Addio al pagamento dello stipendio in contanti: dal mese di luglio 2018 le aziende potranno retribuire i loro dipendenti solamente attraverso pagamenti tracciabili, in banca o alla Poste. Le multe in caso d’inosservanza possono raggiungere i 5000 euro.

Le aziende che pagavano lo stipendio in contanti ai lavoratori consegnando un importo più basso del netto in busta paga non potranno più farlo. Inoltre, un altro principio delle norma da sottolineare è che la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce in alcun caso prova dell’avvenuto pagamento dello stipendio, dato che la prova ammessa in caso di controversia sarà solo il pagamento tracciato.

METODI TRACCIABILI

Dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro sono tenuti a corrispondere ai lavoratori la retribuzione e gli anticipi sulla stessa tramite banca o ufficio postale con uno dei seguenti mezzi di pagamento:

bonifico sul conto del lavoratore;

- strumenti di versamento elettronici;

- pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale in cui il datore ha un conto corrente di  tesoreria aperto con mandato di pagamento;

- assegno da consegnare al dipendente o a un suo delegato, in caso d’ impedimento. L’impedimento s’intende comprovato se il delegato è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale di età non inferiore a sedici anni.

La firma del lavoratore sulla busta paga non prova l’avvenuto pagamento dello stipendio.

CHI RIGUARDA LO STOP AL PAGAMENTO DEGLI STIPENDI IN CONTANTI

Il divieto di pagare in contanti lo stipendio riguarda coloro che hanno un contratto di lavoro subordinato, ossia a tempo indeterminato; a tempo determinato; a tempo pieno; part-time; contratto di apprendistato; contratto di lavoro flessibile; lavoratori soci di cooperative con contratti subordinati.

ECCEZIONI

Sono poche le eccezioni di lavoratori esclusi dalle novità sui pagamenti stipendi. Tra questi i dipendenti delle PA, i lavoratori domestici (colf, badanti e baby sitter potranno quindi continuare ad essere pagati in contanti), i tirocini, i rapporti autonomi occasionali e le borse di studio.

SANZIONI

Le multe a cui vanno incontro i datori di lavoro che non sono in regola variano da 1.000 euro a 5.000 euro.

 

FONTE: https://quifinanza.it/lavoro/addio-stipendio-in-contanti-dal-primo-luglio-multa-fino-a-5-000-euro/194578/

 

 

APPLE Watch, l’orologio della Mela, sarà presto in grado di monitorare i sintomi del morbo di Parkinson. Tutto questo grazie a una nuova Api annunciata proprio nel corso della Worldwide Developer Conference. Un passaggio importante per chi soffre o potrebbe sviluppare questa malattia neurodegenerativa. 

 

Il nuovo pacchetto di Application programming interface è stato battezzato Movement disorder Api e, in sostanza darà agli sviluppatori delle applicazioni dell’ecosistema di Cupertino, in particolare quelli che usano l’ambiente ResearchKit, la possibilità di monitorare la malattia tramite uno dei dispositivi Watch. In particolare, sarà possibile controllare i tremori e la discinesia, cioè un effetto collaterale dei trattamenti per il morbo che procura movimenti anormali e scoordinati dei muscoli volontari o involontari.

 

La palla passa ora agli sviluppatori e alle organizzazioni, ovviamente quelle che si occupano di salute. Potranno mettersi al lavoro per partorire delle app che misurino e segnalino questi movimenti, magari per mettere in collegamento quei dati con i medici o tenere traccia dei progressi della patologia. Rispetto a oggi senza dubbio un quadro più completo, puntuale ed esaustivo dell’evoluzione nel corso del tempo.


Non è d’altronde il primo caso in cui l’Apple Watch si dimostra essenziale per la salute: un paio di studi hanno per esempio dimostrato che, associato a un certo tipo di cinturino, è stato in grado di rilevare in modo preciso fibrillazione atriale e alto potassio nel sangue. Molti, anche, i casi di cronaca in cui il dispositivo della Mela ha consentito un rapido intervento dei soccorsi, salvando delle vite.

