La NOSTRA badante a casa TUA

Riceviamo dalla guardia di finanza di Mondovì (Cuneo) e pubblichiamo: "Le Fiamme gialle della Compagnia di Mondovì, nel corso di una mirata attività di controllo economico del territorio, hanno avviato numerosi controlli finalizzati al contrasto del fenomeno del “sommerso d’azienda”, diretti quindi all’individuazione di soggetti che, nonostante abbiano prodotto reddito, sono totalmente o parzialmente sconosciuti al Fisco.

Nello specifico, le attività ispettive poste in essere si sono concentrate sul fenomeno dell’assistenza ai degenti degli ospedali di Mondovì e di Ceva. I finanzieri hanno provveduto ad acquisire dalle suddette strutture ospedaliere gli elenchi, nonché i registri delle presenze delle persone autorizzate a prestare assistenza ai pazienti ricoverati, sia in orario notturno che diurno.

La complessa azione investigativa in argomento ha consentito di individuare sette soggetti titolari di partita Iva “evasori totali”, in quanto trattasi di soggetti che, a fronte di attività effettivamente svolte, non hanno presentato le prescritte dichiarazioni dei redditi, ed un evasore paratotale che, invece, le ha presentate omettendo di indicare tutti i ricavi realmente conseguiti.

All’esito delle operazioni ispettive, è stata segnalata all’Agenzia delle Entrate un’evasione fiscale per oltre 380.000 euro, derivante da ricavi non dichiarati, ed oltre 10.000 euro di imposte regionali evase. Tra i casi più significativi figura quello relativo ad una badante che, nel periodo sottoposto a controllo, ha percepito oltre 116.000 euro omettendo di dichiararli e di pagare le dovute imposte.

L’attività costante della guardia di finanza, finalizzata a tutelare l’economia legale e il libero mercato a favore dei soggetti economici rispettosi delle regole e dei cittadini onesti, viene svolta anche attenzionando alcuni particolari settori correlati ad attività economiche che, per la loro tipologia, risultano di difficile controllo".

 

FONTE: https://www.cuneocronaca.it/badanti-non-dichiarano-redditi-blitz-della-finanza-negli-ospedali-di-mondovi-e-ceva

 

VitAssistance Srl è un' Agenzia Somministrazione Lavoro autorizzata dal Ministero del Lavoro! L' Agenzia badanti, prima nel settore dell’assistenza domiciliare ospedaliera tutelare alla persona, offre dal 1994 servizi differenziati per venire incontro a tutte quelle che sono le necessità di assistenza domiciliare in convivenza e ad ore, di cui possono aver bisogno i nostri familiari anziani o disabili:

 

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•  Servizi domiciliari generali integrati:tutte i servizi socio-assistenziali di aiuto e di supporto che riguardano la casa ed i servizi ad essa collegati.

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Lavoro nero, caporalato, logistica, trasporto, false cooperative, tirocini, distacco transnazionale. Sono questi alcuni dei settori prioritari di intervento per l’attività di vigilanza in materia lavoristica e previdenziale-assicurativa che verrà svolta nel 2018 dall’Ispettorato nazionale del lavoro, con la finalità di potenziare il contrasto dei fenomeni del lavoro sommerso e irregolare e la lotta all’evasione ed elusione contributiva. Il documento di programmazione dell’attività è stato illustrato dal capo dell’Ispettorato, Paolo Pennesi, nel corso della riunione della Commissione centrale di coordinamento dell’attività di vigilanza che si è tenuta questa mattina alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti.

«Sulla scorta dei risultati del primo anno di attività dell’Ispettorato – ha detto il ministro – dobbiamo ulteriormente qualificarne l’attività di vigilanza, anche attraverso un rafforzamento della capacità di intervento: per questo ci siamo attivati, in linea con quanto previsto in legge di bilancio in tema di lavoro nella pubblica amministrazione, per richiedere l’assunzione di 150 nuovi ispettori». La programmazione della vigilanza nel 2018 parte dall’esperienza realizzata nel primo anno di attività, che ha evidenziato un aumento di alcuni fenomeni di violazione della legge, per esempio in materia di somministrazione illecita di manodopera, e la necessità di dedicare maggiore attenzione ad alcuni settori come quello della logistica e delle false cooperative. Non mancherà un forte e costante impegno, anche in collaborazione con altre istituzioni, nel fronteggiare i fenomeni del caporalato e dello sfruttamento di manodopera. Nel corso di quest'anno proseguiranno gli accertamenti avviati sul finire del 2017 sul colosso della distribuzione Amazon e sulla compagnia aerea Ryanair.

