Uno scheletro super tecnologico, indossato dall’anziano, riequilibra la postura logorata dalle malattie senili tramite impulsi nervosi. Stimoli cerebrali che dal sistema periferico raggiungono quello nervoso centrale per essere rielaborati ai fini della ricostruzione dell’immagine motoria a livello di cervelletto. Non è fantamedicina bensì uno degli ultimi ritrovati, presentato ieri all’Aquila, durante un meeting formativo all’ospedale San Salvatore, promosso da Marco Pozone, direttore di Geriatria e da Giorgio Spacca, responsabile della riabilitazione ospedaliera, da titolo: «La multimorbilità nel paziente anziano, una sfida per una società che invecchia».

 

«L’esoscheletro», si legge in un comunicato, «è stato indossato, per una dimostrazione pratica, da alcuni anziani nel corso del convegno formativo . A illustrarne nel dettaglio le proprietà è stato il suo inventore, Maurizio Ripani, docente di anatomia dell’università di Foro Italico di Roma. La speciale tuta è stata testata da un gruppo di lavoro italiano e riconosciuta dal Ministero della Salute e, nei prossimi giorni, sarà in commercio in Italia. Si potrà acquistare privatamente o tramite convenzioni con le Asl che decideranno di avvalersene. Lo speciale scheletro viene impiegato su una serie applicazioni che spaziano dall’attività agonistica alle problematiche posturali dell’anziano ma anche in malattie neurologiche come la Sla e fenomeni del Parkinson.

 

I primi risultati sono incoraggianti, secondo Ripani, ma «occorre andare avanti nella ricerca». Secondo uno studio del Dipartimento scienze dell’invecchiamento della Sapienza di Roma i pazienti con età media 65 anni, che hanno indossato la tuta per 30-40 minuti al giorno nell’arco di un mese, hanno raddoppiato la capacità motoria. «Il merito d’aver portato all’attenzione dell’Abruzzo questa novità», prosegue la nota, «riguardante il riallineamento della postura, spetta agli organizzatori Pozone e Spacca. Col convegno didattico l’Asl ha voluto ribadire l’impegno con cui segue le continue evoluzioni tecnologiche legate al mondo degli anziani».

 

FONTE: http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2015/02/15/news/uno-scheletro-supertecnologico-per-curare-gli-anziani-1.10870454

Bronchite, enfisema e asma, sono le difficoltà respiratorie croniche di cui soffre più del 20% della popolazione over 65. Tra i fattori che favoriscono l'insorgenza delle patologie dell'apparato respiratorio in primo luogo è il fumo seguito dai danni dell'inquinamento atmosferico.

 

La bronchite è un'infiammazione dei bronchi, la più frequente malattia delle vie respiratorie ed è caratterizzata da tosse, difficoltà di respirazione, febbre e dolore al torace.

 

L'enfisema polmonare è una malattia che colpisce gli alveoli dei polmoni, piccole cavità dalle pareti sottili che si trovano, a grappoli, all'estremità delle ramificazioni dei bronchi e sono circondate da vasi capillari. La funzione ridotta degli alveoli non assicura un giusto apporto di ossigeno all'organismo. Di solito l'enfisema colpisce più spesso i pazienti anziani e nei casi più gravi provoca una forte difficoltà di respirazione. Tra i sintomi dell'enfisema sono mancanza di respiro, tosse cronica e difficoltà di respirazione caratterizzata dalla tipica sensazione di "fame d'aria".

 

L'asma è una malattia infiammatoria delle vie respiratorie. L'attacco d'asma è caratterizzato dalla difficoltà di passaggio dell'aria nei bronchi, cioè da un'ostruzione bronchiale.

 

I suoi sintomi sono difficoltà a respirare e a far fuoriuscire il catarro che si forma nei bronchi infiammati, tosse, respiro sibilante. Le cause dell'asma possono essere varie. Tra queste le sostanze allergiche presenti nell'aria come gli acari e pollini, ma anche conseguenze di altre infezioni respiratorie.

