Dopo la pubblicazione dell’articolo sulla guida per assumere una badante in regola, anche alla luce della nuova tabella delle retribuzioni per il lavoro domestico 2018, ci hanno scritto molti utenti che non sono stati altrettanto previdenti. In caso di lavoro domestico in nero i problemi molto spesso sorgono al momento di interrompere il rapporto di lavoro.

I numeri dell’Osservatorio sui lavoratori domestici parlano chiaro in relazione ad un rapporto basato sui dati Inps, la spesa annuale degli italiani per colf e badanti ammonta a circa 7 miliardi all’anno (solo per quelli in regola). E la tendenza è in aumento posto che, sempre secondo i dati Inps, da qui al 2030 l’Italia avrà bisogno del 25% di badanti in più. In Italia circa il 50% delle badanti lavora in nero. Nei casi “migliori” si tratta di zone di grigio perché il contratto c’è ma l’inquadramento è sbagliato.

Eppure molti rapporti di lavoro domestico finiscono in tribunale. Se la colf o la badante licenziata fa vertenza rivolgendosi al patronato possono spuntare conteggi di ferie non usufruite, ore di lavoro non pagate e tredicesime saltate. Così anche i datori di lavoro in buona fede, certi di essere in regola, possono ritrovarsi a pagare sanzioni e simili. Emblematico è il caso di una badante dell’Est Europa che ha chiesto 128 mila euro di risarcimento danni: una cifra che può sembrare assurda ma determinata, come ha spiegato l’avvocato della controparte, dalla signora che era “stata assunta come colf fino al 2013, questo perché dalle 8 alle 17 la madre del mio assistito era al centro malati di Alzheimer di Roma. Dalle 17 in poi invece, era lui stesso a occuparsene. Nel 2013 le cose sono cambiate, lui è andato via di casa e ha stipulato un nuovo contratto con la signora, questa volta inquadrandola come badante. Considerando le nove ore che la persona assistita trascorreva al centro Alzheimer, la badante lavorava due ore al giorno. Indagando si è scoperto, inoltre, che quando era sola in casa la signora ‘arrotondava’ tagliando i capelli ai suoi connazionali”. Alla fine i giudici “si sono limitati” a far pagare al datore un’ammenda di 5 mila euro perché era stata registrata come badante a persona autosufficiente mentre si trattava di anziana non autosufficiente.

 

Licenziamento colf e badanti in nero: quando si rischia la vertenza

 

Sicuramente quindi il primo consiglio per evitare la vertenza da parte di colf e badanti è quello di essere in regola. Può sembrare un appunto banale ma non lo è: molto cause scaturiscono dalla disinformazione; nell’ambito del lavoro domestico infatti chi assume è tenuto a svolgere il ruolo di datore di lavoro pur non avendone in molti casi la competenza. Scrivere quindi un contratto e dichiararlo all’Inps. Il lavoro domestico, per legge, può essere in realtà instaurato anche verbalmente. Tuttavia, soprattutto in fase di contenzioso, la forma scritta permetterà di dimostrare la mansione, le ferie, la malattia etc.

Nel caso di omissioni contributive il datore di lavoro è tenuto al pagamento di una sanzione per ogni lavoratore al tasso del 30% in base annua calcolate sull’importo dei contributi evasi con un massimo del 60% ed un minimo di 3.000 euro, a prescindere dalla durata della prestazione lavorativa accertata. Questo significa, in altre parole, che anche per una sola giornata di lavoro “in nero”, il datore di lavoro può essere multato con la sanzione minima applicabile di 3.000 euro.

Per essere in regola con i contributi colf e badanti bisogna non solo pagare quelli per l’effettivo orario lavorativo, ma anche effettuare i versamenti dovuti alla Cassa malattia. Il bollettino da pagare che l’Inps invia al datore di lavoro prevede infatti solo i contributi previdenziali, tuttavia il contratto collettivo nazionale all’articolo 52 fa riferimento anche il pagamento della Cassa malattia attraverso i Maf dei contributi previdenziali. Quando la lavoratrice va a richiedere dei rimborsi alla Cassa e non trova i versamenti possono insorgere problemi.

Aldilà del contratto è prevista la comunicazione all’Inps dell’assunzione colf e badanti entro la mezzanotte del giorno precedente a quello di inizio del rapporto di lavoro. La stessa ha efficacia anche nei confronti del Ministero del lavoro, dell’INAIL, nonché della Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo. Questa comunicazione inoltre sostituisce anche il modello Q (non più in vigore dal 15 novembre 2011) perché contiene anche i dati del permesso di soggiorno obbligatorio.

