Sono iniziati i controlli a tappeto per lo più da parte della Guardia di Finanza delle "badanti" extracomunitarie che sempre più numerose prestano la loro opera nel ruolo anche di colf presso le famiglie della città e dell'interland ascolano. Ne da la notizia la Confcommercio aggiungendo tra l'altro che purtroppo a chi non ha messo in essere tutti gli adempimenti inerenti a tali rapporti sono state erogate sanzioni anche fino a 5 mila Euro.

 

Nell'ambito degli adempimenti obbligatori, la stessa Confcommercio ricorda che dal 1° Marzo 2007 è in vigore il nuovo contratto nazionale per le lavoratrici domestiche - assistenti familiari (sia Colf che Badanti) il quale prevede oltre a nuove classificazioni del personale, anche nuovi adempimenti. Tra questi ultimi è stata prevista l'obbligatoritetà della predisposizione da parte del datore di lavoro, del "prospetto paga" da consegnare alle lavoratrici, mensilmente, unitamente al pagamento della retribuzione. Inoltre è stata resa obbligatoria la dichiarazione annuale (CUD) riepilogativa di tutti i compensi pagati nell'anno, da consegnare alle stesse lavoratrici (come del resto a tutti i lavoratori dipendenti) entro il 15 Marzo.

 

"Ci siamo occupati già da alcuni mesi di questa innovazione normativa - ha commentato il direttore Confcommercio Giorgio Fiori - poiché il rapporto con Colf e Badanti è del tutto fiduciario quindi quasi sempre si fanno pagamenti senza farsi rilasciare ricevute e qualcuno si è trovato per questo anche nei guai per cui la normativa pur se impone un adempimento alla fin fine, quando il rapporto di lavoro è regolare, è meglio per tutti". 

 

"E così - aggiunge Fiori - al fine di assistere opportunamente le imprese ma anche e soprattutto i "privati" che si avvalgono di prestazioni di badanti e colf, nella compilazione mensile del "Prospetto Paga" e quindi a consuntivo del modello CUD, nonché di tutti gli altri adempimenti di riferimento, la Confcommercio ha attivato un apposito Servizio di Assistenza al lavoro Domestico a cui tutti gli interessati (anche privati) possono riferirsi pur per sole informazioni".

 

FONTE: http://www.ilquotidiano.it/articoli/2007/09/05/76837/colf-e-badanti-sono-scattati-i-controlli-e-le-sanzioni

 

I Finanzieri della Sezione Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia EconomicoFinanziaria di Biella, nell’ambito di un’autonoma attività operativa in materia di spesa pubblica, hanno sottoposto a controllo una struttura socio sanitaria operante sul territorio biellese. Nel corso dell’attività ispettiva è stato approfondito l’inquadramento del personale assunto ed impiegato nella struttura, al fine di verificare se la società che la gestisce abbia rispettato gli standard richiesti dalla normativa vigente, soprattutto nel caso in cui tali prestazioni siano in tutto o in parte a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

 

Al riguardo, la normativa vigente individua una precisa corrispondenza tra il fabbisogno assistenziale degli ospiti e la misura di assistenza minima da erogare a questi ultimi da parte delle varie figure professionali individuate: nello specifico il minutaggio erogato da un apprendista, in quanto tale, non può essere rendicontato ai fini del raggiungimento degli standard minimi di legge. Fin da subito è apparso anomalo l’inquadramento, come apprendisti, di gran parte del personale dipendente della struttura, in realtà impiegato effettivamente come infermiere e operatore socio sanitario. Si consideri che le figure professionali sulle quali si è soffermata l’analisi sono quelle degli infermieri e degli operatori socio-sanitari (o.s.s, che recentemente, a seguito del cosiddetto “Decreto Legge Lorenzin”, rientra a pieno titolo tra le figure sanitarie).

 

L’attività operativa è stata rivolta verso queste due figure, in quanto, non solo sono figure già professionalizzate (in particolare gli infermieri devono essere in possesso di titolo di laurea infermieristica ed iscritti ad apposito albo professionale IPASVI ora FNOPI), ma anche perché i minutaggi da loro erogati sono rendicontati e comunicati costantemente alla Asl locale (deputata alla funzione di vigilanza). Si consideri, inoltre, che nell’ambito dell’attività ispettiva è emerso che infermieri ed operatori socio-sanitari (già in possesso del titolo professionale), nelle loro precedenti attività lavorative presso altre strutture erano stati inquadrati correttamente con stipendi e relativi contributi in linea con le qualifiche possedute e gli incarichi ricoperti, mentre divenivano “apprendisti” quando iniziavano l’attività operativa con l’azienda verificata.

