Novità in arrivo sul Canone Rai con la Legge di Bilancio 2020. In base alla versione del testo della manovra arrivata in questi giorni al Senato, l’esenzione per gli anziani spetta anche quando la badante risulta essere convivente.

 

Una buona notizia che va incontro a tanti anziani che convivono con la propria colf, che fino ad oggi non hanno potuto usufruire dell’esenzione del canone Rai nonostante fossero in possesso dei requisiti di reddito previsti.

 

Era stata la risposta dell’Agenzia delle Entrate numero 242 del 15 luglio 2019 a fornire specifici chiarimenti a riguardo, a seguito del quesito posto da un’anziana signora che conviveva con la badante.

 

Ora, ad introdurre l’importante novità e ad estendere la platea dei beneficiari dell’esonero dal canone Rai è l’articolo 42 della Legge di Bilancio che, salvo emendamenti che ne modifichino il testo, si applicherà dal 1° gennaio 2020.

 

Canone Rai 2020, esenzione anziani anche se la badante è convivente

 

La Legge di Bilancio 2020 prova ad ampliare il panorama dei contribuenti beneficiari dell’esenzione dal canone Rai.

È l’articolo 42 del testo della manovra, “Esenzione canone RAI per gli anziani a basso reddito”, a contenere la novità: 

 

“A decorrere dall’anno 2020, per i soggetti di età pari o superiore a settantacinque anni e con un reddito proprio e del coniuge non superiore complessivamente a euro 8.000 annui, non convivente con altri soggetti titolari di un reddito proprio, fatta eccezione per collaboratori domestici, colf e badanti, è abolito il pagamento del canone di abbonamento alle radioaudizioni esclusivamente per l’apparecchio televisivo ubicato nel luogo di residenza.”

 

Salvo emendamenti all’articolo in questione, dunque, dal 1° gennaio 2020 l’esenzione del canone Rai spetterà a molti più contribuenti anziani, titolari di redditi bassi, che per motivi di salute convivono con una badante, colf o in genere collaboratori domestici.

 

Rimangono immutati gli altri requisiti che gli anziani contribuenti devono avere per ottenere l’esenzione del canone Rai, ovvero:

 

- aver compiuto 75 anni;

- avere un reddito proprio e del coniuge che complessivamente non superi gli 8.000 euro.

 

Per gli over 75 con reddito fino a 8.000 euro è un’ottima notizia, visto che fino ad oggi sono stati esclusi dall’agevolazione se conviventi col proprio collaboratore domestico.

 

Canone Rai 2020: esenzione anziani estesa. La Legge di Bilancio riscrive le regole

 

L’esenzione del canone Rai estesa anche in caso di convivenza con la propria badante, la colf o un collaboratore domestico, consentirà di superare quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la risposta numero 242 del 15 luglio 2019 all’interpello di un’anziana contribuente.

In questa occasione, l’Agenzia delle Entrate escludeva la possibilità di beneficiare dell’esonero ad una contribuente che rispettava tutti i requisiti previsti, ma conviveva con la badante.

 

Per motivare l’esclusione, l’Agenzia faceva riferimento alla normativa vigente, citando la circolare numero 46 del 20 settembre 2010, secondo la quale il beneficiario “non deve convivere con altri soggetti diversi dal coniuge”.

 

L’interpretazione ufficiale, quindi, prevede che per godere dell’esonero dal pagamento del canone RAI non bisogna convivere con altri soggetti, diversi dal coniuge, che siano titolari di un reddito proprio.

 

L’Agenzia delle Entrate si è attenuta in modo testuale alla legge in vigore, che però, applicata in maniera così letterale, rappresenta sicuramente un ulteriore fattore “a favore” del fenomeno del lavoro nero dei collaboratori domestici.

 

Dal 1° gennaio 2020, però, la situazione dovrebbe cambiare e in meglio: sia in chiave antievasione, che come aiuto economico agli anziani contribuenti.

