«Massima attenzione a ingannevoli pubblicità e a brochure lasciate in bella vista all’ interno degli uffici dell’ Asl. Le agenzie che operano nel settore della fornitura di servizi a domicilio di colf, badanti e baby sitter sono fiscalmente irregolari, totalmente vietate dalla normativa». Il monito arriva dalla direzione Territoriale del Lavoro che ha recentemente concluso accertamenti su due ditte che operavano a Genova. «È emerso il ricorso da parte di queste agenzie al lavoro nero e all’ utilizzo di figure contrattuali scorrettamente applicate - spiega l’ ispettrice al lavoro Barbara Maiella -. Questo vuol dire evasione fiscale e contributiva e sfruttamento dei lavoratori impiegati». I numeri dell’ operazione parlano chiaro: 53 lavoratori in nero (44 dei quali impiegati in una sola ditta); 27 errate tipologie di contratto applicate; 130mila euro di contributi e premi recuperati e 450mila sanzioni applicate. Si aggiungono anche due notizie di reato trasmesse alla Procura per abusive attività di intermediazione tra domanda e offerta del lavoro e ricerca e selezione del personale. 

 

Dall’ indagine dell’ Ispettorato al Lavoro risulta che le tariffe applicate alle famiglie, clienti dell’ agenzia, sono del tutto sproporzionate rispetto al costo orario della prestazione versata al lavoratore. In pratica ogni famiglia versa all’ agenzia un corrispettivo maggiore di quello che invece sosterrebbe regolarizzando direttamente il lavoratore senza figure intermediarie. «È importante che si comprenda il rischio - aggiungono Patrizia Bernardini e Antonella Pignatelli responsabili della vigilanza ordinaria -. Intendiamo lanciare un messaggio chiaro: queste strutture alimentano un mondo sommerso di irregolarità. Non sono previste agenzie di scambio di manodopera che alimentano soltanto lavoro nero e irregolare. Ad essere ingannate sono le famiglie disposte a pagare di più per essere esonerate da problematiche reali come la ricerca di una badante per un familiare anziano e malato. Si arriva a sborsare anche 3mila euro. Ingannato è anche il lavoratore stesso che viene pagato dai 5 ai sette euro a fronte di un costo medio di 14 euro che la ditta richiede. Paradossalmente colui che offre disponibilità a lavorare deve anche pagare per essere inserito nelle liste da cui la ditta attinge personale. E il danno maggiore sta nel fatto che spessissimo il lavoratore non viene neanche retribuito».

 

FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/badanti-truffa-delle-agenzie-servizi-domicilio.html

 

Sono programmati per fare la spesa, gettare la spazzatura, comunicare a distanza con i familiari e garantire la sicurezza dell’anziano tra le mura domestiche. Ora i tre robot sviluppati dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione con l’Irccs Inrca, l’Istituto nazionale di ricerca e cura per anziani - verranno testati per la prima volta in condizioni reali, in strutture che un giorno potrebbero concretamente farne uso. 

 

È la fase finale del progetto europeo «Robot-Era», che ha lo scopo di sperimentare servizi robotici avanzati integrati negli ambienti di vita (casa, condominio e quartiere) per favorire il benessere dell’anziano e dei familiari, supportandoli nelle attività quotidiane. «Rispetto agli altri esperimenti di robotica - spiega Fabrizia Lattanzio, direttrice scientifica dell’Inrca - la novità assoluta è che i robot cooperano sia tra di loro che con le persone non soltanto in casa, ma nei corridoi e anche in spazi aperti, in modo tale da estendere l’autonomia dell’anziano a luoghi diversi. La longevità attiva significa non soltanto avere una buona salute, ma anche rimanere indipendenti il più a lungo possibile». 