 

A seguito di numerosi approfondimenti normativi, nonché grazie ad una proficua collaborazione con le sedi biellesi dell’Inps e della ex Ipasvi (da poco Ordine delle Professioni Infermieristiche), è stato possibile constatare come tale modus operandi sia stato chiaramente finalizzato al solo scopo di realizzare un’evasione contributiva ai fini assistenziali e previdenziali nonché di abbattere i costi del personale mediante la corresponsione di una retribuzione ben più bassa (apprendista) rispetto a quella prevista dal Contratto Collettivo Nazionale (infermiere ed Operatore Socio sanitario). La condotta posta in essere dalla società ispezionata rappresenta non solo una forma di sfruttamento dei lavoratori, ma anche una forma di evasione contributiva e previdenziale che sottrae importanti risorse future per il pagamento delle pensioni e delle altre forme assistenziali e previdenziali a carico dello Stato, oltre a costituire un mancato introito nelle casse dell’Erario a causa della omessa effettuazione delle ritenute d’acconto ai fini IRPEF sul maggior reddito non corrisposto.

 

La verifica ha consentito di individuare 331 lavoratori assunti irregolarmente come apprendisti con una quantificazione di contributi assistenziali e previdenziali evasi per un ammontare complessivo pari euro 1.684.179,37 ai quali dovranno essere sommate le relative sanzioni che saranno erogate, per gli aspetti di rispettiva competenza dall’INPS e dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Nel caso in argomento l’attività delle Fiamme Gialle è stata finalizzata a contrastare lo sfruttamento dei lavoratori e le relative forme di evasione ai fini fiscali, previdenziali ed assistenziali che sottraggono all’Erario ed all’INPS importanti risorse finanziarie.

 

FONTE: http://www.newsbiella.it/2018/04/03/leggi-notizia/argomenti/cronaca-5/articolo/biella-scoperti-331-infermieri-assunti-come-apprendisti-contestata-evasione-per-oltre-16-milioni.html

 

 

False cooperative. Indagine shock, una su due mai stata sottoposta a controllo

La Fondazione Mario Del Monte e il Coordinamento modenese dell’Alleanza delle Cooperative Italiane (costituito da AGCI, Confcooperative Modena e Legacoop Estense), con il contributo delle Camere di Commercio di Modena e Ferrara, hanno realizzato una seconda indagine sulle cooperative del settore autotrasporto, facchinaggio e logistica delle Provincie di Modena e Ferrara. L’intento è contribuire in termini di analisi e proposte ad affrontare i problemi che toccano questo settore, anche di recente protagonista della cronaca sui nostri territori. L’indagine segue quella svolta nel 2014, che già aveva evidenziato una situazione di irregolarità diffusa

 

Lo scopo della ricerca odierna è verificare che cosa sia cambiato a distanza di quattro anni e aprire un confronto con tutti i soggetti interessati per individuare, ove necessario, modalità di controllo e intervento più efficaci. Le imprese del settore, fra Modena e Ferrara, sono 2.267 con 18.110 occupati di cui 361 cooperative (15,9%) con 10.501 occupati (57,9%). Di queste solo 25 sono associate a una delle Associazioni di rappresentanza. Il campione esaminato riguarda 182 cooperative non associate; il 30% di queste è localizzato nella Zona di Vignola. Ecco i dati più significativi emersi nell'indagine

 

Bilanci - Il 49% delle imprese non ha depositato il Bilancio 2016; il 13% non l’ha mai depositato e il 10% non lo deposita da almeno 3 anni.
Solo il 7% delle imprese ha indicato di avere un organo di controllo - collegio sindacale o revisore legale; era il 10% nel 2014. Va però specificato che l’art. 2543 c.c. prevede l’obbligo della nomina dell’organo di controllo in una società cooperativa solo in alcune ipotesi, non ricorrendo le quali nessuna società cooperativa è obbligata alla nomina dell’organo di controllo.

 

Assenza di controllo - Diverso invece il discorso sulla revisione cooperativa, finalizzata all’accertamento dei requisiti mutualistici: la legge (D.Lgs. 220 del 2/8/2002) prevede che, in caso di imprese non associate ad alcuna Centrale cooperativa, la revisione venga effettuata ogni due anni - una volta all’anno per alcune tipologie di enti cooperativi – a cura del Ministero per lo Sviluppo economico tramite propri dipendenti, oppure revisori dipendenti di altri Ministeri o Amministrazioni su convenzione. Ebbene, l’elemento di stranezza è che delle 182 cooperative campione nessuna fornisce informazioni in materia. Il 68% ha l’amministratore unico (era il 63% nel 2014), di cui il 46% di origine straniera, e il 70% non ha indicato il numero dei soci. 