 

La novità introdotta dal Disegno di Legge di Bilancio 2020 si inserisce perfettamente sia nel piano di lotta all’evasione che sta caratterizzando il Governo Conte, sia nella volontà di attuare politiche redistributive che agevolino i contribuenti con i redditi più bassi.

 

La speranza è che il testo del DdL di Bilancio non venga modificato nel corso della discussione parlamentare. La “prova del nove” sarà il 31 dicembre, termine ultimo per l’approvazione della Manovra.

 

FONTE: https://www.money.it/canone-rai-2020-esenzione-anziani-badante-convivente-novita-legge-bilancio

 

 

 

Buone notizie sul fronte Alzheimer: negli Stati Uniti si va verso la commercializzazione di un farmaco sperimentale che sarebbe in grado di rallentare il declino cognitivo dei malati. Si tratta di “Aducanumab”, un anticorpo specifico che agisce a contrasto della proteina 'beta-amiloide", alla base della demenza tipica dell’Alzheimer.
Attualmente non esiste in commercio un farmaco in grado di curare l’Alzheimer, e se 'Aducanumab' si rivelasse efficace, come sembra, si tratterebbe di una rivoluzione in grado di aiutare milioni di persone.

 

L’ azienda Biogen, che sta sperimentando 'aducanumab', sta per chiedere l’autorizzazione all’organo regolatorio Usa sui farmaci (la FDA) per poterlo commercializzare, dopo che la stessa azienda aveva quasi rinunciato a continuare la ricerca, poiché i dati dei primi trial clinici non sembravano soddisfacenti. Ripresi gli studi, si era invece giunti a buoni risultati aumentando il dosaggio dell’anticorpo, giungendo a risultati che fanno ritenere che il farmaco possa effettivamente essere efficace per rallentare il declino mentale che colpisce le persone con Alzheimer.

 

Nella nota della Biogen si spiegano i miglioramenti registrati nei malati che hanno utilizzato  ‘aducanumab’ per testarne l’efficacia: memoria, orientamento e linguaggio sembrano migliorati. Inoltre azioni quotidiane come i lavori domestici e gli spostamenti fuori casa in autonomia sono risultati più eseguibili in autonomia dai partecipanti al trial. Questi risultati, inoltre, dimostrerebbero quindi che agire proprio sui beta amiloidi sia la strada da seguire per contrastare la decadenza cognitiva, aprendo così anche allo sviluppo di altri composti per rallentare non solo Alzheimer ma anche altre patologie neurodegenerative. 

 

Quanto alle tempistiche, ora la palla passerà alla Food and Drug Administration che dovrà valutare efficacia e sicurezza del farmaco, con la possibilità di procedere per il  mercato USA, si spera per il 2020, in un primo momento per i malati partecipanti al trial. L’azienda, inoltre, dichiara di programmare un dialogo con le autorità regolatrici anche nei mercati internazionali, inclusa Europa e Giappone.

 

FONTE: https://www.disabili.com/medicina/articoli-qmedicinaq/alzheimer-nel-2020-potrebbe-arrivare-il-primo-farmaco-che-rallenta-il-declino-cognitivo

 

Redditi per quattro milioni non dichiarati, imposte evase per 800 mila euro. Sono questi i primi risultati di un’indagine portata avanti dalla Guardia di Finanza  di Susa nel 2019 su colf e badanti.
Gli accertamenti hanno riguardato centinaia di lavoratori e lavoratrici e sono cominciate a seguito delle segnalazioni inoltrate da vari reparti delle Fiamme Gialle che operano ai valichi di confine, in questo caso soprattutto all'aeroporto di Caselle.

 

Spesso qui vengono individuati stranieri in procinto di lasciare l’Italia con significative somme di denaro contante.

