Fondi pubblici indebitamente percepiti da una finta cooperativa sociale, fittizi rapporti di lavoro dipendente per “prelevare” indebitamente risorse pubbliche, riunioni “fantasma” dell’organo direttivo per simulare la finalità non lucrativa.

Questi sono solo alcuni degli ingegnosi stratagemmi adottati da un imprenditore di Partanna e da un suo prestanome, rispettivamente amministratore di fatto e amministratore di diritto di una società cooperativa Onlus operante nel redditizio settore dei servizi di assistenza ai richiedenti asilo e ai rifugiati, in qualità di Ente gestore di un centro di accoglienza realizzato nell’ambito di un progetto SPRAR.

 

Le cooperative sociali ONLUS, proprio per la fondamentale funzione che ricoprono, sono destinatarie di consistenti agevolazioni fiscali che, a vario titolo, ne incentivano la diffusione, ma non di rado si verifica un uso distorto di tale normativa di favore.

 

È questo il caso della cooperativa in parola, costituita ad hoc per conseguire indebiti risparmi d’imposta. L’attività ispettiva, condotta dalla Guardia di Finanza di Castelvetrano, trae origine da una complessa indagine di polizia giudiziaria, a esito della quale il citato imprenditore e il suo prestanome sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria per appropriazione indebita, relativamente a parte delle risorse pubbliche destinate alla finta cooperativa sociale.

È emerso in particolare che il prestanome, amministratore di diritto della cooperativa, aveva indebitamente conseguito, per due annualità, una doppia contestuale remunerazione: quella relativa ai compensi ricevuti in qualità di amministratore e quella, indebita, relativa ai salari percepiti in qualità di lavoratore dipendente. Le indagini, inoltre, hanno fatto emergere chiaramente come i soci della cooperativa non fossero altro che semplici lavoratori posti sotto la direzione effettiva dell’amministratore di fatto, vero dominus dell’attività d’impresa.

Nessuna reale operatività emergeva, invece, in capo all’Assemblea e al Consiglio di Amministrazione, istituiti solo cartolarmente. Falsi anche i verbali redatti per documentare fantomatiche “riunioni” dell’organo decisionale ove venivano indicati, come presenti, soci-lavoratori del tutto ignari di essere anche consiglieri.

 

In un’ottica di trasversalità dell’azione ispettiva è stata trasmessa alla Procura Regionale della Corte dei Conti una notizia di danno erariale, emerso alla luce delle numerose irregolarità formali e
sostanziali riscontrate nel corso degli articolati accertamenti. Attesi i numerosi spunti investigativi, i finanzieri hanno chiesto alla Autorità Giudiziaria l’utilizzo ai fini fiscali dei dati acquisiti e, oltre a constatare l’indeducibilità dei costi derivanti dalla commissione del suddetto reato di appropriazione indebita, hanno potuto ricostruire utili sottratti all’imposta sui redditi pari a oltre 600.000 euro, con una base imponibile IRAP evasa di circa 1 milione di euro.

 

L’attività di servizio in parola costituisce una concreta espressione della funzione di polizia economico-finanziaria svolta dalla Guardia di Finanza, tesa – da un lato – a garantire la corretta applicazione delle norme fiscali e – dall’altro – a monitorare costantemente il corretto impiego dei fondi pubblici a salvaguardia del bene comune ed a tutela delle imprese e dei cittadini rispettosi delle regole.

 

FONTE: https://newsicilia.it/evidenza/finta-onlus-per-assistenza-agli-anziani-riunioni-fantasma-e-danno-di-oltre-1-milione/324760

 

 

Uno sportello di consulenza sindacale utilizzato per attivare falsi contratti di lavoro, necessari all’ottenimento di permessi di soggiorno e assegni di disoccupazione. Sono queste le conclusioni dell’indagine «Badante fantasma» dei carabinieri della stazione di Vado e della Compagnia di Vergato, che nella mattinata di ieri hanno arrestato un geometra campano e denunciato 234 persone, quasi tutti stranieri, che figuravano fittiziamente come badanti e collaboratori domestici. Secondo gli investigatori, la truffa avrebbe causato un danno erariale all’Inps di 500 mila euro.