 

Fatturato - Le cooperative campione registrano un aumento del fatturato del 25% - segno che la committenza si rivolge sempre più spesso a queste realtà -  ma a questo non corrisponde un aumento proporzionale della marginalità; nelle cooperative associate il trend è opposto. Nel facchinaggio, per esempio, la redditività del campione è inferiore del 70% a quella delle cooperative aderenti. Un dato che suona come campanello dall’allarme rispetto ad ipotesi di illecita intermediazione di manodopera.

 

Capitale e patrimonio - Un dato preoccupante viene dal patrimonio netto, che risulta negativo per il 21% delle imprese campione. Nella media del campione il patrimonio netto corrisponde al 70% del capitale sociale (era il 33% nel 2014), in alcuni casi addirittura coincide. Un dato molto particolare, e peggiorativo rispetto alla prima indagine, in quanto le cooperative devono per legge destinare almeno il 30% a riserva indivisibile (e quindi a patrimonio).

 

Buste paga e lavoro sommerso - Dal confronto fra le buste paga di cooperative associate e cooperative non associate appare evidente l’uso distorto di voci come Premi individuali, Diaria e Trasferta/trasferta Italia. Nella gran parte dei casi si tratta di elementi fittizi, utilizzati per generare o giustificare una certa retribuzione netta (nel migliore dei casi) o più prettamente per evadere/eludere le normative fiscali e contributive, andando a mascherare spesso forfettariamente le voci retributive alle reali prestazioni lavorative e agli orari di lavoro effettivamente prestati (in particolare gli straordinari). Tali meccanismi occultano un sommerso implicito, una economia informale nei fatti che crea danno all’individuo e alla collettività. E’ evidente infatti il danno conseguente in termini contributivi e fiscali: minore contribuzione agli enti previdenziali e minore gettito alla Fiscalità generale. Per il singolo lavoratore, poi, minore contribuzione significa pensione più povera, con conseguente aumento del disagio sociale e presumibile richiesta di servizi futuri in termini di welfare e/o sostegno al reddito. Inoltre si configura il rischio di cartelle esattoriali a carico del lavoratore per tasse non versate a fronte di prestazione da lavoro dipendente

 

FONTE: http://www.modenatoday.it/economia/ricerca-mario-del-monte-legalita-cooperative-modena-2018.html

 

Riceviamo dalla guardia di finanza di Mondovì (Cuneo) e pubblichiamo: "Le Fiamme gialle della Compagnia di Mondovì, nel corso di una mirata attività di controllo economico del territorio, hanno avviato numerosi controlli finalizzati al contrasto del fenomeno del “sommerso d’azienda”, diretti quindi all’individuazione di soggetti che, nonostante abbiano prodotto reddito, sono totalmente o parzialmente sconosciuti al Fisco.

Nello specifico, le attività ispettive poste in essere si sono concentrate sul fenomeno dell’assistenza ai degenti degli ospedali di Mondovì e di Ceva. I finanzieri hanno provveduto ad acquisire dalle suddette strutture ospedaliere gli elenchi, nonché i registri delle presenze delle persone autorizzate a prestare assistenza ai pazienti ricoverati, sia in orario notturno che diurno.

La complessa azione investigativa in argomento ha consentito di individuare sette soggetti titolari di partita Iva “evasori totali”, in quanto trattasi di soggetti che, a fronte di attività effettivamente svolte, non hanno presentato le prescritte dichiarazioni dei redditi, ed un evasore paratotale che, invece, le ha presentate omettendo di indicare tutti i ricavi realmente conseguiti.

All’esito delle operazioni ispettive, è stata segnalata all’Agenzia delle Entrate un’evasione fiscale per oltre 380.000 euro, derivante da ricavi non dichiarati, ed oltre 10.000 euro di imposte regionali evase. Tra i casi più significativi figura quello relativo ad una badante che, nel periodo sottoposto a controllo, ha percepito oltre 116.000 euro omettendo di dichiararli e di pagare le dovute imposte.

L’attività costante della guardia di finanza, finalizzata a tutelare l’economia legale e il libero mercato a favore dei soggetti economici rispettosi delle regole e dei cittadini onesti, viene svolta anche attenzionando alcuni particolari settori correlati ad attività economiche che, per la loro tipologia, risultano di difficile controllo".

