «Conti alla mano, le famiglie che si appoggiano a queste cooperative spendono molto di più di quello che spenderebbero facendo un contratto regolare di assunzione secondo il contratto nazionale del lavoro domestico; con il rischio di dover sborsare altri soldi in quanto, in caso di controversie, risponde la famiglia utilizzatrice e non la cooperativa. Purtroppo le normative attuali, a causa di un buco giuridico, non consentono di dichiarare l’illegittimità di questa prassi; ma è fuori dubbio che ci si stia approfittando di lavoratrici deboli contrattualmente e di clienti deboli emotivamente».

A Modena sarebbero oltre settanta le situazioni di questo tipo e decine le denunce all'ispettorato del lavoro che tuttavia fatica a districare la matassa, perché in alcuni casi le cooperative fanno capo ad aziende straniere e non regolarmente registrate in Italia.

«Ovviamente le famiglie sono ignare di questi trattamenti alle badanti - continua Amboni - e a loro volta, hanno un rapporto commerciale con l’agenzia a cui pagano il doppio di quanto percepito dalla lavoratrice. Inoltre, capita che nel sottoscrivere il contratto di fornitura con la coop, le famiglie si obbligano per almeno 3 anni dalla cessazione del rapporto con la badante, a non assumerla direttamente e in caso contrario incorrono in penali economiche di 250 euro al mese e sino ad un massimo di 9 mila euro».

 

Casi eccezionali? Non proprio. Per come sono strutturate le cooperative stanno diventando il sistema perfetto per aggirare le leggi sul lavoro, pagare poco i dipendenti e creare un sistema di dumping salariale legalizzato. Ne parliamo sul numero de l'Espresso in edicola domenica 5 agosto con un'inchiesta sul sistema delle cooperative italiane. Del resto proprio il ministero del Lavoro ha invitato tutti gli ispettori a concentrarsi nel corso del 2018 sulle finte cooperative, che sono il nervo sensibile e scoperto del mercato del lavoro. «Il tasso di irregolarità delle aziende controllate è del 65 per cento, significa che due aziende su tre sono risultate irregolari con una media di un lavoratore sfruttato ogni due imprese», c'è scritto nel resoconto annuale dell'Ispettorato, che continua dicendo: «In particolare bisogna continuare a porre particolare attenzione alle cooperative spurie. Addirittura nel 2017 una sola cooperativa ha ricevuto un verbale di oltre 25 milioni di euro, con debiti contributivi per 19,6 milioni e sanzioni civili per 6,4 milioni e migliaia di lavoratori coinvolti».

 

E il settore più drammaticamente scoperto è quello del welfare, come spiega Adele Vitagliano, capo della Funzione Pubblica della Cgil di Milano: «Il sistema è malato. Nel senso che i comuni, le asl e gli ospedali, così come le rsa ricorrono ai soci di cooperative per la maggior parte delle attività di cura e assistenza. Gli appalti sono economicamente miseri e solo le cooperative possono accettarli. Poi, fanno quadrare i conti pagando pochissimo i soci cooperatori, costringendoli a turni massacranti e giocando sulla loro ricattabilità». L'intera inchiesta sul numero in edicola domenica.

 

FONTE: http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/08/03/news/badanti-1.325639

L'Italia è un Paese destinato ad invecchiare sempre di più, con una richiesta di servizi inarrestabile e spesso non al passo di quanto investe la pubblica amministrazione. Ma non solo. Solo una famiglia su cinque che ha in casa una persona con limitazioni funzionali usufruisce di servizi pubblici a domicilio. Oltre il 70% non fa affidamento ad alcun aiuto, né pubblico né privato. È allarmante, a tal proposito, il dato dei lavoratori fantasma, con un milione di badanti a nero. È il quadro che emerge dall'analisi dei dati diffusi da Confcooperative Federsolidarietà durante l'assemblea di oggi a Roma. «Siamo pronti al dialogo con il nuovo governo», spiega il neopresidente dell'associazione, Stefano Granata.