 

Tutti i lavoratori domestici controllati sono risultati evasori totali perché hanno omesso di presentare la dichiarazione dei redditi, obbligatoria anche se sulle somme ricevute non si consegue alcun debito di imposta. Molti avevano chiesto agevolazioni per servizi come le agevolazioni per l'iscrizione a scuola dei figli, i servizi mensa, l'esenzione dal ticket sanitario.

 

FONTE: http://www.torinoggi.it/2019/08/30/leggi-notizia/argomenti/cronaca-11/articolo/controlli-su-colf-e-badanti-non-dichiarati-4-milioni-di-euro-di-redditi-tasse-evase-per-800-mila-e.html?fbclid=IwAR2kJukkrguKf7h6Qo_0XhMDFTeeaLtu5k81JN99acy7DhnySDDCr23zzlA

 

La buona notizia è che, finalmente, la truffa agli anziani dovrebbe diventare un reato autonomo e sarà punito con la reclusione da 2 a 6 anni e una multa da 500 a 2.000 euro. Il disegno di legge che cambia le regole è stato approvato all’unanimità in Senato, ora manca solo il via libera della Camera.

Se tutto andrà bene, una bella vittoria per noi dell’Unione Nazionale Consumatori che ci siamo battuti a lungo per la difesa dei soggetti più esposti a truffe e raggiri ad opera di quanti approfittavano della condizione di debolezza degli anziani per spillare soldi, spacciandosi per venditori o fornitori di gas, telefono etc. D’ora in poi dovranno risarcire integralmente la persona truffata se vogliono usufruire della sospensione condizionale della pena.

 

La circonvenzione degli anziani, oggi, ricade nel reato di truffa previsto dall’art. 640 del codice penale, con pene da uno a cinque anni di carcere e multa da 51 a 1032 euro. Con la nuova legge diventerà un reato autonomo applicabile a chiunque che “abusando della condizione di debolezza o di vulnerabilità dovuta all’età di una persona, induce taluno a compiere un atto che importi qualsiasi effetto giuridico per lui o per altri dannoso”.

Quello delle truffe ai danni degli anziani è un fenomeno sempre più diffuso. I dati del ministero dell’Interno mostrano aumento del numero di reati: le vittime di truffa tra chi ha più di 65 anni sono salite da 14.461 nel 2014 a 15.909 nel 2015, fino ad arrivare a 20.064 nel 2016.

 

Insomma, un settore nel quale i truffatori si sono negli anni specializzati: abili seduttori, capaci di scegliere tempi e modi per far cadere nella trappola l’anziano. Arrivano nelle case soprattutto di mattina, quando è più facile trovare l’anziano da solo, si presentano spesso con la scusa di conoscere un familiare e talvolta riescono a far firmare contratti capestro o a carpire informazioni sensibili come le coordinate bancarie.

 

Frequente il caso di persone che si spacciano per impiegati che lavorano per enti di recupero crediti e richiedono somme di denaro. A tal proposito, è bene sapere che nessuno (né una banca, né un ente di riscossione) potrebbe inviare un funzionario presso la nostra abitazione. Non apriamo dunque la porta e se proprio abbiamo un dubbio, facciamo una telefonata alla nostra banca per le opportune verifiche.O ancora i truffatori fermano il malcapitato di turno per strada offrendosi di accompagnarlo alla posta o in banca con l’unico intento di reperire informazioni utili a truffarlo.

 

Seppur molti anziani sanno difendersi benissimo da soli, può essere utile dare qualche consiglio per non cadere nella trappola:

- Non aprite la porta a sconosciuti: l’esperienza ci insegna che aprire la porta può far prendere coraggio a chi vuole importunarci (sia esso un venditore insistente o anche un vero e proprio truffatore) e a far cadere le difese psicologiche della persona anziana che avrà più remore a liberarsi bruscamente di chi lo sta importunando rispetto a quanto potrebbe fare un giovane.

 

- Fatevi accompagnare quando fate operazioni di prelievo o versamento in banca o alla posta, soprattutto nei giorni in cui vengono pagate le pensioni.

