Le malattie non trasmissibili sono responsabili del 92% dei decessi che si verificano in Italia. Nello specifico, le malattie cardiovascolari causano il 44% delle morti tra gli italiani, i tumori il 29%, le malattie respiratorie croniche il 5% e il diabete il 4%. Oltre ad avere un significativo costo in termini di vite umane, nel 2015 queste patologie hanno comportato l'esborso di 112 miliardi di euro, pari all'80% della spesa sanitaria italiana e al 6,8% del Pil. In particolare, 16 miliardi di euro l'anno vengono spesi per le malattie cardiovascolari, 6 miliardi per i tumori, 14 miliardi per le malattie respiratorie croniche e 11 miliardi per il diabete. Lo evidenziano i ricercatori dell’Università degli Studi di Brescia Health&Wealth, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e della Fondazione Giovanni Lorenzini di Milano-Houston, che hanno lanciato il progetto “primi1000giorni”, volto a sensibilizzare la popolazione sull'importanza della prevenzione di queste patologie.

 

Gli esperti osservano che i genitori dovrebbero attivarsi per evitare che i loro figli sviluppino le malattie non trasmissibili fin da quando i piccoli si trovano nel grembo materno. I primi mille giorni - che partono dal momento del concepimento e durano fino ai primi due anni di vita – sono, infatti, fondamentali per lo sviluppo e la salute futura del bambino. Il progetto sottolinea, inoltre, l'importanza della salute pre-concezionale dei futuri genitori, che devono seguire uno stile di vita sano già prima della gravidanza, e delle primissime fasi di sviluppo dell’individuo, durante le quali la prevenzione delle patologie risulta più efficace. “Le probabilità che un bambino possa diventare un adulto o un anziano ad alto rischio di sviluppare malattie non trasmissibili, anche molti decenni più tardi, possono aumentare in relazione a stimoli ambientali nocivi – spiega il prof. Sergio Pecorelli, Rettore Università Health&Wealth – quali la malnutrizione, l’obesità, il diabete nella madre in stato di gravidanza (o addirittura in fase pre-concezionale), il fumo materno (primario e anche secondario), l’esposizione ad inquinanti ambientali e lo stress fisico o psicologico”.

 

Il progetto, che sarà presentato il 25 ottobre a Brescia, si prefigge d'integrare tecnologie e conoscenze all'avanguardia - soprattutto nell'ambito della medicina molecolare -, per prevenire l'insorgenza delle malattie non trasmissibili attraverso:

 

1. un programma di valutazione clinico-molecolare: check up completo dello stato di salute fisica e mentale dell'individuo, finalizzato alla valutazione del rischio e alla personalizzazione delle terapie;

 

2. attività di formazione dei professionisti ed educazione della popolazione: percorsi personalizzati focalizzati sulla nutrizione, sull’attività fisica e sulle attività legate al benessere e alla salute della persona;

 

3. utilizzo di dispositivi portatili per il monitoraggio della salute e del benessere del bambino (app e sensori connessi attraverso lo smartphone) e promozione di un contatto bidirezionale tra l’individuo ed il professionista.

 

FONTE: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/19250-malattie-non-trasmissibili-responsabili-del-92-dei-decessi-in-italia?refresh_ce

 

 

Il pancreas è una ghiandola lunga circa 15 cm, che si trova sotto lo stomaco, ma in posizione un po' più arretrata, la quale svolge due importanti funzioni:

 

- produrre i succhi pancreatici, che servono a decomporre il cibo che ingeriamo;

- produrre degli ormoni, tra cui l'insulina, per regolare i processi di assorbimento e utilizzo del cibo.