 

L’attività di vigilanza svolta nel 2017 ha consentito il pieno raggiungimento dell’obiettivo stabilito dalla Convenzione per il triennio 2017/2019 sottoscritta con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, registrando oltre 180mila controlli di cui oltre 160mila specificatamente finalizzati alla verifica della regolarità dei rapporti di lavoro. I dati evidenziano l’abbattimento del fenomeno della sovrapposizione degli interventi ispettivi e registrano risultati assolutamente significativi durante il periodo più delicato per l’avvio della nuova Agenzia impegnata, fra le altre cose, nella realizzazione di percorsi formativi che hanno interessato circa 350 ispettori dell’ex ministero del Lavoro e 1.300 ispettori degli Istituti.

 

Dagli accertamenti conclusi entro l’anno di riferimento risultano 103.498 aziende irregolari che evidenziano un tasso di irregolarità pari al 65%; pertanto, circa due aziende su tre sono state trovate in una situazione di irregolarità. Inoltre, il numero dei lavoratori irregolari, pari a 252.659, presenta un consistente incremento, pari al 36% rispetto al dato del 2016. Gli accertamenti finalizzati al contrasto del lavoro sommerso hanno portato, inoltre, alla individuazione di 48.073 lavoratori in “nero” e cioè un lavoratore in nero ogni due aziende irregolari. L’ammontare dei contributi e premi evasi complessivamente recuperati è pari a 1.100.099.932 milioni di euro, in linea con l’anno precedente.

 

Caporalato in agricoltura

Nel corso del 2017 in agricoltura sono state effettuate 7.265 ispezioni. Sono stati accertati 5.222 lavoratori irregolari, di cui 3.549 in “nero”, con un tasso di irregolarità superiore al 50%. Particolarmente significativi sono i risultati concernenti l’attività di polizia giudiziaria, finalizzata all’individuazione del “reato di caporalato”. In particolare si segnala il deferimento di 94 persone all’autorità giudiziaria, delle quali 31 in stato di arresto e con l’individuazione di 387 lavoratori vittime di sfruttamento.

 

Esternalizzazioni fittizie

L’accertamento di tali fattispecie illecite ha coinvolto, nel corso dell’anno, complessivamente 9.895 lavoratori che risultano distribuiti nei principali settori di attività di seguito indicati: Trasporto e magazzinaggio (1.965), Costruzioni (1.609), Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (1.378), Attività manifatturiere (1.172), Altre attività di servizi (1.064), Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (1.026).

 

Cooperative di lavoro

Su un totale di 3.317 cooperative ispezionate, 1.826 sono risultate irregolari (pari a circa il 55% delle cooperative ispezionate). È emerso, inoltre, un numero di 16.838 lavoratori irregolari, di cui 1.444 totalmente “in nero”. Fra le iniziative di maggior rilievo si segnala un’azione congiunta con la Guardia di finanza nei confronti della cooperativa M&G Coop. Multiservizi – impegnata nel somministrare personale a prezzi estremamente bassi lucrando sulle retribuzioni dei lavoratori ed evadendo la contribuzione obbligatoria – alla quale sono stati contestati numerosi illeciti penali, amministrativi e recuperi contributivi per circa 30 milioni di euro. L’attività illecita di questa falsa cooperativa, di cui hanno usufruito circa 4mila imprese, avrà conseguenze sugli stessi utilizzatori che saranno chiamati a rispondere solidalmente delle somme ingiunte; da qui la raccomandazione alle aziende di diffidare di realtà pseudo-imprenditoriali che propongono costi del lavoro così bassi da risultare evidentemente contrari alla legge.