 

- Quando utilizzate il bancomat usate prudenza: evitate di operare se vi sentite osservati.

 

- Se qualcuno vi importuna, fingete di ricevere una telefonata o chiamate una persona cara magari facendo credere che vi raggiungerà di lì a poco.

 

- Non firmate nessun modulo o contratto, in ogni caso fatevi lasciare una copia per farla visionare a un vostro familiare. In questo caso, sappiate che siete sempre in tempo per ripensarci: diritto di recesso si può esercitare entro 14 giorni dalla stipula del contratto (per i contratti di fornitura di servizi) e dalla consegna dei beni (se avete acquistato dei prodotti). Se invece non siete stati informati sul diritto di recesso, il termine sarà di 12 mesi decorrenti dalla fine del periodo di recesso iniziale (quindi, in totale, 14 giorni più 12 mesi) e per farlo potete sempre contare sull’aiuto dei nostri esperti.

 

- Un consiglio che poi può sembrare bizzarro ma è molto utile è poi quello di avere cura della propria spazzatura  e della buca postale da cui si possono carpire informazioni sulla famiglia, indirizzi…

 

Altre sono disponibili sul sito dell’Unione Nazionale Consumatori (leggi anche Truffe agli anziani, come difendersi). Ma se avete bisogno d’aiuto, contattate i nostri esperti allo sportello dedicato.

 

FONTE: https://www.today.it/blog/unione-nazionale-consumatori/truffe-anziani.html

Il declino cognitivo è uno tra gli aspetti più temuti della vecchiaia. Spaventa l’idea di non riuscire più a compiere le azioni di ogni giorno, l’impossibilità di ricordare date e fatti, l’incapacità di vivere in modo autonomo e indipendente.

Tuttavia, esistono piccoli accorgimenti che possono aiutare a prevenire tale declino. Comportamenti, anche “banali”, da mettere in atto per migliorare la propria memoria. A dirlo è uno studio pubblicato su “Neurology”, la rivista dell’American Academy of Neurology, e condotto dalla Rush University Medical Center di Chicago. Il risultato? Chi si muove di più, anche tra le mura di casa, stimolerebbe meccanismi dall’effetto protettivo, capaci di contrastare l’invecchiamento del cervello e di prevenire così la demenza senile.

 

Lo studio ha coinvolto 454 anziani, di cui 191 affetti da demenza senile; ogni anno, per vent’anni, sono state testate le loro condizioni fisiche e le abilità di memoria e di ragionamento. E, negli ultimi due anni della loro vita (i pazienti sono deceduti ad un’età media di 91 anni, e hanno donato alla ricerca i tessuti cerebrali), con un accelerometo capace di individuare ogni movimento corporeo compiuto nel corso della giornata, è stata monitorata la loro attività fisica.

Ciò che è emerso è che gli anziani che si muovono di più durante il giorno hanno una migliore capacità di ragionamento e una maggiore memoria. Così come gli uomini e le donne con abilità motorie (coordinazione, equilibrio) significative. Ecco dunque che, fare regolare attività fisica, riesce per davvero a proteggere il cervello, aiutando la memoria e le capacità cognitive; e non si tratta di correre, o di andare in palestra, ma di compiere semplici movimenti tra le mura di casa come svolgere le mansioni domestiche o fare brevi “passeggiate” tra le stanze. Gli anziani che compiono tali azioni migliorano dell’8% i punteggi di memoria e ragionamento logico, quando sottoposti a test.

 

Analizzando poi i tessuti cerebrali, i ricercatori hanno fatto un’ulteriore scoperta: anche in presenza di biomarcatori di Alzheimer e demenza, l’equazione maggiore movimento uguale più memoria rimane valida. Muoversi è quindi importantissimo, non solo per restare in forma (e abbassare così il rischio di diabete e malattie cardiovascolari) ma anche per il proprio cervello. Su quali attività puntare? In caso non si possa fare esercizio fisico vero e proprio, come spesso da anziani succede, sono perfette le attività quotidiane: apparecchiare la tavola, fare giardinaggio, camminare, fare la spesa, cucinare. Se invece si potesse andare in piscina o in palestra, le attività da privilegiare sono il nuoto, lo stretching e gli esercizi per aumentare la coordinazione ed esercitare l’equilibrio.

