Le malattie non trasmissibili sono responsabili del 92% dei decessi che si verificano in Italia. Nello specifico, le malattie cardiovascolari causano il 44% delle morti tra gli italiani, i tumori il 29%, le malattie respiratorie croniche il 5% e il diabete il 4%. Oltre ad avere un significativo costo in termini di vite umane, nel 2015 queste patologie hanno comportato l'esborso di 112 miliardi di euro, pari all'80% della spesa sanitaria italiana e al 6,8% del Pil. In particolare, 16 miliardi di euro l'anno vengono spesi per le malattie cardiovascolari, 6 miliardi per i tumori, 14 miliardi per le malattie respiratorie croniche e 11 miliardi per il diabete. Lo evidenziano i ricercatori dell’Università degli Studi di Brescia Health&Wealth, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e della Fondazione Giovanni Lorenzini di Milano-Houston, che hanno lanciato il progetto “primi1000giorni”, volto a sensibilizzare la popolazione sull'importanza della prevenzione di queste patologie.

 

Gli esperti osservano che i genitori dovrebbero attivarsi per evitare che i loro figli sviluppino le malattie non trasmissibili fin da quando i piccoli si trovano nel grembo materno. I primi mille giorni - che partono dal momento del concepimento e durano fino ai primi due anni di vita – sono, infatti, fondamentali per lo sviluppo e la salute futura del bambino. Il progetto sottolinea, inoltre, l'importanza della salute pre-concezionale dei futuri genitori, che devono seguire uno stile di vita sano già prima della gravidanza, e delle primissime fasi di sviluppo dell’individuo, durante le quali la prevenzione delle patologie risulta più efficace. “Le probabilità che un bambino possa diventare un adulto o un anziano ad alto rischio di sviluppare malattie non trasmissibili, anche molti decenni più tardi, possono aumentare in relazione a stimoli ambientali nocivi – spiega il prof. Sergio Pecorelli, Rettore Università Health&Wealth – quali la malnutrizione, l’obesità, il diabete nella madre in stato di gravidanza (o addirittura in fase pre-concezionale), il fumo materno (primario e anche secondario), l’esposizione ad inquinanti ambientali e lo stress fisico o psicologico”.

 

Il progetto, che sarà presentato il 25 ottobre a Brescia, si prefigge d'integrare tecnologie e conoscenze all'avanguardia - soprattutto nell'ambito della medicina molecolare -, per prevenire l'insorgenza delle malattie non trasmissibili attraverso:

 

1. un programma di valutazione clinico-molecolare: check up completo dello stato di salute fisica e mentale dell'individuo, finalizzato alla valutazione del rischio e alla personalizzazione delle terapie;

 

2. attività di formazione dei professionisti ed educazione della popolazione: percorsi personalizzati focalizzati sulla nutrizione, sull’attività fisica e sulle attività legate al benessere e alla salute della persona;

 

3. utilizzo di dispositivi portatili per il monitoraggio della salute e del benessere del bambino (app e sensori connessi attraverso lo smartphone) e promozione di un contatto bidirezionale tra l’individuo ed il professionista.

 

FONTE: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/19250-malattie-non-trasmissibili-responsabili-del-92-dei-decessi-in-italia?refresh_ce

 

 

Livelli elevati di attività fisica sono fortemente associati con un minor rischio di ben 5 comuni malattie croniche: il cancro al seno e del colon, il diabete, le malattie cardiache e l’ictus. Lo rivela uno studio pubblicato sul ‘Bmj’ a firma di esperti del Research Institute for Health Metrics and Evaluation della University of Washington a Seattle (Usa).

 

Molti studi in passato hanno dimostrato i benefici per la salute dell’attività fisica. Questo ha portato l’Organizzazione mondiale della sanità a raccomandare un livello minimo di movimento nei diversi momenti della vita. Per raggiungerlo si può cercare anche solo di essere più attivi fisicamente sul posto di lavoro o più impegnati in attività domestiche, o fare sport anche semplici come camminare e andare in bicicletta. Ma ancora non ci si era concentrati sul tipo e sulla quantità di attività fisica in grado di ridurre il rischio di malattie comuni.