La mancata comunicazione entro i termini determina l’applicazione di una sanzione amministrativa da € 200,00 a € 500,00 per ciascun lavoratore interessato (art. 19, comma 3, D.Lgs. 276/03).

 

Licenziamento colf e badanti: procedura per evitare vertenze

 

Il consiglio quindi quando la colf e /o badante si dimette o viene licenziata è quello di rivolgersi caf, o all’associazione o al commercialista di vostra fiducia e richiedere l’elaborazione di una busta paga o di un conteggio di lavoro per il calcolo delle spettanze di fine rapporto (ricordate che entro 5 giorni dovete anche comunicare all’Inps la cessazione del rapporto di lavoro). Anche se la collaboratrice domestica ha lavorato in nero, dunque senza contratto e senza iscrizione all’Inps, è consigliabile dare mandato ad un professionista per la redazione del suddetto conteggio lavorativo.

 

Per evitare tutti questi problemi burocratici e amministrativi scegli Vitassistance, assumiamo noi direttamente la badante con servizi in convivenza e ad ore mettendola in regola con il giusto contratto nazionale del lavoro e ci prendiamo noi tutte le responsabilita fiscali, burocratiche e amministrative !

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FONTE: https://www.investireoggi.it/fisco/licenziamento-badante-non-regola-evitare-vertenza-quali-sanzioni-si-rischiano/

 

L'Italia è sempre più anziana: aumentano ictus, lesioni del midollo spinale e sclerosi multipla. E soprattutto, entro 25 anni le demenze negli over 80 raddoppieranno. Se ne è parlato ieri a Trieste, durante il 18 Congresso Nazionale della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica - SIRN, presieduto dal Prof Carlo Cisari, Presidente SIRN. "L'invecchiamento della popolazione è tipicamente accompagnato da un aumento del carico delle malattie non trasmissibili - Stefano Paolucci, Direttore U.O. complessa Riabilitazione Solventi Fondazione S. Lucia - IRCCS di Roma - come quelle cardiovascolari, il diabete, la malattia di Alzheimer e altre patologie neurodegenerative, tumori, malattie polmonari croniche ostruttive e problemi muscoloscheletrici. Per esempio, il World Alzheimer Report riporta che il numero attuale di 47 milioni di persone affetti da demenza è destinato a salire, a causa dell'invecchiamento della popolazione, a 131 milioni entro il 2050".

 

La riabilitazione è un lavoro di gruppo che riguarda più professionalità: il medico, il fisioterapista, il terapista occupazionale, lo psicologo, l'infermiere, il bioingegnere. Nella SIRN, infatti, non sono iscritti solo medici, ma tutti gli operatori del team riabilitativo. "Il soggetto invecchia normalmente e perde giornalmente le sue competenze, da un punto di vista cognitivo e fisico - spiega Carlo Cisari, Presidente della SIRN -  è ovvio che noi dobbiamo stimolare, nell'ambito della popolazione normale, una serie di attività per ridurre questo invecchiamento, con esercizi ad hoc che stimolino corpo e mente, promuovendo uno stile di vita atto a vivere in maniera sana, senza eccessi, come fumo, stress, malnutrizione e alcol. Purtroppo si è visto che anche molti pazienti neurologici, invecchiando, perdono più rapidamente le loro abilità motorie, quindi anche quelli in fase cronica devono essere riabilitati costantemente per mantenerle attive. Lasciati a sè, infatti, perdono drasticamente le loro capacità".

 

È soprattutto l'ictus, la lesione celebrale focale, la malattia più frequente legata all'invecchiamento. I numeri sottolineano, però, una lieve diminuzione di incidenza rispetto agli anni scorsi, ma sono anche migliorate le capacità di cura in fase acuta, soprattutto con la trombolisi. A preoccupare, peroò, sono anche le demenze: queste, nel 2050, supereranno i 130 milioni di casi al mondo. In Italia ne è affetto un over 80enne su 4, per un totale di circa 1 milione e 200 mila casi, ma nell'arco di 25 anni i casi diventeranno 2 milioni e mezzo e riguarderanno un over 80enne su 2.

 

"Molto frequenti, tra le patologie legate all'età, anche la sclerosi multipla - aggiunge Cisari - nonchè le lesioni del midollo spinale, l'Alzheimer e il Parkinson: tutte queste malattie sono in aumento, costante e preoccupante. Soprattutto il Parkinson, essendo strettamente legato all'aumentare dell'età. Malattie che non si possono prevenire, ma per cui occorre instaurare precocemente una terapia farmacologica corretta e una terapia riabilitativa intensa e continuativa".

