Il declino cognitivo è uno tra gli aspetti più temuti della vecchiaia. Spaventa l’idea di non riuscire più a compiere le azioni di ogni giorno, l’impossibilità di ricordare date e fatti, l’incapacità di vivere in modo autonomo e indipendente.

Tuttavia, esistono piccoli accorgimenti che possono aiutare a prevenire tale declino. Comportamenti, anche “banali”, da mettere in atto per migliorare la propria memoria. A dirlo è uno studio pubblicato su “Neurology”, la rivista dell’American Academy of Neurology, e condotto dalla Rush University Medical Center di Chicago. Il risultato? Chi si muove di più, anche tra le mura di casa, stimolerebbe meccanismi dall’effetto protettivo, capaci di contrastare l’invecchiamento del cervello e di prevenire così la demenza senile.

 

Lo studio ha coinvolto 454 anziani, di cui 191 affetti da demenza senile; ogni anno, per vent’anni, sono state testate le loro condizioni fisiche e le abilità di memoria e di ragionamento. E, negli ultimi due anni della loro vita (i pazienti sono deceduti ad un’età media di 91 anni, e hanno donato alla ricerca i tessuti cerebrali), con un accelerometo capace di individuare ogni movimento corporeo compiuto nel corso della giornata, è stata monitorata la loro attività fisica.

Ciò che è emerso è che gli anziani che si muovono di più durante il giorno hanno una migliore capacità di ragionamento e una maggiore memoria. Così come gli uomini e le donne con abilità motorie (coordinazione, equilibrio) significative. Ecco dunque che, fare regolare attività fisica, riesce per davvero a proteggere il cervello, aiutando la memoria e le capacità cognitive; e non si tratta di correre, o di andare in palestra, ma di compiere semplici movimenti tra le mura di casa come svolgere le mansioni domestiche o fare brevi “passeggiate” tra le stanze. Gli anziani che compiono tali azioni migliorano dell’8% i punteggi di memoria e ragionamento logico, quando sottoposti a test.

 

Analizzando poi i tessuti cerebrali, i ricercatori hanno fatto un’ulteriore scoperta: anche in presenza di biomarcatori di Alzheimer e demenza, l’equazione maggiore movimento uguale più memoria rimane valida. Muoversi è quindi importantissimo, non solo per restare in forma (e abbassare così il rischio di diabete e malattie cardiovascolari) ma anche per il proprio cervello. Su quali attività puntare? In caso non si possa fare esercizio fisico vero e proprio, come spesso da anziani succede, sono perfette le attività quotidiane: apparecchiare la tavola, fare giardinaggio, camminare, fare la spesa, cucinare. Se invece si potesse andare in piscina o in palestra, le attività da privilegiare sono il nuoto, lo stretching e gli esercizi per aumentare la coordinazione ed esercitare l’equilibrio.

 

FONTE: https://dilei.it/salute/declino-cognitivo-attivita-in-casa-migliorano-la-memoria/582663/

Il morbo di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa a decorso cronico e progressivo che, a causa di un’alterazione delle funzioni cerebrali, provoca il declino progressivo sia della memoria sia delle funzioni cognitive, fino alla perdita completa dell’autonomia. È la causa più comune di demenza nella popolazione anziana dei Paesi ricchi: attualmente si stima ne sia colpita circa il 5% della popolazione al di sopra dei 65 anni e circa il 20% degli ultra-85enni, anche se in rari casi può colpire precocemente intorno ai 50 anni di vita. Prima di manifestarsi in modo evidente, però , l’Alzheimer attraversa una fase che può durare diversi anni, durante la quale, nonostante i sintomi siano minimi, la malattia è al lavoro. Individuare i segnali della presenza dell’Alzheimer già in questa fase aumenta la potenzialità delle cure disponibili e di quelle future, in quanto esse agiscono su un sistema solo parzialmente compromesso e quindi più sensibile al trattamento.

 

Ebbene, da un recente studio, pubblicato su Frontiers in Aging Neuroscience ed effetuato da un team di ricercatori dell’Università di Bologna in collaborazione con professionisti dell’Unità di Neuropsicologia Clinica dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, è emerso che i primissimi sintomi dell’Alzheimer sono nascosti tra le pieghe del linguaggio: in alcuni piccoli errori.