La spesa dei Comuni per il welfare è aumentata del 20,7% in 10 anni «ma non basta», spiega Confcooperative. Nel 2015 la spesa dei Comuni per il welfare è stata di circa 7 miliardi di euro, lo 0,42% del Pil nazionale. Dal 2013 al 2015 la spesa media annuale nazionale procapite è rimasta invariata a 114 euro.

 

Occupati in crescita del 480% in 20 anni

 

Gli occupati nelle imprese aderenti a Confcooperative Federsolidarietà sono 229mila, il 56% del totale dei lavoratori nelle cooperative sociali italiane: 7 su 10 sono donne. In 20 anni l’incremento è stato del 480%. Nelle cooperative sociali di tipo B (finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate) i lavoratori che rientrano in una delle categorie svantaggiate sono 18mila. Tra gli occupati 8 su 100 provengono da un Paese extra Ue.

 

7 occupati su 10 sono donne

 

È rosa il motore della cooperazione sociale. Nel 60% delle cooperative sociali aderenti la maggioranza assoluta dei soci è al femminile. Le cooperative sociali rosa realizzano il 73% del fatturato complessivo generando il 76% degli occupati. Più la cooperative sociale è grande e più è rosa, nelle aderenti di grandi dimensioni 9 occupati su 10 lavorano in imprese a maggioranza femminile.

Il fatturato aggregato delle aderenti nel 2017 è stato di 7,2 mld, più della metà, il 51% di tutta la cooperazione sociale italiana.

 

Giro di affari maggiore nelle cooperative medie

 

Le micro e piccole cooperative sono di più, ma a fare i numeri maggiori sono quelle medie. Tra le aderenti a Federsolidarietà il 44% sono micro, il 38% piccole, solo il 2,4% è di grandi dimensioni. Nelle medie rientra il 16%, ma è da queste che viene il 40% del fatturato e il 42% occupati.

 

Primato al Nord, ma a crescere di più è il Sud

 

Con 1.160 imprese aderenti la Lombardia consolida il suo primato tra le regioni. Seguono la Sicilia (769), l'Emilia Romagna (502), il Veneto (480) e la Puglia (462). Oltre la metà delle cooperative sociali aderenti è attiva nelle regioni settentrionali, in particolare il 30% nel Nord Ovest e il 22% nel Nord Est. Se lo stock è a Nord l'analisi dei flussi mostra invece, nel periodo 2007-2017, una maggiore vitalità nelle regioni meridionali. Nel decennio in Sicilia sono cresciute del 73%, in Puglia del 54%. Le regioni con il segno meno sono tutte al centro: Lazio -19%, Abruzzo -12%, Toscana -11 e Marche -8%.

 

FONTE: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-06-05/lavoro-allarme-badanti-nero-sono-milione-111513.shtml?uuid=AEXyTe0E

Sono iniziati i controlli a tappeto per lo più da parte della Guardia di Finanza delle "badanti" extracomunitarie che sempre più numerose prestano la loro opera nel ruolo anche di colf presso le famiglie della città e dell'interland ascolano. Ne da la notizia la Confcommercio aggiungendo tra l'altro che purtroppo a chi non ha messo in essere tutti gli adempimenti inerenti a tali rapporti sono state erogate sanzioni anche fino a 5 mila Euro.

 

Nell'ambito degli adempimenti obbligatori, la stessa Confcommercio ricorda che dal 1° Marzo 2007 è in vigore il nuovo contratto nazionale per le lavoratrici domestiche - assistenti familiari (sia Colf che Badanti) il quale prevede oltre a nuove classificazioni del personale, anche nuovi adempimenti. Tra questi ultimi è stata prevista l'obbligatoritetà della predisposizione da parte del datore di lavoro, del "prospetto paga" da consegnare alle lavoratrici, mensilmente, unitamente al pagamento della retribuzione. Inoltre è stata resa obbligatoria la dichiarazione annuale (CUD) riepilogativa di tutti i compensi pagati nell'anno, da consegnare alle stesse lavoratrici (come del resto a tutti i lavoratori dipendenti) entro il 15 Marzo.