Il nuovo kit di sviluppo è stato progettato sfruttando i dati raccolti dai pazienti che soffrono di Parkinson nell’ambito di alcuni studi clinici. In generale, le informazioni raccolte tramite ResearchKit sono usate ormai da tre anni per indagini e approfondimenti di vario tipo da parte degli scienziati, che possono così disporre di moli d’informazioni prima impossibili da raccogliere. Movement disorder arriverà con la seconda versione si WatchOS 5.

 

FONTE: http://www.repubblica.it/tecnologia/prodotti/2018/06/07/news/apple_watch_aiutera_a_controllare_i_sintomi_del_parkinson-198378060/

 

Con l'invecchiamento della popolazione il problema dell'assistenza anziani è sempre più sentito. Nella gran parte dei casi lasciare la casa dove si è vissuti per una vita è un trauma, ed ecco che molte famiglie si affidano a badanti, persone che vivano con i propri genitori o nonni, offrendo loro assistenza giorno e notte.

Ma il mestiere in questione è sensibile e presuppone un forte legame fiduciario, si tratta infatti di far entrare in casa persone estranee che vivranno 24 ore al giorno con i propri cari. Per questo affidarsi a professionisti è consigliato.

 

Tra i massimi esperti nel settore, in Italia c'è Vitassistance, un agenzia di somministrazione di lavoro specialista Autorizzata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

La Vitassistance lavora nel settore dell'assistenza agli anziani dal 1994 e assume direttamente le colf e le badanti, applicando loro il contratto di lavoro domestico, in base alla sua posizione specifica (colf e badante).

 

In questo modo il cliente non ha rapporti contrattuali direttamente con le badanti, ma solo con Vitassistance che si assume ogni responsabilità della gestione del servizio e che si fa carico degli oneri previdenziali e fiscali.

In questo modo la durata del contratto per la famiglia è assai flessibile, il cliente lo può sospendere in qualsiasi momento, a seconda delle necessità che sorgono.

 

Ma uno dei vantaggi più grandi offerti da Vitassistance è di eliminare la ricerca fai da te e così facendo la famiglia che cerca aiuto risparmia tempo e vede aumentare la sicurezza della professionalità della persona che si farà entrare in casa

Si evitano poi tutta un'altra serie di incombenze, come inquadrare la persona prescelta con regolare denuncia all'Inps, all'Inail, all'ispettorato, all'ufficio di collocamento. Ci pensa l'agenzia.

 

Non di rado, succede che dopo i primi giorni il comportamento della badante non sia più accondiscendente come durante il colloquio iniziale; si possono evidenziare richieste ulteriori di denaro o di provilegi, con conseguenti di abbandono; facendo precipitare il malcapitato nella spirale della paura di ricominciare da capo. Si inizia, così, un balletto di varie persone che si avvicendano sull'anziano, con gravi squilibri psicologici per quest'ultimo.

 

Il pensiero di fondo dell'azienda è: affidarsi a professionisti per garantire migliore assistenza agli anziani e ai disabili. Il vantaggio più forte è per l'anziano o il disabile in questione che eviterà di vedere sfilare in casa propria una lunga serie di persone, nel peggiore dei casi incompetenti e truffaldine.

Dall'altra parte per i famigliari avranno meno problemi e incombenze da affrontare e delle garanzie in più, il tutto grazie al lavoro ormai ventennennale di Vitassistance.

 

Tra i lati più apprezzati dalle famiglie c'è proprio la scomparsa delle mille pratiche burocratiche e delle lunghe giornate passate a fare le trottole da un ufficio all'altro con la paura di non aver fatto le cose come andavano fatte e il rischio di andare incontro a sanzioni, anche pesanti.

 

Per maggiori informazioni e richiesta di preventivi: https://www.vitassistance.it

 

Oggi la giornata mondiale conto la malattia che colpisce 2,3 milioni di persone nel mondo. Negli ultimi anni, però, le condizioni dei malati sono migliorate anche grazie a nuove terapie

 

Oggi, 30 maggio, ricorre la Giornata contro la sclerosi multipla: malattia con la quale convivono oltre 2,3 milioni di persone nel mondo.