 

All’Inrca - che ha il compito di studiare l’accettabilità della tecnologia da parte dell’utente - verrà testato `Dora´, il robot domestico. A dicembre, per due settimane, nella `Casa Amica´ del presidio ospedaliero di Ancona - una smart house attrezzata con tutte le tecnologie domotiche - alcuni anziani volontari trascorreranno le loro giornate assistiti dal robot e da un infermiere. «Dai feedback avuti finora - spiega Roberta Bevilacqua, del Laboratorio di Domotica - è stato apprezzato, in particolare tra la categoria `giovani anziani´ (65-75 anni), il fatto di aiutare senza minare la privacy».

 

Ma cosa fanno i robot? Quello domestico fornisce servizi che vanno dalla spesa online alla raccolta della spazzatura, dal ricordare le medicine alla sicurezza. Dotato di un braccio meccanico che solleva fino a 5 Kg., è in grado anche di spostare molti oggetti di uso comune. Può aiutare l’anziano a muoversi in casa grazie ad una maniglia ergonomica a cui ci si appoggia, e si comanda anche da un joystick. Il robot condominiale, invece, fornisce prevalentemente servizi di sorveglianza. Quello da esterno si muove nelle strade del quartiere per ritirare la spesa o semplicemente accompagnare l’utente a passeggiare.  

 

FONTE: https://www.lastampa.it/2015/12/03/tecnologia/cos-i-robot-si-prenderanno-cura-degli-anzianinon-solo-in-casa-ma-anche-fuori-i9UcC6A4bYafosSomTD8zH/pagina.html

 

La carne rossa? «Al di là delle polemiche una volta alla settimana va mangiata, anche dagli anziani». Lo spiega Mariangela Rondanelli, responsabile del servizio endocrino nutrizionale dell’Istituto Santa Margherita che ieri ha cominciato le lezioni per la due giorni residenziale di medici, biologi e nutrizionisti interessati all’alimentazione dell’anziano. Sperimentazioni pratiche delle strumentazioni atte a verificare le necessità nutrizionali degli anziani, lezioni e discussione di casi clinici sulla base dei nuovi livelli di assunzione raccomandata di alimenti per la fascia di età sopra i 75 anni.

Prima leggenda da sfatare, niente carne per gli anziani? «Le proteine servono eccome – spiega Rondanelli – carne, pesce, uova, latte e legumi sono fondamentali. Una volta a settimana la carne rossa e tre o quattro volte la bianca, come il pesce. A ogni pasto servono proteine, la carne è fondamentale per il contenuto di vitamine del gruppo B e le proteine nobili».

In discussione anche che tipo di acqua faccia meglio agli anziani: «Alla base della piramide alimentare degli anziani c’è l’acqua – spiega ancora Rondanelli –. L’acqua non serve solo a idratare ma a passare nutrienti acque ricche in calcio per soggetti con osteoporosi per esempio, o ricca di bicarbonati per aiutare la digestione. Ancora: per combattere la stipsi l’acqua ricca di magnesio aiuta. E ancora: gli anziani dovrebbero preferire gli alimenti integrali, così come il resto della popolazione: «Sono fonti di fibre che aiutano l’intestino pigro – spiega ancora Rondanelli –. Dopo l’acqua, salendo sulla piramide alimentare troviamo i carboidrati e le proteine e sulla cima della piramide c’è una bandierina: il soggetto anziano deve anche assumere integratori perché l’assorbimento delle vitamine D e B12 non è ottimale.

Quindi il medico deve sapere quali integratori consigliare». La vitamina D aiuta a preservare ossa e muscoli, la B12 in generale a livello cognitivo. «Le vitamine – chiude Rondanelli – servono anche a trasformare i nutrienti in energia».

FONTE: http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2015/11/08/news/sorpresa-la-carne-fa-bene-agli-anziani-1.12412120

 

Tanti sono i benefici dell’attività sportiva, soprattutto se si è superati i 65 anni di età. Una fase della vita delicata, tanto che spesso la parola “anzianità” fa rima con “pigrizia”. Eppure fare regolare movimento (basta solo camminare) o dedicarsi a un vero e proprio sport è particolarmente indicato perché riduce: il rischio di disturbi cardiaci e infarto, previene il diabete, l’ipertensione, la possibilità di sviluppare l’Alzheimer e altre malattie legate all’invecchiamento.