 

Per prevenire le affezioni croniche dell'apparato respiratorio (bronchite, asma ed enfisema) è importante smettere di fumare perché oltre l'80% dei casi è da ricondurre al consumo di sigarette che causano danni irreversibili al tessuto polmonare. È bene anche evitare il fumo passivo, gli ambienti inquinati e polverosi. Un'alimentazione sana e il movimento all'aria aperta e pulita contribuiscono a evitare le infiammazioni. Particolarmente consigliato il vaccino antinfluenzale, soprattutto nelle persone anziane per le quali questa forma di prevenzione è gratuita.

 

http://www.intrage.it/SaluteEPrevenzione/malattie_respiratorie_bronchite_asma_ed_enfisema

Un secondo sequestro pari a 840mila euro è stato eseguito dalla guardia di finanza nei confronti di società cooperative Onlus, con sedi in varie regioni italiane, impegnate nell’assistenza domiciliare ad anziani. Un primo provvedimento di sequestro di urgenza, dello stesso importo, era stato eseguito nel dicembre scorso. Le società, stando alle indagini coordinate dalla Procura di Bari, avrebbero attestato falsamente il possesso del requisito della disoccupazione per assumere, a tempo indeterminato, 41 dipendenti con le mansioni di operatori socio-sanitari e operai grazie a 1,7 milioni di euro di contributi pubblici `Por Puglia 2007-2013 - bando dote occupazionale´, la metà dei quali già percepiti.

Gli accertamenti

I lavoratori, hanno accertato i finanzieri, erano dipendenti di un’altra società facente capo allo stesso gruppo e trasferiti formalmente alla cooperativa beneficiaria del contributo pubblico «al solo fine - spiega la Procura - di legittimare la percezione della dote occupazionale». Otto le persone indagate con l’accusa di truffa aggravata. Tra i beni sequestrati ci sono disponibilità bancarie, ville, appartamenti e terreni, nelle provincie di Bari, Foggia e L’Aquila, tre autovetture e tre motocicli

 

FONTE: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_febbraio_12/truffa-contributi-assistenza-anziani-sequestrati-900mila-euro-e26bc23c-b2ba-11e4-9278-4bec7f0d94d0.shtml

L’ictus cerebrale si ha quando il flusso di sangue non arriva in modo corretto al cervello e le cellule di quest’ultimo subiscono un danno dovuto alla mancanza di ossigeno. Quando il flusso si riduce o s’interrompe le cellule nervose perdono in parte o completamente le loro funzioni con conseguenze importanti come infermità che richiedono assistenza sia da parte della famiglia che di strutture specializzate.

L’ictus può essere di due tipi:

- ischemico, quando si restringe o si chiude improvvisamente un’arteria che porta il sangue al cervello con conseguente sofferenza o morte di cellule cerebrali;
- emorragico, quando si rompe un’arteria cerebrale a causa dell’aumento della pressione sanguigna arteriosa o per una malformazione di una parete dell’arteria stessa.

I sintomi

I sintomi dell’ictus si presentano all’improvviso e sono dovuti alla perdita temporanea o definitiva di alcune funzioni cerebrali, che dipendono dalla parte del cervello danneggiata dall’interruzione del flusso di sangue.

In particolare, è necessario rivolgersi immediatamente al pronto soccorso medico quando si riscontrano uno o più di questi segnali che riguardano o la parte sinistra o quella destra del corpo:

- perdita di sensibilità di una parte del corpo o del volto;
- difficoltà a muovere o paralisi di un lato del corpo o del volto;
- perdita della vista o visione sdoppiata;
- difficoltà a parlare o articolare il linguaggio;
- vertigini, vomito o perdita dei sensi, mal di testa acuto.

La prevenzione

Prevenire l’ictus è molto importante. Questa patologia rappresenta infatti la terza causa di mortalità in Italia. E allora è essenziale:

- non fumare;
- controllare la pressione arteriosa, soprattutto quando si soffre di ipertensione;
- tenere sotto controllo il livello del colesterolo e quello della glicemia, con una dieta sana ed equilibrata e con un giusto esercizio fisico.