 

Così il team di ricercatori ha analizzato i risultati di 174 studi pubblicati tra il 1980 e il 2016 sulle associazioni fra lo sport e almeno una delle cinque malattie croniche prese in considerazione. Scoprendo che un livello di attività fisica superiore a quanto raccomandato attualmente è associato a un minor rischio di tutte e cinque le patologie: la maggior parte dei benefici per la salute si verifica a un livello di 3.000-4.000 Met a settimana (unità di misura per esprimere il costo di un esercizio fisico in termini di energia e ossigeno. L’Oms ne consiglia in media 600 a settimana).

 

Una persona, spiegano gli studiosi, può raggiungere i 3.000 Met a settimana unendo diversi tipi di attività fisica nella propria routine quotidiana: per esempio, salendo le scale per 10 minuti, passando l’aspirapolvere per 15 minuti, facendo giardinaggio per 20 minuti, correndo per 20 minuti, andando piedi o in bicicletta per 25 minuti. “Con l’invecchiamento della popolazione e l’epidemia di diabete a partire dal 1990, è necessaria una maggiore attenzione e più investimenti per promuovere l’attività fisica”, consigliano gli studiosi.

 

FONTE: http://www.meteoweb.eu/2016/08/salute-piu-sport-minor-rischio-sviluppare-5-malattie-croniche/727272/

 

Le malattie del sistema circolatorio e il cancro sono, di gran lunga, le principali cause di morte in Europa. A confermarlo sono gli ultimi dati pubblicati da Eurostat che però rivelano molto di più di questo risultato.

In primis il report Eurostat ci dice che tra il 2004 e il 2013, “c’è stata riduzione del 11% del tasso di mortalità per cancro tra gli uomini e una riduzione del 5,9% per le donne . Inoltre cali più vistosi si sono registrati in relazione alle morti per cardiopatia ischemica, dove i tassi di mortalità sono diminuiti del 30,6% per gli uomini e del 33,4% per le donne, mentre ancora maggiori riduzioni sono state registrate per le morti da incidenti stradali, i cui i tassi sono scesi del 45,3% per gli uomini e 47% per le donne”.

 

Anche per quanto riguarda il tasso di mortalità per il cancro al seno, “esso è diminuito del 10,1% per le donne”. Al contrario, Eurostat ci fa notare invece come il tasso di mortalità per malattie del sistema nervoso “è aumentato per gli uomini del 18,9% e per le donne del 25,1%.

Il cancro al polmone (tra cui anche il cancro della trachea e dei bronchi) mostra invece andamenti divergenti: per gli uomini il tasso di mortalità standardizzato è diminuito del 20,8%, mentre per le donne è aumentata del 71,9%”.

Malattie del sistema cardiocircolatorio nella UE: Il tasso di mortalità è di 383 morti ogni 100.000 abitanti. Le malattie del sistema circolatorio comprendono i problemi relativi alla pressione alta, colesterolo, diabete e fumo. Le più comuni cause di morte per malattie del sistema circolatorio sono gli infarti e le malattie cerebrovascolari. Le ischemie cardiache hanno causato 132 decessi ogni 100.000 abitanti in tutta l'UE-28 nel 2013.

 

Gli Stati membri dell'Unione europea con i più alti tassi di mortalità standardizzati per malattie ischemiche del cuore sono la Lituania, la Lettonia, la Slovacchia, l'Ungheria e la Repubblica Ceca - tutti sopra 350 decessi per 100 000 abitanti nel 2013. All’altra estremità la  Francia, Portogallo, Paesi Bassi, Spagna, Belgio, Danimarca, Lussemburgo e Grecia, così come il Liechtenstein, hanno i più bassi tassi di mortalità standardizzati per malattie ischemiche del cuore (inferiori ai 100 morti ogni 100mila abitanti). L’Italia è sotto la media con un tasso di 104 morti ogni 100mila abitanti)

Il cancro è una delle principali cause di morte, con una media 265 morti ogni 100.000 abitanti in tutta l'UE a 28. Le forme più comuni di cancro - tutti con tassi di mortalità standardizzati al di sopra di 10 per 100.000 abitanti – sono : trachea, bronchi e del polmone; colon, retto-sigma giunzione, retto, ano e canale anale; Seno; pancreas; stomaco e del fegato e dei dotti biliari.