 

Salute e sicurezza

La vigilanza in materia di tutela della salute e sicurezza nei settori di competenza dell’Inail (principalmente edilizia), ha interessato 22.611 aziende, sono state contestate 36.263 violazioni prevenzionistiche, di cui 28.364 penali e 7.899 amministrative. Per quanto riguarda il tasso di irregolarità delle aziende ispezionate lo stesso si attesta al 77,09% con un numero di aziende irregolari pari 17.580 a fronte di 22.805 accertamenti definiti.

 

FONTE: https://www.avvenire.it/economia/pagine/oltre-180mila-controlli-nel-2017

 

Le agenzie che ricercano e selezionano il personale, di qualunque genere, devono essere iscritte in apposite liste. Ma è in aumento l'intermediazione irregolare di chi colloca badanti. L'Ispettorato del Lavoro ammonisce

 

“E' un fenomeno in espansione proprio perché spesso le persone hanno un urgente bisogno di assistenza”, commenta il direttore dell'Ispettorato del Lavoro della provincia di Alessandria Sergio Fossati, a pochi giorni dalla chiusura degli accertamenti nei confronti di un'agenzia di collocamento badanti di Alessandria, che lavorava senza autorizzazione. Per 'fortuna' gli ispettori si sarebbero imbattuti in un volantino che reclamizzava il reclutamento di assistenti domestiche. Da qui i controlli e la scoperta che gli intermediari svolgevano l'attività senza permesso. L'indagine si è concluda a fine 2017.

 

“La ricerca e selezione del personale è rigidamente disciplinata”: le agenzie di intermediazione devono infatti soddisfare requisiti precisi ed essere iscritte ad un apposito elenco pubblico. 

 

“I Centri per l'impiego, hanno elenchi di badanti affidabili”, prosegue Fossati, “Ma ci si può rivolgere ai tanti professionisti abilitati, l'importante è stare attenti”.

 

Già, perché il rischio è duplice: anche la famiglia può essere sanzionata, perché di fatto la posizione lavorativa non è regolarizzata.

 

FONTE: http://www.alessandrianews.it/alessandria/colf-badanti-collocate--senza-permesso-nei-guai-un-agenzia-intermediazione-155215.html

 

Eppure, tra i dati del rapporto Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) che arrivano oggi in Senato c'è anche questo: gli italiani spendono 10,7 miliardi di euro per le badanti, portando così a quasi 40 miliardi di euro le spese sanitarie e assistenziali out-of-pocket, pagate di tasca propria. Sia aggiuntive (come i ticket) che sostitutive (il medico in libera professione o il ricovero in clinica privata) rispetto al sistema sanitario nazionale.

Il sociologo Nadio Delai, presidente di Ermeneia e autore del rapporto «Ospedali e Salute», che negli anni '70 al Censis è stato tra i pionieri nel calcolare il sommerso, ritiene che 10,7 miliardi siano una stima decisamente al ribasso: «La popolazione tende a crescere, perché invecchia, e le famiglie interessate dal tema sono 723mila. Sono stato prudente, perché la somma è più alta, ho ricostruito il dato da varie fonti, non solo l'Inps. La media ufficiale risulta abbastanza bassa perché alcuni la tengono in nero, ad altri non va neanche di dirlo, molti dichiarano prestazioni ridotte. Spesso una persona ha tre badanti di tipo diverso. Io ho avuto mia mamma non autosufficiente ed è arrivata ad avere cinque badanti».

La spesa sociale per badanti è un esempio macro di ciò che avviene in sanità in molti altri campi. Nell'ultimo decennio le spese sanitarie out of pocket sono cresciute del 22,4 per cento, mentre la spesa sanitaria pubblica è lievitata solo del 14,2 per cento, a differenza di quel che è accaduto in Paesi come Francia e Germania.

Secondo il rapporto, i cittadini spendono di più e allora, come forma di difesa, usano il pronto soccorso impropriamente. Il 20 per cento sostiene che in linea di principio, se ha un problema, va al pronto soccorso e questo determina la territorializzazione dell'ospedale. In pratica «un uso improprio del pronto soccorso» quale strada alternativa di accesso ai servizi ospedalieri.