 

FONTE: https://www.cuneocronaca.it/badanti-non-dichiarano-redditi-blitz-della-finanza-negli-ospedali-di-mondovi-e-ceva

 

Lavoro nero, caporalato, logistica, trasporto, false cooperative, tirocini, distacco transnazionale. Sono questi alcuni dei settori prioritari di intervento per l’attività di vigilanza in materia lavoristica e previdenziale-assicurativa che verrà svolta nel 2018 dall’Ispettorato nazionale del lavoro, con la finalità di potenziare il contrasto dei fenomeni del lavoro sommerso e irregolare e la lotta all’evasione ed elusione contributiva. Il documento di programmazione dell’attività è stato illustrato dal capo dell’Ispettorato, Paolo Pennesi, nel corso della riunione della Commissione centrale di coordinamento dell’attività di vigilanza che si è tenuta questa mattina alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti.

«Sulla scorta dei risultati del primo anno di attività dell’Ispettorato – ha detto il ministro – dobbiamo ulteriormente qualificarne l’attività di vigilanza, anche attraverso un rafforzamento della capacità di intervento: per questo ci siamo attivati, in linea con quanto previsto in legge di bilancio in tema di lavoro nella pubblica amministrazione, per richiedere l’assunzione di 150 nuovi ispettori». La programmazione della vigilanza nel 2018 parte dall’esperienza realizzata nel primo anno di attività, che ha evidenziato un aumento di alcuni fenomeni di violazione della legge, per esempio in materia di somministrazione illecita di manodopera, e la necessità di dedicare maggiore attenzione ad alcuni settori come quello della logistica e delle false cooperative. Non mancherà un forte e costante impegno, anche in collaborazione con altre istituzioni, nel fronteggiare i fenomeni del caporalato e dello sfruttamento di manodopera. Nel corso di quest'anno proseguiranno gli accertamenti avviati sul finire del 2017 sul colosso della distribuzione Amazon e sulla compagnia aerea Ryanair.

 

L’attività di vigilanza svolta nel 2017 ha consentito il pieno raggiungimento dell’obiettivo stabilito dalla Convenzione per il triennio 2017/2019 sottoscritta con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, registrando oltre 180mila controlli di cui oltre 160mila specificatamente finalizzati alla verifica della regolarità dei rapporti di lavoro. I dati evidenziano l’abbattimento del fenomeno della sovrapposizione degli interventi ispettivi e registrano risultati assolutamente significativi durante il periodo più delicato per l’avvio della nuova Agenzia impegnata, fra le altre cose, nella realizzazione di percorsi formativi che hanno interessato circa 350 ispettori dell’ex ministero del Lavoro e 1.300 ispettori degli Istituti.

 

Dagli accertamenti conclusi entro l’anno di riferimento risultano 103.498 aziende irregolari che evidenziano un tasso di irregolarità pari al 65%; pertanto, circa due aziende su tre sono state trovate in una situazione di irregolarità. Inoltre, il numero dei lavoratori irregolari, pari a 252.659, presenta un consistente incremento, pari al 36% rispetto al dato del 2016. Gli accertamenti finalizzati al contrasto del lavoro sommerso hanno portato, inoltre, alla individuazione di 48.073 lavoratori in “nero” e cioè un lavoratore in nero ogni due aziende irregolari. L’ammontare dei contributi e premi evasi complessivamente recuperati è pari a 1.100.099.932 milioni di euro, in linea con l’anno precedente.

 

Caporalato in agricoltura

Nel corso del 2017 in agricoltura sono state effettuate 7.265 ispezioni. Sono stati accertati 5.222 lavoratori irregolari, di cui 3.549 in “nero”, con un tasso di irregolarità superiore al 50%. Particolarmente significativi sono i risultati concernenti l’attività di polizia giudiziaria, finalizzata all’individuazione del “reato di caporalato”. In particolare si segnala il deferimento di 94 persone all’autorità giudiziaria, delle quali 31 in stato di arresto e con l’individuazione di 387 lavoratori vittime di sfruttamento.

 

Esternalizzazioni fittizie

L’accertamento di tali fattispecie illecite ha coinvolto, nel corso dell’anno, complessivamente 9.895 lavoratori che risultano distribuiti nei principali settori di attività di seguito indicati: Trasporto e magazzinaggio (1.965), Costruzioni (1.609), Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (1.378), Attività manifatturiere (1.172), Altre attività di servizi (1.064), Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (1.026).