 

FONTE: https://dilei.it/salute/declino-cognitivo-attivita-in-casa-migliorano-la-memoria/582663/

Il morbo di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa a decorso cronico e progressivo che, a causa di un’alterazione delle funzioni cerebrali, provoca il declino progressivo sia della memoria sia delle funzioni cognitive, fino alla perdita completa dell’autonomia. È la causa più comune di demenza nella popolazione anziana dei Paesi ricchi: attualmente si stima ne sia colpita circa il 5% della popolazione al di sopra dei 65 anni e circa il 20% degli ultra-85enni, anche se in rari casi può colpire precocemente intorno ai 50 anni di vita. Prima di manifestarsi in modo evidente, però , l’Alzheimer attraversa una fase che può durare diversi anni, durante la quale, nonostante i sintomi siano minimi, la malattia è al lavoro. Individuare i segnali della presenza dell’Alzheimer già in questa fase aumenta la potenzialità delle cure disponibili e di quelle future, in quanto esse agiscono su un sistema solo parzialmente compromesso e quindi più sensibile al trattamento.

 

Ebbene, da un recente studio, pubblicato su Frontiers in Aging Neuroscience ed effetuato da un team di ricercatori dell’Università di Bologna in collaborazione con professionisti dell’Unità di Neuropsicologia Clinica dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, è emerso che i primissimi sintomi dell’Alzheimer sono nascosti tra le pieghe del linguaggio: in alcuni piccoli errori.

 

Nello studio clinico sono stati presi in esame 96 partecipanti, metà dei quali con segni di deterioramento cognitivo lieve, una condizione che può precedere l’insorgere del morbo di Alzheimer. Durante l’esperimento è stato chiesto a ciascun paziente di descrivere a parole prima i dettagli di un’immagine mostratagli, poi una tipica giornata di lavoro e infine l’ultimo sogno che ricordava. Le risposte sono state analizzate utilizzando tecniche di elaborazione del linguaggio in grado di esaminare il ritmo e il suono delle parole, l’uso del lessico e della sintassi e altri dettagli. Confrontando le risposte dei soggetti affetti da deterioramento cognitivo lieve con quelle dei soggetti privi di disturbi, la sfida dei ricercatori era trovare segnali della presenza di deterioramento cognitivo che i test neuropsicologici convenzionali non sono in grado di identificare. Una sfida che, al termine dell’analisi, ha restituito i risultati sperati: gli studiosi sono riusciti a individuare specifiche alterazioni nell’uso della lingua parlata nei pazienti che presentano i primi segni di deterioramento cognitivo. Si tratta, dunque, di un metodo che potrebbe anticipare notevolmente il riconoscimento dell’insorgere della malattia e consentire di attivare così per tempo misure terapeutiche adeguate ad alleviare l’impatto nella vita quotidiana.

 

FONTE: http://salute.ilgiornale.it/news/27965/alzheimer--linguaggio-deterioramento-cognitivo/1.html

 

Fiato corto, dolore al petto, febbre alta e tosse. Sono questi i sintomi della polmonite, malattia che ogni anno provoca la morte di circa 11.000 persone in Italia, soprattutto anziani ed è la prima causa di morte per malattie infettive nei Paesi occidentali. Il vaccino che permette di proteggersi dalla causa più frequente di questa malattia, ovvero il batterio Pneumococco, è gratuito dallo scorso anno in Italia per tutte le persone di 65 anni. Ma pochi ancora sono gli anziani che lo sanno e pochissimi quelli che lo fanno.