 

Può essere suddiviso in tre porzioni: la testa (quella più frequentemente colpita dalla malattia), il corpo e la coda.Il tumore al pancreas è una malattia piuttosto frequente, che in Italia colpisce più di 8.500 persone ogni anno. Il rischio di ammalarsi aumenta con l'età: tra i 70 e gli 80 anni il rischio è 40 volte superiore rispetto al periodo tra i 30 e i 40 anni. I maschi sono leggermente più colpiti delle femmine.I tumori del pancreas possono essere benigni o maligni. Quelli benigni sono rari e rappresentano circa il 6-10 per cento dei casi; quelli maligni, numericamente in maggioranza, sono malattie a decorso molto aggressivo e rappresentano una delle più frequenti cause di morte per tumore nel mondo occidentale.

 

I SINTOMI 

 

Il tumore del pancreas non provoca sintomi nella fase iniziale della malattia, che quindi può insorgere senza che il medico o il paziente se ne accorgano. Ci sono però alcune condizioni che sono riscontrabili in più del 50 per cento dei casi di tumore del pancreas, in presenza delle quali è consigliabile recarsi da un medico:

 

- ittero, una patologia del fegato che si manifesta con un ingiallimento della cute;

- dolore addominale;

- disturbi nella digestione;

- perdita di peso e delle forze.

 

I FATTORI DI RISCHIO

 

Diversi studi hanno permesso di individuare alcuni fattori che aumentano il rischio di ammalarsi di tumore del pancreas:

 

- fumo di tabacco, considerato il principale fattore di rischio, al quale viene attribuito il 30 per cento dei casi;

- dieta, sovrappeso e scarsa attività fisica;

- fattori occupazionali, che espongono a maggior rischio determinate categorie di lavoratori (ad es. lavoratori chimici);

- altre malattie, come il diabete e la pancreatite;

- aver subito una gastrectomia o una colecistectomia;

- fattori genetici ereditari (meno del 10 per cento dei casi).

- La diagnosi

 

Di fronte a sintomi sospetti, il medico può arrivare a formulare una diagnosi precisa ricorrendo ai seguenti esami diagnostici: Tc (Tomografia Computerizzata); Rm (Risonanza Magnetica); Ercp (Colangiopancreatografia Retrograda Endoscopica); Pet (Tomografia a Emissione di Positroni); ultrasonografia endoscopica (ecoendoscopia); biopsia pancreatica.

 

LA CURA

 

A seconda dello stadio del tumore, cioè in quale parte del pancreas si trova, che dimensione ha e se si è diffuso in altri organi o nei linfonodi, vengono impiegate:

 

- la chirurgia, adottata come primo intervento, mediante asportazione parziale o totale del pancreas; può essere usata anche come cura palliativa per diminuire il dolore;

 

- la chemioterapia, che può essere applicata prima dell'intervento chirurgico, per ridurre le dimensioni del tumore, o dopo, con funzione esclusivamente palliativa;

 

- la radioterapia, con modalità e scopi uguali alla chemioterapia, ma con un ruolo positivo sulla sopravvivenza nelle forme localmente avanzate, quando il tumore non è operabile.

 

FONTE: http://www.intrage.it/SaluteEPrevenzione/tumore_al_pancreas

 

La prostata: una preziosa ghiandola dell’apparato genitale maschile. Posta sotto la vescica urinaria, ha la funzione di produrre, insieme ad altri organi, il liquido seminale in cui sono contenuti gli spermatozoi nell’eiaculazione. La sua posizione, a metà tra l’apparato genitale e quello urinario, rende quest’organo "famoso" specialmente durante il processo di invecchiamento, per i problemi di salute che può comportare. Sono comuni, soprattutto in età avanzata, patologie di tipo infiammatorie (la prostatite), o derivate da ingrossamenti della ghiandola (l’ipertrofia), o ancora trasformazioni maligne dei tessuti (tumori e carcinomi).

 

I sintomi

 

Tra le conseguenze più comuni di tali malattie, specialmente se sono in fase avanzata, c'è la difficoltà nell’urinare: la prostata malata preme sulla vescica e sull’uretra, il canale urinario, è provoca vari disturbi. Sono tra i più comuni l’impellente e frequente bisogno di urinare, il getto di urina debole e intermittente, la sensazione di non completo svuotamento della vescica, anche dopo aver appena urinato.