 

Nello studio clinico sono stati presi in esame 96 partecipanti, metà dei quali con segni di deterioramento cognitivo lieve, una condizione che può precedere l’insorgere del morbo di Alzheimer. Durante l’esperimento è stato chiesto a ciascun paziente di descrivere a parole prima i dettagli di un’immagine mostratagli, poi una tipica giornata di lavoro e infine l’ultimo sogno che ricordava. Le risposte sono state analizzate utilizzando tecniche di elaborazione del linguaggio in grado di esaminare il ritmo e il suono delle parole, l’uso del lessico e della sintassi e altri dettagli. Confrontando le risposte dei soggetti affetti da deterioramento cognitivo lieve con quelle dei soggetti privi di disturbi, la sfida dei ricercatori era trovare segnali della presenza di deterioramento cognitivo che i test neuropsicologici convenzionali non sono in grado di identificare. Una sfida che, al termine dell’analisi, ha restituito i risultati sperati: gli studiosi sono riusciti a individuare specifiche alterazioni nell’uso della lingua parlata nei pazienti che presentano i primi segni di deterioramento cognitivo. Si tratta, dunque, di un metodo che potrebbe anticipare notevolmente il riconoscimento dell’insorgere della malattia e consentire di attivare così per tempo misure terapeutiche adeguate ad alleviare l’impatto nella vita quotidiana.

 

FONTE: http://salute.ilgiornale.it/news/27965/alzheimer--linguaggio-deterioramento-cognitivo/1.html

 

RESPIRARE più ossigeno migliora le funzioni dei vasi sanguini nel cervello delle persone con problemi respiratori. Questo secondo una recente ricerca canadese pubblicata in Experimental Physiology. Lo studio potrebbe avere delle importanti ripercussioni per le future ricerche che vogliono indagare su come prevenire lo sviluppo di patologie degenerative come la demenza. 

È stato evidenziato che i soggetti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), ovvero il termine collettivo per identificare un gruppo di complicazioni polmonari che causano problemi respiratori, hanno un rischio maggiore di contrarre demenza senile. La teoria proposta dai ricercatori è che questo accade perché il cervello riceve livelli inferiori di ossigeno.

LA RICERCA


L'obbiettivo della ricerca è stato quello di stabilire quale fosse l'effetto di fornire più ossigeno al flusso sanguigno verso il cervello in pazienti affetti da BPCO. L'ossigeno è stato fornito per via nasale per 20-30 minuti. Usando un sistema a ultrasuoni hanno poi misurato il flusso sanguigno nel cervello in questi pazienti quando erano a riposo, prima e durante la trasmissione. I partecipanti hanno iniziato questo test a occhi chiusi, che hanno poi aperto per leggere un testo standardizzato. L'elaborazione dei dati ha permesso ai ricercatori di stimare quanto ossigeno è stato erogato al cervello durante il test.

I RISULTATI


È stato osservato che il flusso sanguigno e l'ossigeno trasportato al cervello erano significativamente aumentati durante la lettura. Ciò è dovuto al fatto che i vasi sanguigni nel cervello si dilatavano in risposta alla maggiore richiesta di ossigeno quando il cervello era attivo. I ricercatori hanno quindi concluso che quando i pazienti affetti da BPCO ricevono più ossigeno la funzione dei vasi sanguigni nel loro cervello migliora.

Tuttavia, i soggetti con BPCO, tipicamente, praticano l'ossigenoterapia giornalmente e per lunghi periodi di tempo. Anche per anni. Nonostante questi potenziali limiti, il lavoro ha posto le basi per lo studio dei sistemi biologici che controllano il rilascio di ossigeno al cervello.

"Sono abituato a lavorare con individui giovani e sani, e quindi questo studio in pazienti con malattie polmonari è stata un'esperienza che mi ha aperto gli occhi. Ho capito dove voglio portare i miei studi futuri e come voglio progettare la mia ricerca per migliorare i trattamenti per le persone con difficoltà respiratorie" spiega Ryan Hoiland, autore principale della ricerca.

