Il declino cognitivo è uno tra gli aspetti più temuti della vecchiaia. Spaventa l’idea di non riuscire più a compiere le azioni di ogni giorno, l’impossibilità di ricordare date e fatti, l’incapacità di vivere in modo autonomo e indipendente.

Tuttavia, esistono piccoli accorgimenti che possono aiutare a prevenire tale declino. Comportamenti, anche “banali”, da mettere in atto per migliorare la propria memoria. A dirlo è uno studio pubblicato su “Neurology”, la rivista dell’American Academy of Neurology, e condotto dalla Rush University Medical Center di Chicago. Il risultato? Chi si muove di più, anche tra le mura di casa, stimolerebbe meccanismi dall’effetto protettivo, capaci di contrastare l’invecchiamento del cervello e di prevenire così la demenza senile.

 

Lo studio ha coinvolto 454 anziani, di cui 191 affetti da demenza senile; ogni anno, per vent’anni, sono state testate le loro condizioni fisiche e le abilità di memoria e di ragionamento. E, negli ultimi due anni della loro vita (i pazienti sono deceduti ad un’età media di 91 anni, e hanno donato alla ricerca i tessuti cerebrali), con un accelerometo capace di individuare ogni movimento corporeo compiuto nel corso della giornata, è stata monitorata la loro attività fisica.

Ciò che è emerso è che gli anziani che si muovono di più durante il giorno hanno una migliore capacità di ragionamento e una maggiore memoria. Così come gli uomini e le donne con abilità motorie (coordinazione, equilibrio) significative. Ecco dunque che, fare regolare attività fisica, riesce per davvero a proteggere il cervello, aiutando la memoria e le capacità cognitive; e non si tratta di correre, o di andare in palestra, ma di compiere semplici movimenti tra le mura di casa come svolgere le mansioni domestiche o fare brevi “passeggiate” tra le stanze. Gli anziani che compiono tali azioni migliorano dell’8% i punteggi di memoria e ragionamento logico, quando sottoposti a test.

 

Analizzando poi i tessuti cerebrali, i ricercatori hanno fatto un’ulteriore scoperta: anche in presenza di biomarcatori di Alzheimer e demenza, l’equazione maggiore movimento uguale più memoria rimane valida. Muoversi è quindi importantissimo, non solo per restare in forma (e abbassare così il rischio di diabete e malattie cardiovascolari) ma anche per il proprio cervello. Su quali attività puntare? In caso non si possa fare esercizio fisico vero e proprio, come spesso da anziani succede, sono perfette le attività quotidiane: apparecchiare la tavola, fare giardinaggio, camminare, fare la spesa, cucinare. Se invece si potesse andare in piscina o in palestra, le attività da privilegiare sono il nuoto, lo stretching e gli esercizi per aumentare la coordinazione ed esercitare l’equilibrio.

 

FONTE: https://dilei.it/salute/declino-cognitivo-attivita-in-casa-migliorano-la-memoria/582663/

L’astaxantina è un carotenoide che si trova in alcune alghe e che conferisce il colore rosso ai crostacei come i gamberi e a pesci come il salmone.

Ha un grande potere antiossidante e ha la capacità di proteggere le cellule del corpo dai danni causati dall’ossidazione, inoltre rafforza le difese immunitarie. Numerosi studi sull’astaxantina hanno inoltre dimostrato che questa sostanza è utile per prevenire alcune forme di cancro, in particolare quello della pelle, come pure le malattie degenerative, in particolare l’Alzheimer e il Parkinson.

 

Svolge un ruolo protettivo, riducendo il colesterolo alto e l’ictus, inoltre protegge dalle ustioni solari. Non a caso gli studiosi hanno definito l’astaxantina come l’antiossidante più potente di sempre, poiché compie un’azione protettiva contro i radicali liberi quasi 600 molte più efficace rispetto al tocoferolo. Infine alcune ricerche hanno evidenziato che questa sostanza aiuta anche a riattivare il metabolismo, garantendo un dimagrimento costante nel tempo.