 

IL GEOMETRA

 

Il principale indagato, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere perché ritenuto responsabile di uso di atto falso e documenti contraffatti, è un geometra: Paolo Vitiello, 50 anni, piccoli precedenti alle spalle. Nell’inverno del 2015 aveva aperto uno studio per la consulenza fiscale e pensionistica a Vado, in Appennino, che lui stesso aveva chiamato «Sindacati e dintorni». Stando alla ricostruzione fatta dai carabinieri, coordinati dal pm Roberto Ceroni, attraverso la sua attività il geometra è entrato facilmente in possesso delle credenziali Inps dei suoi clienti, per lo più anziani, ai quali avrebbe intestato falsi contratti di lavoro. Gli ignari datori di lavoro assumevano così soggetti che in virtù di quel contratto potevano ottenere il permesso di soggiorno o il rinnovo. Ma anche, al termine del fittizio rapporto di lavoro a tempo determinato, richiedere un’ingiusta indennità di disoccupazione, o mostrare i requisiti per l’accesso ai finanziamenti presso le banche. Per ogni contratto, Vitiello avrebbe intascato fino a 1.000 euro.

 

234 DENUNCIATI

 

I 234 denunciati sono sia italiani che stranieri provenienti soprattutto dal nord Africa e da Paesi dell’Est. Tra loro ci solo anche una quindicina di persone che si sono prestate consapevolmente a figurare come datori di lavoro e che in cambio ricevevano qualche centinaio di euro. Nel meccanismo anche il geometra e la moglie. A loro, i carabinieri hanno contestato i reati di falso ideologico, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, utilizzo di documenti contraffatti e favoreggiamento alla permanenza di clandestini. L’attivazione dei contratti di lavoro ha indotto in errore alcuni uffici della Questura, che hanno rilasciato dei permessi sulla base di requisiti fittizi e l’Inps, che sulla base di quei documenti ha erogato impropriamente indennità di disoccupazione a svariati soggetti. Gli investigatori hanno stimato che in meno di due anni, tra fine 2015 e fine 2017, il danno erariale sia stato di 500.000 euro.

 

LE INDAGINI

 

Le indagini, come spiega il comandante della Compagnia di Vergato, maggiore Sabato Simonetti, è partita per il via vai sospetto di persone già conosciute dai carabinieri intorno all’ufficio del geometra. Ma la sua attività era così nota che in molti arrivavano da fuori. A fine 2017 l’ufficio era stato chiuso nell’ambito di un’altra indagine della Finanza, ma Vitiello avrebbe continuato i suoi affari appoggiandosi a internet point e dispositivi portatili. Alcuni degli ignari datori di lavoro, informati della vicenda, l’hanno querelato.

 

FONTE: https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/18_maggio_10/bologna-finti-contratti-badante-avere-permesso-soggiorno-234-denunciati-63d96064-5442-11e8-9ef4-9f00a5ed6bf5.shtml?refresh_ce-cp

 

 

 

Il sindacato Nidil/Cgil di Modena ha segnalato un nuovo caso di false agenzie di lavoro di assistenti familiari, le cosiddette badanti. Un caso, sottolinea il sindacato, in cui non solo sarebbero state sfruttate le lavoranti, ma raggirate le stesse famiglie. Secondo Nidil-Cgil si tratta di una società di Modena, che sarebbe registrata in Polonia, ma non in Italia, non avendo alcuna autorizzazione ministeriale e non essendo registrata alla Camera di Commercio di Modena.

"Siamo a conoscenza - spiegano da Nidil/Cgil - di almeno due casi di badanti somministrate a famiglie dall'agenzia attraverso una società di servizio, entrambe però senza autorizzazione". Dalle verifiche sindacali risulterebbero 'forti irregolarità nelle buste paga, senza maturazione di istituti retributivi, contributivi, previdenziali e assicurativi'. Le famiglie non solo sarebbero ignare di questo aspetto, ma pagherebbero all'agenzia, con la quale hanno il rapporto commerciale, il doppio di quanto poi dato alla lavoratrice.