Ungheria, Croazia, Slovacchia, Slovenia, Danimarca e Lettonia sono i paesi più colpiti dal cancro - con 300 o più morti ogni 100.000 abitanti nel 2013. Per l’Italia i decessi sono di 250 ogni 100mila abitanti.

 

Dopo le malattie cardiovascolari e il cancro, le malattie respiratorie sono la terza causa più comune di morte nell'UE con una media di 83 decessi ogni 100.000 abitanti nel 2013.. “Le malattie respiratorie – rileva Eurostat - sono legate all'età, con la stragrande maggioranza dei decessi per queste patologie registrate tra quelli di età compresa tra 65 o più”.

I più alti tassi di mortalità standardizzati per malattie respiratorie tra gli Stati membri dell'UE sono stati registrati nel Regno Unito (144 ogni 100.000 abitanti), l'Irlanda (131 per 100.000 abitanti), la Danimarca (128 per 100. 000 abitanti) e in Portogallo (124 per 100. 000 abitanti). Italia ampiamente sotto la media con un tasso di 60 decessi ogni 100mila abitanti.

 

Come notato sopra, i tassi di mortalità standardizzati per le malattie del sistema nervoso sono aumentati negli ultimi anni. Nel 2013, il tasso globale europeo è stato di 38 morti ogni 100.000 abitanti. La Finlandia ha registrato il tasso più alto tra gli Stati (141 morti ogni 100.000 abitanti), più del doppio del secondo, i Paesi Bassi con 56 morti per 100.000 abitanti. Italia poco sotto la media con 34 decessi.

Le cause di morte includono anche i suicidi e gli incidenti stradali. Anche se il suicidio non è una delle principali cause di morte ed i dati per alcuni Stati membri dell'UE sono poco precisi, esso è spesso considerato come un importante indicatore per lo status di una società. In media nella Ue, ci sono stati 11,7 morti ogni 100.000 abitanti risultanti dal suicidio nell'UE-28 nel 2013. I tassi di mortalità standardizzati più bassi per il suicidio nel 2013 sono stati registrati in Grecia (4,8 decessi ogni 100.000 abitanti) e Malta (5,1), e tassi relativamente bassi - di meno di 8 morti ogni 100.000 abitanti - sono stati registrati anche a Cipro, Italia e nel Regno Unito, così come in Turchia e nel Liechtenstein. Il tasso di mortalità più alto si è registrato invece in Lituania (36,1 decessi per 100.000 abitanti) ed è stato tre volte superiore alla media.

 

La frequenza dei decessi causati da incidenti stradali nell'UE-28 nel 2013 è stata inferiore rispetto alla frequenza dei suicidi. Sono Romania, Lituania, Polonia e Croazia ad avere i più alti tassi di mortalità standardizzati (10 o più morti ogni 100.000 abitanti) mentre il Regno Unito ha registrato 2,7 morti per incidenti di trasporto per 100.000 abitanti. Italia con il suo 5,8 in media (5,9).

 

FONTE: http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=40405

Il pancreas è una ghiandola lunga circa 15 cm, che si trova sotto lo stomaco, ma in posizione un po' più arretrata, la quale svolge due importanti funzioni:

 

- produrre i succhi pancreatici, che servono a decomporre il cibo che ingeriamo;

- produrre degli ormoni, tra cui l'insulina, per regolare i processi di assorbimento e utilizzo del cibo.