 

FONTE: http://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2018/07/10/news/ossigenoterapia_potrebbe_combattere_la_demenza_in_pazienti_affetti_da_malattie_polmonari-201054148/?refresh_ce

 

Sarà capitato a molti di dover cercare una colf badante per un proprio caro e di ritrovarsi di fronte a due possibilità: assumere direttamente a proprio nome la badante, oppure affidarsi a società quali agenzie di badanti o cooperative sociali.
Sappiamo tutti che la seconda scelta è molto più vantaggiosa, esonerando la persona da pratiche molto complesse, tuttavia è bene rendersi conto che non tutte le società che si occupano di assistenza anziani sono autorizzate legalmente a svolgere questo servizio.

Nella maggior parte dei casi vi troverete di fronte società che non possono svolgere questo tipo di servizi operando legalmente. Infatti è possibile che una determinata cooperativa o associazione non sia autorizzata a svolgere servizi di ricerca, selezione, Intermediazione e somministrazione (assunzione diretta da parte della società) , di colf e badanti a domicilio.
In questo caso vi ritroverete a casa una badante non in regola oppure una persona che queste associazioni o cooperative sociali faranno assumere direttamente a voi, in quanto non provvisti di autorizzazione ad assumere direttamente, con tutte le responsabilità che ciò comporta.
Per questo è sempre buona norma controllare le referenze, tra cui l’iscrizione all’albo, delle Agenzie per il lavoro tramite il seguente link del ministero del lavoro :

https://www.cliclavoro.gov.it/Operatori/Pagine/Albo-Informatico.aspx

Essere iscritti a questo albo significa poter dare delle garanzie al cliente che cerca una badante, significa operare in trasparenza ed in totale legalità sia verso il cliente che usufruisce dei servizi sia verso il lavoratore che è assunto e regolarizzato con il giusto contratto di lavoro a norma di legge.

La lotta a queste false società cooperative sociali e false agenzie è anche portata avanti da Papa Francesco che in una conferenza si è espresso molto duramente affermando quanto segue:

«Contrastare e combattere le false cooperative, quelle che prostituiscono il proprio nome di cooperativa, cioè di una realtà assai buona, per ingannare la gente con scopi di lucro contrari a quelli della vera e autentica cooperazione».
«perché assumere una facciata onorata e perseguire invece finalità disonorevoli e immorali, spesso rivolte allo sfruttamento del lavoro, oppure alle manipolazioni del mercato, e persino a scandalosi traffici di corruzione, è una vergognosa e gravissima menzogna che non si può assolutamente accettare».
Quindi se siete alla ricerca di una persona esperta e fidata che operi nel settore della cura della persona e della famiglia senza rischi, responsabilità o inutili perdite di tempo, la soluzione è rivolgersi ad Agenzie per il lavoro specializzate in Colf Badante come VitAssistance Srl.

VitAssistance Srl è un' Agenzia di somministrazione lavoro specialista. Il marchio VitAssistance è attivo nel settore dell’assistenza agli anziani ed ai disabili dal 1994, siamo stati autorizzati dal Ministero del Lavoro ad assumere direttamente la colf badante, con il contratto nazionale di lavoro domestico, riferito alla sua posizione.

Il Cliente non ha rapporti contrattuali diretti con le assistenti ma solo con VitAssistance Srl, che si assume tutte le responsabilità della gestione del servizio e gli oneri previdenziali o fiscali. La durata dei contratti è determinata dalla volontà del Cliente, che può sospendere o interrompere del tutto il contratto a seconda del bisogno.

VitAssistance Srl, mette a tua disposizione, in tutto il Nord d’Italia, un servizio altamente specializzato di ricerca, selezione, somministrazione, amministrazione ed organizzazione di risorse umane addette alla cura ed all'assistenza della persona e della famiglia, sollevandoti da tutti i compiti burocratici e amministrativi.

A differenza di altre aziende che si limitano ad amministrare la badante, senza assumersi, però, nessuna responsabilità o rischio dato che la badante è una Vostra dipendente, VitAssistance® Srl mette a Vostra disposizione un suo diretto dipendente. In conclusione, informatevi sempre prima di affidarvi a Società e Cooperative Sociali che potrebbero far assistere i Vostri cari da persone inaffidabili o addirittura creare problemi legali o fiscali.