Alcuni scienziati hanno ipotizzato che questa sostanza sia in grado di proteggere gli occhi, contrastando la maculopatia senile e altre malattie degenerative che compromettono la vista. Infine offre dei benefici anche agli uomini che vogliono aumentare la propria fertilità, migliorando l’attività degli spermatozoi.

 

Come si assume l’astaxantina? Questo antiossidante si può acquistare sotto forma di compresse, ma anche assumere attraverso la dieta. Si trova infatti in numerosi alimenti, come il salmone, la trota salmonata, i gamberi, le mazzancolle e i granchi.

Il segreto per fare il pieno di astaxantina? Quando preparate i gamberi non buttate l’olio di colore rossastro che rimane nella pentola. Non è solamente saporito, ma è anche ricco di astaxantina per via della liposolubilità di questa sostanza che si diffonde nel grasso derivato dalla cottura.

 

Prima di assumere questo integratore però è importante rivolgersi ad un esperto perché può presentare alcune controindicazioni. Prima di tutto è sconsigliato per chi ha ipersensibilità a cibi come i crostacei e il pesce. Può presentare effetti indesiderato come una colorazione lieve della pelle e potrebbe interagire con alcuni farmaci.

 

FONTE: https://dilei.it/benessere/astaxantina-previene-alzheimer-cancro-fa-dimagrire/584347/

Chi assumerà i poveri che hanno diritto al reddito di cittadinanza? Le aziende si guardano bene dal dare garanzie. In compenso a fare un passo avanti sono le famiglie. Il 9 gennaio Assindatcolf, associazione che rappresenta due milioni di famiglie datrici di lavoro domestico, ha inviato una lettera al vicepremier Luigi Di Maio. «Riteniamo fondamentale avviare un confronto con il governo nell’immediato, per avere la certezza che anche le famiglie rientrino a pieno titolo nel provvedimento sul quale sta lavorando in queste ore l’esecutivo, denominato “Reddito di cittadinanza”», recita la missiva.

 

Per ora nessuna risposta. «Questa volta non ci sono vie di mezzo: — taglia corto Andrea Zini, vicepresidente di Assindatcolf —. Il reddito di cittadinanza può sancire il definitivo abbandono del settore al lavoro nero. Oppure l’occasione per lanciare una campagna di emersione. Tutto dipende da come sarà scritto il decreto. Dalle varie bozze non è chiaro se ad assumere con gli sgravi contributivi del reddito di cittadinanza possano essere anche le famiglie. Siamo convinti che potrebbe essere un’opportunità». Che ne pensa il sindacato, che da una parte assiste i lavoratori domestici ma spesso supporta anche le famiglie che vogliono mettere in regola i loro collaboratori? «Non c’è dubbio, potrebbe essere una strada da valutare. Ma tutto dipende da come sarà scritto il testo. E finora non abbiamo potuto confrontarci su nulla», va al sodo Gigi Petteni, presidente dell’Inas, l’Istituto nazionale di assistenza sociale della Cisl.

 

Oggi gli assistenti domestici in nero sono più di quelli in regola: 6 su 10. Il settore ha il record del lavoro irregolare. Quello che è vietato dalla legge è tollerato nei fatti. Perché spesso le famiglie hanno oggettive necessità di aiuto ma non si possono permettere di pagare anche i contributi. I controlli poi sono praticamente assenti. Per di più l’interesse della famiglia a non regolarizzare coincide spesso con quello delle lavoratrici, in gran parte donne e per l’80% straniere: molte contano di tornare prima o poi nel Paese d’origine e per questo non sono interessate alla pensione in Italia. «Oggi una famiglia con una badante a tempo pieno paga 700-750 euro a trimestre di contributi. Insomma, con i fondi corrispondenti a un anno di reddito di cittadinanza “pieno” si potrebbero azzerare i contributi per tre anni», ipotizza Zini, aggiungendo un tassello alla proposta: «Il nostro settore ha un ente bilaterale (Ebincolf, finanziato per 2 centesimi l’ora a carico della famiglia e 1 centesimo l’ora a carico lavoratore, ndr;) che potrebbe occuparsi della formazione dei lavoratori da assumere con il Rdc».