 

Cooperative di lavoro

Su un totale di 3.317 cooperative ispezionate, 1.826 sono risultate irregolari (pari a circa il 55% delle cooperative ispezionate). È emerso, inoltre, un numero di 16.838 lavoratori irregolari, di cui 1.444 totalmente “in nero”. Fra le iniziative di maggior rilievo si segnala un’azione congiunta con la Guardia di finanza nei confronti della cooperativa M&G Coop. Multiservizi – impegnata nel somministrare personale a prezzi estremamente bassi lucrando sulle retribuzioni dei lavoratori ed evadendo la contribuzione obbligatoria – alla quale sono stati contestati numerosi illeciti penali, amministrativi e recuperi contributivi per circa 30 milioni di euro. L’attività illecita di questa falsa cooperativa, di cui hanno usufruito circa 4mila imprese, avrà conseguenze sugli stessi utilizzatori che saranno chiamati a rispondere solidalmente delle somme ingiunte; da qui la raccomandazione alle aziende di diffidare di realtà pseudo-imprenditoriali che propongono costi del lavoro così bassi da risultare evidentemente contrari alla legge.

 

Salute e sicurezza

La vigilanza in materia di tutela della salute e sicurezza nei settori di competenza dell’Inail (principalmente edilizia), ha interessato 22.611 aziende, sono state contestate 36.263 violazioni prevenzionistiche, di cui 28.364 penali e 7.899 amministrative. Per quanto riguarda il tasso di irregolarità delle aziende ispezionate lo stesso si attesta al 77,09% con un numero di aziende irregolari pari 17.580 a fronte di 22.805 accertamenti definiti.

 

FONTE: https://www.avvenire.it/economia/pagine/oltre-180mila-controlli-nel-2017

 

Le agenzie che ricercano e selezionano il personale, di qualunque genere, devono essere iscritte in apposite liste. Ma è in aumento l'intermediazione irregolare di chi colloca badanti. L'Ispettorato del Lavoro ammonisce

 

“E' un fenomeno in espansione proprio perché spesso le persone hanno un urgente bisogno di assistenza”, commenta il direttore dell'Ispettorato del Lavoro della provincia di Alessandria Sergio Fossati, a pochi giorni dalla chiusura degli accertamenti nei confronti di un'agenzia di collocamento badanti di Alessandria, che lavorava senza autorizzazione. Per 'fortuna' gli ispettori si sarebbero imbattuti in un volantino che reclamizzava il reclutamento di assistenti domestiche. Da qui i controlli e la scoperta che gli intermediari svolgevano l'attività senza permesso. L'indagine si è concluda a fine 2017.

 

“La ricerca e selezione del personale è rigidamente disciplinata”: le agenzie di intermediazione devono infatti soddisfare requisiti precisi ed essere iscritte ad un apposito elenco pubblico. 

 

“I Centri per l'impiego, hanno elenchi di badanti affidabili”, prosegue Fossati, “Ma ci si può rivolgere ai tanti professionisti abilitati, l'importante è stare attenti”.

 

Già, perché il rischio è duplice: anche la famiglia può essere sanzionata, perché di fatto la posizione lavorativa non è regolarizzata.

 

FONTE: http://www.alessandrianews.it/alessandria/colf-badanti-collocate--senza-permesso-nei-guai-un-agenzia-intermediazione-155215.html

 

Denunciate le cooperative e le associazioni alla Guardia di Finanza ! Sono tutte illegali e senza autorizzazione del Ministero del Lavoro !

Business di badanti ancora nel mirino: scoperta maxi evasione fiscale da cinque milioni di euro. L’indagine messa in campo dai militari della guardia di finanza di Gallarate, guidati dal tenente Tino Corona, svelano un giro di 329 badanti (tutte romene) alla quali, ignare vittime a loro volta, non venivano versati i contributi lavorativi.

Al centro delle indagini due cooperative che operano tra Gallarate e Varese (esclusa la coop Il Trifoglio di Gavirate, già al centro di un’altra delicatissima indagine). Il sistema architettato era semplice ma estremamente efficace: le due cooperative fornivano a clienti del tutto ignari personale femminile per accudire i propri familiari ammalati o anziani ma, nonostante ogni prestazione venisse regolarmente fatturata, la successiva registrazione e dichiarazione delle fatture veniva omessa.