FONTE: https://www.agi.it/salute/ictus_demenze_sclerosi_alzheimer_dati_aumento-3746917/news/2018-04-08/

 

Avere una badante che abbia un contratto è fondamentale al giorno d’oggi per gli anziani, questo perché possono essere assunte solo persone che hanno un certo grado di conoscenze ed esperienze nel settore. Il contratto badante convivente non è singolo, ce ne possono essere di vari tipi e successivamente li vedremo insieme. Per tutti gli anziani mantenere una vita dignitosa non è sempre facile, molti di loro non possono rimanere nelle proprie case o non possono sentirsi autonomi ma ad oggi grazie a questa nuova tipologia di contratti badanti è stato possibile risolvere un grande problema.

 

Contratto badanti convivente: come può essere utilizzato

 

La tipologia di contratto badanti o contratto di lavoro domestico, può essere utilizzato solo ed esclusivamente per l’assunzione diretta delle badanti conviventi. Il contratto può essere inoltre stipulato o dalla famiglia dell’assistito, da un’agenzia interinale o dall’assistito stesso. Ci sono però ovviamente delle variazioni in base al tipo di stipulazione del contratto badanti che sono state date dal CCNL con una serie di voci che vanno contrattate tra le due parti.

Ci sono diverse mansioni e diversi livelli di inquadramento all’interno dei contratti badanti, e ad ogni tipo di questi, corrispondono dei diversi trattamenti normativi, economici e giuridici. I livelli sono A, B, C e D e possono essere suddivisi a loro volta in livelli semplici o super.

 

Contratto badanti convivente: livelli e mansioni da effettuare

 

Ad esempio nel livello A e A super del contratto badanti, si fa riferimento a persone che non hanno esperienza o che ne hanno davvero poca, quindi non superiore ai 12 mesi e questi dovranno svolgere dei compiti sotto il diretto controllo del datore di lavoro stesso, quindi l’assistito o la famiglia.  Nel livello B si parla di lavoratori con esperienza superiore ai 12 mesi, che hanno quindi esperienza e possono lavorare anche singolarmente grazie alle esperienze pregresse.

 

L’assistenza alle persone anziane

 

Per quanto riguarda invece l’assistenza e alla cura di persone non sanitaria, c’è il livello B super che prevede mansioni riguardo alla pulizia della casa, quindi assistenza di persone che sono autosufficienti. Il livello C super invece include un contratto badanti per coloro che hanno specifiche caratteristiche professionali anche senza diploma, che possono quindi essere autonomi ed essere inquadrati per persone non autosufficienti, svolgendo mansioni di pulizia e mantenimento della casa. Il livello D super è quello che è utilizzato per un contratto badanti di persone che hanno un diploma e quindi hanno un’esperienza specifica nell’assistenza di persone non autosufficienti. La formazione per questo livello è fondamentale in quanto consente di poter acquisire le caratteristiche adatte per lo svolgimento delle attività di assistenza. Le ore di formazione inoltre per un contratto badanti non devono essere inferiori a 500 ore.

 

FONTE: http://lavoro.iltabloid.it/2018/04/07/contratto-badante-convivente.html

 

Assistere un anziano non autosufficiente in casa costa fatica, soldi e sofferenza”. Paola, impiegata di 53 anni, divorziata e senza figli, racconta l’esperienza di vivere con la madre di 84 anni, fragile per gli acciacchi dell’età e con una forma di demenza senile. Ormai questa è la normalità per molte persone in Italia. Secondo i numeri dell’Istat per il 2017, nel nostro paese gli anziani – dai 65 anni in su – sono 13.528.550, il 22,3 percento della popolazione. In Piemonte il dato sale al 25,1 percento: 1.100.069 anziani. Significa che per ogni 100 persone giovani, sotto i 14 anni, ce ne sono 198 oltre la soglia della terza età: un dato in crescita da oltre 15 anni, che mostra lo sbilanciamento del peso sociale. Prendersi cura di un parente anziano vuol dire stargli accanto ogni giorno con pazienza e fatica.