 

LA GIORNATA MONDIALE

 

L'intento della Giornata è quello di celebrare a livello globale la "solidarietà e la speranza nel futuro". Dalla sclerosi multipla non si guarisce, ma - come ricorda anche l'Aism, l'Associazione italiana che quest'anno festeggia i 50 anni di attività - è una malattia gestibile, e negli ultimi 20 anni lo scenario di chi la affronta "è cambiato in positivo anche grazie all’impatto di farmaci e interventi terapeutici". Nonostante ciò, secondo una ricerca canadese pubblicata su "Neurology", pur non avendo esiti fatali, la sclerosi multipla riduce di qualche anno la speranza di vita dei pazienti rispetto alla media della popolazione. La Giornata prevede eventi in tutto il mondo (riuniti sui Social con l'hashtag #bringinguscloser) come in Italia, dove le iniziative dureranno un'intera settimana.

 

DIAGNOSI E SINTOMI PIU' COMUNI

 

La sclerosi multipla è una malattia tra le più comuni e gravi del sistema nervoso centrale: cronica e imprevedibile, è progressivamente invalidante. Si manifesta nella fascia d'età fra i 25 e i 31 anni e colpisce in particolare le donne, circa il doppio di quanto non faccia con gli uomini. I sintomi variano da persona a persona, in base alla diversa possibile localizzazione delle lesioni nel sistema nervoso centrale, ma i più frequenti sono fatica, disturbi visivi, cognitivi, della sensibilità, della coordinazione (come atarassia e tremore) e del linguaggio, spasticità, disturbi sessuali, vescicali e intestinali.

 

SCLEROSI MULTIPLA - LE TERAPIE

 

In Italia - calcola sempre l'Aism - c’è una nuova diagnosi ogni 3 ore. È importante agire tempestivamente con un trattamento precoce anche dopo il primo attacco. Le terapie a disposizione contro la sclerosi si suddividono in tre filoni principali: attaccobasato sull'utilizzo di farmaci steroidei (o cortisonici); "a lungo termine", con medicinali in grado di incidere sui meccanismi alla base della malattia e, infine, le "Terapie sintomatiche" che comprendono anche l’insieme di trattamenti fisici e riabilitativi messi in atto per gestire i sintomi al fine di ottenere un miglioramento della qualità di vita. 

 

FONTE: https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2018/05/29/giornata-mondiale-sclerosi-multipla.html

 

Durante il periodo di ferie o eventuali assenze giustificate della badante, il cliente vitassistance ha diritto alla sostituzione immediata della stessa con altro personale regolarizzato per il periodo richiesto di sostituzione.

 

Per maggiori informazioni visita la nostra pagina dedicata del sito:

 

Fondi pubblici indebitamente percepiti da una finta cooperativa sociale, fittizi rapporti di lavoro dipendente per “prelevare” indebitamente risorse pubbliche, riunioni “fantasma” dell’organo direttivo per simulare la finalità non lucrativa.

Questi sono solo alcuni degli ingegnosi stratagemmi adottati da un imprenditore di Partanna e da un suo prestanome, rispettivamente amministratore di fatto e amministratore di diritto di una società cooperativa Onlus operante nel redditizio settore dei servizi di assistenza ai richiedenti asilo e ai rifugiati, in qualità di Ente gestore di un centro di accoglienza realizzato nell’ambito di un progetto SPRAR.

 

Le cooperative sociali ONLUS, proprio per la fondamentale funzione che ricoprono, sono destinatarie di consistenti agevolazioni fiscali che, a vario titolo, ne incentivano la diffusione, ma non di rado si verifica un uso distorto di tale normativa di favore.

 

È questo il caso della cooperativa in parola, costituita ad hoc per conseguire indebiti risparmi d’imposta. L’attività ispettiva, condotta dalla Guardia di Finanza di Castelvetrano, trae origine da una complessa indagine di polizia giudiziaria, a esito della quale il citato imprenditore e il suo prestanome sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria per appropriazione indebita, relativamente a parte delle risorse pubbliche destinate alla finta cooperativa sociale.

È emerso in particolare che il prestanome, amministratore di diritto della cooperativa, aveva indebitamente conseguito, per due annualità, una doppia contestuale remunerazione: quella relativa ai compensi ricevuti in qualità di amministratore e quella, indebita, relativa ai salari percepiti in qualità di lavoratore dipendente. Le indagini, inoltre, hanno fatto emergere chiaramente come i soci della cooperativa non fossero altro che semplici lavoratori posti sotto la direzione effettiva dell’amministratore di fatto, vero dominus dell’attività d’impresa.