 

FONTE: http://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2017/05/19/false-agenzietruffa-famiglie-e-badanti_1c5cf2ec-ad0e-43d9-99d3-252c3156245a.html

 

Da alcuni anni lavora presso casa tua una colf che fa anche da badante al tuo unico genitore rimasto in vita. Tuttavia l’hai assunta in nero e pertanto è irregolare. Non avendola denunciata all’Ufficio del lavoro, sei anche costretto a pagarla in contanti. Da qualche mese però sono sorti tra voi alcuni contrasti particolarmente accesi e temi che possa sfruttare questa situazione di irregolarità per ricattarti. In particolare, il timore è che lei voglia denunciare il lavoro in nero all’Ispettorato del lavoro o all’Inps costringendoti così a pagarle, oltre agli arretrati non dimostrabili con un bonifico o una busta paga, anche i contributi. Così ti chiedi cosa rischi in caso di colf e badante pagata in nero? Ti daremo in questo articolo tutti i chiarimenti di cui hai bisogno. 

 

Lavoro nero: conseguenze dell’irregolarità della colf con lo Stato

 

La badante e la colf, così come ogni altro lavoratore, deve essere assunto regolarmente e denunciato all’Inps; quest’obbligo ovviamente spetta al datore e non alla collaboratrice familiare. Se il datore non vi provvede è responsabile personalmente per il lavoro in nero. In tal caso scattano due tipi di conseguenze, la prima per la mancata comunicazione dell’assunzione; la seconda per l’omessa iscrizione all’Inps. Vediamo più nel dettaglio le relative sanzioni:

-  la prima sanzione scatta per l’omessa o la ritardata comunicazione dell’assunzione all’Inps va da 200 a 500 euro per ogni lavoratore e che bisogna pagare al centro per l’impiego. Non è una sanzione di tipo penale ma amministrativo

-  la seconda sanzione scatta per il lavoro nero in sé ossia per la mancata iscrizione all’Inps; per tale comportamento, che è conseguente al primo, la Direzione Provinciale del Lavoro può applicare al datore di lavoro una sanzione che va da 1.500 euro a 12mila per ciascun lavoratore in nero, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo, cumulabile con le altre sanzioni amministrative e civili persistenti contro il lavoro in nero.

Sempre nei confronti dello Stato, il datore di lavoro è altresì responsabile per l’omesso pagamento dei contributi previdenziali. Le sanzioni sono pari al tasso del 30% su base annua calcolate sull’importo dei contributi evasi con un massimo del 60% e un minimo di 3mila euro, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata. Anche per una sola giornata di lavoro in nero il datore di lavoro può essere punito con la sanzione minima applicabile di 3mila euro.

Questa sanzione ovviamente si cumula con quelle amministrative che abbiamo appena visto per la mancata comunicazione dell’assunzione e la mancata iscrizione all’Inps.

Se il pagamento dei contributi avviene con un ritardo di non oltre 12 mesi le sanzioni si riducono per un massimo del 40% sull’importo dovuto nel trimestre o sulla cifra residua da pagare.

 

Se la badante non ha il permesso di soggiorno 

 

Vediamo ora cosa rischi se scopri che la badante in nero è anche irregolare, ossia è immigrata senza il permesso di soggiorno. In tal caso il datore di lavoro rischia l’arresto da tre mesi a un anno e l’ammenda di 5mila euro per ogni lavoratore impiegato. 

 

La badante può chiedere gli arretrati? 

 

I problemi non sono finiti. Anzi, il peggio deve ancora venire. Se hai pagato la badante in nero è verosimile che non hai conservato alcuna dimostrazione tracciabile del versamento dei soldi. Le avrai di sicuro dato i soldi per contanti di volta in volta. Ebbene, se non le hai fatto firmare nulla lei potrà citarti fino a cinque anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro sostenendo che non le sono stati mai versati gli stipendi, la tredicesima, la quattordicesima, i permessi, le ferie e il Tfr. E se anche tu riuscissi a dimostrare il contrario, ossia che l’hai retribuita, è verosimile che l’importo sia stato inferiore rispetto a quello previsto dal contratto collettivo nazionale; il che significa che dovresti integrare le mensilità con quanto dovuto per legge. Oltre a ciò resti tenuto a versare i contributi previdenziali.

 

FONTE: https://www.laleggepertutti.it/197311_colf-e-badante-pagata-in-nero-cosa-rischio

 

 

Dopo la pubblicazione dell’articolo sulla guida per assumere una badante in regola, anche alla luce della nuova tabella delle retribuzioni per il lavoro domestico 2018, ci hanno scritto molti utenti che non sono stati altrettanto previdenti. In caso di lavoro domestico in nero i problemi molto spesso sorgono al momento di interrompere il rapporto di lavoro.