 

L'importanza della diagnosi precose

 

Particolare attenzione deve essere posta al tumore alla prostata: nella fase iniziale, le cellule cancerose crescono molto lentamente, non manifestando segni di malattia. In alcuni casi, ciò può non rappresentare un problema: quello di alcuni tumori che crescono molto lentamente o per le persone molto anziane. Altri tipi di tumori possono essere molto dannosi, invadendo anche altre parti del corpo e provocando sintomi di malattia solo quando diventa troppo tardi. È in questi casi che la cultura della prevenzione e la diagnosi precoce sono di vitale importanza: nelle fasi iniziali, essa aumenta sensibilmente la possibilità di guarigione o, quantomeno, di rallentamento dello sviluppo della malattia.

 

La diagnosi

 

Per prevenire, dunque, è opportuno che soprattutto le persone più anziane consultino periodicamente un medico urologo, con il quale stabilire l’opportunità di eseguire accertamenti. Gli esami medici diagnostici più comuni sono:

l’esplorazione rettale, attraverso la quale l’urologo può palpare la parte esterna della prostata, individuando eventuali ingrossamenti del tessuto;

l’analisi del Psa (antigene specifico della prostata) presente nel sangue: il PSA è una proteina che normalmente è prodotta dalla prostata nel liquido seminale per renderlo più fluido. Parte di questa proteina è presente nel sangue, in forma libera o associato ad altre sostanze. È stato visto che la quantità di PSA nel sangue aumenta quando la prostata è malata;

l’ecografia prostatica: una sonda, inserita nel retto, può fotografare il tessuto prostatico, rilevando eventuali tumori, anche di piccole dimensioni;

la biopsia del tessuto: un esame di conferma della presenza di un tumore. Attraverso un ago, è possibile prelevare un piccolo pezzo di tessuto da sottoporre a test clinici che rivelano la presenza di cellule cancerose.

 

La prevenzione

 

La prevenzione, però, inizia dall'alimentazione. La Società italiana di urologia consiglia a chi soffre di prostata di mangiare con moderazione il peperoncino, gli insaccati e le aragoste e limitarsi con birra, spezie, pepe, superalcolici e caffè. Nella dieta sono da preferire i cibi antiossidanti e ricchi di fibre, per esempio le carote, gli spinaci e i pomodori. È importante anche fare un po' di movimento ogni giorno e avere un’attività sessuale regolare, evitando lunghi periodi di astinenza.

 

FONTE: http://www.intrage.it/SaluteEPrevenzione/tumore_della_prostata_ipertrofia_e_prostatite

 

 

I tumori che colpiscono l’apparato genitale femminile rappresentano dal 10 al 15 per cento del totale delle neoplasie che interessano le donne. Queste forme tumorali riguardano i tumori dell’ovaio e i tumori dell’utero, più precisamente del collo e del corpo dell’utero. L’arma più efficace contro queste patologie è la prevenzione, che parte da un'alimentazione sana ed equilibrata.

La buona abitudine di mangiare sano è sempre consigliata per la prevenzione di ogni forma di tumore e di altre patolgie più o meno importanti. Tornando ai tumori femminili, tutte le donne, in età fertile e in menopausa, dovrebbero sottoporsi a controlli periodici dal proprio ginecologo ed effettuare a seconda dell’età esami clinici finalizzati alla diagnosi precoce: il Pap test ogni 2 anni e fino a 70 anni di età, la colposcopia e l'ecografia.

Per le ragazze giovani è prevista la vaccinazione gratuita contro il virus HPV, responsabile del cancro della cervice uterina.

I tumori dell’ovaio sono una delle principali cause di morte per tumori femminili. La fascia di età più a rischio per questo tipo di patologia  è quella compresa tra i 50 e i 60 anni.

 

I sintomi più comuni di una neoplasia ovarica sono:

 

- perdite vaginali atipiche;

- perdita dell’appetito e calo di peso;

- disturbi della digestione, senso di nausea e distensione addominale;

- gonfiore progressivo dell’addome;

- dolore nella regione addominale inferiore.