Nessuna reale operatività emergeva, invece, in capo all’Assemblea e al Consiglio di Amministrazione, istituiti solo cartolarmente. Falsi anche i verbali redatti per documentare fantomatiche “riunioni” dell’organo decisionale ove venivano indicati, come presenti, soci-lavoratori del tutto ignari di essere anche consiglieri.

 

In un’ottica di trasversalità dell’azione ispettiva è stata trasmessa alla Procura Regionale della Corte dei Conti una notizia di danno erariale, emerso alla luce delle numerose irregolarità formali e
sostanziali riscontrate nel corso degli articolati accertamenti. Attesi i numerosi spunti investigativi, i finanzieri hanno chiesto alla Autorità Giudiziaria l’utilizzo ai fini fiscali dei dati acquisiti e, oltre a constatare l’indeducibilità dei costi derivanti dalla commissione del suddetto reato di appropriazione indebita, hanno potuto ricostruire utili sottratti all’imposta sui redditi pari a oltre 600.000 euro, con una base imponibile IRAP evasa di circa 1 milione di euro.

 

L’attività di servizio in parola costituisce una concreta espressione della funzione di polizia economico-finanziaria svolta dalla Guardia di Finanza, tesa – da un lato – a garantire la corretta applicazione delle norme fiscali e – dall’altro – a monitorare costantemente il corretto impiego dei fondi pubblici a salvaguardia del bene comune ed a tutela delle imprese e dei cittadini rispettosi delle regole.

 

FONTE: https://newsicilia.it/evidenza/finta-onlus-per-assistenza-agli-anziani-riunioni-fantasma-e-danno-di-oltre-1-milione/324760

 

 

Prende ufficialmente il via la stagione della dichiarazione dei redditi e, con essa, le varie spese che è possibile portare in detrazione con il modello 730/2018.

Tra queste vi è anche il costo dei contributi pagati per baby sitter, colf e badanti nel corso dell’anno 2017: il datore di lavoro domestico potrà dedurre dal reddito l’importo pagato entro il limite di 1549,37 euro.

Si ricorda che questa agevolazione potrà essere richiesta anche se la colf o la badante non è assunta per persone non autosufficienti. Quando, invece, si assumono addetti all’assistenza personale di anziani o disabili si potrà detrarre anche la spesa sostenuta per la retribuzione della badante.

Per quanto riguarda, invece, i contributi Inps pagati dal datore di lavoro domestico, la spesa sostenuta e documentata dalle ricevute di versamento dovrà essere inserita all’interno del rigo E23 del modello 730/2018.

Di seguito tutte le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per la compilazione del modello 730/2018 al fine di richiedere la detrazione dei contributi colf e badanti.

 

Contributi colf e badanti: come chiedere la detrazione modello 730/2018

 

I datori di lavoro domestico, ovvero i contribuenti che assumono una persona per i lavori domestici o per l’assistenza personale o ad un membro della famiglia possono portare in detrazione i contributi Inps per colf e badanti.

Compilando il modello 730/2018 sarà possibile scaricare dalle tasse i contributi pagati nel 2017: la detrazione spetta sia per chi presenta il 730 precompilato o ordinario che per chi invece usa il modello Redditi (ex Unico).

La detrazione dei contributi previdenziali di colf e badanti è ammessa nel limite massimo di 1.549,37 euro ed è possibile la deduzione anche da parte del contribuente che ha assunto una colf o una badante per l’assistenza di un familiare anche se non a carico.

All’interno del rigo E23 del modello 730/2018 bisognerà indicare i contributi versati per colf, badanti ma anche baby sitter per la parte a carico del datore di lavoro.

Non possono essere indicate le spese sostenute nel 2017 che nello stesso anno sono state rimborsate dal datore di lavoro in sostituzione delle retribuzioni premiali e indicate nella sezione “Rimborsi di beni e servizi non soggetti a tassazione - art. 51 Tuir” (punti da 701 a 706) della Certificazione Unica, con il codice onere 3.

Per poter beneficiare della detrazione è fondamentale conservare i documenti che attestino l’aver pagato i contributi Inps nel corso del 2017.