 

Mantenersi giovani nel fisico e nello spirito è quindi una missione possibile a tutte le età, ma otto anziani su dieci ritengono che fare attività sportiva e correggere il proprio stile di vita sia inutile, arrivati a una certa età, tanto più se si è colpiti da tumore. Il 40% dei pazienti oncologici e i loro familiari pensano che l’attività fisica non apporti alcun beneficio, il 23% addirittura è convinto che aggravi la malattia.

 

“Si tratta di dati significativi, frutto di miti sbagliati – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e direttore dell’Oncologia Medica dell’IRCCS di Reggio Emilia – che testimoniamo quanto sia sempre più importante informare sulla patologia ed educare a stili di vita corretti non solo il paziente, ma anche chi interviene nella gestione quotidiana della malattia”.

 

Per rispondere a questo crescente bisogno informativo l’AIOM promuove Prostata: sul tumore vince chi gioca d’anticipo, un vero e proprio “Tour della prevenzione” in venti città, che porta gli oncologi a parlare esclusivamente agli anziani di lotta alle neoplasie nei centri ricreativi per la terza età. 

 

“Con questa campagna – continua il prof. Pinto – la prima nel suo genere in Italia, abbiamo scelto di focalizzarci su un tumore solido che interessa maggiormente la terza età e per il quale non esistono finora programmi di informazione e di screening adeguati. Abbiamo realizzato anche un opuscolo informativo da diffondere in ogni incontro che consente ai malati e alle loro famiglie di conoscere la patologia, capire cos’è e quando può essere fatto il controllo del PSA e fornisce consigli pratici su come gestire il forte impatto che la malattia ha nella quotidianità della persona”.

 

Il tour questa settimana toccherà le città di Milano (27 ottobre), Trieste (27 ottobre), Genova (28 ottobre) e Roma (30 ottobre), e ancora Reggio Emilia e Ancona per ripartire prima di fine anno con altre 10 tappe a Padova, Trento, Pescara, Terni, Chieti, poi ancora Bari, Cosenza, Palermo, Nuoro e Como. Il progetto è reso possibile grazie al contributo incondizionato di Janssen.

 

“Le campagne focalizzate sulla prevenzione e sulla creazione di cultura sui tumori rappresentano la nuova frontiera nella collaborazione tra società scientifiche e aziende farmaceutiche – afferma il dott. Massimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore Delegato Janssen, che rende possibile l’intero progetto –. Lavoriamo per migliorare l’efficacia e la tollerabilità dei farmaci esistenti, sintetizzare nuove molecole per realizzare medicinali innovativi. Il nostro scopo è fornire ai pazienti le migliori terapie possibili e garantire la sostenibilità del sistema”.

 

FONTE: http://sport.sky.it/sport/ritratto_della_salute/2015/10/27/tour-aiom-prostata.html

 

Tra il 2008 e il 2014 le persone al servizio delle famiglie italiane sono aumentate dell'87,3% raggiungendo quota 769mila. È stato l'aumento più importante che si è registrato negli anni della crisi. #Truenumbers, la web serie di approfondimento giornalistico di PanoramaTv è andata a vedere nel dettaglio quali sono i comparti produttivi che hanno perso o guadagnato lavoro nel corso degli ultimi 5 anni.

 

E quello che ha scoperto è che la crescita di colf e badanti non si è affatto fermata, anzi, è il settore nel quale si assume di più. Mentre tutti gli altri (industria, agricoltura, trasporti, per esempio) perdono lavoro, nel settore dei servizi alle famiglie sembra ci sia posto per tutti. Ecco i dati: nel secondo trimestre del 2015 gli addetti ai "servizi collettivi e personali sono 1 milione 776 mila rispetto a 1 milione 737mila del secondo trimestre del 2014.