 

Le cause del carcinoma ovarico sono poco conosciute, ma certamente è più diffuso tra le donne che non hanno mai avuto gravidanze. Ogni gravidanza riduce il rischio di circa il 10%. Numerosi studi hanno dimostrato che la terapia contraccettiva usata regolarmente per alcuni anni sembra essere una buona prevenzione, poiché interrompendo il numero di cicli mestruali, riduce l’attività ovarica.

Il 5-10% dei carcinomi dell’ovaio ha un’origine ereditaria.

 

I tumori dell’utero interessano il collo dell’utero o cervice uterina e il corpo dell’utero, tumore dell’endometrio. Le neoplasie della cervice uterina hanno una maggiore incidenza nelle donne tra i 45 e i 65 anni. Il sintomo più frequente del carcinoma del collo dell’utero è costituito da perdite di sangue dalla vagina nell’intervallo tra due mestruazioni o dopo un rapporto sessuale.

 

Spesso si può avere secrezione di liquido biancastro dalla vagina (leucorrea) e fastidio o dolore durante un rapporto sessuale. I tumori dell’endometrio colpiscono maggiormente le donne tra i 50 e i 70 anni, questa neoplasia è tipica dell’età post-menopausale. Il segnale della presenza di un tumore dell’endometrio è caratterizzato da perdite ematiche vaginali.

 

FONTE: http://www.intrage.it/SaluteEPrevenzione/tumore_ovaio_e_tumore_utero

 

Il tumore al seno è attualmente la forma tumorale più frequente nella donna. In Italia colpisce 1 donna su 10, coinvolgendo oltre 37 mila persone ogni anno, in particolare donne di età compresa tra i 45 ed i 65 anni. Le ricerche hanno dimostrato che, in alcune donne, fattori fisiologici, familiari, ed ambientali rendono più elevata la possibilità di ammalarsi di cancro al seno. I fattori che sembrano aumentare l'incidenza della malattia sono:

 

- l'età compresa tra i 45 ed i 65 anni;

- la familiarità;

- gli ormoni, derivanti da uso eccessivo di estrogeni;

- l'obesità e in generale una dieta ricca di grassi saturi;

- il fumo;

- menarca precoce (prima mestruazione antecedente ai 12 anni);

- menopausa tardiva;

- nessuna gravidanza, gravidanza tardiva, mancato allattamento.

- Come riconoscerlo

 

La maggior parte dei tumori al seno non dà luogo a sintomi, ma è rilevabile solo con esami come la mammografia o l'ecografia. Le forme iniziali di tumore in genere non provocano neanche dolore.

 

Alcuni sintomi rilevabili da sole sono:

 

- eventuali noduli palpabili, o addirittura visibili, che in almeno la metà dei casi si presentano nel quadrante superiore esterno della mammella;

- alterazioni del capezzolo (in fuori o in dentro);

- perdite da un capezzolo solo;

- cambiamenti della pelle (aspetto a buccia d'arancia localizzato) o della forma del seno.

 

Come prevenirlo

 

La diagnosi precoce è una potente arma di prevenzione: un tumore della mammella scoperto in tempo consente di salvare la vita. Ogni donna, a partire dai 40 anni, deve abitualmente effettuare:

l’autopalpazione del seno dal 7° al 10° giorno del ciclo per le donne fertili,  in un giorno fisso al mese per le donne in menopausa;

la visita senologica periodica. Per le donne che non presentano rischi particolari, è sufficiente una visita di controllo ogni anno;

la mammografia, con cui è possibile individuare la presenza di tumori mammari non ancora palpabili. Tra i 40 ed i 50 anni, è bene eseguire una mammografia di controllo ogni 2 anni; dopo i 50 anni una volta l’anno;

l’ecografia mammaria, utilizzata in particolare nelle mammelle di donne giovani, dove la mammografia ha scarsa sensibilità, oppure in gravidanza, per la sua assoluta sicurezza.