 

FONTE: http://www.intrage.it/SaluteEPrevenzione/ictus_cerebrale

Nonostante sia uno fra i tumori più metastatici, il mieloma multiplo è portato a diffondersi all’interno del corpo del paziente solo da un sottoinsieme di cellule neoplastiche. La scoperta è dei ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute, che hanno presentato lo studio al meeting annuale della American Society of Hematology (ASH),


Lo studio – come riporta la rivista Science Daily – suggerisce che attaccare quei sottoinsiemi con farmaci mirati possa diminuire la capacità della malattia di diffondersi in tutto il midollo osseo dei pazienti colpiti. La scoperta è stata fatta con lo sviluppo di un modello murino della malattia: ciò ha permesso ai ricercatori di monitorare quale dei quindici gruppi genetici – o sottocloni – di cellule del mieloma si fosse diffuso oltre il loro sito iniziale, nelle zampe posteriori degli animali. Con l’etichettatura dei diversi sottogruppi con l’uso di coloranti fluorescenti, i ricercatori hanno determinato che solo uno dei subcloni era responsabile per la metastasi della malattia.

 

Le anomalie genetiche nel tessuto del mieloma iniziale sono state poi confrontate con quelle nei tumori metastatici, scoprendo che 238 geni erano significativamente meno attivi in quest’ultimo gruppo, compreso un gene “firma” del mieloma metastatico.

 

“Di tutti i geni che sono stati diversamente espressi nei due gruppi, ne abbiamo trovato undici che hanno svolto un ruolo funzionale nella metastasi e che quindi possono essere il fattore scatenante della malattia”, ha detto Irene Ghobrial, del Dana-Farber Cancer Institute, autore senior dello studio. “Se studi futuri confermeranno quel ruolo – ha aggiunto – i geni potrebbero diventare bersagli per terapie che blocchino le metastasi del mieloma”.

 

FONTE: http://www.osservatoriomalattierare.it/mieloma-multiplo/7510-2015-02-02-14-48-44

Stavolta, evidentemente, ci siamo fatti influenzare. Anche e soprattutto da queste parti, dove l’elevata età media, l’alto tasso di anziani rende il vaccino anti-influenzale ancor più consigliato e importante che altrove. Parafrasando alla rovescia il più fortunato degli slogan del passato delle campagne pro-vaccino stagionale, vien proprio da dire questo. La puntura di Vespa (quella che il conduttore si è volutamente lasciato praticare davanti alle telecamere di Rai Uno a inizio dicembre) non ha fatto il miracolo. Un po’ ovunque infatti s’è registrata una contrazione del numero totale di persone che quest’anno hanno deciso di vaccinarsi, dopo che alle porte dell’inverno alcune morti sospette (che poi è stato accertato non essere dipendenti dal farmaco anti-influenzale) avevano ingenerato diffidenza, se non vera e propria psicosi, nei confronti del vaccino.

 

Trieste non ha fatto eccezione. Anzi. Più che di contrazione, qui si può parlare di crollo. «Quest’anno - spiega Fulvio Zorzut, direttore della struttura Igiene e sanità pubblica dell’Azienda sanitaria - la percentuale degli ultrasessantacinquenni che si sono vaccinati in provincia è scesa dal 49,1 al 42,8%. Nel contempo si sono ammalate generalmente più persone, alcune migliaia in più rispetto ai precedenti inverni. Ciò non vuol dire automaticamente che la causa sia stato proprio il calo delle vaccinazioni. Questa in effetti è l’epidemia più aggressiva degli ultimi anni. Si stima che ogni mille abitanti gli ammalati siano 11. Per trovare un tasso di contagi così elevato bisogna risalire alla cosiddetta “post-pandemica” del 2010, quando di malati se n’erano contati 15 ogni mille assistiti».

 

Le proiezioni statistiche, fa notare Zorzut, dicono che sarà proprio questa, più o meno dappertutto e dunque anche dalle nostre parti, la settimana col picco più alto di contagi. Poi il virus inizierà la sua lenta ritirata. A livello di aggressività siamo nella media, dietro Emilia Romagna, Trentino e Marche, che risultano essere quest’anno le regioni in cui si stanno registrando più casi. Ad ammalarsi di più, come sempre, sono i bambini al di sotto dei 4 anni mentre la fascia d’età meno interessata dal virus, anche perché è quella che malgrado tutto si vaccina di più, appartiene agli over 65.