 

"Ci siamo occupati già da alcuni mesi di questa innovazione normativa - ha commentato il direttore Confcommercio Giorgio Fiori - poiché il rapporto con Colf e Badanti è del tutto fiduciario quindi quasi sempre si fanno pagamenti senza farsi rilasciare ricevute e qualcuno si è trovato per questo anche nei guai per cui la normativa pur se impone un adempimento alla fin fine, quando il rapporto di lavoro è regolare, è meglio per tutti". 

 

"E così - aggiunge Fiori - al fine di assistere opportunamente le imprese ma anche e soprattutto i "privati" che si avvalgono di prestazioni di badanti e colf, nella compilazione mensile del "Prospetto Paga" e quindi a consuntivo del modello CUD, nonché di tutti gli altri adempimenti di riferimento, la Confcommercio ha attivato un apposito Servizio di Assistenza al lavoro Domestico a cui tutti gli interessati (anche privati) possono riferirsi pur per sole informazioni".

 

FONTE: http://www.ilquotidiano.it/articoli/2007/09/05/76837/colf-e-badanti-sono-scattati-i-controlli-e-le-sanzioni

 

La veste utilizzata era quella di una cooperativa sociale senza scopo di lucro che offriva assistenza a domicilio a centinaia di anziani e disabili. Per la guardia di finanza di Como però, l’ente era in realtà un’impresa commerciale che non aveva dunque diritto alle agevolazioni. Le Fiamme gialle contestano un’evasione fiscale di circa 3,5 milioni di euro e hanno verificato la presenza di quasi 130 lavoratori irregolari, 18 dei quali in nero. L’evasione, che sarebbe iniziata già nel 2013, è stata accertata dal gruppo della guardia di finanza di Como, agli ordini del comandante, tenente colonnello Salvatore Marachi. L’indagine è partita da un accertamento dei verificatori delle Fiamme gialle sull’attività della Cooperativa sociale Costanza, con sede legale a Como in via Cigalini e sedi operative a Saronno e nel Milanese. L’ente poteva contare su 147 infermieri e offriva assistenza a domicilio a centinaia di anziani e disabili residenti nelle province di Como, Varese e Milano. Dopo le prime verifiche della Finanza, la Procura di Como ha aperto un’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Pasquale Addesso. L’amministratore di fatto della cooperativa, Raffaele De Vincentis, un 50enne di Saronno e il figlio 27enne Stefano, residente a Garbagnate Milanese, legale rappresentante della cooperativa, sono stati denunciati per omessa dichiarazione. Nessuna responsabilità per gli altri soci e i dipendenti.

 

La guardia di finanza del gruppo di Como ha accertato che, tra gli infermieri della cooperativa, 18 lavoravano completamente in nero mentre gli altri 129 erano irregolari perché assunti con un contratto non ammesso dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. I militari delle Fiamme gialle hanno accertato 2,5 milioni di redditi non dichiarati, 800 mila di Iva non dichiarata e 200 mila euro di ritenute fiscali trattenute ai lavoratori dalla busta paga ma non versate allo Stato. I lavoratori sono dunque anche parte lesa, perché non risultano versati i contributi che pure sono stati loro trattenuti dal salario. Per i finanzieri, «grazie alla totale esenzione dal pagamento delle imposte, la cooperativa ha potuto praticare prezzi più vantaggiosi, tali da incrementare gli affari e distorcere le corrette regole della concorrenza». Per i lavoratori in nero è scattata la maxisanzione, che ha portato a multe per complessivi 190 mila euro.

 

Il presidente di Confcooperative Insubria, Mauro Frangi, ha precisato che la cooperativa smascherata dalle Fiamme gialle non era iscritta all’associazione. «Dietro al fenomeno delle false cooperative — ha detto Frangi — spesso ci sono sedicenti imprenditori senza scrupoli che utilizzano la forma cooperativa per sfruttare il lavoro e trarre indebiti vantaggi personali. Contro i truffatori e imbroglioni servono i controlli».