Secondo lo studio, le persone dichiarano di preferire rivolgersi a uno specialista ospedaliero o privato, così risulta più facile effettuare analisi, accertamenti o farsi ricoverare (59,2 per cento) o addirittura ammettono di usare la «scorciatoia» del pronto soccorso anche quando le liste d'attesa per le visite specialistiche, gli accertamenti diagnostici o i ricoveri sono troppo lunghe (26,8) o addirittura scelgono di rivolgersi sin dall'inizio al pronto soccorso ospedaliero piuttosto che ai servizi Asl «per non perdere tempo» (19,7). Inutile dire che le lungaggini riguardano le Regioni del Sud più che quelle del Nord e che gli spostamenti fuori regione sono in direzione Sud-Nord. Ma anche nelle Regioni più virtuose fare una Tac, una visita oculistica o un elettrocardiogramma non urgente può diventare una questione non esattamente delle più brevi.

FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/politica/litalia-sempre-pi-vecchia-spesi-10-miliardi-badanti-1484343.html

 

Denunciate le cooperative e le associazioni alla Guardia di Finanza ! Sono tutte illegali e senza autorizzazione del Ministero del Lavoro !

Business di badanti ancora nel mirino: scoperta maxi evasione fiscale da cinque milioni di euro. L’indagine messa in campo dai militari della guardia di finanza di Gallarate, guidati dal tenente Tino Corona, svelano un giro di 329 badanti (tutte romene) alla quali, ignare vittime a loro volta, non venivano versati i contributi lavorativi.

Al centro delle indagini due cooperative che operano tra Gallarate e Varese (esclusa la coop Il Trifoglio di Gavirate, già al centro di un’altra delicatissima indagine). Il sistema architettato era semplice ma estremamente efficace: le due cooperative fornivano a clienti del tutto ignari personale femminile per accudire i propri familiari ammalati o anziani ma, nonostante ogni prestazione venisse regolarmente fatturata, la successiva registrazione e dichiarazione delle fatture veniva omessa.

I finanzieri hanno così intrapreso, fin dai primi giorni del 2014 una serie di controlli fiscali mirati grazie ai quali hanno scoperto l’esistenza di un archivio informatico e cartaceo contenente tutti i dati che hanno permesso la ricostruzione della clamorosa evasione fiscale in atto, dando il via all’operazione “bad carers”, ed alla quantificazione del patrimonio illecito accumulato dal responsabile, milanese di 50 anni, vertice di entrambe le cooperative finite al centro dell’inchiesta. L’indagine si concentra in modo particolare sul reato di evasione fiscale: i dati contenuti nella contabilità in nero delle due cooperative hanno permesso ai finanzieri di ricostruire una continuata omessa dichiarazione, dal 2009 sino al 2014, di elementi positivi di reddito non dichiarati per 4 milioni e mezzo di euro, nonché più di 900 mila euro di ritenute previdenziali non versate o non operate.

Un business (ed una relativa evasione fiscale) che, sulla base dei dati raccolti, era in continua espansione e che è stato” bloccato”grazie all’azione della Guardia di Finanza. Non solo la macroscopica evasione: le 329 badanti, ignare del trattamento che veniva loro fornito, sono state vittime del mancato pagamento dei propri contributi lavorativi. Quest’ultime infatti erano convinte che gli importi relativi venissero versati ai competenti enti previdenziali con le liquidazioni mensili delle paghe, invece, tale importo veniva” trattenuto” dal loro datore di lavoro. Il rappresentante legale delle cooperative è stato denunciato all’autorità giudiziaria per dichiarazione fraudolenta mediante false fatturazioni, evasione fiscale e omessi versamenti contributivi. Il business della badanti è considerato terreno fertile per reati fiscali: le cooperative spesso nascono e poi spariscono nell’arco di pochi mesi, rendendo i controlli particolarmente complessi.

FONTE: http://www.laprovinciadivarese.it/…/badanti-senza-contribu…/

#badanti #falseagenzie #falsecooperative #truffabadanti #contributi #assistenzanziani

Quasi metà delle famiglie italiane (43%) si avvalgono o si sono avvalsi di una badante per assistere uno dei propri genitori. “I bisogni di welfare delle famiglie con necessità di cura conclamate” che sono stati presentati questa mattina a Firenze nel corso del convegno annuale. “Fare breccia nei mercati privati: con quali chiavi di ingresso?”. Tre i target di famiglie toscane presi in esame : famiglie con bambini da 0 a 10 anni, famiglie con anziani non completamente autosufficienti, famiglie con disabili (205 le interviste effettuate nel settembre 2017).