 

In Italia una persona su quattro fa parte della “rete informale” che fornisce cure a familiari e conoscenti. È il “welfare all’italiana”, con le parole dell’Istat, la solidarietà che coinvolge circa 15 milioni di persone. Il popolo dei “caregiver”, termine anglosassone per i “donatori di cure”, è composto per la maggior parte da donne, sposate, disoccupate o con orari di lavoro che permettono di dedicare tempo a un tipo di convivenza particolare. “L’impegno va oltre la terapia per le patologie di cui soffre la mamma – continua Paola – bisogna stare attenti a tante cose e la preoccupazione ti accompagna sempre.Per fortuna lavoro e con l’accompagnamento ce la caviamo”.

 

In Europa continentale e del Nord il sistema di welfare prevalente è quello della defamiliarizzazione: il settore pubblico fornisce servizi e finanziamenti. In Italia la cura degli anziani poggia sullespalle della famiglia. L’offerta di supporto è limitata all’Assistenza domiciliare integrata (Adi) e alla continuità assistenziale ospedaliera temporanea. In Italia la scelta delle famiglie è tra il ricovero in una casa di riposo e l’assistenza a domicilio. Le strutture esterne costano tra 1.400 e 1.500 euro al mese, ma nelle grandi città la cifra sale. A Torino la retta è intorno a 3.000-3.500 euro, 2.000-2.500 nel resto del Piemonte. Dipende dalla tipologia dei servizi offerti e dalla presenza di convenzioni con gli enti pubblici. L’assunzione di una badante, spesso in nero, è la soluzione più comoda.

 

La Cisl stima che circa 4 anziani su 10 vengono curati in casa da personale qualificato, assunto spesso con contratti sulla parola, contro la legge. La spesa in questo caso è di 15mila euro annui. In caso di assistenza notturna e di particolari necessità i costi possono triplicare. La legge 104 del 1992 regola la fornitura di aiuti alle famiglie italiane con anziani non autosufficienti e disabili. L’importo dell’indennità di accompagnamento l’anno scorso è stata di 515,43 euro mensili per un totale di 6.185,16 euro annui, esenti dalle tasse e dalla dichiarazione dei redditi. Per chi lavora e abita con una persona non autosufficiente ci sono permessi e detrazioni fiscali. Il nuovo Testo unico della 104 era in lavorazione al Senato prima della fine della legislatura.

 

Nel documento approvato in Commissione Bilancio c’era anche il “fondo caregiver” 2018, con 60 milioni di euro per il triennio 2018-2020, che se divisi per i 3 milioni di aventi diritto, darebbero soltanto 7 euro a testa all’anno. Ora a decidere sarà il nuovo esecutivo. Per aiutare veramente chi ha bisogno si dovrebbero chiarire i criteri per l’accesso al contributo, distinguendo secondo la gravità e il tempo dedicato alla cura. La pressione sui caregiver aumenta con la crescita costante del tasso di invecchiamento. Le prospettive per il futuro delle persone nella situazione di Paola sono sempre più un’incognita.

 

FONTE: https://www.futura.news/2018/04/05/un-piemontese-su-4-e-over-65-famiglie-sempre-piu-sole/

 

 

 

I Finanzieri della Sezione Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia EconomicoFinanziaria di Biella, nell’ambito di un’autonoma attività operativa in materia di spesa pubblica, hanno sottoposto a controllo una struttura socio sanitaria operante sul territorio biellese. Nel corso dell’attività ispettiva è stato approfondito l’inquadramento del personale assunto ed impiegato nella struttura, al fine di verificare se la società che la gestisce abbia rispettato gli standard richiesti dalla normativa vigente, soprattutto nel caso in cui tali prestazioni siano in tutto o in parte a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

 

Al riguardo, la normativa vigente individua una precisa corrispondenza tra il fabbisogno assistenziale degli ospiti e la misura di assistenza minima da erogare a questi ultimi da parte delle varie figure professionali individuate: nello specifico il minutaggio erogato da un apprendista, in quanto tale, non può essere rendicontato ai fini del raggiungimento degli standard minimi di legge. Fin da subito è apparso anomalo l’inquadramento, come apprendisti, di gran parte del personale dipendente della struttura, in realtà impiegato effettivamente come infermiere e operatore socio sanitario. Si consideri che le figure professionali sulle quali si è soffermata l’analisi sono quelle degli infermieri e degli operatori socio-sanitari (o.s.s, che recentemente, a seguito del cosiddetto “Decreto Legge Lorenzin”, rientra a pieno titolo tra le figure sanitarie).