Circa un quarto dei ricoverati in ospedale con polmonite, secondo uno studio apparso su Lancet, sviluppa complicazioni cardiache e aumenta così del 60% la mortalità a breve termine. A questo si aggiunge il rischio di meningite e sepsi. "Inoltre, anche una volta superata la fase acuta della malattia, le conseguenze possono continuare con una tendenza a sviluppare dispnea, o respirazione difficoltosa", spiega Michele Conversano, presidente di HappyAgeing, Alleanza italiana per l'invecchiamento attivo, e già presidente della Società Italiana di Igiene. "Manca però negli italiani la consapevolezza del rischio e sopratutto la consapevolezza che questo rischio può essere evitato".


Tra le polmoniti, le più frequenti sono quelle di origine batterica che derivano dallo Streptococcus pneumoniae, meglio noto come pneumococco. E proprio contro queste esiste un vaccino che, a partire dallo scorso anno, è offerto gratuitamente a tutte le persone che compiono 65 anni. "Basta effettuarlo una volta per esser protetti tutta la vita - spiega l'esperto - e può essere fatto contestualmente o meno a quello antinfluenzale.
Un motivo in più per vaccinarsi è che proprio lo pneumococco è un batterio che ha sviluppato particolare resistenza agli antibiotici. Quindi la terapia può essere molto lunga e complessa".

 

FONTE: http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/salute_65plus/medicina/2018/12/06/la-polmonite-causa-11.000-morti-lanno-prevenirla-e-possibile_5b6395c6-4a55-48c3-a7c8-00aec5ce540a.html

 

Tre anni di dieta mediterranea, soprattutto ricca di frutta, diminuiscono il rischio di ammalarsi di Alzheimer, questo è quanto sostengono i ricercatori della Edith Cowan University (ECU) che hanno analizzato gli effetti dell'alimentazione sul declino cognitivo, ed ecco cosa hanno scoperto.

La dieta Mediterranea vince sempre.

I ricercatori spiegano che seguire la dieta mediterranea potrebbe ritardare l'insorgenza del morbo di Alzheimer anche di molti anni. Nello specifico gli esperti spiegano che il cibo che fa parte di questo regime alimentare permette di ridurre il tasso di accumulo di beta-amiloide, il peptide costituente le placche amiloidi tipiche dell'Alzheimer.

Soprattutto frutta.

Studi passati hanno già dimostrato i benefici della dieta mediterranea, e quindi del consumo di frutta, verdura, cereali integrali, pesce e olio d'oliva sul declino cognitivo. La nuova ricerca però sottolinea che la frutta è l'alimento che più porta benefici e che è correlato con il ridotto accumulo di beta-amiloide. “Se in generale tutti gli alimenti della dieta mediterranea sembrano aiutare la riduzione del rischio di Alzheimer, il nostro studio ha dimostrato che il consumo di frutta è ciò che apporta i benefici maggiori”, fanno sapere gli scienziati.

Perché la frutta?

Non c'è una risposta definitiva, ma sembrerebbe che il motivo sia legato alla presenza di vitamina C nella frutta, in particolare agrume e fragole. Secondo studi passati, la vitamina C riduce l'accumulo di beta-amiloide negli animali studiati in laboratorio.

Bastano 3 anni

L'altra buona notizia è che non è necessario aver seguito o seguire la dieta mediterranea tutta la vita, bastano infatti 3 anni per ridurre del 60% l'accumulo di beta-amiloide e quindi il rischio di ammalarsi di Alzheimer.

FONTE:

https://scienze.fanpage.it/alzheimer-la-frutta-riduce-il-rischio-di-ammalarsi-bastano-3-anni-di-dieta-mediterranea/
http://scienze.fanpage.it/

Una badante assunta regolarmente è assicurata contro gli infortuni che, durante le mansioni, potrebbero capitarle. Ma se la badante, per imperizia e incapacità, provoca un danno fisico all’assistito, questi non ha tutela. Non resta che adire le vie legali senza la certezza di recuperare i danni. Possibile che la legge non tuteli l’assistito? Il patronato, Inps e Inail confermano.