 

«Non è il primo anno - rileva ancora Zorzut - che si registra un calo nelle vaccinazioni nella nostra provincia, così come nel resto del Friuli Venezia Giulia e in tutta Italia. A parte un’inversione di tendenza proprio l’anno scorso, i primi segni di cedimento nei cosiddetti tassi di copertura sono comparsi già nel 2009, in seguito all’allarmismo legato alla “suina”. Nella gente si era allora fatto strada un certo sconcerto di fronte a un allarme preventivo cui aveva fatto seguito però un virus che non si era rivelato tanto più aggressivo che in altre occasioni. Tre anni fa, quindi, un ulteriore calo è coinciso con una campagna influenzale in cui erano state ritirate dosi di vaccino a milioni, poi controllate, ritenute sicure e rimesse a disposizione delle aziende sanitarie». Un po’ com’è successo quest’anno: l’Aifa, l’Agenzia del farmaco, dopo le morti sospette si è ripresa le fiale, le ha ricontrollate e le ha rispedite ai presidi sanitari, pronte a essere somministrate agli assistiti. «L’evento - chiude Zorzut - ha dimostrato come la vigilanza dell’Aifa funzioni e sia efficace. Certo ha aumentato il grado d’incertezza nella gente, alimentata anche da alcune informazioni a mio avviso eccessivamente allarmistiche». E l’opinione pubblica, a quel punto, non è tornata indietro in massa. Neanche davanti alla puntura di Vespa in tv.

 

FONTE: http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/02/10/news/triesteinfluenza-giu-il-numero-degli-anziani-vaccinati-1.10833447

Gli anziani necessitano di una razione giornaliera doppia di proteine rispetto alla dose giornaliera raccomandata. A suggerirlo, in uno studio pubblicato sulla rivista American Journal of Physiology—Endocrinology and Metabolism, sono i ricercatori della University of Arkansas for Medical Sciences di Little Rock (Usa), secondo cui non conta come sia distribuito il consumo di proteine nell'arco della giornata, ciò che importa è aumentarne la quantità per poter conservare un'adeguata massa muscolare.

 

La ricerca è stata condotta su 20 persone di età compresa tra i 52 e i 75 anni, che sono state suddivise in quattro diversi gruppi. I soggetti capitati nel primo dovevano assumere, per quattro giorni, la dose giornaliera raccomandata di proteine, pari a 0,8 grammi al giorno, distribuita nei tre diversi pasti in egual modo (33% a colazione, pranzo e cena). I partecipanti assegnati al secondo gruppo dovevano assumere la stessa concentrazione di proteine, ma in quantità differenti durante l'arco della giornata (15% a colazione, 20% a pranzo e 65% a cena). I volontari del terzo e del quarto gruppo, infine, dovevano consumare una razione doppia di proteine, pari a circa 1,5 g al giorno, distribuita equamente o in quantità differenti nei diversi pasti. Al termine dell'esperimento, gli studiosi hanno osservato che la suddivisione delle proteine attraverso i pasti non aveva avuto effetti significativi. Al contrario, l'introito totale assunto aveva fatto la differenza: la dose maggiore aveva aumentato il bilancio proteico e la sintesi proteica muscolare.

 

“Anche se il tipo di distribuzione delle proteine, spiegano gli autori, non ha avuto un impatto significativo, abbiamo osservato che il maggiore apporto proteico ha influenzato il bilancio e la sintesi proteica muscolare di tutto l'organismo. L'intero bilancio proteico risultava maggiore con un consumo di proteine superiore alla dose giornaliera raccomandata".

 

FONTE: http://www.salute24.ilsole24ore.com/articles/17430-anziani-quando-l-eta-avanza-la-necessita-di-proteine-raddoppia

La depressione è una malattia caratterizzata da una alterazione del tono dell’umore che si manifesta con malinconia, tristezza, voglia di piangere senza motivi precisi, tendenza ad isolarsi dal resto del mondo, perdita di interesse per le cose abituali come leggere i giornali, guardare la televisione, frequentare gli amici, uscire di casa; colpisce il 15 per cento della popolazione anziana.