 

Le bozze del decreto circolate finora parlano genericamente di «datori di lavoro». Le famiglie non sono esplicitamente escluse. L’operazione potrebbe avere però un paio di limiti. Come si diceva, colf e badanti sono in gran parte immigrate. Di queste solo una minoranza può documentare la residenza regolare in Italia da 10 anni, condizione per accedere al reddito di cittadinanza. Poi c’è il fatto che gli sgravi contributivi a un certo punto finirebbero. E allora la convenienza a tenere il lavoratore in regole potrebbe non esserci più. «È chiaro — conclude Zini — che bisognerebbe pensare a un’operazione stabile nel tempo».

 

FONTE: https://www.corriere.it/economia/19_gennaio_16/reddito-cittadinanza-rebus-le-assunzioni-colf-badanti-f2aedecc-19d6-11e9-8af3-37b4f370f434.shtml?refresh_ce-cp

“I malati affetti da patologie neuro-degenerative non possono essere lasciati soli né possono essere un pensiero esclusivo delle famiglie. Anche la politica deve essere presente e prendere in carico i problemi che quotidianamente affrontano malati e famiglie”: è con questo spirito che è stata inoltrata la proposta di modifica alla legge regionale n. 22 del dicembre 2017 (quella per il sostegno alla non autosufficienza) a firma del consigliere regionale dei Popolari per l’Italia Andrea Di Lucente.

 

La modifica prevede un contributo dedicato a tutti i malati affetti da patologie neurodegenerative progressive. Si tratta di malattie altamente invalidanti per chi ne è colpito e fortemente impattanti anche sull’intera famiglia. Parliamo, ad esempio, di malattie come la Sla, il Parkinson, l’Alzheimer.

 

“In questi mesi ho potuto toccare con mano cosa significa la quotidianità di queste famiglie e come si possono sentire abbandonate dalle istituzioni. Era necessario compiere almeno il primo passo per andare incontro alle esigenze dei malati – ha commentato Andrea Di Lucente -. Emblematico è il caso di Irnerio Musilli, malato di Sla e ormai costretto su una sedia a rotelle, che mi è stato sottoposto il giorno dopo l’insediamento del nuovo consiglio regionale. La sua malattia, sempre più difficile da sostenere, è resa ancora più pesante dalla percezione che non ci sia nessuno a cui potersi rivolgere, nessun interlocutore istituzionale, nessuno che si occupi del suo caso. Abbiamo voluto lanciare un segnale, ovvero che non mi tiro indietro, così come spero che non lo faccia tutto il consiglio regionale, davanti ai problemi di chi, suo malgrado, non può più occuparsi di se stesso. Non è una responsabilità solamente delle famiglie, ma è l’intera società che deve intervenire e farsi carico delle esigenze dei malati, soprattutto in casi così particolari come quello di Irnerio Musilli”.

 

La richiesta di modifica alla norma è solo il primo passo verso una proposta più organica che vada incontro alle esigenze dei malati e delle famiglie. “Penso alla figura del caregiver, ovvero colui che si occupa volontariamente del malato non autosufficiente, e dell’enorme peso che grava sulle spalle di queste persone. Quello che possiamo fare è cercare di snellire le procedure, fornire assistenza, permettere loro di accedere al sostegno psicologico e alla possibilità di vedere riconosciuto il grande lavoro che portano avanti. Una legge nazionale in tal senso dovrebbe esserci, ma è bloccata al Senato da tempo immemore. Nell’attesa di trovare una convergenza politica, però, i malati e le famiglie affrontano continuamente sacrifici, ostacoli. Nell’indifferenza di tutti. Non dovrà più essere così, almeno non in Molise”.