Marino Zucchelli, Bologna

 

Risponde il condirettore de ‘il Resto del Carlino’, Beppe Boni

 

Come spiega anche il lettore ospitato qui a fianco nell’Opinionista la nostra società non può più fare a meno di una figura che assiste le persone malate, anziane o in condizioni di debolezza. Certo, un infortunio sul lavoro è coperto come in ogni altro settore dato che le badanti assunte sono tutelate attraverso gli istituti previdenziali. Ma le assistenti familiari, come ogni lavoratore, hanno doveri contrattuali da rispettare e se causano danni devono risponderne. Il codice del lavoro prevede per le badanti diritti e doveri. Fra questi ultimi c’è l’obbligo di prendersi cura della persona assistita. Per «cura» si intende non solo l’assistenza sanitaria (medicine, controllo della pressione, pulizia personale) ma anche l’aspetto umano: fare compagnia all’assistito. Chi sgarra e causa disagio ne risponde dinanzi alla legge: dal licenziamento, alla denuncia, al risarcimento danni.

 

FONTE: https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/commento/badante-1.4226056

RESPIRARE più ossigeno migliora le funzioni dei vasi sanguini nel cervello delle persone con problemi respiratori. Questo secondo una recente ricerca canadese pubblicata in Experimental Physiology. Lo studio potrebbe avere delle importanti ripercussioni per le future ricerche che vogliono indagare su come prevenire lo sviluppo di patologie degenerative come la demenza. 

È stato evidenziato che i soggetti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), ovvero il termine collettivo per identificare un gruppo di complicazioni polmonari che causano problemi respiratori, hanno un rischio maggiore di contrarre demenza senile. La teoria proposta dai ricercatori è che questo accade perché il cervello riceve livelli inferiori di ossigeno.

LA RICERCA


L'obbiettivo della ricerca è stato quello di stabilire quale fosse l'effetto di fornire più ossigeno al flusso sanguigno verso il cervello in pazienti affetti da BPCO. L'ossigeno è stato fornito per via nasale per 20-30 minuti. Usando un sistema a ultrasuoni hanno poi misurato il flusso sanguigno nel cervello in questi pazienti quando erano a riposo, prima e durante la trasmissione. I partecipanti hanno iniziato questo test a occhi chiusi, che hanno poi aperto per leggere un testo standardizzato. L'elaborazione dei dati ha permesso ai ricercatori di stimare quanto ossigeno è stato erogato al cervello durante il test.

I RISULTATI


È stato osservato che il flusso sanguigno e l'ossigeno trasportato al cervello erano significativamente aumentati durante la lettura. Ciò è dovuto al fatto che i vasi sanguigni nel cervello si dilatavano in risposta alla maggiore richiesta di ossigeno quando il cervello era attivo. I ricercatori hanno quindi concluso che quando i pazienti affetti da BPCO ricevono più ossigeno la funzione dei vasi sanguigni nel loro cervello migliora.

Tuttavia, i soggetti con BPCO, tipicamente, praticano l'ossigenoterapia giornalmente e per lunghi periodi di tempo. Anche per anni. Nonostante questi potenziali limiti, il lavoro ha posto le basi per lo studio dei sistemi biologici che controllano il rilascio di ossigeno al cervello.

"Sono abituato a lavorare con individui giovani e sani, e quindi questo studio in pazienti con malattie polmonari è stata un'esperienza che mi ha aperto gli occhi. Ho capito dove voglio portare i miei studi futuri e come voglio progettare la mia ricerca per migliorare i trattamenti per le persone con difficoltà respiratorie" spiega Ryan Hoiland, autore principale della ricerca.

 

FONTE: http://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2018/07/10/news/ossigenoterapia_potrebbe_combattere_la_demenza_in_pazienti_affetti_da_malattie_polmonari-201054148/?refresh_ce

 

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