 

Può essere suddiviso in tre porzioni: la testa (quella più frequentemente colpita dalla malattia), il corpo e la coda.Il tumore al pancreas è una malattia piuttosto frequente, che in Italia colpisce più di 8.500 persone ogni anno. Il rischio di ammalarsi aumenta con l'età: tra i 70 e gli 80 anni il rischio è 40 volte superiore rispetto al periodo tra i 30 e i 40 anni. I maschi sono leggermente più colpiti delle femmine.I tumori del pancreas possono essere benigni o maligni. Quelli benigni sono rari e rappresentano circa il 6-10 per cento dei casi; quelli maligni, numericamente in maggioranza, sono malattie a decorso molto aggressivo e rappresentano una delle più frequenti cause di morte per tumore nel mondo occidentale.

 

I SINTOMI 

 

Il tumore del pancreas non provoca sintomi nella fase iniziale della malattia, che quindi può insorgere senza che il medico o il paziente se ne accorgano. Ci sono però alcune condizioni che sono riscontrabili in più del 50 per cento dei casi di tumore del pancreas, in presenza delle quali è consigliabile recarsi da un medico:

 

- ittero, una patologia del fegato che si manifesta con un ingiallimento della cute;

- dolore addominale;

- disturbi nella digestione;

- perdita di peso e delle forze.

 

I FATTORI DI RISCHIO

 

Diversi studi hanno permesso di individuare alcuni fattori che aumentano il rischio di ammalarsi di tumore del pancreas:

 

- fumo di tabacco, considerato il principale fattore di rischio, al quale viene attribuito il 30 per cento dei casi;

- dieta, sovrappeso e scarsa attività fisica;

- fattori occupazionali, che espongono a maggior rischio determinate categorie di lavoratori (ad es. lavoratori chimici);

- altre malattie, come il diabete e la pancreatite;

- aver subito una gastrectomia o una colecistectomia;

- fattori genetici ereditari (meno del 10 per cento dei casi).

- La diagnosi

 

Di fronte a sintomi sospetti, il medico può arrivare a formulare una diagnosi precisa ricorrendo ai seguenti esami diagnostici: Tc (Tomografia Computerizzata); Rm (Risonanza Magnetica); Ercp (Colangiopancreatografia Retrograda Endoscopica); Pet (Tomografia a Emissione di Positroni); ultrasonografia endoscopica (ecoendoscopia); biopsia pancreatica.

 

LA CURA

 

A seconda dello stadio del tumore, cioè in quale parte del pancreas si trova, che dimensione ha e se si è diffuso in altri organi o nei linfonodi, vengono impiegate:

 

- la chirurgia, adottata come primo intervento, mediante asportazione parziale o totale del pancreas; può essere usata anche come cura palliativa per diminuire il dolore;

 

- la chemioterapia, che può essere applicata prima dell'intervento chirurgico, per ridurre le dimensioni del tumore, o dopo, con funzione esclusivamente palliativa;

 

- la radioterapia, con modalità e scopi uguali alla chemioterapia, ma con un ruolo positivo sulla sopravvivenza nelle forme localmente avanzate, quando il tumore non è operabile.

 

FONTE: http://www.intrage.it/SaluteEPrevenzione/tumore_al_pancreas

 

La prostata: una preziosa ghiandola dell’apparato genitale maschile. Posta sotto la vescica urinaria, ha la funzione di produrre, insieme ad altri organi, il liquido seminale in cui sono contenuti gli spermatozoi nell’eiaculazione. La sua posizione, a metà tra l’apparato genitale e quello urinario, rende quest’organo "famoso" specialmente durante il processo di invecchiamento, per i problemi di salute che può comportare. Sono comuni, soprattutto in età avanzata, patologie di tipo infiammatorie (la prostatite), o derivate da ingrossamenti della ghiandola (l’ipertrofia), o ancora trasformazioni maligne dei tessuti (tumori e carcinomi).