I finanzieri hanno così intrapreso, fin dai primi giorni del 2014 una serie di controlli fiscali mirati grazie ai quali hanno scoperto l’esistenza di un archivio informatico e cartaceo contenente tutti i dati che hanno permesso la ricostruzione della clamorosa evasione fiscale in atto, dando il via all’operazione “bad carers”, ed alla quantificazione del patrimonio illecito accumulato dal responsabile, milanese di 50 anni, vertice di entrambe le cooperative finite al centro dell’inchiesta. L’indagine si concentra in modo particolare sul reato di evasione fiscale: i dati contenuti nella contabilità in nero delle due cooperative hanno permesso ai finanzieri di ricostruire una continuata omessa dichiarazione, dal 2009 sino al 2014, di elementi positivi di reddito non dichiarati per 4 milioni e mezzo di euro, nonché più di 900 mila euro di ritenute previdenziali non versate o non operate.

Un business (ed una relativa evasione fiscale) che, sulla base dei dati raccolti, era in continua espansione e che è stato” bloccato”grazie all’azione della Guardia di Finanza. Non solo la macroscopica evasione: le 329 badanti, ignare del trattamento che veniva loro fornito, sono state vittime del mancato pagamento dei propri contributi lavorativi. Quest’ultime infatti erano convinte che gli importi relativi venissero versati ai competenti enti previdenziali con le liquidazioni mensili delle paghe, invece, tale importo veniva” trattenuto” dal loro datore di lavoro. Il rappresentante legale delle cooperative è stato denunciato all’autorità giudiziaria per dichiarazione fraudolenta mediante false fatturazioni, evasione fiscale e omessi versamenti contributivi. Il business della badanti è considerato terreno fertile per reati fiscali: le cooperative spesso nascono e poi spariscono nell’arco di pochi mesi, rendendo i controlli particolarmente complessi.

FONTE: http://www.laprovinciadivarese.it/…/badanti-senza-contribu…/

#badanti #falseagenzie #falsecooperative #truffabadanti #contributi #assistenzanziani

Per portare alla luce il lavoro «nero» delle badanti, i deputati bergamaschi Pd Elena Carnevali e Antonio Misiani, puntano a rafforzare la detrazione Irpef sulle spese, con una proposta di legge presentata a Montecitorio. Una misura che consentirebbe alle famiglie con una badante regolarmente assunta di risparmiare fino a 4.500 euro all’anno sulla spesa, rispetto agli attuali 399 euro.

L’obiettivo è abbattere del 30% i numeri sul sommerso che anche nella provincia di Bergamo sono allarmanti: degli 11 mila lavoratori (per la maggioranza donne) che si prendono cura dei nostri anziani, solo 4.710 sono regolari. I restanti 6.290 sarebbero quindi retribuiti in nero. I dati sulla nostra provincia sono stati snocciolati dai deputati alla conferenza stampa di ieri a Roma, a cui hanno preso parte anche il bergamasco Maurizio Martina, Ministro dell’agricoltura e vicesegretario nazionale Pd e Giovanni Lattanzi, responsabile dipartimento welfare Pd nazionale.

La proposta di legge da un lato potenzia la detrazione Irpef, dall’altro riconosce ai lavoratori domestici l’indennità di malattia Inps, oggi in carico alle famiglie. L’aliquota di detrazione passerebbe dall’attuale 19% al 30%, il massimo delle spese detraibili da 2.100 a 15 mila euro e il tetto di reddito familiare per avere diritto all’agevolazione da 40 mila euro a 55 mila. Un provvedimento a favore delle famiglie che si trovano a dover sostenere costi ingenti per prendersi cura dei propri cari in difficoltà: «Ci occupiamo di un pezzo cruciale del sistema di cura dei non autosufficienti: le assistenti familiari, comunemente chiamate badanti – spiega l’onorevole Carnevali -. In Italia se ne contano 830 mila, di cui solo 379 mila regolari. In provincia di Bergamo sono circa 11 mila, di cui 4.710 regolari. La Convenzione Onu per le persone disabili all’articolo 19 sulla vita indipendente e l’inclusione sociale richiama i Paesi alla garanzia di accesso a una serie di servizi a domicilio, compresa l’assistenza personale».

FONTE: https://www.ecodibergamo.it/stories/bergamo-citta/a-bergamo-6300-badanti-irregolariagevolazioni-fiscali-per-ridurre-il-nero_1263539_11/

 

Stretta all’evasione fiscale: nel mirino della Guardia di Finanza ci sono anche i lavoratori domestici.

Ad annunciarlo è il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, nel corso del Question Time alla Camera del 6 dicembre 2017.