 

L’attività operativa è stata rivolta verso queste due figure, in quanto, non solo sono figure già professionalizzate (in particolare gli infermieri devono essere in possesso di titolo di laurea infermieristica ed iscritti ad apposito albo professionale IPASVI ora FNOPI), ma anche perché i minutaggi da loro erogati sono rendicontati e comunicati costantemente alla Asl locale (deputata alla funzione di vigilanza). Si consideri, inoltre, che nell’ambito dell’attività ispettiva è emerso che infermieri ed operatori socio-sanitari (già in possesso del titolo professionale), nelle loro precedenti attività lavorative presso altre strutture erano stati inquadrati correttamente con stipendi e relativi contributi in linea con le qualifiche possedute e gli incarichi ricoperti, mentre divenivano “apprendisti” quando iniziavano l’attività operativa con l’azienda verificata.

 

A seguito di numerosi approfondimenti normativi, nonché grazie ad una proficua collaborazione con le sedi biellesi dell’Inps e della ex Ipasvi (da poco Ordine delle Professioni Infermieristiche), è stato possibile constatare come tale modus operandi sia stato chiaramente finalizzato al solo scopo di realizzare un’evasione contributiva ai fini assistenziali e previdenziali nonché di abbattere i costi del personale mediante la corresponsione di una retribuzione ben più bassa (apprendista) rispetto a quella prevista dal Contratto Collettivo Nazionale (infermiere ed Operatore Socio sanitario). La condotta posta in essere dalla società ispezionata rappresenta non solo una forma di sfruttamento dei lavoratori, ma anche una forma di evasione contributiva e previdenziale che sottrae importanti risorse future per il pagamento delle pensioni e delle altre forme assistenziali e previdenziali a carico dello Stato, oltre a costituire un mancato introito nelle casse dell’Erario a causa della omessa effettuazione delle ritenute d’acconto ai fini IRPEF sul maggior reddito non corrisposto.

 

La verifica ha consentito di individuare 331 lavoratori assunti irregolarmente come apprendisti con una quantificazione di contributi assistenziali e previdenziali evasi per un ammontare complessivo pari euro 1.684.179,37 ai quali dovranno essere sommate le relative sanzioni che saranno erogate, per gli aspetti di rispettiva competenza dall’INPS e dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Nel caso in argomento l’attività delle Fiamme Gialle è stata finalizzata a contrastare lo sfruttamento dei lavoratori e le relative forme di evasione ai fini fiscali, previdenziali ed assistenziali che sottraggono all’Erario ed all’INPS importanti risorse finanziarie.

 

FONTE: http://www.newsbiella.it/2018/04/03/leggi-notizia/argomenti/cronaca-5/articolo/biella-scoperti-331-infermieri-assunti-come-apprendisti-contestata-evasione-per-oltre-16-milioni.html

 

 

Riceviamo dalla guardia di finanza di Mondovì (Cuneo) e pubblichiamo: "Le Fiamme gialle della Compagnia di Mondovì, nel corso di una mirata attività di controllo economico del territorio, hanno avviato numerosi controlli finalizzati al contrasto del fenomeno del “sommerso d’azienda”, diretti quindi all’individuazione di soggetti che, nonostante abbiano prodotto reddito, sono totalmente o parzialmente sconosciuti al Fisco.

Nello specifico, le attività ispettive poste in essere si sono concentrate sul fenomeno dell’assistenza ai degenti degli ospedali di Mondovì e di Ceva. I finanzieri hanno provveduto ad acquisire dalle suddette strutture ospedaliere gli elenchi, nonché i registri delle presenze delle persone autorizzate a prestare assistenza ai pazienti ricoverati, sia in orario notturno che diurno.

La complessa azione investigativa in argomento ha consentito di individuare sette soggetti titolari di partita Iva “evasori totali”, in quanto trattasi di soggetti che, a fronte di attività effettivamente svolte, non hanno presentato le prescritte dichiarazioni dei redditi, ed un evasore paratotale che, invece, le ha presentate omettendo di indicare tutti i ricavi realmente conseguiti.

All’esito delle operazioni ispettive, è stata segnalata all’Agenzia delle Entrate un’evasione fiscale per oltre 380.000 euro, derivante da ricavi non dichiarati, ed oltre 10.000 euro di imposte regionali evase. Tra i casi più significativi figura quello relativo ad una badante che, nel periodo sottoposto a controllo, ha percepito oltre 116.000 euro omettendo di dichiararli e di pagare le dovute imposte.

L’attività costante della guardia di finanza, finalizzata a tutelare l’economia legale e il libero mercato a favore dei soggetti economici rispettosi delle regole e dei cittadini onesti, viene svolta anche attenzionando alcuni particolari settori correlati ad attività economiche che, per la loro tipologia, risultano di difficile controllo".