 

I sintomi

 

Tra le conseguenze più comuni di tali malattie, specialmente se sono in fase avanzata, c'è la difficoltà nell’urinare: la prostata malata preme sulla vescica e sull’uretra, il canale urinario, è provoca vari disturbi. Sono tra i più comuni l’impellente e frequente bisogno di urinare, il getto di urina debole e intermittente, la sensazione di non completo svuotamento della vescica, anche dopo aver appena urinato.

 

L'importanza della diagnosi precose

 

Particolare attenzione deve essere posta al tumore alla prostata: nella fase iniziale, le cellule cancerose crescono molto lentamente, non manifestando segni di malattia. In alcuni casi, ciò può non rappresentare un problema: quello di alcuni tumori che crescono molto lentamente o per le persone molto anziane. Altri tipi di tumori possono essere molto dannosi, invadendo anche altre parti del corpo e provocando sintomi di malattia solo quando diventa troppo tardi. È in questi casi che la cultura della prevenzione e la diagnosi precoce sono di vitale importanza: nelle fasi iniziali, essa aumenta sensibilmente la possibilità di guarigione o, quantomeno, di rallentamento dello sviluppo della malattia.

 

La diagnosi

 

Per prevenire, dunque, è opportuno che soprattutto le persone più anziane consultino periodicamente un medico urologo, con il quale stabilire l’opportunità di eseguire accertamenti. Gli esami medici diagnostici più comuni sono:

l’esplorazione rettale, attraverso la quale l’urologo può palpare la parte esterna della prostata, individuando eventuali ingrossamenti del tessuto;

l’analisi del Psa (antigene specifico della prostata) presente nel sangue: il PSA è una proteina che normalmente è prodotta dalla prostata nel liquido seminale per renderlo più fluido. Parte di questa proteina è presente nel sangue, in forma libera o associato ad altre sostanze. È stato visto che la quantità di PSA nel sangue aumenta quando la prostata è malata;

l’ecografia prostatica: una sonda, inserita nel retto, può fotografare il tessuto prostatico, rilevando eventuali tumori, anche di piccole dimensioni;

la biopsia del tessuto: un esame di conferma della presenza di un tumore. Attraverso un ago, è possibile prelevare un piccolo pezzo di tessuto da sottoporre a test clinici che rivelano la presenza di cellule cancerose.

 

La prevenzione

 

La prevenzione, però, inizia dall'alimentazione. La Società italiana di urologia consiglia a chi soffre di prostata di mangiare con moderazione il peperoncino, gli insaccati e le aragoste e limitarsi con birra, spezie, pepe, superalcolici e caffè. Nella dieta sono da preferire i cibi antiossidanti e ricchi di fibre, per esempio le carote, gli spinaci e i pomodori. È importante anche fare un po' di movimento ogni giorno e avere un’attività sessuale regolare, evitando lunghi periodi di astinenza.

 

FONTE: http://www.intrage.it/SaluteEPrevenzione/tumore_della_prostata_ipertrofia_e_prostatite

 

 

I tumori che colpiscono l’apparato genitale femminile rappresentano dal 10 al 15 per cento del totale delle neoplasie che interessano le donne. Queste forme tumorali riguardano i tumori dell’ovaio e i tumori dell’utero, più precisamente del collo e del corpo dell’utero. L’arma più efficace contro queste patologie è la prevenzione, che parte da un'alimentazione sana ed equilibrata.

La buona abitudine di mangiare sano è sempre consigliata per la prevenzione di ogni forma di tumore e di altre patolgie più o meno importanti. Tornando ai tumori femminili, tutte le donne, in età fertile e in menopausa, dovrebbero sottoporsi a controlli periodici dal proprio ginecologo ed effettuare a seconda dell’età esami clinici finalizzati alla diagnosi precoce: il Pap test ogni 2 anni e fino a 70 anni di età, la colposcopia e l'ecografia.

Per le ragazze giovani è prevista la vaccinazione gratuita contro il virus HPV, responsabile del cancro della cervice uterina.