 

Importanza della dieta

 

È possibile prevenire la depressione cercando di evitare o risolvere eventuali fattori di rischio, ma anche seguendo una dieta sana ed equilibrata che aumenta il benessere generale dell’organismo. Recenti studi hanno svelato che, nel piatto, non devono mancare cibi ricchi di sali minerali, in particolare ferro e selenio, presenti nelle verdure verdi a foglia larga e nella golosa cioccolata. Abbondante deve essere anche l’apporto di vitamina C, di cui sono ricche le arance. Dal Giappone i ricercatori fanno sapere che un consumo di 4 tazze di tè verde al giorno migliora l'umore e allevia i sintomi della depressione in tarda età.

Sintomi e caratteristiche

 

La depressione senile è causata solitamente da malattie dovute all’invecchiamento fisico e mentale, oppure a situazioni sociali ed economiche disagiate.

I principali fattori sono:

 

  • isolamento sociale;
  • invalidità e dipendenza dall'aiuto di altre persone;
  • diminuzione delle risorse economiche;
  • perdita del proprio status sociale;
  • perdita del lavoro;
  • ripetute esperienze di lutto o di perdita;
  • cattivo adattamento alle malattie;
  • cattivi meccanismi di difesa dall'angoscia della morte.

I sintomi che caratterizzano uno stato depressivo nelle persone in età avanzata sono gli stessi che si manifestano nelle persone più giovani: senso di debolezza al minimo sforzo, mal di testa, palpitazioni, dolori, vertigini, dispnea, difficoltà respiratorie. Tuttavia, identificare la depressione senile non è sempre facile, perché i primi sintomi depressivi negli anziani vengono spesso collegati a problemi fisici e mentali dovuti all’età. Gli anziani depressi inoltre, diversamente dalle persone affette da demenza, che mostrano evidenti e frequenti disturbi del comportamento, difficilmente si fanno notare e la loro condizione di disagio raramente viene rilevata e trattata adeguatamente.

 

Prevenzione e Cura

 

Quando l’alterazione del tono dell’umore si presenta più volte in un anno e in episodidi lunga durata allora, diventa indispensabile rivolgersi a chi può fornire un aiuto a risolvere questo problema: il primo riferimento è il medico curante che può valutare i sintomi in base alla lunga conoscenza della persona e ai problemi clinici; inoltre, il rapporto di fiducia tra medico e paziente, facilita il colloquio, strumento indispensabile per la diagnosi.
 
Per curare la depressione senile, prima di ricorrere all’uso dei farmaci, è importante analizzare l’ambiente in cui la persona vive, i fattori psicologici, sociali e ambientali che lo circondano. Spesso la vecchiaia viene vissuta come una malattia, con rassegnazione e senza stimoli verso il mondo circostante, ci si chiude in sé stessi, si vive di ricordi e ci si ammala di depressione. Per evitare che si inneschi un quadro depressivo, è importante che ci sia qualcuno accanto alla persona anziana, in grado di circondarla di affetto e di considerazione.

 

FONTE: http://www.intrage.it/SaluteEPrevenzione/depressione_senile

«Una persona in casa di riposo costa in media 3.500 euro al mese, ripartiti tra la Provincia e l’assistito o la famiglia, se rimane a casa propria - nella peggiore delle ipotesi - all’ente pubblico ne costa al massimo 1.800 (la cifra corrisponde all’importo più alto dell’assegno di cura, ndr)». Luca Critelli, direttore della ripartizione politiche sociali della Provincia, spiega con le cifre, perché si cercherà di favorire al massimo il desiderio degli anziani di rimanere il più a lungo possibile a casa propria. «Lo chiedono loro - ricorda il dirigente - lo consigliano i medici per evitare un rapido peggioramento delle condizioni psico-fisiche, ma è anche una questione di sostenibilità economica, visto che la Provincia già oggi paga 195 milioni (di cui 30 messi a disposizione dalla Regione) all’anno in assegni di cura. A beneficiarne sono complessivamente 14.800 persone». Di questi 4.200 vivono in casa di riposo, gli altri, ovvero oltre 10 mila, a casa propria.

 

Ma la Provincia come pensa di affrontare la crescita esponenziale, prevista per i prossimi anni, delle persone anziane?

 

«Una volta le stime consideravano gli ultra sessantacinquenni, ma oggi sono troppi e fortunatamente sono persone che stanno bene, quindi oggi si parte dagli ultra settantacinquenni che in provincia sono 46.500, ciò significa che su una popolazione di 516 mila abitanti rappresentano circa il 9%. Una cifra destinata sicuramente ad aumentare, non bisogna però commettere l’errore di pensare che alla crescita delle persone anziane corrisponda automaticamente una un aumento del bisogno di assistenza. Fortunatamente per noi e per le casse pubbliche assieme all’età aumenta anche la qualità di vita».