 

FONTE: https://www.cuneocronaca.it/badanti-non-dichiarano-redditi-blitz-della-finanza-negli-ospedali-di-mondovi-e-ceva

 

VitAssistance Srl è un' Agenzia Somministrazione Lavoro autorizzata dal Ministero del Lavoro! L' Agenzia badanti, prima nel settore dell’assistenza domiciliare ospedaliera tutelare alla persona, offre dal 1994 servizi differenziati per venire incontro a tutte quelle che sono le necessità di assistenza domiciliare in convivenza e ad ore, di cui possono aver bisogno i nostri familiari anziani o disabili:

 

•  Assistenza domiciliare anziani: spese, commissioni, pulizie, compagnia.

•  Assistenza domiciliare anziani autosufficienti e non autosufficienti:igiene e cura della persona, alimentazione, vestizione, mobilità, attività motoria, terapia occupazionale, animazione, comunicazione, relazione, dialogo.

•  Assistenza disabili

•  Assistenza ospedaliera post-operatoria

•  Assistenza ospedaliera lungodegenza

•  Assistenza lungodegenza in case protette

•  Servizi domiciliari generali integrati:tutte i servizi socio-assistenziali di aiuto e di supporto che riguardano la casa ed i servizi ad essa collegati.

•  Consulenza sull’accudimento:consulenza sui materiali e attrezzature inerenti le cure dell’anziano o disabile.

 

Affidarsi alla prima persona che capita può essere molto pericoloso non solo riguardo alla professionalità ma anche dal punto di vista legale. VitAssistance srl  vi offre la totale legalità dei contratti.

La colf badante che presta servizio presso di voi, deve essere assunta con contratto lavoro domestico con la qualifica di colf badante per essere legale.

Il personale fornito da VitAssistance srl è assunto direttamente da noi ed è inquadrato con contratto nazionale domestico con qualifica COLF BADANTE.

Il Cliente non ha rapporti contrattuali diretti con le assistenti ma solo con VitAssistance srl, che si assume tutte le responsabilità della gestione del servizio e gli oneri previdenziali o fiscali.

La durata dei contratti è determinata dalla volontà del Cliente che può sospendere o interrompere del tutto il contratto a seconda del bisogno.

Solo le Agenzie di Somministrazione lavoro con regolare  Autorizzazione Ministeriale possono "affittare" le badanti al cliente  utilizzatore. 

Cooperative e associazioni sono assolutamente ILLEGALI !

Vitassistance agenzia badanti assume regolarmente le badanti e  le "affitta" al cliente utilizzatore prendendosi in carico tutte le  responsabilità, dalla parte fiscale alla parte amministrativa e  burocratica.

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La nostra popolazione è tra le più anziane d’Europa e lo stato sociale deve fare i conti con la tenuta del sistema pensionistico con la conseguenza che le famiglie si trovano nella necessità di sostenere, economicamente ed a livello organizzativo, i costi dell’assistenza.

Ecco allora che può capitare, in un momento così delicato, quando occorre prendere decisioni per improvvise necessità, di imbattersi in un sistema “originale” di reclutamento di badanti che poi può rivelarsi foriero di guai per le famiglie. Nel momento del bisogno, in mancanza di conoscenza e di tempo, un volantino pubblicitario trovato per “fortunata” coincidenza che garantisce in modo veloce, mirato e professionale il reperimento e la fornitura di una badante, può apparire come la soluzione migliore nel momento giusto.

Accade però che la coincidenza si riveli tutt’altro che fortunata, che chi propone la soluzione che si riteneva migliore non sia autorizzato a svolgere quell’attività e che la famiglia, per essersi affidata e fidata dell’intermediario, venga sanzionata dall’autorità preposta al controllo, in questo caso l’Ispettorato del Lavoro.

 

In proposito, l’Ispettorato del Lavoro di Asti-Alessandria segnala che il fenomeno è in espansione e raccomanda alle famiglie di prestare la massima attenzione nel momento in cui ci si venga a trovare nella necessità di assumere una badante.

 

Il consiglio è sempre quello di rivolgersi agli Uffici pubblici (Centri per l’Impiego) oltre che a professionisti e consulenti abilitati e di diffidare delle proposte accattivanti di chi si propone come intermediario nella fornitura di personale senza essere abilitato.

 

Nel nostro sistema lavorativo, infatti, l’attività di ricerca e selezione di personale è rigidamente disciplinata dalla legge e può essere svolta solo dalle agenzie di intermediazione e somministrazione autorizzate ed iscritte in appositi elenchi pubblici, che è possibile consultare per accertarsi della serietà dell’offerta.