I tumori dell’ovaio sono una delle principali cause di morte per tumori femminili. La fascia di età più a rischio per questo tipo di patologia  è quella compresa tra i 50 e i 60 anni.

 

I sintomi più comuni di una neoplasia ovarica sono:

 

- perdite vaginali atipiche;

- perdita dell’appetito e calo di peso;

- disturbi della digestione, senso di nausea e distensione addominale;

- gonfiore progressivo dell’addome;

- dolore nella regione addominale inferiore.

 

Le cause del carcinoma ovarico sono poco conosciute, ma certamente è più diffuso tra le donne che non hanno mai avuto gravidanze. Ogni gravidanza riduce il rischio di circa il 10%. Numerosi studi hanno dimostrato che la terapia contraccettiva usata regolarmente per alcuni anni sembra essere una buona prevenzione, poiché interrompendo il numero di cicli mestruali, riduce l’attività ovarica.

Il 5-10% dei carcinomi dell’ovaio ha un’origine ereditaria.

 

I tumori dell’utero interessano il collo dell’utero o cervice uterina e il corpo dell’utero, tumore dell’endometrio. Le neoplasie della cervice uterina hanno una maggiore incidenza nelle donne tra i 45 e i 65 anni. Il sintomo più frequente del carcinoma del collo dell’utero è costituito da perdite di sangue dalla vagina nell’intervallo tra due mestruazioni o dopo un rapporto sessuale.

 

Spesso si può avere secrezione di liquido biancastro dalla vagina (leucorrea) e fastidio o dolore durante un rapporto sessuale. I tumori dell’endometrio colpiscono maggiormente le donne tra i 50 e i 70 anni, questa neoplasia è tipica dell’età post-menopausale. Il segnale della presenza di un tumore dell’endometrio è caratterizzato da perdite ematiche vaginali.

 

FONTE: http://www.intrage.it/SaluteEPrevenzione/tumore_ovaio_e_tumore_utero

 

Il tumore al seno è attualmente la forma tumorale più frequente nella donna. In Italia colpisce 1 donna su 10, coinvolgendo oltre 37 mila persone ogni anno, in particolare donne di età compresa tra i 45 ed i 65 anni. Le ricerche hanno dimostrato che, in alcune donne, fattori fisiologici, familiari, ed ambientali rendono più elevata la possibilità di ammalarsi di cancro al seno. I fattori che sembrano aumentare l'incidenza della malattia sono:

 

- l'età compresa tra i 45 ed i 65 anni;

- la familiarità;

- gli ormoni, derivanti da uso eccessivo di estrogeni;

- l'obesità e in generale una dieta ricca di grassi saturi;

- il fumo;

- menarca precoce (prima mestruazione antecedente ai 12 anni);

- menopausa tardiva;

- nessuna gravidanza, gravidanza tardiva, mancato allattamento.

- Come riconoscerlo

 

La maggior parte dei tumori al seno non dà luogo a sintomi, ma è rilevabile solo con esami come la mammografia o l'ecografia. Le forme iniziali di tumore in genere non provocano neanche dolore.

 

Alcuni sintomi rilevabili da sole sono:

 

- eventuali noduli palpabili, o addirittura visibili, che in almeno la metà dei casi si presentano nel quadrante superiore esterno della mammella;

- alterazioni del capezzolo (in fuori o in dentro);

- perdite da un capezzolo solo;

- cambiamenti della pelle (aspetto a buccia d'arancia localizzato) o della forma del seno.

 

Come prevenirlo

 

La diagnosi precoce è una potente arma di prevenzione: un tumore della mammella scoperto in tempo consente di salvare la vita. Ogni donna, a partire dai 40 anni, deve abitualmente effettuare:

l’autopalpazione del seno dal 7° al 10° giorno del ciclo per le donne fertili,  in un giorno fisso al mese per le donne in menopausa;

la visita senologica periodica. Per le donne che non presentano rischi particolari, è sufficiente una visita di controllo ogni anno;

la mammografia, con cui è possibile individuare la presenza di tumori mammari non ancora palpabili. Tra i 40 ed i 50 anni, è bene eseguire una mammografia di controllo ogni 2 anni; dopo i 50 anni una volta l’anno;

l’ecografia mammaria, utilizzata in particolare nelle mammelle di donne giovani, dove la mammografia ha scarsa sensibilità, oppure in gravidanza, per la sua assoluta sicurezza.