 

Documenti da conservare

 

Ai fini della detrazione e in caso di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate sarà necessario conservare le ricevute di pagamento che, nel caso di versamento per l’interno anno, saranno quattro (come noto i contributi nei confronti dei lavoratori domestici vengono versati a cadenza trimestrale).

Per i contributi detraibili dal reddito vale il principio di cassa: sarà possibile inserire nel modello 730/2018 tutti i contributi pagati nel 2017, anche se magari riferiti ad un trimestre del 2016.

 

Detrazioni fiscali 2018: tutte le spese che è possibile scaricare con il 730

 

La stagione della dichiarazione dei redditi ha preso avvio con la pubblicazione del modello 730/2018 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Le modifiche e l’invio potranno essere effettuati a partire dal 2 maggio.

Nella categoria di spese detraibili rientrano una variegata tipologia di costi sostenuti dal contribuente nel 2017: spese mediche, sanitarie, per addetti all’assistenza personale e non solo.

Per cercare di orientarsi i lettori possono consultare la guida alle detrazioni fiscali 2018, oltre che gli approfondimenti dedicati a ciascuna tipologia di spesa.

Per qualsiasi richiesta di chiarimento e/o di confronto su come modificare, visualizzare e scaricare la precompilata su Fisconline e su tutte le tematiche relative al 730 i lettori possono altresì fare riferimento al nostro gruppo Facebook “Informazione Fiscale”: qui verrà promosso il confronto con altri lettori e/o con i redattori del nostro sito.

 

FONTE: https://www.informazionefiscale.it/colf-badanti-detrazione-contributi-modello-730-2018

Da alcuni anni lavora presso casa tua una colf che fa anche da badante al tuo unico genitore rimasto in vita. Tuttavia l’hai assunta in nero e pertanto è irregolare. Non avendola denunciata all’Ufficio del lavoro, sei anche costretto a pagarla in contanti. Da qualche mese però sono sorti tra voi alcuni contrasti particolarmente accesi e temi che possa sfruttare questa situazione di irregolarità per ricattarti. In particolare, il timore è che lei voglia denunciare il lavoro in nero all’Ispettorato del lavoro o all’Inps costringendoti così a pagarle, oltre agli arretrati non dimostrabili con un bonifico o una busta paga, anche i contributi. Così ti chiedi cosa rischi in caso di colf e badante pagata in nero? Ti daremo in questo articolo tutti i chiarimenti di cui hai bisogno. 

 

Lavoro nero: conseguenze dell’irregolarità della colf con lo Stato

 

La badante e la colf, così come ogni altro lavoratore, deve essere assunto regolarmente e denunciato all’Inps; quest’obbligo ovviamente spetta al datore e non alla collaboratrice familiare. Se il datore non vi provvede è responsabile personalmente per il lavoro in nero. In tal caso scattano due tipi di conseguenze, la prima per la mancata comunicazione dell’assunzione; la seconda per l’omessa iscrizione all’Inps. Vediamo più nel dettaglio le relative sanzioni:

-  la prima sanzione scatta per l’omessa o la ritardata comunicazione dell’assunzione all’Inps va da 200 a 500 euro per ogni lavoratore e che bisogna pagare al centro per l’impiego. Non è una sanzione di tipo penale ma amministrativo

-  la seconda sanzione scatta per il lavoro nero in sé ossia per la mancata iscrizione all’Inps; per tale comportamento, che è conseguente al primo, la Direzione Provinciale del Lavoro può applicare al datore di lavoro una sanzione che va da 1.500 euro a 12mila per ciascun lavoratore in nero, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo, cumulabile con le altre sanzioni amministrative e civili persistenti contro il lavoro in nero.

Sempre nei confronti dello Stato, il datore di lavoro è altresì responsabile per l’omesso pagamento dei contributi previdenziali. Le sanzioni sono pari al tasso del 30% su base annua calcolate sull’importo dei contributi evasi con un massimo del 60% e un minimo di 3mila euro, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata. Anche per una sola giornata di lavoro in nero il datore di lavoro può essere punito con la sanzione minima applicabile di 3mila euro.

Questa sanzione ovviamente si cumula con quelle amministrative che abbiamo appena visto per la mancata comunicazione dell’assunzione e la mancata iscrizione all’Inps.