In occasione della Giornata mondiale del diabete, che ricorre ogni anno il 14 novembre, il Comune di Pistoia in collaborazione con la Società della salute Pistoiese, la UO diabetologia Area Pistoiese, l'Associazione diabetici pistoiesi, con Far.com ─ la società che gestisce la farmacie comunali di Pistoia, Agliana, Quarrata e Larciano ─, Federfarma Pistoia l'Associazione titolari di Farmacie Private della Provincia di Pistoia, l’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Pistoia e la Caritas, rafforza l'impegno nella lotta al diabete. Con l'obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza e prevenire l'insorgenza della malattia, sono in programma settimane ricche di iniziative tese a sottolineare l'importanza dei corretti stili di vita. Istituita nel 1991 dall'International diabetes federation insieme all’Organizzazione mondiale della sanità, dal 2002 in Italia la Giornata mondiale del diabete viene coordinata da Diabete Italia per informare l’opinione pubblica sulla malattia e sui metodi per prevenirla e gestirla. Ecco tutti gli appuntamenti in dettaglio.

 

Sabato 12 novembre dalle 9 alle 18, nel centro in Via Cavour angolo Palazzo Balì , uno stand informativo, gestito da diabetici-guida volontari dell'Associazione diabetici pistoiesi, sarà a disposizione di chiunque desideri sottoporsi a una misurazione gratuita della glicemia. Domenica 13 novembre, in occasione della 21ª scarpinata podistica organizzata insieme al circolo Bugiani e alla polisportiva di Bonelle, è in programma una camminata ludico-motoria di 3 o 7,5 o 13 chilometri (per informazioni contattare il circolo Bugiani al numero 0573 32904). Da lunedì 14 a sabato 19 novembre, sia nelle farmacie comunali Farcom (Pistoia, Agliana, Quarrata e Larciano) sia in molte farmacie private della Provincia di Pistoia, i cittadini potranno valutare il proprio rischio diabete mediante un semplice questionario ed avranno la possibilità di controllare gratuitamente la pressione arteriosa, misurare la glicemia e ricevere informazioni sulla prevenzione. Le Farmacie opereranno in stretta collaborazione dalla UO di Diabetologia del Presidio Ospedaliero di Pistoia, diretto dal dottor Roberto Anichini.

 

Da lunedì 21 a sabato 26 novembre le Farmacie Comunali metteranno a disposizione un farmacista che si dedicherà all'attività di prevenzione nei centri Caritas di Pistoia, Agliana e Quarrata e alla popolazione ultrasessantacinquenne che frequenta gli Spazi Incontri Anziani di Fornaci, Bonelle e di via Cancellieri . Sabato 19 e sabato 26 novembre sarà la volta dell'iniziativa ...e se anch'io avessi il diabete?, durante la quale i diabetici-guida dell'Associazione diabetici pistoiesi misureranno gratuitamente la glicemia e risponderanno alle domande dei presenti all’interno della farmacia comunale 1 di viale Adua. Alla fine di novembre sono in programma alcuni incontri nelle scuole, dove un medico della Asl e un farmacista illustreranno i corretti stili di vita da seguire. Prima degli appuntamenti, ai ragazzi sarà consegnato un questionario conoscitivo relativo alle loro abitudini alimentari: servirà a spiegare l'importanza di abitudini sane per prevenire l'obesità, il diabete e le malattie metaboliche. Ad oggi hanno dato la loro adesione gli Istituti Scolastici Superiori L.Einaudi , Pacinotti – B.de Franceschi ; per altri Istituti siamo in attesa della approvazione negli organi collegiali.

 

FONTE: http://www.lanazione.it/pistoia/cronaca/lotta-diabete-incontri-1.2665456

 

 

Le malattie non trasmissibili sono responsabili del 92% dei decessi che si verificano in Italia. Nello specifico, le malattie cardiovascolari causano il 44% delle morti tra gli italiani, i tumori il 29%, le malattie respiratorie croniche il 5% e il diabete il 4%. Oltre ad avere un significativo costo in termini di vite umane, nel 2015 queste patologie hanno comportato l'esborso di 112 miliardi di euro, pari all'80% della spesa sanitaria italiana e al 6,8% del Pil. In particolare, 16 miliardi di euro l'anno vengono spesi per le malattie cardiovascolari, 6 miliardi per i tumori, 14 miliardi per le malattie respiratorie croniche e 11 miliardi per il diabete. Lo evidenziano i ricercatori dell’Università degli Studi di Brescia Health&Wealth, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e della Fondazione Giovanni Lorenzini di Milano-Houston, che hanno lanciato il progetto “primi1000giorni”, volto a sensibilizzare la popolazione sull'importanza della prevenzione di queste patologie.