A livello regionale vengono effettuate campagne di prevenzione (screening), che prevedono l'invio di una comunicazione alle donne che hanno superato i 50 anni, per invitarle a sottoporsi a una mammografia periodica (ogni anno) gratuita. Per ulteriori informazioni rivolgetevi al medico curante o alla vostra Asl di riferimento.

 

FONTE: http://www.intrage.it/SaluteEPrevenzione/tumore_al_seno

 

Il cancro del colon retto riguarda una delle due porzioni dell’intestino, il tenue e il crasso. Quest’ultimo si divide a sua volta in due sezioni: colon e retto. Da qui il nome della malattia.

 

I sintomi

 

Il cancro del colon retto è caratterizzato dai seguenti sintomi:

 

presenza di sangue nelle feci;

costipazione o diarrea senza motivo;

perdita di peso, apparentemente senza motivo;

dolore all’addome o all’ano;

sensazione di non aver svuotato sufficientemente l’intestino, dopo aver evacuato le feci;

malessere, costipazione, dolore colico e sensazione di pienezza all’addome, sono i sintomi che si hanno quando il carcinoma causa un blocco o un’ostruzione dell’intestino.

Se si riscontrano uno o più segni indicati sopra, è necessario rivolgersi immediatamente al medico, per eseguire gli opportuni esami diagnostici.

 

I fattori di rischio

 

Tra i fattori di rischio individuati, vanno citati principalmente:

 

alimentazione scorretta, in particolare caratterizzata da un alto consumo di grassi animali e di proteine e basso consumo di fibre;

obesità,

casi di tumore del colon-retto o polipi intestinali in famiglia: l'ereditarietà è causa di circa il 5 per cento del totale dei tumori;

età: il rischio aumenta oltre 50 anni;

mancanza di attività fisica.

 

Prevenzione

 

Ai fattori di rischio si collega la giusta prevenzione. In particolare, è importante seguire una dieta sana, povera di grassi animali e proteine e invece ricca di fibre, frutta e verdura. È altrettanto consigliato, soprattutto dopo i 50 anni, stare attenti a eventuali segnali di allarme, come la presenza di sangue nelle feci, ed eseguire periodicamente controlli approfonditi. Il metodo di screening più consolidato è il test del sangue occulto fecale (SOF) raccomandato a tutti gli over 50, uomini e donne, anche senza fattori di rischio specifici. La colonscopia, invece, è un esame particolarmente indicato soprattutto per la sorveglianza dei pazienti ad alto rischio e per accertamenti di secondo livello, nei casi positivi al test di screening.

 

La Lilt, Lega italiana per la lotta contro i tumori, dalle pagine del suo sito, ricorda che il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso le Regioni, offre a tutti gli uomini e le donne, dai 50 ai 70 anni di età, la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni, assicurando la gratuità anche di tutti gli esami di approfondimento e di terapia necessari, in primis la colonscopia. Nei casi di storia familiare di tumori o polipi del colon retto, è quanto mai opportuno, fin dalla giovane età (dai 40 anni in poi), rivolgersi a specialisti in gastroenterologia per controlli ed esami endoscopici periodici.

 

FONTE: http://www.intrage.it/SaluteEPrevenzione/cancro_del_colon_retto

 

La Giornata mondiale per la lotta contro il cancro – celebrata il 4 febbraio - deve essere occasione per ricordare l'importanza delle vaccinazioni. I tumori e le terapie per sconfiggerli causano infatti immunodepressione: una condizione che accomuna soprattutto i pazienti con più di 65 anni. L'International federation of ageing-IFA, osservatore permanente presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite, di cui HappyAgeing è membro, ha lanciato una campagna internazionale di sensibilizzazione per diffondere le immunizzazioni tra gli anziani.