 

Da quando è stato introdotto l’assegno di cura qual è stato l’aumento?

 

«Nel 2007-2008 i richiedenti erano 13.500, oggi 14.800. L’aumento c’è stato, ma non abbiamo avuto, come si temeva, un’esplosione delle domande. E comunque questa cifra non comprende solo anziani: calcoliamo che 3-4 mila di questi siano in realtà non autosufficienti adulti o addirittura giovani».

Per quanto riguarda le strategie per il prossimo futuro i piani della Provincia riguarderanno tre livelli: case di riposo, forme di residenza assistita e assistenza domiciliare.

«In Alto Adige - spiega Critelli - abbiamo circa 4.200 posti nelle case di riposo e prevediamo un aumento annuo complessivo di 50 letti, non di più. Le liste d’attesa sono ormai ridotte al minimo».

 

A Bolzano comunque c’è un progetto di realizzare una novantina di posti, di cui 30 all’interno di alloggi protetti, nel programma di radicale ristrutturazione del Grieserhof, un’altra ottantina si dovrebbero costruire sulla via Castel Firmiano, dove la famiglia Waldner, proprietaria in via Col di Lana di Villa Melitta, vuole costruire un centro di riabilitazione d’avanguardia.

Ma la casa di riposo sarà sempre più l’ultima spiaggia, ovvero il luogo dove si approda quando proprio non ci sono alternative. «Si farà di tutto per favorire la permanenza a casa degli anziani anche se in futuro, con famiglie sempre più piccole, spesso disgregate e con le donne che lavorano, bisognerà affidarsi alle badanti. Di buono c’è che sul territorio ci si sta organizzando: ci sono già 6-7 associazioni che ne curano la formazione, fanno i contratti, tengono i rapporti con le famiglie degli assistiti. La crisi poi sta facendo sì che il lavoro di badante cominci ad interessare anche agli altoatesini».

 

FONTE: http://altoadige.gelocal.it/bolzano/cronaca/2015/02/02/news/il-futuro-degli-anziani-e-a-casa-costa-meno-e-si-vive-meglio-1.10789196

I nomi sono di fantasia, la storia no. Adam e Sonja, marito e moglie, arrivano in Italia nel 1997 con le prime ondate di sbarchi dall'Albania. Ottengono il permesso di soggiorno, trovano un lavoro.

Nel 2008 presentano la domanda di cittadinanza: vivono qui da oltre 10 anni e hanno la fedina penale immacolata. La legge dice che lo Stato deve rispondere entro 730 giorni. Ma i due anni passano invano. Istanze, solleciti, raccomandate per posta certificata sbattono su un muro di silenzio.

 

Il 15 febbraio 2013 depositano una diffida. «Avremmo fatto ricorso al Tar del Lazio, ma l'avvocato chiese 1.500 euro che non avevamo», raccontano. Ancora nulla. Un giorno a Sonia arriva la voce che un certo avvocato sa come fare: in cambio di alcuni biglietti da 100 euro (in nero) va in questura, estrae il fascicolo e lo mette in cima alla pila di carte. In 5 anni la pratica non aveva lasciato gli uffici di polizia, ma la manina magica compie il miracolo. Dopo un mese il fascicolo vola al Viminale e dopo altri sei mesi giunge la cittadinanza. Il fascicolo del marito, invece, è sempre fermo.

Ecco come si diventa cittadini italiani: pagando in nero avvocati senza scrupoli. Ahmed (altro nome inventato) sbarca in Italia nel 1994. Dopo aver fatto mille lavori, ora gestisce un negozio di kebab. Nel 2008 chiede la cittadinanza. Trascorrono cinque anni prima di sapere che ancora «mancano elementi informativi essenziali per la definizione dell'istanza». Le mail certificate tornano indietro perché la casella del Viminale è piena.