 

FONTE:http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_ottobre_29/como-frode-fiscale-milionaria-assistenza-disabili-anciami-copperativa-sociale-costanza-e4b860fe-bc17-11e7-b9f3-82f15d252a79.shtml?refresh_ce-cp

 

Un corpo freddo, nudo. Un volto spento con bocca e occhi spalancati. Senza che nessuno potesse coprirlo prima del trapasso. Lontano da chi lo aveva amato fino a quel momento. Non accade in un film, ma alla Spezia al termine della degenza di un anziano ricoverato che in precedenza era curato amorevolmente dalla famiglia.

 

Cosa non ha funzionato lo denunciano i parenti dell'anziano che si sono rivolti al Tribunale del malato per approfondire la questione. Di casi come il loro ce ne sono altri, almeno una dozzina stando all'associazione, e questa mattina al piano terra del Sant'Andrea i rappresentanti Rino Tortorelli, Raffaella Corbani e hanno messo nero su bianco una situazione a dir loro che dimostra una totale mancanza di umanità. 

 

"Non vogliamo condannare tutti i dipendenti dell'Asl e chi lavora nelle Rsa - hanno detto i rappresentanti - ma siamo davanti a situazioni terribili per le quali i cittadini e nemmeno noi riusciamo ad avere risposte puntuali".

In un plico di sei pagine il Tribunali dei diritto del malato elencano almeno 14 casi di abbandono, scarsa attenzione e mancata vigilanza che sono capitati tra le corsie dell'ospedale tra la fine del 2015 e il 2017.

 

Alcuni di questi pazienti sono deceduti e per altri il ritorno a casa è stata una liberazione. Hanno e avevano tutti tra i 70 e i 92 anni. Molti di loro nel cuore della notte chiedevano assistenza e non sono stati considerati e quando i parenti tornavano per le visite giornaliere li trovavano in condizioni davvero critiche. 

"Abbiamo avuto il caso di un uomo - ha spiegato Corbani - 77enne trovato dalla moglie rannicchiato ai piedi del letto, con le finestre aperte, solo con gli slip e un inserviente che puliva a terra l'urina. In altri casi i parenti delle persone coinvolte hanno dovuto protestare per avere pulizia. Abbiamo notato anche una certa propensione al "parcheggio" dei pazienti in mancanza di posti letto. Noi sono anni che denunciamo questa situazione di precarietà".

 

Uno degli ultimi casi riportati è quello di una signora che ha prestato aiuto al vicino di letto di un parente, praticamente abbandonato a se stesso. Molti di questi casi sono legati alla somministrazione di sedativi. 

"Questo punto merita particolare attenzione - ha aggiunto Rino Tortorelli - perchè, senza condannare chi lavora onestamente, crediamo che in alcune evenienze per evitare i lamenti notturni non ci sia particolare attenzione per i dosaggi".

Ogni anno il Tribunale per i diritti del malato raccoglie circa 120 segnalazioni, circa il 10 per cento ha uno sviluppo e nei casi più estremi i parenti delle famiglie decidono di procedere per vie legali. Al momento per l'associazione da parte dell'Asl non ci sono state risposte idonee.

 

"E' accaduto che a distanza di mesi - hanno aggiunto i rappresentanti dell'associazione - ricevessimo da due medici, appartenenti a psichiatri e pronto soccorso, la stessa risposta. Un copia incolla che a conclusione del medico, in conclusione, recitava: '[...] E' altrettanto vero che il dolore per la morte di un proprio caro può annebbiare la lucidità di giudizio di chi rimane e può trarre giovamento e sollievo, diverso naturalmente da caso a caso, nella richiesta di soddisfazione sostenuta dalle accuse contro tutti coloro che con quella morte hanno avuto a che fare'. La prima risposta era di settembre, lo stesso testo è stato inviato la scorsa settimana, questo è il peso che viene dato alle nostre segnalazioni".

 

FONTE: http://www.cittadellaspezia.com/La-Spezia/Attualita/-Trattamenti-disumani-per-gli-anziani-246609.aspx

 

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