 

Gli esperti osservano che i genitori dovrebbero attivarsi per evitare che i loro figli sviluppino le malattie non trasmissibili fin da quando i piccoli si trovano nel grembo materno. I primi mille giorni - che partono dal momento del concepimento e durano fino ai primi due anni di vita – sono, infatti, fondamentali per lo sviluppo e la salute futura del bambino. Il progetto sottolinea, inoltre, l'importanza della salute pre-concezionale dei futuri genitori, che devono seguire uno stile di vita sano già prima della gravidanza, e delle primissime fasi di sviluppo dell’individuo, durante le quali la prevenzione delle patologie risulta più efficace. “Le probabilità che un bambino possa diventare un adulto o un anziano ad alto rischio di sviluppare malattie non trasmissibili, anche molti decenni più tardi, possono aumentare in relazione a stimoli ambientali nocivi – spiega il prof. Sergio Pecorelli, Rettore Università Health&Wealth – quali la malnutrizione, l’obesità, il diabete nella madre in stato di gravidanza (o addirittura in fase pre-concezionale), il fumo materno (primario e anche secondario), l’esposizione ad inquinanti ambientali e lo stress fisico o psicologico”.

 

Il progetto, che sarà presentato il 25 ottobre a Brescia, si prefigge d'integrare tecnologie e conoscenze all'avanguardia - soprattutto nell'ambito della medicina molecolare -, per prevenire l'insorgenza delle malattie non trasmissibili attraverso:

 

1. un programma di valutazione clinico-molecolare: check up completo dello stato di salute fisica e mentale dell'individuo, finalizzato alla valutazione del rischio e alla personalizzazione delle terapie;

 

2. attività di formazione dei professionisti ed educazione della popolazione: percorsi personalizzati focalizzati sulla nutrizione, sull’attività fisica e sulle attività legate al benessere e alla salute della persona;

 

3. utilizzo di dispositivi portatili per il monitoraggio della salute e del benessere del bambino (app e sensori connessi attraverso lo smartphone) e promozione di un contatto bidirezionale tra l’individuo ed il professionista.

 

FONTE: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/19250-malattie-non-trasmissibili-responsabili-del-92-dei-decessi-in-italia?refresh_ce

 

 

Redditi non dichiarati al fisco per 250.000 euro, 34 posizioni contributive irregolari - di cui 29 'in nero' - con 17.500 euro di contributi non versati: è quanto il Gruppo Aosta della guardia di finanza contesta a una persona accusata di gestire come una "società commerciale" una Cooperativa sociale valdostana nel settore dell'assistenza domiciliare. La cooperativa coinvolta, la 'La Place' di Aosta, è attualmente in liquidazione.

 

Dalle indagini, avviate nel 2013, è emerso che le badanti, seppur formalmente costituite in cooperativa, erano gestite da "una persona che le dirottava, a seconda delle necessità, sull'intero territorio valdostano. Questo meccanismo non è compatibile con il fine mutualistico proprio delle cooperative bensì con un fine di lucro". La persona aveva patteggiato quattro mesi per truffa ai danni del sistema previdenziale pubblico: a seguito di una perquisizione domiciliare, erano stati trovati falsi bollettini postali Mav relativi ai versamenti dei contributi. Le sanzioni pecuniarie inflitte ammontano a oltre 166 mila euro. L'attività ha coinvolto anche Direzione Territoriale del Lavoro, Inps e Inail.

 

Secondo le fiamme gialle, il mancato versamento dei contributi "nelle casse dell'Inps e dei premi assicurativi all'Inail" ha portato anche alla "mancata maturazione dei requisiti necessari per accedere ai sistemi di sostegno del reddito nei periodi di disoccupazione da parte delle lavoratrici". L'indagine inoltre ha "fatto emergere sistemi di concorrenza sleale che danneggiano gli altri operatori del settore, che forniscono con professionalità servizi di assistenza domiciliare nei confronti di degenti, anziani ed ammalate".