 

Di Lucente rivolge un ringraziamento particolare alla struttura regionale: “C’è stato un grande lavoro d’équipe tra i settori coinvolti negli ultimi mesi. La struttura ha compreso la delicatezza del problema e ha dimostrato una sensibilità ancora più spiccata del solito”.

 

FONTE: https://www.termolionline.it/news/attualita/782728/sla-parkinson-e-alzheimer-malati-mai-piu-lasciati-soli

Fiato corto, dolore al petto, febbre alta e tosse. Sono questi i sintomi della polmonite, malattia che ogni anno provoca la morte di circa 11.000 persone in Italia, soprattutto anziani ed è la prima causa di morte per malattie infettive nei Paesi occidentali. Il vaccino che permette di proteggersi dalla causa più frequente di questa malattia, ovvero il batterio Pneumococco, è gratuito dallo scorso anno in Italia per tutte le persone di 65 anni. Ma pochi ancora sono gli anziani che lo sanno e pochissimi quelli che lo fanno.


Circa un quarto dei ricoverati in ospedale con polmonite, secondo uno studio apparso su Lancet, sviluppa complicazioni cardiache e aumenta così del 60% la mortalità a breve termine. A questo si aggiunge il rischio di meningite e sepsi. "Inoltre, anche una volta superata la fase acuta della malattia, le conseguenze possono continuare con una tendenza a sviluppare dispnea, o respirazione difficoltosa", spiega Michele Conversano, presidente di HappyAgeing, Alleanza italiana per l'invecchiamento attivo, e già presidente della Società Italiana di Igiene. "Manca però negli italiani la consapevolezza del rischio e sopratutto la consapevolezza che questo rischio può essere evitato".


Tra le polmoniti, le più frequenti sono quelle di origine batterica che derivano dallo Streptococcus pneumoniae, meglio noto come pneumococco. E proprio contro queste esiste un vaccino che, a partire dallo scorso anno, è offerto gratuitamente a tutte le persone che compiono 65 anni. "Basta effettuarlo una volta per esser protetti tutta la vita - spiega l'esperto - e può essere fatto contestualmente o meno a quello antinfluenzale.
Un motivo in più per vaccinarsi è che proprio lo pneumococco è un batterio che ha sviluppato particolare resistenza agli antibiotici. Quindi la terapia può essere molto lunga e complessa".

 

FONTE: http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/salute_65plus/medicina/2018/12/06/la-polmonite-causa-11.000-morti-lanno-prevenirla-e-possibile_5b6395c6-4a55-48c3-a7c8-00aec5ce540a.html

 

Tre anni di dieta mediterranea, soprattutto ricca di frutta, diminuiscono il rischio di ammalarsi di Alzheimer, questo è quanto sostengono i ricercatori della Edith Cowan University (ECU) che hanno analizzato gli effetti dell'alimentazione sul declino cognitivo, ed ecco cosa hanno scoperto.

La dieta Mediterranea vince sempre.

I ricercatori spiegano che seguire la dieta mediterranea potrebbe ritardare l'insorgenza del morbo di Alzheimer anche di molti anni. Nello specifico gli esperti spiegano che il cibo che fa parte di questo regime alimentare permette di ridurre il tasso di accumulo di beta-amiloide, il peptide costituente le placche amiloidi tipiche dell'Alzheimer.

Soprattutto frutta.

Studi passati hanno già dimostrato i benefici della dieta mediterranea, e quindi del consumo di frutta, verdura, cereali integrali, pesce e olio d'oliva sul declino cognitivo. La nuova ricerca però sottolinea che la frutta è l'alimento che più porta benefici e che è correlato con il ridotto accumulo di beta-amiloide. “Se in generale tutti gli alimenti della dieta mediterranea sembrano aiutare la riduzione del rischio di Alzheimer, il nostro studio ha dimostrato che il consumo di frutta è ciò che apporta i benefici maggiori”, fanno sapere gli scienziati.