 

A quanto pare se si cerca lavoro questo è il settore che assume più facilmente. Non solo: nella sesta puntata, visibile qui sopra, #Truenumbers spiega che a decidere di svolgere questi lavori sono sempre di più le persone più avanti nell'età.

 

FONTE: http://www.panorama.it/economia/lavoro-aumenta-grazie-colf-badanti/

 

L'aumento vertiginoso della popolazione anziana nei prossimi anni impone di considerare in modo più strutturale assistenza e cure per le disabilità derivanti da cadute o demenze.

 

Con il 21,4% dei cittadini over 65 e il 6,4% è over 80, l'Italia è il primo paese d'Europa e secondo paese al mondo per popolazione anziana, secondo solo al Giappone. E ad allargare l'osservazione, la fotografia globale è quella di un paese che sta costantemente invecchiando. Il Nuovo Rapporto sull'Invecchiamento   presentato il primo ottobre scorso dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ci dice che entro il 2020 il numero di anziani supererà quello dei bambini sotto i 5 anni, mentre entro il 2020 la popolazione mondiale di over 60enni raddoppierà rispetto a quella attuale, passando dai 900 milioni di individui di oggi a quasi 2 miliardi.

 

LE CADUTE E I RISCHI PER GLI ANZIANI - E, se l'allungamento dell'età media è dovuto a migliori condizioni di vita, standard qualitativi più alti e accesso alle cure, va anche detto che è importante arrivare in salute alla terza età, nella quale traumi anche di piccola entità possono rappresentare l'anticamera di una disabilità. Una banale caduta, ad esempio (il cui rischio cresce esponenzialmente con l'aumentare dell'età), si può trasformare, per una persona anziana, nell'inizio di problemi di salute anche seri. A questo proposito, nel documento Strategia e piano d'azione per l'invecchiamento sano in Europa, 2012-2020, l'OMS informa che le cadute delle persone anziane e i traumatismi che spesso ne conseguono sono la causa di una parte importante del carico di malattia e disabilità che affligge gli anziani in Europa e costituiscono un importante fattore di rischio che predispone a sviluppare una fragilità.

 

Facciamo un esempio su tutti: la frattura del femore a causa di una caduta. Si tratta di un incidente molto frequente che comporta spesso un ricovero, interventi e riabilitazione con, non di rado, uno strascico di limitazioni funzionali che a volte sono l'anticamera di un ricovero in una struttura residenziale, quando non del deteriorarsi repentino delle condizioni di salute.

 

PREVENZIONE DELLE CADUTE -  L'anziano scivola perché può avere disturbi dell'equilibrio, debolezza muscolare, perché inciampa trovando ostacoli ambientali, o come conseguenza di una minore lucidità dovuta all'assunzione di farmaci. Le evidenze dicono che esistono delle strategie di prevenzione delle cadute, e di riduzione dei casi in cui queste sfociano in traumatismi, tra questi:

- Programmi basati sull'esercizio fisico degli anziani, ma anche fisioterapia e rieducazione all'equilibrio

- Adattamento della propria abitazione con accorgimenti per limitare i rischi di carattere ambientale

- Eventuale ricorso ad ausili per aiutarsi nella deambulazione (vedi stampelle, deambulatori  o tutori dell'anca) o di strumenti che aiutino a ritrovare l'autonomia in alcuni movimenti, come il sollevapersone.

 

Parlare di anziani e cadute significa, ancora una volta, ricordare come la presenza di un soggetto in condizione di fragilità metta le famiglie nella condizione di avere bisogno di un supporto assistenziale. In tutti i paesi Europei - anche quelli dove il welfare funziona bene -  è la cosiddetta "assistenza informale", quella, cioè, fornita dai familiari, a coprire la maggior parte di ore di carico.   E' quindi evidente-  a fronte anche del costante invecchiamento della popolazione - come sia sempre più urgente un intervento a supporto degli assistenti  e caregiver familiari, che dovranno sempre più prendere su di sè il peso di problemi legati alla salute non solo fisica, ma anche psichica  e cognitiva di un popolo sempre più vecchio.