 

Altro giro, altro avvocato specializzato a rastrellare pratiche di disperati a tariffa variabile: si va dai 400 ai 1.200 euro. Il legale è di Roma ma lo si incontra sovente nei tribunali del Nord. Vanta agganci sicuri al ministero. E anche Ahmed paga per avere ciò che gli spetterebbe per legge.

«Anziché dare opportunità reali, importiamo disperazione», scuote la testa Mimma Pelleriti, responsabile delle politiche d'integrazione alla Cisl di Bergamo, in prima fila nel denunciare le scorciatoie utilizzate per diventare italiani. «Il mercato della cittadinanza è indecente. Chi la chiede dovrebbe essere ben noto alle autorità di pubblica sicurezza: ci vogliono 10 anni di residenza effettiva e regolare in Italia, con permesso di soggiorno, lavoro, nemmeno una multa, dimostrando di essere integrati nel contesto sociale. È gente inserita che non ha mai dato problemi. Due anni per raccogliere i pareri delle forze dell'ordine di zona e valutare le istanze è un periodo congruo. Invece i ritardi burocratici aprono lo spazio al commercio clandestino delle pratiche. Ormai ottiene la cittadinanza in tempi brevi soltanto chi paga: in modo lecito (i ricorsi al Tar) o illecito (gli avvocati senza scrupoli)».

 

L'Anolf di Bergamo (Associazione nazionale oltre le frontiere), ente legato alla Cisl, ha denunciato il fenomeno alla questura orobica facendo il nome di un professionista romano che naviga nel torbido. Nella segnalazione si legge che l'avvocato è a conoscenza, non si sa come né a che titolo, di nomi e telefoni di chi ha chiesto la cittadinanza, e che si propone «dietro compenso di farsi carico della pratica, riuscendo a ottenerla in breve tempo senza la necessità di rivolgersi alla giustizia amministrativa in quanto vantava importanti amicizie tra il personale del ministero».

Una denuncia grave: al Viminale ci sarebbero impiegati o funzionari compiacenti che, approfittando delle lentezze amministrative (o addirittura favorendole), alimentano il bazar delle concessioni, vergognoso e illegale, gestito da avvocati senza scrupoli. «La gran parte degli immigrati sono abituati a mercanteggiare su tutto - dice Adriano Allieri, responsabile di Anolf Bergamo -, a pagare anche ciò cui hanno diritto, ma noi dovremmo dare un segnale che qui le cose funzionano diversamente».

 

Ma le scappatoie per diventare italiani comprendono altri tipi di complicità, oltre a quelle delle amministrazioni pubbliche. Ci sono anche i datori di lavoro disonesti che firmano contratti di soggiorno per manovalanza stagionale che invece non viene mai assunta. Il racket dei clandestini gira a questi imprenditori-truffatori una parte dei soldi estorti ai disperati. Gli stranieri pagano per avere un permesso temporaneo, che può andare da tre a 9 mesi, per lavorare nelle campagne, come colf o badanti, o nel turismo, in ristoranti e alberghi durante la stagione delle vacanze.

La realtà è diversa. Sbarcano con contratti di lavoro simulati e poi restano come clandestini. Non lavorano nemmeno un giorno, ma riescono comunque a mettere piede in Italia in modo apparentemente regolare affidandosi poi all'immortale arte di arrangiarsi. La catena delle illegalità è lunga fino ad arrivare alla richiesta della cittadinanza, dove subentrano le lungaggini e le connivenze di avvocati che millantano agganci al ministero e oliano le pratiche in cambio di soldi.

 

«L'assenza di controlli in questo campo è uno scandalo - protestano Pelleriti e Allieri -. Da noi si presentano tantissimi immigrati con i contratti di soggiorno ma nessuna posizione aperta all'Inps. Basterebbe incrociare i dati delle questure e della previdenza per scoprire questo tipo di truffe e combattere la clandestinità. Perché non lo fanno? E perché l'Unione europea non applica controlli maggiori? In fondo, con la cittadinanza un extracomunitario acquisisce la libera circolazione. Il buonismo dilagante copre molte situazioni fuorilegge. Non è giusto e non è dignitoso per queste persone. Noi non vogliamo essere complici di un sistema che promuove l'illegalità, ma condividere buone prassi».

 

FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/boom-dei-matrimoni-anziani-e-badanti-ogni-anno-5mila-1088896.html

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