 

Sono previste multe ed altre pesanti sanzioni a carico di chi esercita abusivamente l’attività di “collocamento di personale” ma anche le famiglie rischiano di incorrere in sanzioni amministrative qualora il rapporto di lavoro instaurato con il personale fornito non sia correttamente gestito.

 

FONTE: https://www.ilmonferrato.it/articolo/xGnmy6XxhEShPHYtP_twHg/agenzie-non-autorizzate-per-reclutamento-badanti

 

«Massima attenzione a ingannevoli pubblicità e a brochure lasciate in bella vista all’interno degli uffici dell’Asl. Le agenzie che operano nel settore della fornitura di servizi a domicilio di colf, badanti e baby sitter sono fiscalmente irregolari, totalmente vietate dalla normativa». Il monito arriva dalla direzione Territoriale del Lavoro che ha recentemente concluso accertamenti su due ditte che operavano a Genova.
 
«È emerso il ricorso da parte di queste agenzie al lavoro nero e all’utilizzo di figure contrattuali scorrettamente applicate - spiega l’ispettrice al lavoro Barbara Maiella -. Questo vuol dire evasione fiscale e contributiva e sfruttamento dei lavoratori impiegati». I numeri dell’operazione parlano chiaro: 53 lavoratori in nero (44 dei quali impiegati in una sola ditta); 27 errate tipologie di contratto applicate; 130mila euro di contributi e premi recuperati e 450mila sanzioni applicate. Si aggiungono anche due notizie di reato trasmesse alla Procura per abusive attività di intermediazione tra domanda e offerta del lavoro e ricerca e selezione del personale.

Dall’indagine dell’Ispettorato al Lavoro risulta che le tariffe applicate alle famiglie, clienti dell’agenzia, sono del tutto sproporzionate rispetto al costo orario della prestazione versata al lavoratore. In pratica ogni famiglia versa all’agenzia un corrispettivo maggiore di quello che invece sosterrebbe regolarizzando direttamente il lavoratore senza figure intermediarie. «È importante che si comprenda il rischio - aggiungono Patrizia Bernardini e Antonella Pignatelli responsabili della vigilanza ordinaria -. Intendiamo lanciare un messaggio chiaro: queste strutture alimentano un mondo sommerso di irregolarità. Non sono previste agenzie di scambio di manodopera che alimentano soltanto lavoro nero e irregolare.
 
Ad essere ingannate sono le famiglie disposte a pagare di più per essere esonerate da problematiche reali come la ricerca di una badante per un familiare anziano e malato. Si arriva a sborsare anche 3mila euro. Ingannato è anche il lavoratore stesso che viene pagato dai 5 ai sette euro a fronte di un costo medio di 14 euro che la ditta richiede. Paradossalmente colui che offre disponibilità a lavorare deve anche pagare per essere inserito nelle liste da cui la ditta attinge personale. E il danno maggiore sta nel fatto che spessissimo il lavoratore non viene neanche retribuito».
 
 

 

 

 

Lavoro nero, caporalato, logistica, trasporto, false cooperative, tirocini, distacco transnazionale. Sono questi alcuni dei settori prioritari di intervento per l’attività di vigilanza in materia lavoristica e previdenziale-assicurativa che verrà svolta nel 2018 dall’Ispettorato nazionale del lavoro, con la finalità di potenziare il contrasto dei fenomeni del lavoro sommerso e irregolare e la lotta all’evasione ed elusione contributiva. Il documento di programmazione dell’attività è stato illustrato dal capo dell’Ispettorato, Paolo Pennesi, nel corso della riunione della Commissione centrale di coordinamento dell’attività di vigilanza che si è tenuta questa mattina alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti.

«Sulla scorta dei risultati del primo anno di attività dell’Ispettorato – ha detto il ministro – dobbiamo ulteriormente qualificarne l’attività di vigilanza, anche attraverso un rafforzamento della capacità di intervento: per questo ci siamo attivati, in linea con quanto previsto in legge di bilancio in tema di lavoro nella pubblica amministrazione, per richiedere l’assunzione di 150 nuovi ispettori». La programmazione della vigilanza nel 2018 parte dall’esperienza realizzata nel primo anno di attività, che ha evidenziato un aumento di alcuni fenomeni di violazione della legge, per esempio in materia di somministrazione illecita di manodopera, e la necessità di dedicare maggiore attenzione ad alcuni settori come quello della logistica e delle false cooperative. Non mancherà un forte e costante impegno, anche in collaborazione con altre istituzioni, nel fronteggiare i fenomeni del caporalato e dello sfruttamento di manodopera. Nel corso di quest'anno proseguiranno gli accertamenti avviati sul finire del 2017 sul colosso della distribuzione Amazon e sulla compagnia aerea Ryanair.