Perché la frutta?

Non c'è una risposta definitiva, ma sembrerebbe che il motivo sia legato alla presenza di vitamina C nella frutta, in particolare agrume e fragole. Secondo studi passati, la vitamina C riduce l'accumulo di beta-amiloide negli animali studiati in laboratorio.

Bastano 3 anni

L'altra buona notizia è che non è necessario aver seguito o seguire la dieta mediterranea tutta la vita, bastano infatti 3 anni per ridurre del 60% l'accumulo di beta-amiloide e quindi il rischio di ammalarsi di Alzheimer.

FONTE:

https://scienze.fanpage.it/alzheimer-la-frutta-riduce-il-rischio-di-ammalarsi-bastano-3-anni-di-dieta-mediterranea/
http://scienze.fanpage.it/

Badanti in nero e senza tutele, nei guai quattro agenzie per il lavoro

In seguito alle denunce di Nidil/Cgil all’Ispettorato territoriale del lavoro, sono emerse diverse irregolarità a carico di due società e due agenzie di lavoro che da diversi anni operavano sul territorio modenese, e non solo, fornendo assistenti familiari. Si tratta di Terza Età Servizio Badanti Coop e Garoxanasi Srl (società rumena), che tra il 2015 e il 2016 avrebbero gestito i contratti delle lavoratrici in modo irregolare. Successivamente, la stessa Terza Età, avendo compreso che era irregolare il rapporto con la Garoxanasi Srl, aveva interrotto il rapporto commerciale con quest’ultima a fine 2016 e avviato un nuovo rapporto commerciale con due presunte agenzie per il lavoro, una estera e una italiana, la J & I S.A. (Spolka Akcyjna) anch’essa di origine rumena e la Job Italy Spa. 

Lo riferisce la stessa Cgil, che dopo le denunce ha seguito da vicino il lavoro dell'Ispettorato, che secondo quanto riferito avrebbe accertato per ognuna delle società "significative irregolarità nei contratti di lavoro, evasione contributiva e fiscale, ricorso al lavoro nero e all’utilizzo improprio nelle buste paghe di voci trasferta e assenze/permessi”.  Inoltre per la Garoxanasi Srl sarebbe stata accertata anche la non “autenticità” del distacco transnazionale posta in essere tra la medesima e la Terza Età Servizio Badanti Coop. La J & I S.A. (Spolka Akcyjna) e la Job Italia sono risultate non essere iscritte all’Albo italiano delle Agenzie per il lavoro temporaneo. 

"Inutile dire che tutto questo si è tradotto per diverse centinaia di lavoratrici in vero e proprio sfruttamento tanto basta che in conseguenza delle irregolarità riscontrate sono state contestate complessivamente circa 950.000 euro di sanzioni amministrative ed effettuati recuperi di contributi previdenziali e assicurativi per oltre 750.000 euro. I titolari delle ditte sono stati denunciati all’Autorità giudiziaria da parte dell’Ispettorato del Lavoro per intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro e altre violazioni di carattere penale", sottolinea la Nidil/Cgil.

Per la denuncia del 2017, la Job Italy aveva anche  citato in giudizio per diffamazione i responsabili di Nidil/Cgil, ma il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Modena lo scorso 3 ottobre ha archiviato la denuncia perché il fatto non sussiste. Nidil, insieme alla Cgil di Modena, ha inoltre intenzione di costituirsi parte civile nei processi penali che verranno avviati verso le società coinvolte a difesa dei diritti delle lavoratrici che sono state vittime delle gravi violazioni dei loro diritti. 

FONTE: http://www.modenatoday.it/economia/denuncia-agenzie-lavoro.badanti-modena-cgil.html

 



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