I numeri dell’Osservatorio sui lavoratori domestici parlano chiaro in relazione ad un rapporto basato sui dati Inps, la spesa annuale degli italiani per colf e badanti ammonta a circa 7 miliardi all’anno (solo per quelli in regola). E la tendenza è in aumento posto che, sempre secondo i dati Inps, da qui al 2030 l’Italia avrà bisogno del 25% di badanti in più. In Italia circa il 50% delle badanti lavora in nero. Nei casi “migliori” si tratta di zone di grigio perché il contratto c’è ma l’inquadramento è sbagliato.

Eppure molti rapporti di lavoro domestico finiscono in tribunale. Se la colf o la badante licenziata fa vertenza rivolgendosi al patronato possono spuntare conteggi di ferie non usufruite, ore di lavoro non pagate e tredicesime saltate. Così anche i datori di lavoro in buona fede, certi di essere in regola, possono ritrovarsi a pagare sanzioni e simili. Emblematico è il caso di una badante dell’Est Europa che ha chiesto 128 mila euro di risarcimento danni: una cifra che può sembrare assurda ma determinata, come ha spiegato l’avvocato della controparte, dalla signora che era “stata assunta come colf fino al 2013, questo perché dalle 8 alle 17 la madre del mio assistito era al centro malati di Alzheimer di Roma. Dalle 17 in poi invece, era lui stesso a occuparsene. Nel 2013 le cose sono cambiate, lui è andato via di casa e ha stipulato un nuovo contratto con la signora, questa volta inquadrandola come badante. Considerando le nove ore che la persona assistita trascorreva al centro Alzheimer, la badante lavorava due ore al giorno. Indagando si è scoperto, inoltre, che quando era sola in casa la signora ‘arrotondava’ tagliando i capelli ai suoi connazionali”. Alla fine i giudici “si sono limitati” a far pagare al datore un’ammenda di 5 mila euro perché era stata registrata come badante a persona autosufficiente mentre si trattava di anziana non autosufficiente.

 

Licenziamento colf e badanti in nero: quando si rischia la vertenza

 

Sicuramente quindi il primo consiglio per evitare la vertenza da parte di colf e badanti è quello di essere in regola. Può sembrare un appunto banale ma non lo è: molto cause scaturiscono dalla disinformazione; nell’ambito del lavoro domestico infatti chi assume è tenuto a svolgere il ruolo di datore di lavoro pur non avendone in molti casi la competenza. Scrivere quindi un contratto e dichiararlo all’Inps. Il lavoro domestico, per legge, può essere in realtà instaurato anche verbalmente. Tuttavia, soprattutto in fase di contenzioso, la forma scritta permetterà di dimostrare la mansione, le ferie, la malattia etc.

Nel caso di omissioni contributive il datore di lavoro è tenuto al pagamento di una sanzione per ogni lavoratore al tasso del 30% in base annua calcolate sull’importo dei contributi evasi con un massimo del 60% ed un minimo di 3.000 euro, a prescindere dalla durata della prestazione lavorativa accertata. Questo significa, in altre parole, che anche per una sola giornata di lavoro “in nero”, il datore di lavoro può essere multato con la sanzione minima applicabile di 3.000 euro.

Per essere in regola con i contributi colf e badanti bisogna non solo pagare quelli per l’effettivo orario lavorativo, ma anche effettuare i versamenti dovuti alla Cassa malattia. Il bollettino da pagare che l’Inps invia al datore di lavoro prevede infatti solo i contributi previdenziali, tuttavia il contratto collettivo nazionale all’articolo 52 fa riferimento anche il pagamento della Cassa malattia attraverso i Maf dei contributi previdenziali. Quando la lavoratrice va a richiedere dei rimborsi alla Cassa e non trova i versamenti possono insorgere problemi.

Aldilà del contratto è prevista la comunicazione all’Inps dell’assunzione colf e badanti entro la mezzanotte del giorno precedente a quello di inizio del rapporto di lavoro. La stessa ha efficacia anche nei confronti del Ministero del lavoro, dell’INAIL, nonché della Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo. Questa comunicazione inoltre sostituisce anche il modello Q (non più in vigore dal 15 novembre 2011) perché contiene anche i dati del permesso di soggiorno obbligatorio.

La mancata comunicazione entro i termini determina l’applicazione di una sanzione amministrativa da € 200,00 a € 500,00 per ciascun lavoratore interessato (art. 19, comma 3, D.Lgs. 276/03).