A livello regionale vengono effettuate campagne di prevenzione (screening), che prevedono l'invio di una comunicazione alle donne che hanno superato i 50 anni, per invitarle a sottoporsi a una mammografia periodica (ogni anno) gratuita. Per ulteriori informazioni rivolgetevi al medico curante o alla vostra Asl di riferimento.

 

FONTE: http://www.intrage.it/SaluteEPrevenzione/tumore_al_seno

 

Il cancro del colon retto riguarda una delle due porzioni dell’intestino, il tenue e il crasso. Quest’ultimo si divide a sua volta in due sezioni: colon e retto. Da qui il nome della malattia.

 

I sintomi

 

Il cancro del colon retto è caratterizzato dai seguenti sintomi:

 

presenza di sangue nelle feci;

costipazione o diarrea senza motivo;

perdita di peso, apparentemente senza motivo;

dolore all’addome o all’ano;

sensazione di non aver svuotato sufficientemente l’intestino, dopo aver evacuato le feci;

malessere, costipazione, dolore colico e sensazione di pienezza all’addome, sono i sintomi che si hanno quando il carcinoma causa un blocco o un’ostruzione dell’intestino.

Se si riscontrano uno o più segni indicati sopra, è necessario rivolgersi immediatamente al medico, per eseguire gli opportuni esami diagnostici.

 

I fattori di rischio

 

Tra i fattori di rischio individuati, vanno citati principalmente:

 

alimentazione scorretta, in particolare caratterizzata da un alto consumo di grassi animali e di proteine e basso consumo di fibre;

obesità,

casi di tumore del colon-retto o polipi intestinali in famiglia: l'ereditarietà è causa di circa il 5 per cento del totale dei tumori;

età: il rischio aumenta oltre 50 anni;

mancanza di attività fisica.

 

Prevenzione

 

Ai fattori di rischio si collega la giusta prevenzione. In particolare, è importante seguire una dieta sana, povera di grassi animali e proteine e invece ricca di fibre, frutta e verdura. È altrettanto consigliato, soprattutto dopo i 50 anni, stare attenti a eventuali segnali di allarme, come la presenza di sangue nelle feci, ed eseguire periodicamente controlli approfonditi. Il metodo di screening più consolidato è il test del sangue occulto fecale (SOF) raccomandato a tutti gli over 50, uomini e donne, anche senza fattori di rischio specifici. La colonscopia, invece, è un esame particolarmente indicato soprattutto per la sorveglianza dei pazienti ad alto rischio e per accertamenti di secondo livello, nei casi positivi al test di screening.

 

La Lilt, Lega italiana per la lotta contro i tumori, dalle pagine del suo sito, ricorda che il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso le Regioni, offre a tutti gli uomini e le donne, dai 50 ai 70 anni di età, la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni, assicurando la gratuità anche di tutti gli esami di approfondimento e di terapia necessari, in primis la colonscopia. Nei casi di storia familiare di tumori o polipi del colon retto, è quanto mai opportuno, fin dalla giovane età (dai 40 anni in poi), rivolgersi a specialisti in gastroenterologia per controlli ed esami endoscopici periodici.

 

FONTE: http://www.intrage.it/SaluteEPrevenzione/cancro_del_colon_retto

 

La Giornata mondiale per la lotta contro il cancro – celebrata il 4 febbraio - deve essere occasione per ricordare l'importanza delle vaccinazioni. I tumori e le terapie per sconfiggerli causano infatti immunodepressione: una condizione che accomuna soprattutto i pazienti con più di 65 anni. L'International federation of ageing-IFA, osservatore permanente presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite, di cui HappyAgeing è membro, ha lanciato una campagna internazionale di sensibilizzazione per diffondere le immunizzazioni tra gli anziani.

 

Anche in Italia l'invecchiamento generale della popolazione rappresenta un'importante sfida per la sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale. E' necessario e urgente potenziare gli investimenti dedicati alle campagne vaccinali: operazioni che permettono di ottenere importantissimi risultati in termini di vite salvate e di qualità della vita con poche risorse.