 

FONTE: http://www.disabili.com/medicina/articoli-qmedicinaq/anziani-e-cadute-come-intervenire-su-uno-dei-maggiori-fattori-di-disabilita-in-terza-eta

Nel nostro Paese il 46,4% dei nonni è in sovrappeso, il 16% obeso e solo il 40% pratica attività fisica con regolarità. Inoltre 1 italiano su 2 (il 49%) ignora che corretti stili di vita possono prevenire l’insorgenza di un tumore. Mentre il 79% degli ultrasessantacinquenni ritiene che modificare le proprie abitudini sbagliate da anziani non serva a molto. “Una situazione preoccupante, frutto di molti miti sbagliati – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e direttore dell’Oncologia Medica dell’IRCCS di Reggio Emilia –. Per questo abbiamo deciso di partire con il primo tour mai realizzato in Italia da una Società Scientifica contro i tumori negli anziani. Perché a tutte le età modificare in meglio il proprio stile di vita è opportuno e consigliabile: no al fumo e all’abuso di alcol, attività fisica costante e dieta corretta sono i messaggi chiave della prevenzione oncologica”.

 

CAMPAGNA - L’obiettivo della campagna? “Intercettare una fascia della popolazione per la quale non esistono finora programmi di informazione e prevenzione adeguati – prosegue il prof. Carmine Pinto –. Abbandonare comportamenti a rischio come il fumo o la sedentarietà presenta enormi vantaggi anche se in un’età matura. Negli anziani, il rischio di cancro è 40 volte più alto rispetto alle persone di 20-40 anni e 4 volte maggiore rispetto a quelle di 45-65 anni. Stili di vita sani, non solo hanno effetti preventivi, ma quando si è colpiti dalla malattia, aiutano a rispondere meglio alle terapie e ad abbassare il rischio di recidiva. Abbiamo scelto di focalizzarci soprattutto sui tumori che interessano maggiormente la terza età, in primo luogo quello della prostata (il più frequente tra gli over75) per spiegare che si deve prevenire, ma anche che quando colpisce, può essere vinto e si può tornare ad una vita normale”.

 

TOUR - Il tour, presentato in un incontro con la stampa oggi a Roma, è partito il 20 luglio da Torino, approdando poi a Catania, e ora proseguirà nelle città di Firenze (13 ottobre), Napoli (20 ottobre), Milano e Trieste (27 ottobre), per sbarcare poi a Roma, Reggio Emilia, e ancora ad Ancona e Genova. L’intero progetto è realizzato con il sostegno incondizionato di Janssen, farmaceutica di Johnson & Johnson.

 

DIAGNOSI - “Un secondo problema su cui dobbiamo intervenire con forza – evidenzia il prof. Carmine Pinto – riguarda il momento della diagnosi. La maggior dei tumori nella terza età sono scoperti in fase avanzata. E spesso non tutti questi pazienti accedono ai trattamenti più innovativi. Per questo nel corso di ogni incontro vengono approfonditi anche i concetti di screening e di tempestività della diagnosi. Prima si intercetta la malattia, maggiori sono le possibilità di superarla con una buona qualità di vita, anche se si è ultrasettantenne”. Il cancro della mammella (un caso ogni 18 donne) e quello della prostata (1 ogni 20 uomini) sono i più frequenti tra gli over70.