 

Dapprima ci sono state le indagini penali della guardia di finanza - in collaborazione con l'Inps - che hanno portato alla scoperta dei bollettini Mav falsificati relativi ai versamenti dei contributi previdenziali, e quindi il patteggiamento a quattro mesi in tribunale. In seguito, con il via libera della procura, le fiamme gialle, con Direzione territoriale del lavoro, Inps e Inail hanno individuato le 34 posizioni contributive irregolari e i finanzieri hanno accertato le violazioni fiscali (250.000 euro non dichiarati).

 

FONTE: http://www.ansa.it/valledaosta/notizie/2016/09/15/falsa-coopevasione-e-29-badanti-in-nero_0b6756b1-b969-4b47-b984-95955b76afa9.html

 

SONO 47 milioni in tutto il mondo le persone affette da una forma di demenza e questo numero è destinato a triplicarsi entro il 2050. Ma il dato più allarmante è che attualmente solo meno della metà dei pazienti nei paesi ad alto reddito, e uno su dieci in quelli a basso e medio reddito, hanno ricevuto una diagnosi. E' questa l’ultima fotografia scattata dal rapporto mondiale sull’Alzheimer realizzato dal King’s College London in collaborazione con la London School of Economics and Political Science e presentato oggi a Londra in concomitanza con la celebrazione, domani 21 settembre, della XIII Giornata dell'Alzheimer, malattia che nel nostro Paese colpisce circa 700mila persone, ovvero circa 5 over 60 su dieci, e rappresenta un costo di 11 miliardi di euro per l'assistenza, di cui il 73% a carico delle famiglie. 

 

Il nuovo rapporto mondiale. Il ritardo con cui si arriva alla diagnosi rappresenta ancora il problema principale. Infatti, anche se oggi c'è maggiore consapevolezza che in passato, il tempo medio con cui si arriva a una diagnosi è ancora di quasi due anni, mentre spesso il trattamento precoce è la chiave per ritardare la progressione della malattia. Secondo i dati raccolti dal nuovo Rapporto mondiale, una delle principali barriere per una diagnosi precoce sta nel fatto che le cure sono affidate esclusivamente allo specialista. 

 

Coinvolgere i medici di base. Un maggior coinvolgimento dei medici di base e in generale delle varie figure deputate alle cure (dall’infermiere al fisioterapista), invece, potrebbe far aumentare i casi diagnosticati ed inoltre potrebbe far diminuire il costo delle cure per ogni singolo paziente di oltre il 40%. "Il nuovo Rapporto sottolinea la necessità di ridisegnare e razionalizzare l’assistenza sanitaria per le demenze in modo da essere pronti per le sfide del 21° secolo", spiega Martin Prince del King’s College London. "Abbiamo solo 10-15 anni per realizzare questo cambiamento creando una piattaforma che possa garantire a tutti una buona assistenza in anticipo rispetto a quando saranno disponibili nuove terapie efficaci". Naturalmente anche l’accesso ai nuovi farmaci è fondamentale per garantire equità di cura ai 2/3 dei pazienti che vivono nei paesi in via di sviluppo. “Il rapporto invita a modificare drasticamente la modalità di assistenza sanitaria coinvolgendo maggiormente tutti gli attori dell’assistenza sanitaria facendo emergere così la necessità di considerare il malato come persona e garantirgli quindi una qualità di vita accettabile” commenta Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia.

 

FONTE: http://www.repubblica.it/salute/medicina/2016/09/20/news/alzheimer_ancora_troppo_lunghi_i_tempi_della_diagnosi-148166678/?refresh_ce

 

 

L'allenamento mentale permette al cervello di restare giovane. Aiuta, infatti, a prevenire la perdita della memoria e a ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza. Lo spiegano i ricercatori dell’Irccs Inrca - Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico per Anziani di Ancona, che hanno elaborato un “training cognitivo multidimensionale” per la terza età. Si tratta di una serie di esercizi volti ad aiutare gli anziani a conservare la memoria senza ricorrere all'uso dei farmaci. 

