Un trapianto combinato di polmoni, fegato e pancreas. È l’intervento a cui è stato sottoposto un paziente di 47 anni, affetto da fibrosi cistica, all’ospedale Molinette di Torino. Il trapianto – primo in Italia e in Europa di ben quattro organi secondo la Città della Salute e della Scienza di cui le Molinette fanno parte – è durato oltre 15 ore ed è tecnicamente riuscito. “La funzione degli organi trapiantati – riferiscono i sanitari – è ripresa regolarmente”. Il paziente, che era stato trasferito con un volo di stato da Bari, è ora nel reparto di Terapia intensiva cardiochirurgica e, non appena possibile, verrà dimesso dalla rianimazione.

 

L’uomo era stato trasferito a Torino per eseguire un trapianto di polmone in emergenza, ma le sue condizioni sono ulteriormente peggiorate, con l’evidenza di una grave disfunzione del fegato. Per trattare in maniera radicale la fibrosi cistica, i medici delle Molinette hanno deciso di procedere col trapianto combinato. Iscritto lunedì scorso nel Programma Nazionale di Trapianto in Emergenza, nella notte tra lunedì e martedì è iniziata la maratona chirurgica, coordinata dal Centro regionale trapianti diretto da Antonio Amoroso. Gli organi sono stati prelevati da un giovane donatore, deceduto in Piemonte per trauma cranico.

 

Le equipe chirurgiche del Centro trapianto di polmone, diretto da Mauro Rinaldi, e del Centro trapianto di fegato, diretto da Renato Romagnoli, si sono succedute in sala operatoria. Massimo Boffini, coadiuvato da Paolo Lausi, ha eseguito il trapianto dei due polmoni. Romagnoli, reduce da altri due trapianti di fegato effettuati poche ore prima, ha invece eseguito il trapianto di fegato e pancreas coadiuvato da Damiano Patrono e da Francesco Tandoi.

 

FONTE: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/11/torino-operazione-record-alle-molinette-trapiantati-polmoni-fegato-e-pancreas-in-un-solo-intervento-funzione-organi-regolari/5509911/

 

È quanto ha scoperto un team di ricercatori australiani che ora utilizzerà le missioni spaziali come laboratorio per capire i meccanismi che inducono la morte di queste cellule, per studiare nuove cure o migliorare l'efficacia di quelle già esistenti. Joshua Chou dell'Università di Tecnologia di Sydney e il suo assistente Anthony Kirollos sistemeranno, infatti, diversi tipi di cellule tumorali, fra le più difficili da sopprimere, in un congegno di piccole dimensioni che sarà mandato in orbita alla Stazione Spaziale Internazionale, nella prima missione australiana di ricerca spaziale. Il progetto ha preso corpo quando Chou e i suoi collaboratori hanno osservato che il simulatore di microgravità del loro laboratorio, che riproduce l'ambiente spaziale riducendo la gravità, aveva un potente effetto su queste cellule.

 

"Abbiamo condotto dei test su quattro differenti tipi di cancro, alle ovaie, al seno, al naso e ai polmoni, e abbiamo trovato che in 24 ore di microgravità, l'80-90% delle cellule moriva senza alcun trattamento farmaceutico", ha spiegato Chou alla radio nazionale Abc.

 

L'ipotesi è che la gravità ridotta uccida le cellule del tumore perché impedisce loro di comunicare. "Nello spazio le cellule del corpo cominciano a subire la condizione detta uploading meccanico", spiega lo studioso.

 

"L'assenza di gravità ha effetto su come le cellule si muovono e agiscono e compromette la loro capacità di sopravvivenza".

 

"Non contiamo certo di trovare una cura definitiva - ha concluso - ma si potrà lavorare in parallelo con le terapie esistenti e migliorarne l'efficacia".

 

FONTE: https://gazzettadelsud.it/articoli/salute/2019/08/28/tumori-dallo-spazio-una-nuova-cura-lassenza-di-gravita-uccide-fino-al-90-di-cellule-a120a365-e4cc-4388-933b-ac8eb1792f29/

 

 

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