 

Tra i canali di ricerca di una badante prevalgono reti informali: parenti, conoscenti, persone nella stessa situazione (84%) seguiti da Terzo settore (14%), Asl (11%), medico curante (7%), servizi di incontro domanda/offerta (7%). Complessivamente la ricerca di una badante risulta abbastanza facile (71%), sebbene emerga qualche difficoltà per circa una famiglia su tre. L’interesse per un servizio di disbrigo pratiche badanti, segmenta il campione esattamente a metà: il 50% lo ritiene utile e l’altra metà no. Chi non ricorre a una badante, afferma di riuscire a gestire autonomamente l’accudimento della persona (44%), o ritiene che una persona di famiglia fornisca un accudimento migliore rispetto a un estraneo (21%). Il 79% delle famiglie con disabili si avvale dei servizi di un operatore specializzato (infermiere o educatore), o più di uno. Per la sua ricerca, i canali più utilizzati sono le strutture sanitarie tradizionali: Asl (73%), seguita da medico curante (38%), parenti e amici (22%), struttura specializzata (20%). 

 

Secondo la ricerca, emerge che i nonni sono i principali care giver e supporto per le coppie con figli, sia nel quotidiano sia nelle situazioni di emergenza. Soltanto nel 19% dei casi ci si avvale invece una baby sitter.

 

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FONTE: http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/556212/Anziani-il-43-delle-famiglie-italiane-si-avvale-di-una-badante

 

 

Per portare alla luce il lavoro «nero» delle badanti, i deputati bergamaschi Pd Elena Carnevali e Antonio Misiani, puntano a rafforzare la detrazione Irpef sulle spese, con una proposta di legge presentata a Montecitorio. Una misura che consentirebbe alle famiglie con una badante regolarmente assunta di risparmiare fino a 4.500 euro all’anno sulla spesa, rispetto agli attuali 399 euro.

L’obiettivo è abbattere del 30% i numeri sul sommerso che anche nella provincia di Bergamo sono allarmanti: degli 11 mila lavoratori (per la maggioranza donne) che si prendono cura dei nostri anziani, solo 4.710 sono regolari. I restanti 6.290 sarebbero quindi retribuiti in nero. I dati sulla nostra provincia sono stati snocciolati dai deputati alla conferenza stampa di ieri a Roma, a cui hanno preso parte anche il bergamasco Maurizio Martina, Ministro dell’agricoltura e vicesegretario nazionale Pd e Giovanni Lattanzi, responsabile dipartimento welfare Pd nazionale.

La proposta di legge da un lato potenzia la detrazione Irpef, dall’altro riconosce ai lavoratori domestici l’indennità di malattia Inps, oggi in carico alle famiglie. L’aliquota di detrazione passerebbe dall’attuale 19% al 30%, il massimo delle spese detraibili da 2.100 a 15 mila euro e il tetto di reddito familiare per avere diritto all’agevolazione da 40 mila euro a 55 mila. Un provvedimento a favore delle famiglie che si trovano a dover sostenere costi ingenti per prendersi cura dei propri cari in difficoltà: «Ci occupiamo di un pezzo cruciale del sistema di cura dei non autosufficienti: le assistenti familiari, comunemente chiamate badanti – spiega l’onorevole Carnevali -. In Italia se ne contano 830 mila, di cui solo 379 mila regolari. In provincia di Bergamo sono circa 11 mila, di cui 4.710 regolari. La Convenzione Onu per le persone disabili all’articolo 19 sulla vita indipendente e l’inclusione sociale richiama i Paesi alla garanzia di accesso a una serie di servizi a domicilio, compresa l’assistenza personale».