Se il pagamento dei contributi avviene con un ritardo di non oltre 12 mesi le sanzioni si riducono per un massimo del 40% sull’importo dovuto nel trimestre o sulla cifra residua da pagare.

 

Se la badante non ha il permesso di soggiorno 

 

Vediamo ora cosa rischi se scopri che la badante in nero è anche irregolare, ossia è immigrata senza il permesso di soggiorno. In tal caso il datore di lavoro rischia l’arresto da tre mesi a un anno e l’ammenda di 5mila euro per ogni lavoratore impiegato. 

 

La badante può chiedere gli arretrati? 

 

I problemi non sono finiti. Anzi, il peggio deve ancora venire. Se hai pagato la badante in nero è verosimile che non hai conservato alcuna dimostrazione tracciabile del versamento dei soldi. Le avrai di sicuro dato i soldi per contanti di volta in volta. Ebbene, se non le hai fatto firmare nulla lei potrà citarti fino a cinque anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro sostenendo che non le sono stati mai versati gli stipendi, la tredicesima, la quattordicesima, i permessi, le ferie e il Tfr. E se anche tu riuscissi a dimostrare il contrario, ossia che l’hai retribuita, è verosimile che l’importo sia stato inferiore rispetto a quello previsto dal contratto collettivo nazionale; il che significa che dovresti integrare le mensilità con quanto dovuto per legge. Oltre a ciò resti tenuto a versare i contributi previdenziali.

 

FONTE: https://www.laleggepertutti.it/197311_colf-e-badante-pagata-in-nero-cosa-rischio

 

 

La perdita di memoria che sconvolge la vita quotidiana non rappresenta una caratteristica normale dell’invecchiamento, bensì può essere un sintomo del morbo di Alzheimer oppure di un altro tipo di demenza. Il morbo di Alzheimer è una fatale malattia del cervello che provoca un lento declino delle capacità di memoria, del pensare e di ragionamento. Se Lei o una persona cara state vivendo difficoltà di memoria o riscontrate altri cambiamenti nelle capacità di pensare, non ignoratele. È necessario consultare un medico per determinarne la causa.

Molte persone hanno problemi di perdita di memoria - ciò non significa che esse soffrano del morbo di Alzheimer o di un'altra forma di demenza

 

1  La perdita di memoria che sconvolge la vita quotidiana

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? A volte, il dimenticare i nomi o gli appuntamenti, ma ricordarli più tardi.

Uno dei segnali più comuni del morbo di Alzheimer è la perdita di memoria, soprattutto il dimenticare informazioni apprese di recente. Altri segnali sono il dimenticare date o eventi importanti, chiedere le stesse informazioni più volte, un sempre maggiore bisogno di contare su strumenti di ausilio alla memoria (ad esempio, note di promemoria o dispositivi elettronici) o su membri della famiglia per cose che si era soliti gestire in proprio.

 

2 Sfide nella programmazione o nella soluzione dei problemi

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? Fare errori occasionali quando si cerca di far quadrare un libretto di assegni

Alcune persone possono sperimentare cambiamenti nella loro capacità di sviluppare e seguire un programma o lavorare con i numeri. Possono avere problemi a ricordare una ricetta che era loro familiare o a tenere traccia delle bollette mensili. Esse possono avere difficoltà a concentrarsi, e impiegano molto più tempo di prima per fare le cose.

 

3 Difficoltà nel completare gli impegni famigliari a casa, al lavoro o nel tempo libero

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? Occasionalmente avere bisogno di aiuto per utilizzare le impostazioni di un forno a microonde o per registrare un programma televisivo.

Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer hanno spesso difficoltà a completare le attività quotidiane. A volte, possono avere problemi per guidare l’auto verso un luogo familiare, per gestire un budget al lavoro o ricordare le regole di un gioco preferito.

 

4 Confusione con tempi o luoghi

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? Confondersi circa il giorno della settimana, ma comprenderlo in seguito.

 

Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono perdere il senso delle date, delle stagioni e del passare del tempo. Possono avere difficoltà a capire qualcosa se non avviene immediatamente. A volte, possono dimenticarsi dove si trovano o come sono arrivati lì.

 

5 Difficoltà a capire le immagini visive e i rapporti spaziali

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? Disturbi visivi legati alle cataratte.