 

“Ostacolare la somministrazione dei vaccini negli anziani, nei bambini e nelle categorie considerate più fragili – evidenzia Marco Magheri, direttore dell'Alleanza italiana per l'invecchiamento attivo HappyAgeing - vuol dire assumere un atteggiamento ipocrita nei confronti della lotta ai tumori.

 

I progressi realizzati nella cura del cancro non possono essere vanificati da politiche miopi e interessate, tese a ignorare e ad esporre le persone colpite da un tumore, e pertanto potenzialmente immunodepresse, a patologie evitabili. Che sia per ignoranza, per malafede o per interessi economici diretti, chi frena la diffusione delle vaccinazioni non ha scusanti”.

 

Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale è pronto da mesi ma è ancora incomprensibilmente fermo, malgrado l'impegno del Ministero e delle Regioni – sottolinea Michele Conversano, Presidente di HappyAgeing e Direttore del Dipartimento di Prevenzione dell'ASL di Taranto – L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha più volte richiamato l'Italia sul calo della copertura vaccinale di bambini e anziani, con la conseguente ricomparsa di malattie che faticosamente avevamo praticamente debellato e alle quali le persone immunodepresse sono maggiormente esposte."

 

FONTE: http://www.osservatoriomalattierare.it/attualita/9894-cancro-incoraggiare-le-vaccinazioni-per-scongiurare-complicanze-evitabili

 

È una scoperta che potrebbe cambiare il paradigma per la diagnosi precoce e la terapia dei tumori. È l’osservazione, per la prima volta in diretta, della nascita di un tumore e la sua progressiva diffusione in un animale vivo. La malattia prende il via da una singola cellula impazzita che, credendosi di nuovo bambina, attiva per errore i geni normalmente accesi nelle cellule staminali durante lo sviluppo embrionale. Lo studio, pubblicato su Science, è stato elaborato dai ricercatori del Boston Children’s Hospital.

 

Protagonisti degli esperimenti sono i pesci zebra, usati come modello per riprodurre in laboratorio la nascita e la progressione del melanoma umano. I ricercatori hanno modificato il Dna degli animali in modo da introdurre le mutazioni responsabili nell’uomo del tumore della pelle. Poi hanno inserito un gene ‘spia’, che si accende (producendo una proteina fluorescente verde) solo quando nel Dna si attivano i geni tipici delle cellule bambine, le staminali.

 

Per 30 volte, in 30 pesci differenti, i ricercatori hanno visto comparire dei puntini verdi fluorescenti. “Seguendo la loro evoluzione – raccontano – abbiamo osservato che si sono trasformati in tumore nel 100% dei casi”. In due pesci, i ricercatori sono riusciti a osservare perfino la primissima cellula del tumore colorata di verde. Questi risultati dimostrano che tra le tante cellule dell’organismo che possono presentare mutazioni genetiche associate al cancro, solo alcune diventano tumorali: sono quelle che vanno incontro ad una ‘crisi di identità‘ e, credendosi ancora bambine, attivano un programma genetico tipico dello sviluppo embrionale e cominciano a moltiplicarsi in modo incontrollato. I biologi intendono prendere di mira questi geni per sviluppare nuovi test per la diagnosi precoce e nuove terapie che spengano il tumore sul nascere.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/02/cancro-osservata-in-diretta-la-nascita-di-un-tumore-e-la-sua-diffusione/2427115/

 

Uno studio pubblicato su Cancer Research fornisce nuove prove sul legame tra una dieta non equilibrata e lo sviluppo di tumori. Nel mirino dei ricercatori del MD Anderson Cancer Center, del'Università del Texas, è proprio l'elevato consumo di zuccheri, tipico delle diete occidentali e sempre più diffuso, che potrebbe aumentare il rischio di tumore al seno e metastasi ai polmoni. 