 

Anche in Italia l'invecchiamento generale della popolazione rappresenta un'importante sfida per la sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale. E' necessario e urgente potenziare gli investimenti dedicati alle campagne vaccinali: operazioni che permettono di ottenere importantissimi risultati in termini di vite salvate e di qualità della vita con poche risorse.

 

“Ostacolare la somministrazione dei vaccini negli anziani, nei bambini e nelle categorie considerate più fragili – evidenzia Marco Magheri, direttore dell'Alleanza italiana per l'invecchiamento attivo HappyAgeing - vuol dire assumere un atteggiamento ipocrita nei confronti della lotta ai tumori.

 

I progressi realizzati nella cura del cancro non possono essere vanificati da politiche miopi e interessate, tese a ignorare e ad esporre le persone colpite da un tumore, e pertanto potenzialmente immunodepresse, a patologie evitabili. Che sia per ignoranza, per malafede o per interessi economici diretti, chi frena la diffusione delle vaccinazioni non ha scusanti”.

 

Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale è pronto da mesi ma è ancora incomprensibilmente fermo, malgrado l'impegno del Ministero e delle Regioni – sottolinea Michele Conversano, Presidente di HappyAgeing e Direttore del Dipartimento di Prevenzione dell'ASL di Taranto – L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha più volte richiamato l'Italia sul calo della copertura vaccinale di bambini e anziani, con la conseguente ricomparsa di malattie che faticosamente avevamo praticamente debellato e alle quali le persone immunodepresse sono maggiormente esposte."

 

FONTE: http://www.osservatoriomalattierare.it/attualita/9894-cancro-incoraggiare-le-vaccinazioni-per-scongiurare-complicanze-evitabili

 

È una scoperta che potrebbe cambiare il paradigma per la diagnosi precoce e la terapia dei tumori. È l’osservazione, per la prima volta in diretta, della nascita di un tumore e la sua progressiva diffusione in un animale vivo. La malattia prende il via da una singola cellula impazzita che, credendosi di nuovo bambina, attiva per errore i geni normalmente accesi nelle cellule staminali durante lo sviluppo embrionale. Lo studio, pubblicato su Science, è stato elaborato dai ricercatori del Boston Children’s Hospital.

 

Protagonisti degli esperimenti sono i pesci zebra, usati come modello per riprodurre in laboratorio la nascita e la progressione del melanoma umano. I ricercatori hanno modificato il Dna degli animali in modo da introdurre le mutazioni responsabili nell’uomo del tumore della pelle. Poi hanno inserito un gene ‘spia’, che si accende (producendo una proteina fluorescente verde) solo quando nel Dna si attivano i geni tipici delle cellule bambine, le staminali.

 

Per 30 volte, in 30 pesci differenti, i ricercatori hanno visto comparire dei puntini verdi fluorescenti. “Seguendo la loro evoluzione – raccontano – abbiamo osservato che si sono trasformati in tumore nel 100% dei casi”. In due pesci, i ricercatori sono riusciti a osservare perfino la primissima cellula del tumore colorata di verde. Questi risultati dimostrano che tra le tante cellule dell’organismo che possono presentare mutazioni genetiche associate al cancro, solo alcune diventano tumorali: sono quelle che vanno incontro ad una ‘crisi di identità‘ e, credendosi ancora bambine, attivano un programma genetico tipico dello sviluppo embrionale e cominciano a moltiplicarsi in modo incontrollato. I biologi intendono prendere di mira questi geni per sviluppare nuovi test per la diagnosi precoce e nuove terapie che spengano il tumore sul nascere.

 

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/02/cancro-osservata-in-diretta-la-nascita-di-un-tumore-e-la-sua-diffusione/2427115/

 

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