 

CONOSCENZA - “Nel nostro tour – prosegue Pinto – approfondiremo, in particolare, la conoscenza del tumore alla prostata che, grazie anche ai nuovi farmaci, può essere gestito bene in età molto avanzata. Si tratta di un carcinoma spesso presente in forma indolente (circa il 30-40% dei pazienti), caratterizzata da una crescita che può essere molto lenta e non in grado di provocare disturbi e ancor meno di causare la morte dei pazienti. In questi casi è possibile adottare una strategia osservazionale come la sorveglianza attiva, tenendo sotto stretto controllo nel tempo il comportamento e l’evoluzione del tumore, riservando il trattamento (chirurgico, radioterapico, farmacologico) solo ai pazienti che ne abbiano bisogno e quando ne abbiano bisogno. Nove malati su dieci superano la malattia con una buona qualità di vita. A differenza di altri tumori, per quello prostatico non esistono ancora programmi di screening efficaci come la mammografia per il carcinoma mammario e il sangue occulto nelle feci per quello del colon. Per questo abbiamo realizzato anche un opuscolo informativo da diffondere in ogni incontro che consente ai malati e ai caregivers di conoscere la patologia, capire cos’è e quando può essere fatto il controllo del PSA e fornisce consigli pratici su come gestire il forte impatto che la malattia ha nella quotidianità della persona”.

 

FONTE: http://www.iltempo.it/rubriche/salute/2015/10/09/anziani-e-tumore-della-prostata-8-su-10-non-sanno-che-si-puo-prevenire-1.1466263

 

Sono fra i tumori per cui più spesso si può spendere la parola "guarigione": oggi, stando ai dati appena diffusi a Firenze durante il congresso della Società Italiana di Ematologia, sono circa 300mila gli italiani che possono dire di essere guariti da un tumore del sangue. Una buona notizia possibile anche e soprattutto grazie a cure sempre più mirate ed efficaci, in grado di aumentare la sopravvivenza e far mantenere una buona qualità di vita, ma ora l'obiettivo è pensare ai pazienti dai capelli grigi: già oggi due terzi dei casi di tumori del sangue riguardano gli over 65, in un futuro non troppo lontano il numero di malati potrebbe "esplodere" perché gli anziani in Italia saranno sempre di più.

 

Malattie tipiche dell’anziano

 

Ogni anno sono circa 32mila gli italiani che si ammalano di un tumore del sangue, in 21.300 hanno più di 65 anni. Alcune malattie come la leucemia linfatica cronica sono di fatto appannaggio esclusivo degli anziani; altre, come il mieloma o i linfomi, sono comunque più diffuse in chi è in là con gli anni. «Oggi in Italia gli anziani sono 13 milioni, nel 2030 raggiungeranno quota 21 milioni, pari al 35 per cento della popolazione totale. Saranno perciò sempre più numerosi i malati di tumori ematologici di età avanzata, che già oggi sono la "fetta" più ampia del totale dei pazienti – spiega Giovanni Pizzolo, vicepresidente SIE –. Si aprono quindi nuove sfide: solo un over 65 su dieci non ha altre malattie concomitanti, un 20 per cento ne ha oltre quattro assieme al tumore. Le strategie di cura dovranno cambiare, perché si tratta di persone più fragili in cui le terapie dovranno essere molto "rispettose". In questo senso saranno probabilmente sempre più utili i farmaci intelligenti che colpiscono direttamente e soltanto i meccanismi all'origine del tumore, garantendo ai pazienti una miglior qualità di vita». Il neo maggiore, come spesso accade, sono i costi: per alcuni dei nuovi farmaci, che hanno cambiato la storia clinica di tanti tumori ematologici, si devono spendere migliaia di euro all'anno.