Colf, badanti e in genere i lavoratori domestici saranno interessati da una serie di controlli incrociati da parte delle Fiamme Gialle, che si serviranno inoltre dell’incrocio dei dati tra Agenzia delle Entrate ed Inps.

Questa volta tuttavia i controlli non riguarderanno i casi di lavoro nero ma l’evasione dal pagamento delle imposte sui redditi. Un problema che viene segnalato all’attenzione del Governo da Roberto Caon, Deputato del Gruppo FI-PDL.

Al centro dei controlli già avviati da parte dell’Agenzia delle Entrate e che nei prossimi mesi verranno ulteriormente intensificati vi sono i lavoratori domestici, colf e badanti, ma questa volta quelli assunti regolarmente presso le famiglie italiane.

Il problema portato all’attenzione del Governo riguarda il fatto che i rapporti di lavoro domestico sono una categoria particolare di lavoro subordinato che, come sottolineato dal Deputato Caon, non prevede specifici obblighi fiscali in capo al datore di lavoro.

I datori di lavoro domestico sono infatti tenuti soltanto a versare a cadenza trimestrale i contributi Inps in favore di colf, badanti e babysitter assunti regolarmente, ma non svolgono ruolo di sostituto d’imposta.

Pertanto tale categoria di lavoratore è sottoposto ad una sorta di “autotassazione”: le imposte dovute vengono calcolate sulla base delle dichiarazioni dei redditi presentate annualmente secondo le regole e le modalità previste per la totalità dei lavoratori dipendenti.

Non sono pochi, tuttavia, i casi di evasione fiscale segnalati dalla Guardia di Finanza e di dichiarazioni dei redditi omesse e conseguentemente di imposte non versate. Una situazione per la quale è necessario trovare una soluzione, nonostante le criticità segnalate dallo stesso Ministro Padoan.

CRITICO IL CONTRASTO ALL'EVASIONE FISCALE DI COLF E BADANTI

La risposta del Ministro Padoan a seguito dell’interrogazione presentata alla Camera dall’On. Caon il 6 dicembre 2017 ha chiaramente espresso la volontà del Governo di scovare i casi di evasione fiscale.

L’Agenzia delle Entrate ormai già dal 2007 ha avviato un’intensa attività di indagine sui redditi da lavoro dipendente percepiti dai lavoratori domestici, incrociando i dati degli adempimenti fiscali ai quali sono sottoposti.

Sulla base dei dati acquisiti sono state elaborate delle liste di lavoratori domestici, colf e badanti, che hanno omesso di presentare dichiarazione dei redditi, macchiandosi quindi di evasione fiscale, un reato che può portare anche al carcere.

Tuttavia, nell’attività di recupero, sono emerse alcune significative criticità:

“presenza di detrazioni, per esempio figli a carico, e deduzioni tali da ridurre l’imponibile al di sotto della soglia minima di tassazione, la cosiddetta no tax area; incongruenza fra l’ammontare delle retribuzioni effettivamente percepite rispetto ai dati comunicati; difficoltà nella notifica degli atti impositivi a causa dell’irreperibilità dei lavoratori, per lo più extracomunitari, soggetti a continue variazioni di domicilio; difficoltà nella riscossione delle somme dovute.”

Queste le dichiarazioni del Ministro Padoan, che racchiudono alcune delle principali criticità per le quali, ad oggi, l’Agenzia delle Entrate è riuscita a far emergere in misura ridotta l’evasione fiscale sui redditi da lavoro domestico.

SI INTENSIFICA L'ATTIVITA' DI CONTROLLO

Il Ministro Padoan delinea inoltre il profilo tipo del lavoratore domestico evasore: secondo quanto emerso dall’attività della Guardia di Finanza si tratta di donne provenienti dall’Est Europa, assunte regolarmente come colf per esigenze domestiche e familiari e per le quali risulta quindi aperta una posizione contributiva Inps a fini pensionistici.

Si tratta molto spesso di soggetti che, pur non pagando le tasse, beneficiano dei servizi forniti dallo Stato, come prestazioni a sostegno del reddito erogate sulla base di requisiti ISEE.

Molto spesso, inoltre, i redditi percepiti vengono inviati tramite agenzie di Money Transfer presso i propri paesi d’origine.

Eppure l’attività della Guardia di Finanza, sebbene sia indispensabile per contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale e per cercare di delineare i principali profili di rischio, non basta.