Per alcuni, avere problemi visivi è un segnale del morbo di Alzheimer. Tali individui possono avere difficoltà a leggere, a giudicare la distanza e a stabilire il colore o il contrasto. In termini di percezione, essi possono passare davanti a uno specchio, e pensare che qualcun altro sia nella stanza. Potrebbero non capire di essere loro la persona nello specchio.

 

6 Nuovi problemi con le parole nel parlare o nello scrivere

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? A volte, avere problemi a trovare la parola giusta.

Chi soffre del morbo di Alzheimer può avere difficoltà a seguire o a partecipare a una conversazione. Questi individui possono fermarsi nel bel mezzo di una conversazione e non avere alcuna idea di come continuare, oppure può accadere che si ripetano. Potrebbero lottare con il vocabolario, avere problemi a trovare la parola giusta o chiamare le cose con il nome sbagliato (ad esempio, chiamare “orologio a mano” un “orologio da polso”).

 

7 Non trovare le cose e perdere la capacità di ripercorrere i propri passi

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? Perdere le cose di tanto in tanto e ripercorrere i propri passi per trovarle.

Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono lasciare gli oggetti in luoghi insoliti. Possono perdere le cose e non essere in grado di tornare sui propri passi per trovarle di nuovo. A volte, esse possono accusare gli altri di averli rubati. Con il passare del tempo, ciò può verificarsi più frequentemente.

 

8 Ridotta o scarsa capacità di giudizio

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? Prendere una decisione sbagliata di tanto in tanto.

Chi soffre del morbo di Alzheimer può sperimentare cambiamenti nel giudizio o nel processo decisionale. Ad esempio, queste persone possono dare prova di scarsa capacità di giudizio nel maneggiare il denaro, dando forti somme di denaro agli addetti al telemarketing. Possono prestare meno attenzione alla cura della propria persona o a tenersi puliti.

 

9 Ritiro dal lavoro o dalle attività sociali

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? A volte sentirsi stanco degli obblighi di lavoro, familiari e sociali.

Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono iniziare a rinunciare a hobby, attività sociali, progetti di lavoro o attività sportive. Possono avere problemi nell’aggiornarsi sulla squadra sportiva preferita o nel ricordare come completare un hobby favorito. Esse possono anche evitare di socializzare a causa dei cambiamenti che hanno vissuto.

 

10 Cambiamenti di umore e di personalità

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? Sviluppare modi molto specifici di fare le cose ed irritarsi quando una routine viene interrotta.

L'umore e la personalità delle persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono cambiare. Essi possono diventare confusi, sospettosi, depressi, spaventati o ansiosi. Possono essere facilmente suscettibili a casa, al lavoro, con gli amici o nei luoghi nei quali sono al di fuori della loro zona di comfort.

 

FONTE: https://www.alz.org/it/10-sintomi-segno-alzheimer-demenza.asp

Dopo la pubblicazione dell’articolo sulla guida per assumere una badante in regola, anche alla luce della nuova tabella delle retribuzioni per il lavoro domestico 2018, ci hanno scritto molti utenti che non sono stati altrettanto previdenti. In caso di lavoro domestico in nero i problemi molto spesso sorgono al momento di interrompere il rapporto di lavoro.

I numeri dell’Osservatorio sui lavoratori domestici parlano chiaro in relazione ad un rapporto basato sui dati Inps, la spesa annuale degli italiani per colf e badanti ammonta a circa 7 miliardi all’anno (solo per quelli in regola). E la tendenza è in aumento posto che, sempre secondo i dati Inps, da qui al 2030 l’Italia avrà bisogno del 25% di badanti in più. In Italia circa il 50% delle badanti lavora in nero. Nei casi “migliori” si tratta di zone di grigio perché il contratto c’è ma l’inquadramento è sbagliato.