 

L’attività di vigilanza svolta nel 2017 ha consentito il pieno raggiungimento dell’obiettivo stabilito dalla Convenzione per il triennio 2017/2019 sottoscritta con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, registrando oltre 180mila controlli di cui oltre 160mila specificatamente finalizzati alla verifica della regolarità dei rapporti di lavoro. I dati evidenziano l’abbattimento del fenomeno della sovrapposizione degli interventi ispettivi e registrano risultati assolutamente significativi durante il periodo più delicato per l’avvio della nuova Agenzia impegnata, fra le altre cose, nella realizzazione di percorsi formativi che hanno interessato circa 350 ispettori dell’ex ministero del Lavoro e 1.300 ispettori degli Istituti.

 

Dagli accertamenti conclusi entro l’anno di riferimento risultano 103.498 aziende irregolari che evidenziano un tasso di irregolarità pari al 65%; pertanto, circa due aziende su tre sono state trovate in una situazione di irregolarità. Inoltre, il numero dei lavoratori irregolari, pari a 252.659, presenta un consistente incremento, pari al 36% rispetto al dato del 2016. Gli accertamenti finalizzati al contrasto del lavoro sommerso hanno portato, inoltre, alla individuazione di 48.073 lavoratori in “nero” e cioè un lavoratore in nero ogni due aziende irregolari. L’ammontare dei contributi e premi evasi complessivamente recuperati è pari a 1.100.099.932 milioni di euro, in linea con l’anno precedente.

 

Caporalato in agricoltura

Nel corso del 2017 in agricoltura sono state effettuate 7.265 ispezioni. Sono stati accertati 5.222 lavoratori irregolari, di cui 3.549 in “nero”, con un tasso di irregolarità superiore al 50%. Particolarmente significativi sono i risultati concernenti l’attività di polizia giudiziaria, finalizzata all’individuazione del “reato di caporalato”. In particolare si segnala il deferimento di 94 persone all’autorità giudiziaria, delle quali 31 in stato di arresto e con l’individuazione di 387 lavoratori vittime di sfruttamento.

 

Esternalizzazioni fittizie

L’accertamento di tali fattispecie illecite ha coinvolto, nel corso dell’anno, complessivamente 9.895 lavoratori che risultano distribuiti nei principali settori di attività di seguito indicati: Trasporto e magazzinaggio (1.965), Costruzioni (1.609), Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (1.378), Attività manifatturiere (1.172), Altre attività di servizi (1.064), Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (1.026).

 

Cooperative di lavoro

Su un totale di 3.317 cooperative ispezionate, 1.826 sono risultate irregolari (pari a circa il 55% delle cooperative ispezionate). È emerso, inoltre, un numero di 16.838 lavoratori irregolari, di cui 1.444 totalmente “in nero”. Fra le iniziative di maggior rilievo si segnala un’azione congiunta con la Guardia di finanza nei confronti della cooperativa M&G Coop. Multiservizi – impegnata nel somministrare personale a prezzi estremamente bassi lucrando sulle retribuzioni dei lavoratori ed evadendo la contribuzione obbligatoria – alla quale sono stati contestati numerosi illeciti penali, amministrativi e recuperi contributivi per circa 30 milioni di euro. L’attività illecita di questa falsa cooperativa, di cui hanno usufruito circa 4mila imprese, avrà conseguenze sugli stessi utilizzatori che saranno chiamati a rispondere solidalmente delle somme ingiunte; da qui la raccomandazione alle aziende di diffidare di realtà pseudo-imprenditoriali che propongono costi del lavoro così bassi da risultare evidentemente contrari alla legge.

 

Salute e sicurezza

La vigilanza in materia di tutela della salute e sicurezza nei settori di competenza dell’Inail (principalmente edilizia), ha interessato 22.611 aziende, sono state contestate 36.263 violazioni prevenzionistiche, di cui 28.364 penali e 7.899 amministrative. Per quanto riguarda il tasso di irregolarità delle aziende ispezionate lo stesso si attesta al 77,09% con un numero di aziende irregolari pari 17.580 a fronte di 22.805 accertamenti definiti.

 

FONTE: https://www.avvenire.it/economia/pagine/oltre-180mila-controlli-nel-2017

 

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