Il Governo ha tuttavia annunciato che l’azione per far emergere i casi di colf e badanti che non pagano le imposte sui redditi è ancora in corso:

“il piano di intervento in esame, tuttora in corso di svolgimento, verrà completato con un incrocio massivo dei dati reddituali rilevanti con quelli presenti nella banca dati ISEE, al fine di appurare, a fronte della presentazione di dichiarazioni sostitutive uniche, eventuali indebite fruizioni di prestazioni sociali agevolate.”

 

FONTE: https://www.money.it/colf-badanti-controlli-guardia-di-finanza-evasione-fiscale

 

Guerra in casa tra famiglie e lavoratori domestici. Negli ultimi dieci anni, c'è stato un boom di vertenze inerenti il settore. Secondo le analisi di Domina-Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico si registra un aumento pari al 3/5% ogni anno, con una crescita complessiva nel decennio, compresa tra 30 e 50%. Nel 2017 si contano circa 42mila vertenze e il dato potrebbe essere sottostimato. In molti casi, infatti, si finisce per trovare una soluzione tra le mura di casa.

LE MOTIVAZIONI

Varie le motivazioni. Nel 50% dei casi ad essere contestata dai lavoratori è una differenza tra le ore di lavoro realmente effettuate e quelle pagate. Nel 35% si tratta di lavoro in nero. Il 10% è per il mancato versamento del contributo per le coperture sanitarie integrative. Il cuore del problema, dunque, è rappresentato proprio dal lavoro non regolarizzato, che sia per la totalità del servizio prestato o solo per alcune ore.

«Gli ultimi dati Istat - spiega Lorenzo Gasparrini, segretario generale dell'associazione nazionale Domina - ci dicono che il lavoro domestico regolarizzato sta diminuendo, questo però non significa che sia calata la richiesta, le necessità degli italiani non sono cambiate, vuol dire solo che sono maggiormente in difficoltà. Il decreto Flussi, nel 2012/2013, ha aiutato l'emersione del nero, la mancanza di un'adeguata politica di sostegno alle famiglie però ha portato poi alla diminuzione dei contratti. Basta seguire l'andamento dei numeri negli anni per rendersene conto».

I NUMERI

Nel 2008 i regolarizzati in Italia erano 683mila, nel 2012 sono saliti a oltre un milione, si sono ridotti a 886mila nel 2016 e a 866mila lo scorso anno. «I lavoratori domestici, oggi, in Italia - dice Gasparrini - includendo gli irregolari, sono due milioni. La regione con il più alto numero di regolarizzati è la Lombardia. Segue il Lazio. Roma rimane la città con la maggior quantità di contratti. Il nero è diffuso soprattutto nel Centro-Sud e sta arrivando al Nord. Un aumento di casi si registra in Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana. E a Roma». Nel 2017 il nero è salito del 3%, pari a circa 36mila contratti. Così anche tra 2015 e 2016.

LA ZONA GRIGIA

A ciò si aggiunge la zona grigia di quanti dicono di essere stati regolarizzati per un numero di ore inferiore alle effettive. «Quando i lavoratori sono pagati in contanti, peraltro, i datori di lavoro non hanno modo di provare eventuali false accuse». Una realtà ben diversa da quella dei numeri ufficiali. «Il costo di una badante convivente è di circa 18mila euro l'anno, oltre a vitto, alloggio, internet, senza dimenticare le spese per adeguare le case. Solo l'8% dei pensionati potrebbe sostenere una spesa del genere. Appena l'11% delle famiglie ha un sostegno statale.

Così molti per garantire assistenza agli anziani, si indebitano. Per il 40% delle famiglie la spesa per il lavoratore domestico rappresenta tra 10 e 30% del bilancio mensile. Per il 33%, l'incidenza va dal 30 al 50%. E nel 2030 la popolazione over75 dovrebbe aumentare, passando dal 21 al 27%. Nei prossimi venticinque anni si stima una crescita del 30% nella richiesta di badanti. Quello che abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere è la possibilità di una decontribuzione del 50% per le famiglie, almeno per i primi trimestri».

I costi alti degli stipendi per questo tipo di lavoro incidono pure sull'offerta. «Le donne rappresentano l'87% - conclude Gasparrini - e molte italiane si stanno riavvicinando al settore. Erano intorno al 22% lo scorso anno, sono il 25% quest'anno. Il fenomeno è particolarmente evidente al Sud, dove rappresentano il 40%. Molte sono giovanissime, hanno tra 25 e 35 anni e non mancano diciottenni che, uscite da scuola, lavorano spesso in nero e sottopagate per aiutare la famiglia».

 

FONTE: http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/domestica-non-si-addomestica-ultimi-dieci-anni-boom-vertenze-162038.htm

 

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