 

Lo studio. I risultati si basano su uno studio condotto su topi predisposti geneticamente a sviluppare tumori della mammella e nutriti con diete diverse: a base di amido (povera di zuccheri semplici) o con elevate quantità di zuccheri semplici differenti (saccarosio, fruttosio e glucosio), in dosi paragonabili a quelle normalmente assunte dalla popolazione americana. 

 

I risultati. Come hanno osservato i ricercatori, i diversi regimi alimentari mostravano differenze significative sulla salute degli animali: a sei mesi d'età, più della metà dei topi alimentati con molti zuccheri semplici aveva sviluppato tumori alla mammella, rispetto al 30 per cento di quelli nutriti con alte dosi di amido. Inoltre, le diete a base di saccarosio o fruttosio si accompagnavano a una maggiore crescita del tumore e a un maggiore sviluppo di metastasi. 

 

Altri studi epidemiologici avevano già sottolineato la relazione tra eccesso di zuccheri e tumore al seno: questa nuova ricerca ha invece indagato l'effetto diretto su modelli animali e ha individuato alcuni meccanismi specifici che possono spiegare tale relazione. “Il nostro studio suggerisce che una dieta ricca di saccarosio o fruttosio comporta una maggiore espressione dell'enzima 12-LOX e di un acido grasso correlato, chiamato 12-HETE”, ha riportato Yang Peiying, uno degli autori della ricerca. 

 

I meccanismi alla base della relazione. L'enzima 12-LOX e il suo prodotto 12-HETE sarebbero implicati in molti processi infiammatori e nella cancerogenesi mediante la loro capacità di regolare i processi di diffusione delle cellule tumorali. In precedenti studi si è infatti osservato come il “silenziamento” del gene che produce questo enzima sia in grado di ridurre la massa tumorale e il processo metastatico. 

 

Ma non è tutto. Dall'analisi dei risultati sarebbe il fruttosio ad avere effetti più dannosi sull'organismo: “Abbiamo stabilito che fosse specificatamente il fruttosio, contenuto nello zucchero da tavola e nello sciroppo di mais, prodotti onnipresenti all’interno del nostro sistema alimentare, a facilitare le metastasi polmonari e la produzione di 12-HETE nei tumori al seno”, precisano gli studiosi. 

 

Rimane ora da stabilire in quale modo fruttosio e saccarosio inducano la produzione dell'acido grasso e se questo abbia un effetto diretto o indiretto sul processo di oncogenesi. “A troppi pazienti viene ancora detto che ciò che mangiano non influenza lo sviluppo del cancro”, conclude Cohen, “ma questi dati suggeriscono il contrario, e che l'alimentazione ha un'influenza anche dopo una diagnosi”.

 

FONTE: http://la.repubblica.it/saluteseno/news/tumore-al-seno-attente-agli-zuccheri-nascosti/

 

Far scomparire del tutto l’Helicobacter pylori, batterio che vive nelle mucose del nostro stomaco, con una breve terapia a base di antibiotici può contribuire notevolmente a ridurre l’incidenza dei tumori dello stomaco, di cui si ammalano ogni anno in Italia circa 13mila persone. E’ la conclusione a cui è giunta un’indagine della Cochrane Library condotta dai ricercatori canadesi della McMaster University, che hanno voluto verificare se fosse utile andare alla ricerca del batterio nelle persone sane e asintomatiche per «eradicarlo», in quanto pericoloso nemico della nostra salute. E’ cosa nota da tempo, infatti, che questo batterio è il principale responsabile della gastrite cronica e delle ulcere gastriche, che se non debitamente curate possono poi nel tempo degenerare in un tumore. 