“Con l’aumentare dei casi di demenza, la ricerca impone di individuare cure non farmacologiche per prevenire le malattie neurodegenerative - spiega Fabrizia Lattanzio, Direttore scientifico dell'Inrca e autrice dello studio -. È prioritario educare, fin dall’età adulta, ad uno stile di vita fisicamente e mentalmente attivo, anche nello svolgimento delle semplici attività quotidiane”. 

L'efficacia del metodo elaborato dagli scienziati italiani è stata testata durante uno studio finanziato dal Ministero della Salute e dalla Regione Marche, i cui risultati sono pubblicati sulla rivista Rejuvenation Researc. Gli autori hanno invitato 321 persone di età superiore a 65 anni a seguire, per tre anni, un programma di allenamento mentale. I partecipanti sono stati suddivisi in tre diversi gruppi, a seconda del loro stato cognitivo: soggetti sani interessati a scoprire come prevenire la perdita della memoria, individui con lievi disturbi e malati di Alzheimer. 

Il training cognitivo comprende diversi esercizi. Per esempio, prevede tecniche mnemoniche, metodi di concentrazione e di orientamento, strategie per ricordare eventi e appuntamenti, impiego della scrittura per favorire la memorizzare, uso di liste, calendari e agende. Contempla anche la creazione di brevi racconti, che aiutano a fissare i ricordi e migliorano la padronanza del linguaggio. Infine, include passatempi comuni come le parole crociate, il gioco a carte e il sudoku. 

“Il training cognitivo rappresenta un’innovazione nel campo delle terapie contro le demenze - spiega Cinzia Giuli, psicologa dell’Unità operativa di geriatria Inrca di Fermo e responsabile del progetto -, poiché non ha effetti collaterali o controindicazioni, ed è altamente personalizzabile, con esercizi mirati per il singolo caso”.

Al termine della sperimentazione, è emerso che il 70% dei soggetti affetti da Alzheimer ha mostrato un significativo miglioramento delle performance cerebrali e dello stato psicologico. Questa evidenza è stata confermata anche dalla batteria Adas (Alzheimer’s disease assessment scale), che valuta la gravità della malattia attraverso indicatori quali memoria, linguaggio e orientamento. 

Inoltre, il programma sembra in grado di prevenire il declino cognitivo e l'insorgere della demenza: “Nei soggetti affetti da lievi disturbi di memoria e concentrazione, una forma pre-clinica di Alzheimer nota come Mild Cognitive Impairment - ha evidenziato la dottoressa Giuli -, ha aumentato in circa il 50% dei casi la percezione positiva sulle proprie capacità di memoria, che influisce sulla probabilità di ammalarsi a distanza di qualche anno”. Nei soggetti sani questo fenomeno è apparso ancor più evidente: ha, infatti, interessato l’81% del campione. 

Il training, concludono gli esperti, ha determinato effetti positivi anche sull’umore, sul livello di stress e sul benessere percepito dei partecipanti. Tanto che molti anziani hanno manifestato il desiderio di proseguire il programma anche dopo la fine della sperimentazione.

 

FONTE: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18808-meditazione-aiuta-il-cervello-a-restare-giovane?refresh_ce

 

Il diabete non va in vacanza. Anzi, in estate, complice le temperature più elevate, i cambiamenti negli abitudinari stili di vita, la mancata aderenza alla terapia (vissuta come un peso da ricordare anche nei luoghi di villeggiatura) e la sottovalutazione di alcune possibili condizioni climatiche o ambientali sono tutti fattori che possono scompensare la malattia. E oltrepassare le soglie di guardia significa incorrere in pericoli invece evitabili.

 

UN AIUTO DAI FARMACI DI ULTIMA GENERAZIONE 

 

 

Grazie ai microinfusori e ai farmaci di ultima generazione che permettono di fare a meno dell’insulina, è possibile passare un’ottima vacanza anche con il diabete. Oggi seguire la terapia è più facile rispetto al passato, così pure godersi il tempo libero in relax e sicurezza è divenuto meno proibitivo. Fatte le eccezioni legate ai singoli casi, un paziente diabetico (il numero dei malati è raddoppiato rispetto agli Anni 80: può mangiare con gusto e fare attività fisica, senza comunque eccedere nel dispendio energetico o nella scelta di sport estremi. «Il diabete non è una controindicazione o un limite per una buona vacanza - dichiara Francesco Giorgino, direttore dell’unità operativa di endocrinologia e malattie metaboliche dell’azienda ospedaliero-universitaria Policlinico di Bari -. Ma occorre ricordare che la malattia non può essere dimenticata: va monitorata e curata con l’adeguata terapia per tutto il periodo della villeggiatura».