Eppure molti rapporti di lavoro domestico finiscono in tribunale. Se la colf o la badante licenziata fa vertenza rivolgendosi al patronato possono spuntare conteggi di ferie non usufruite, ore di lavoro non pagate e tredicesime saltate. Così anche i datori di lavoro in buona fede, certi di essere in regola, possono ritrovarsi a pagare sanzioni e simili. Emblematico è il caso di una badante dell’Est Europa che ha chiesto 128 mila euro di risarcimento danni: una cifra che può sembrare assurda ma determinata, come ha spiegato l’avvocato della controparte, dalla signora che era “stata assunta come colf fino al 2013, questo perché dalle 8 alle 17 la madre del mio assistito era al centro malati di Alzheimer di Roma. Dalle 17 in poi invece, era lui stesso a occuparsene. Nel 2013 le cose sono cambiate, lui è andato via di casa e ha stipulato un nuovo contratto con la signora, questa volta inquadrandola come badante. Considerando le nove ore che la persona assistita trascorreva al centro Alzheimer, la badante lavorava due ore al giorno. Indagando si è scoperto, inoltre, che quando era sola in casa la signora ‘arrotondava’ tagliando i capelli ai suoi connazionali”. Alla fine i giudici “si sono limitati” a far pagare al datore un’ammenda di 5 mila euro perché era stata registrata come badante a persona autosufficiente mentre si trattava di anziana non autosufficiente.

 

Licenziamento colf e badanti in nero: quando si rischia la vertenza

 

Sicuramente quindi il primo consiglio per evitare la vertenza da parte di colf e badanti è quello di essere in regola. Può sembrare un appunto banale ma non lo è: molto cause scaturiscono dalla disinformazione; nell’ambito del lavoro domestico infatti chi assume è tenuto a svolgere il ruolo di datore di lavoro pur non avendone in molti casi la competenza. Scrivere quindi un contratto e dichiararlo all’Inps. Il lavoro domestico, per legge, può essere in realtà instaurato anche verbalmente. Tuttavia, soprattutto in fase di contenzioso, la forma scritta permetterà di dimostrare la mansione, le ferie, la malattia etc.

Nel caso di omissioni contributive il datore di lavoro è tenuto al pagamento di una sanzione per ogni lavoratore al tasso del 30% in base annua calcolate sull’importo dei contributi evasi con un massimo del 60% ed un minimo di 3.000 euro, a prescindere dalla durata della prestazione lavorativa accertata. Questo significa, in altre parole, che anche per una sola giornata di lavoro “in nero”, il datore di lavoro può essere multato con la sanzione minima applicabile di 3.000 euro.

Per essere in regola con i contributi colf e badanti bisogna non solo pagare quelli per l’effettivo orario lavorativo, ma anche effettuare i versamenti dovuti alla Cassa malattia. Il bollettino da pagare che l’Inps invia al datore di lavoro prevede infatti solo i contributi previdenziali, tuttavia il contratto collettivo nazionale all’articolo 52 fa riferimento anche il pagamento della Cassa malattia attraverso i Maf dei contributi previdenziali. Quando la lavoratrice va a richiedere dei rimborsi alla Cassa e non trova i versamenti possono insorgere problemi.

Aldilà del contratto è prevista la comunicazione all’Inps dell’assunzione colf e badanti entro la mezzanotte del giorno precedente a quello di inizio del rapporto di lavoro. La stessa ha efficacia anche nei confronti del Ministero del lavoro, dell’INAIL, nonché della Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo. Questa comunicazione inoltre sostituisce anche il modello Q (non più in vigore dal 15 novembre 2011) perché contiene anche i dati del permesso di soggiorno obbligatorio.

La mancata comunicazione entro i termini determina l’applicazione di una sanzione amministrativa da € 200,00 a € 500,00 per ciascun lavoratore interessato (art. 19, comma 3, D.Lgs. 276/03).

 

Licenziamento colf e badanti: procedura per evitare vertenze

 

Il consiglio quindi quando la colf e /o badante si dimette o viene licenziata è quello di rivolgersi caf, o all’associazione o al commercialista di vostra fiducia e richiedere l’elaborazione di una busta paga o di un conteggio di lavoro per il calcolo delle spettanze di fine rapporto (ricordate che entro 5 giorni dovete anche comunicare all’Inps la cessazione del rapporto di lavoro). Anche se la collaboratrice domestica ha lavorato in nero, dunque senza contratto e senza iscrizione all’Inps, è consigliabile dare mandato ad un professionista per la redazione del suddetto conteggio lavorativo.

 

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FONTE: https://www.investireoggi.it/fisco/licenziamento-badante-non-regola-evitare-vertenza-quali-sanzioni-si-rischiano/

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