 

Un batterio assai comune, presente in due persone su tre 

 

L’Helicobacter pylori risiede abitualmente nelle mucose dello stomaco, tanto che nel mondo si trova in due persone su tre. Eppure la sua presenza è stata notata solo negli anni Ottanta: prima di allora si riteneva che l’ambiente dello stomaco fosse troppo acido perché ci potessero sopravvivere dei germi (e la scoperta della capacità del microrganismo di generare danni come tumori e ulcere gastriche valse nel 2005 il premio Nobel a Robin Warren e Barry Marshall). Ma l’Helicobacter ha trovato il modo di sopravvivere in questa sede così ostile producendo una sostanza che riduce l’acidità presente nello stomaco. Come tutti i batteri che «abitano» il nostro corpo anche questo microrganismo ha un suo ruolo, ma un buon equilibrio fra il suo potere patogeno e le difese immunitarie della persona che ne è portatrice normalmente garantisce un’adeguata protezione. Quando l’equilibrio si rompe l’Helicobacter produce sostanze che causano danni alle cellule e con il tempo possono sopraggiungere gastrite, ulcera e persino un carcinoma gastrico. «Molto dipende anche dall’organismo ospite, ovvero dal corpo di ciascuno di noi – spiega Stefano Cascinu, direttore dell’Oncologia all’azienda ospedaliero-universitaria di Modena –: normalmente reagiamo alle infezioni, anche quella causate dall’Helicobacter, ma in alcune persone in cui sono presenti determinate alterazioni del sistema immunitario, l’infiammazione diventa cronica e può provocare problemi».

 

Lo studio: meno probabilità di ammalarsi di cancro per chi elimina l’infezione 

 

Il tumore allo stomaco è la terza causa di morte più frequente per cancro in tutto il mondo. Gli studiosi della Cochrane si sono quindi chiesti se potesse essere utile, per ridurre incidenza e mortalità di questa malattia, sottoporre a un test per verificare la presenza dell’Helicobacter pylori tutte le persone sane per poi sottoporre a terapia tutti quelli che ne sono infettati in modo cronico. Gli studiosi della Cochrane hanno preso in considerazione gli esiti di sei studi scientifici che includevano complessivamente quasi 6.500 partecipanti e dai dati emerge che le persone sottoposte a terapia per eliminare il batterio hanno effettivamente minori probabilità di ammalarsi di carcinoma gastrico. «Prima di sottoporre a screening l’intera popolazione sana servono ulteriori conferme e verifiche, che provino l’effettiva efficacia di questa strategia e misurino i pro e i contro della terapia, ma è certo una conclusione importante soprattutto per i Paesi con tanti casi e molti decessi di cancro allo stomaco» ha commentato Alex Ford, dell’Università di Leeds in Gran Bretagna.

 

Un test del respiro per chi ha problemi allo stomaco

 

«In Italia il numero di tumori allo stomaco è in diminuzione da anni – prosegue Cascinu, fra i maggiori esperti italiani di tumori gastrointestinali – e c’è una grande attenzione verso i rischi legati all’infezione cronica da Helicobacter pylori, per cui si provvede a eradicare il virus ogni volta che rappresenta un problema. Ad esempio nei pazienti che eseguono una gastroscopia per i più disparati motivi, se si appura la presenza nociva del batterio lo si elimina. La cura è semplice, si utilizzano per una o più settimane (a seconda dei casi, se l’infezione non si eradica subito si può arrivare fino a due mesi) diversi antibiotici, generalmente combinati con medicinali che riducono i livelli di acidità nello stomaco (i cosiddetti eradicatori di pompa)». Più difficile è individuare chi soffre di un’infezione cronica perché i sintomi non sempre sono chiari: alcune persone possono essere asintomatiche e altre invece presentare soltanto una cattiva digestione o generici disturbi allo stomaco. «Per questo è importante che tutte le persone che lamentano un problema gastrico – conclude Cascinu – si sottopongano al test (rapido, semplice e non invasivo) che consente d’individuare efficacemente la presenza dell’Helicobacter: l’Urea Breath Test, che analizza il respiro del paziente, oppure in alternativa un’analisi delle feci. Se l’esame è positivo con pochi giorni di cura si elimina il batterio e con lui, almeno in parte il rischio di cancro allo stomaco». 

 

FONTE: http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/15_novembre_27/eliminare-l-helicobacter-pylori-evitare-cancro-stomaco-432b9ac0-9514-11e5-b54c-257f4e9e995d.shtml

 

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