 

 

L’ALIMENTAZIONE EQUILIBRATA RIMANE UN CAPOSALDO 

 

 

Un atteggiamento responsabile consente di concedersi un soggiorno senza rischi beneficiando di tutti i vantaggi che la vacanza apporta all’organismo e anche alla malattia stessa. Basta rispettare cinque facili regole per tenere sotto controllo il diabete e la glicemia. 

 

La prima cosa da fare è evitare la disidratazione, più probabile soprattutto negli anziani (soprattutto tra coloro che assumono diuretici per tenere sotto controllo la pressione sanguigna) con l’aumento delle temperature e, di conseguenza, della sudorazione. «Fondamentale è monitorare con maggiore frequenza la pressione arteriosa che, in estate, tende ad essere più bassa del solito - prosegue Giorgino -. Bisogna fare attenzione ai primi campanelli di allarme che possono segnalare una possibile disidratazione: la bocca asciutta, la pelle secca, il prurito, la sensazione di mancamento e testa vuota, la stanchezza».

 

È quasi superfluo ribadire che il rimedio più efficace è rappresentato dall’acqua, da bere in quantità superiore a due litri al giorno. Quanto al cibo, invece, meglio ridurre al minimo le trasgressioni e mantenersi fedeli al proprio regime alimentare. Se si mangiano cibi insoliti, la raccomandazione è effettuare un autocontrollo più frequente della glicemia. Occorre anche fare attenzione agli orari dei pasti, perché variazioni importanti nella tabella di assunzione degli alimenti potrebbero avere implicazioni sulla terapia farmacologica. 

 

 

 

SAGGEZZA NELLA PRATICA SPORTIVA 

 

 

 

L’estate e l’aria aperta inducono a svolgere maggiore esercizio fisico, ad esempio camminate e attività sportiva. Attenzione a non lasciarsi tentare da sport estremi o da un impegno fisico troppo intenso che possono favorire l’aumento eccessivo della glicemia. Con il diabete è bene privilegiare attività moderate, di tipo aerobico, che contribuiscono a ridurre la glicemia. In estate è consigliato prepararsi all’attività sportiva monitorando sempre la glicemia per prevenire picchi o cali, alimentandosi prima della pratica con degli snack e bevendo più frequentemente (per esempio ogni 20-30 minuti), anche durante l’allenamento, per compensare la maggiore sudorazione e la perdita di liquidi e sali minerali.

 

 

 

FARMACI DA CONSERVARE AL FRESCO

 

Le più alte temperature, tipiche dell’estate, possono alterare le caratteristiche dei farmaci, riducendone l’efficacia. I farmaci quali l’insulina, ma anche terapie orali come capsule e compresse o iniettive come gli analoghi del GLP-1, devono essere conservati in frigorifero e non esposti al sole. Stessa raccomandazione vale anche per i device, sia i glucometri ma soprattutto le strisce reattive che contengono l’enzima per determinare il valore della glicemia.

 

MAI A PIEDI SCALZI

 

Il diabete, specie in persone che ne sono affette da molti anni, può comportare problemi di neuropatia, con perdita della sensibilità tattile, dolorifica e termica. Camminare a piedi nudi non è una buona pratica perché può esporre il diabetico a traumi, microferite, contusioni, ustioni, per esempio passeggiando sulla sabbia bollente o su pietre surriscaldate o poggiando il piede su oggetti taglienti senza avvertire dolore: Lesioni che, a lungo andare, possono innescare una serie di complicanze, fino al piede diabetico. La raccomandazione è quindi di indossare ciabatte o altre calzature comode per proteggere il piede dal contatto diretto con il suolo.

 

FONTE: http://www.lastampa.it/2016/08/18/scienza/benessere/sei-diabetico-ecco-le-regole-per-una-vacanza-sicura-u0BM8pUgOT0ZIb4m6JNiaO/pagina.html

 

 

 

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