 

Terapie innovative e miglior sopravvivenza

 

«Certo, i farmaci più nuovi sono meno economici, ma non ha senso fare un puro e semplice confronto dei prezzi perché nel costo della malattia non ci sono solo le terapie, ma anche altre spese sanitarie e sociali di cui tener conto – osserva Fabrizio Pane, presidente SIE –. Nel computo da considerare per valutare il rapporto costo beneficio dei nuovi farmaci bisogna pensare anche alla loro portata di innovazione: i biologici ad esempio curano meglio compromettendo di meno la qualità della vita, un elemento prezioso quando si vogliano fornire le migliori terapie ai pazienti. A fronte di un valore innovativo enorme, da quando sono stati introdotti la spesa sanitaria farmaceutica è salita di appena l'1 per cento: un incremento e un impatto minimi, che sottolineano come sia miope parlare di non-sostenibilità delle nuove cure». «Abbiamo il dovere di tenere conto dei costi, ma anche di garantire a tutti le terapie migliori e molti farmaci innovativi lo sono – interviene Sergio Siragusa, docente di ematologia con trapianto presso il DIBIMIS dell'Università di Palermo –. Riducono le complicanze, aumentano la sopravvivenza, migliorano la qualità della vita, tre obiettivi tutti ugualmente importanti che i pazienti stessi ci chiedono: molti oggi, consapevoli che dai tumori del sangue si può guarire, vogliono cure che consentano di avere una vita il più possibile normale e serena».

 

Oggi si può guarire

 

Anche grazie a terapie sempre più mirate ed efficaci, infatti, a fronte di un incremento del numero di nuovi casi di tumori ematologici oggi la sopravvivenza è molto migliorata: mentre in passato alcune diagnosi erano una condanna a morte, oggi il 35-40 per cento dei pazienti guarisce. Per alcuni tipi di cancro i picchi sono ancora più alti: le leucemie acute del bambino ad esempio si risolvono l'80-90 per cento delle volte. A chi guarisce del tutto si aggiunge il gran numero di pazienti che grazie ai trattamenti riescono a “contenere” il tumore, rendendolo un problema cronico con cui convivere. «Vent'anni fa un malato di leucemia mieloide cronica sopravviveva circa tre anni, oggi l'80 per cento dei pazienti è vivo e senza segni di malattia anche a sette o dieci anni di distanza, prendendo pillole che tengono sotto controllo il tumore agendo sul difetto molecolare che ne è alla base. In alcuni di questi pazienti “cronici” le cure si possono perfino sospendere senza che la malattia riprenda, per una sostanziale guarigione – dice Pellegrino Musto dell'Unità di ematologia del Centro di Riferimento Oncologico della Basilicata –. L'importante, per avere i migliori risultati, è riconoscere tempestivamente i tumori del sangue, che spesso purtroppo hanno sintomi aspecifici comuni anche ad altre malattie: dimagrimento improvviso e persistente, febbri inspiegabili, sudorazione notturna e prurito sono segni di neoplasie del sangue, ma possono anche significare tutt'altro. Indagini supplementari servono comunque in caso di emocromo alterato, se si nota la comparsa di linfonodi superficiali sul collo, alle ascelle o all'inguine, in presenza di infezioni ricorrenti o di macchie emorragiche, le cosiddette petecchie, sulla cute».

 

FONTE: http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/15_ottobre_06/leucemie-sempre-piu-frequenti-casi-gli-anziani-8bc055ba-6bf1-11e5-b145-0ec57350dfa2.shtml?refresh_ce-cp

Non siamo un Paese per vecchi. Siamo un Paese di vecchi in parcheggio e di famiglie che navigano a vista. Quando l’autonomia vacilla e la solitudine aggrava i problemi c’è una meta che diventa obbligata per trecentomila di loro: residenza sanitaria assistita. Luogo, albergo, villa (arzilla o azzurra che sia) per chiudere fuori dalla porta il mondo di ieri diventato ingestibile, condizionato da solitudine e patologie invalidanti.

 

Qualche volta evitabile, molto spesso inevitabile, questa scelta è da sempre oggetto di dubbi e sensi di colpa in un mercato asimmetrico, in cui domina l’offerta e l’interessato non decide quasi mai. Si dovrebbe cambiare e correggere un approccio di tipo ospedaliero che mal si adatta a quel concetto di longevità attiva che rappresenta il modo nuovo di concepire l’anzianitudine: non solo come costo ma come risorsa. È quel che dicono filosofi, geriatri e neurologi: la vecchiaia non è una malattia, il cervello è plastico e reagisce agli stimoli e si riattiva con le relazioni. La costanza di rapporti, la rete sociale, lo stile di vita e la comunità possono garantire scenari da healthy aging, longevità sana, meno onerosa per famiglie e sanità pubblica.