FONTE: https://www.ecodibergamo.it/stories/bergamo-citta/a-bergamo-6300-badanti-irregolariagevolazioni-fiscali-per-ridurre-il-nero_1263539_11/

 

Il colosso farmaceutico Pfizer getta la spugna decidendo di abbandonare la ricerca di farmaci contro l'Alzheimer. Dietro l'addio la valutazione di come gli investimenti messi in campo fino ad ora non siano stati sufficienti, così come per il Parkinson, a ottenere risultati degni di nota contro il morbo. Per questo la società farmaceutica americana ha deciso di deviare altrove, su altri campi di ricerca, le sue risorse.

Gli sforzi di trovare un farmaco contro una malattia che colpisce decine di milioni di persone nel mondo sono stati costosi ma futili, ha spiegato la società, che ha quindi deciso di fermarsi. Lo stesso destino toccherà anche alla ricerca contro il Parkinson. E così dopo Merck anche Pfizer ha annunciato di voler abbandonare.

Ma la decisione del colosso farmaceutico costerà nei prossimi mesi 300 posti di lavoro nei centri di Cambridge e Andover in Massachusetts e a Groton, in Connecticut. La casa farmaceutica ha comunque assicurato che continuerà ad investire nello sviluppo di medicine anti-dolore e contro le malattie neurologiche. Nell'ultimo decennio, i farmaci sperimentali contro l'Alzheimer hanno ripetutamente fallito nel rallentare la malattia che cancella la memoria. Alla fine dello scorso anno, un farmaco anticorpo infuso nei corpi dei pazienti, prodotto da Eli Lilly, non ha avuto un effetto significativo sulla malattia. In precedenza, nel 2012, anche un farmaco messo a punto dalla stessa Pfizer, in joint venture con Johnson & Johnson ed Elan Pharmaceuticals, simile al farmaco Lilly, aveva fallito il suo scopo. La speranza è ora appesa a due studi su una pillola simile studiata da Eli Lilly e da AstraZeneca, i cui risultati dovrebbero essere resi noti ad agosto.

Gli studi di un altro farmaco di Eisai e Biogen seguiranno l'anno successivo, mentre gli esiti della ricerca su un fmedicinale sperimentale di Johnson & Johnson e Shionogi sono previsti nel 2023. Si tratta in tutti i casi di farmaci che bloccano l'enzima di conversione beta-amiloide. La ricerca indica infatti che la malattia è strettamente associata a placche amiloidi e ammassi neurofibrillari riscontrati nel cervello, ma non è nota la causa prima di tale degenerazione. Attualmente i trattamenti terapeutici utilizzati offrono piccoli benefici sintomatici e possono parzialmente rallentare il decorso della patologia; anche se sono stati condotti centinaia di studi clinici per l'identificazione di un possibile trattamento per l'Alzheimer, non sono ancora stati identificati trattamenti che ne arrestino o invertano il decorso. E non prima del 2019 dovrebbe essere pronto anche lo studio di Biogen stavolta su un farmaco anticorpo.

FONTE: http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2018/01/08/news/pfizer_getta_la_spugna_risultati_scarsi_stop_lalla_ricerca_di_farmaci_contro_l_alzheimer-186056267/?refresh_ce

 

Stretta all’evasione fiscale: nel mirino della Guardia di Finanza ci sono anche i lavoratori domestici.

Ad annunciarlo è il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, nel corso del Question Time alla Camera del 6 dicembre 2017.

Colf, badanti e in genere i lavoratori domestici saranno interessati da una serie di controlli incrociati da parte delle Fiamme Gialle, che si serviranno inoltre dell’incrocio dei dati tra Agenzia delle Entrate ed Inps.

Questa volta tuttavia i controlli non riguarderanno i casi di lavoro nero ma l’evasione dal pagamento delle imposte sui redditi. Un problema che viene segnalato all’attenzione del Governo da Roberto Caon, Deputato del Gruppo FI-PDL.

Al centro dei controlli già avviati da parte dell’Agenzia delle Entrate e che nei prossimi mesi verranno ulteriormente intensificati vi sono i lavoratori domestici, colf e badanti, ma questa volta quelli assunti regolarmente presso le famiglie italiane.