 

È una svolta che tocca le residenze, troppo spesso adagiate sul comodo cuscino del parcheggio assistenziale: a volte non se ne può fare a meno, come nel caso dell’Alzheimer, ma se davvero la medicina sul territorio venisse rafforzata si potrebbe accelerare quel processo che in Italia è già avviato: la diminuzione della percentuale di anziani con menomazioni funzionali in una o più attività della vita quotidiana. Gli anziani (attenti alla definizione, questa è la stagione dei giovani vecchi) sono in Italia 16 milioni: assorbono più della metà della spesa sanitaria, sei su dieci sono portatori di una o più malattie croniche. La deriva assistenzialista ha fatto di loro un mercato le cui storture vanno corrette.

 

È importante conoscere limiti e qualità dell’offerta, come si propone l’inchiesta di Corriere salute (oggi in edicola con Corriere della Sera). In futuro serviranno sempre più soluzioni residenziali per longevi attivi, non più destinati al parcheggio, ma capaci di produrre quei beni che chiamiamo relazionali.

 

FONTE: http://sociale.corriere.it/ma-la-vecchiaia-non-e-una-malattia/

 

Chi beve birra campa cent'anni, diceva una nota pubblicità. Ora questa bevanda si rivela un'alleata del cuore delle donne. Secondo uno studio sembra, infatti, che bere birra una o due volte a settimana protegge le donne dal rischio infarto. Infatti chi la consuma in modo moderato, ha un rischio infarto più basso del 30% sia rispetto alle forti bevitrici, sia a quante non hanno mai assaggiato una pinta. E' quanto emerge da uno studio svedese, che ha coinvolto 1.500 donne seguite per 50 anni.

 

Il team della Sahlgrenska Academy, Università di Göteborg, ha analizzato i dati raccolti dal 1968 fino al 2000, quando le donne coinvolte avevano tra 70 e 92 anni. Con l'aiuto delle informazioni emerse da un questionario sul consumo di una serie di alcolici, gli studiosi hanno cercato di capire in che modo le quantità di bevande ingerite influiscono su una serie di patologie: infarto, icturs, diabete e cancro.

Nei 32 anni del primo 'step' considerato, 185 donne hanno avuto un infarto, 162 un ictus, 160 si sono ammalate di diabete e 345 di cancro.

 

Lo studio ha mostrato una connessione statisticamente significativa tra un elevato consumo di alcolici (ovvero più frequente di una volta o due volte al mese) e un rischio di quasi il 50% più alto di morire di cancro, rispetto a chi beve meno spesso. Ma, secondo la ricerca, le donne che bevono birra in modo moderato, sono più protette dal rischio infarto rispetto alle altre.

 

Insomma, un consumo moderato di birra potrebbe avere un effetto protettivo sul cuore delle donne. "Precedenti ricerche suggerivano che l'alcol in quantità moderata può avere un effetto protettivo - spiega Dominique Hange, fra gli autori del lavoro pubblicato sullo 'Scandinavian Jounral of Primary Health Care' - I nostri risultati tengono conto di altri fattori di rischio cardiovascolare, ma allo stesso tempo non possiamo confermare che il consumo moderato di vino abbia lo stesso effetto. Insomma, i nostri risultati devono essere confermati da studi di follow up".

 

FONTE: http://www.panorama.it/scienza/salute/salute-birra-amica-del-cuore-delle-donne-lo-protegge-da-infarto/

 

Cerco badante

Richiedi un preventivo

E' gratis

Senza impegno ti invieremo un preventivo su misura per le tue esigenze.

Compila i dati

Contatti