Il problema portato all’attenzione del Governo riguarda il fatto che i rapporti di lavoro domestico sono una categoria particolare di lavoro subordinato che, come sottolineato dal Deputato Caon, non prevede specifici obblighi fiscali in capo al datore di lavoro.

I datori di lavoro domestico sono infatti tenuti soltanto a versare a cadenza trimestrale i contributi Inps in favore di colf, badanti e babysitter assunti regolarmente, ma non svolgono ruolo di sostituto d’imposta.

Pertanto tale categoria di lavoratore è sottoposto ad una sorta di “autotassazione”: le imposte dovute vengono calcolate sulla base delle dichiarazioni dei redditi presentate annualmente secondo le regole e le modalità previste per la totalità dei lavoratori dipendenti.

Non sono pochi, tuttavia, i casi di evasione fiscale segnalati dalla Guardia di Finanza e di dichiarazioni dei redditi omesse e conseguentemente di imposte non versate. Una situazione per la quale è necessario trovare una soluzione, nonostante le criticità segnalate dallo stesso Ministro Padoan.

CRITICO IL CONTRASTO ALL'EVASIONE FISCALE DI COLF E BADANTI

La risposta del Ministro Padoan a seguito dell’interrogazione presentata alla Camera dall’On. Caon il 6 dicembre 2017 ha chiaramente espresso la volontà del Governo di scovare i casi di evasione fiscale.

L’Agenzia delle Entrate ormai già dal 2007 ha avviato un’intensa attività di indagine sui redditi da lavoro dipendente percepiti dai lavoratori domestici, incrociando i dati degli adempimenti fiscali ai quali sono sottoposti.

Sulla base dei dati acquisiti sono state elaborate delle liste di lavoratori domestici, colf e badanti, che hanno omesso di presentare dichiarazione dei redditi, macchiandosi quindi di evasione fiscale, un reato che può portare anche al carcere.

Tuttavia, nell’attività di recupero, sono emerse alcune significative criticità:

“presenza di detrazioni, per esempio figli a carico, e deduzioni tali da ridurre l’imponibile al di sotto della soglia minima di tassazione, la cosiddetta no tax area; incongruenza fra l’ammontare delle retribuzioni effettivamente percepite rispetto ai dati comunicati; difficoltà nella notifica degli atti impositivi a causa dell’irreperibilità dei lavoratori, per lo più extracomunitari, soggetti a continue variazioni di domicilio; difficoltà nella riscossione delle somme dovute.”

Queste le dichiarazioni del Ministro Padoan, che racchiudono alcune delle principali criticità per le quali, ad oggi, l’Agenzia delle Entrate è riuscita a far emergere in misura ridotta l’evasione fiscale sui redditi da lavoro domestico.

SI INTENSIFICA L'ATTIVITA' DI CONTROLLO

Il Ministro Padoan delinea inoltre il profilo tipo del lavoratore domestico evasore: secondo quanto emerso dall’attività della Guardia di Finanza si tratta di donne provenienti dall’Est Europa, assunte regolarmente come colf per esigenze domestiche e familiari e per le quali risulta quindi aperta una posizione contributiva Inps a fini pensionistici.

Si tratta molto spesso di soggetti che, pur non pagando le tasse, beneficiano dei servizi forniti dallo Stato, come prestazioni a sostegno del reddito erogate sulla base di requisiti ISEE.

Molto spesso, inoltre, i redditi percepiti vengono inviati tramite agenzie di Money Transfer presso i propri paesi d’origine.

Eppure l’attività della Guardia di Finanza, sebbene sia indispensabile per contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale e per cercare di delineare i principali profili di rischio, non basta.

Il Governo ha tuttavia annunciato che l’azione per far emergere i casi di colf e badanti che non pagano le imposte sui redditi è ancora in corso:

“il piano di intervento in esame, tuttora in corso di svolgimento, verrà completato con un incrocio massivo dei dati reddituali rilevanti con quelli presenti nella banca dati ISEE, al fine di appurare, a fronte della presentazione di dichiarazioni sostitutive uniche, eventuali indebite fruizioni di prestazioni sociali agevolate.”

 

FONTE: https://www.money.it/colf-badanti-controlli-guardia-di-finanza-evasione-fiscale

 

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