 

Licenziamento colf e badanti: procedura per evitare vertenze

 

Il consiglio quindi quando la colf e /o badante si dimette o viene licenziata è quello di rivolgersi caf, o all’associazione o al commercialista di vostra fiducia e richiedere l’elaborazione di una busta paga o di un conteggio di lavoro per il calcolo delle spettanze di fine rapporto (ricordate che entro 5 giorni dovete anche comunicare all’Inps la cessazione del rapporto di lavoro). Anche se la collaboratrice domestica ha lavorato in nero, dunque senza contratto e senza iscrizione all’Inps, è consigliabile dare mandato ad un professionista per la redazione del suddetto conteggio lavorativo.

 

Per evitare tutti questi problemi burocratici e amministrativi scegli Vitassistance, assumiamo noi direttamente la badante con servizi in convivenza e ad ore mettendola in regola con il giusto contratto nazionale del lavoro e ci prendiamo noi tutte le responsabilita fiscali, burocratiche e amministrative !

La nostra badante assunta direttamente da Vitassistance a casa Vostra in tutto il Nord Italia !

 

FONTE: https://www.investireoggi.it/fisco/licenziamento-badante-non-regola-evitare-vertenza-quali-sanzioni-si-rischiano/

L'assessore all'Istruzione, Mobilità e Decoro urbano del Comune di Aosta, Andrea Paron, e il presidente e un funzionario della cooperativa sociale Leone Rosso, rispettivamente Cesare Marques e Michel Luboz, (quest'ultimo è anche presidente di Società servizi spa), sono imputati per turbativa d'asta e tentata turbativa d'asta dalla Procura della Repubblica.

Un'ipotesi di reato per l'assegnazione negli anni passati alla coop Leone Rosso, da parte del Comune, di servizi socio-assistenziali; la seconda ipotesi è relativa ad un bando per i servizi agli anziani, assegnato nel 2017 ad una seconda cooperativa sociale, la Kcs.

A carico dei due cooperatori (Marques e Luboz), per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio come per il politico, vengono però ipotizzati anche reati fiscali, gli stessi contestati dagli inquirenti al presidente e al direttore generale (Giancarlo Anghinolfi e Antonio Costantino) di una terza cooperativa, l'emiliana Pro.Ges di Parma.

La cooperativa emiliana era arrivata in Valle d'Aosta per gestire alcuni servizi.

L’indagine era stata avviata dal pm Pasquale Longarini su un presunto giro di false fatturazioni e fatture per operazioni inesistenti tra le società. Nel 2011 Leone Rosso aveva acquisito dalla coop Pro.Ges, rimasta come si legge sul sito della coop Leone Rosso “partner privilegiato”, la gestione di una serie di servizi della città di Aosta, dal mondo dell’infanzia a quello della disabilità. Le indagini sono attualmente coordinate dal pm Carlo Introvigne.

E' da qualche anno che il quadro idilliaco da statuto speciale si è un pochino incrinato. Pochi sanno che la Valle d'Aosta ha 14.101 funzionari pubblici, cioè uno ogni nove valdostano, in tutto 128.298 abitanti. Come nei Paesi del vecchio socialismo reale. 2.821 sono dipendenti dell'ente regionale. E poi una pletora di società partecipate o controllate dal pubblico in cui si aggiungono altre migliaia di persone dipendenti. La Regione Lombardia a confronto, che di dipendenti ne ha circa 3000 e di abitanti 10 milioni, è una specie di deserto dei tartari per i dipendenti regionali.

Ma tutto procede sereno tra uno scandalo e l'altro, dai vitalizi milionari dei consiglieri regionali a quello che ha coinvolto la società controllata Cva, per l'acquisto milionario di turbine cinesi, o lo storico Casinò di San Vincent sempre sull'orlo del baratro.

La bella terra alpina fatta di paesaggi bellissimi e suggestivi non è neanche immune dagli insediamenti mafiosi. La presenza della ’ndrangheta “risulta da alcune intercettazioni”, ha riferito la commissione nazionale antimafia. In Valle d'Aosta era residente l'esponente Giuseppe Nirta, originario di San Luca in Aspromonte poi ucciso in Spagna.

Giuseppe Nirta è personaggio ben noto alla giustizia italiana. Con precedenti per traffico di droga e un coinvolgimento nell'operazione Minotauro, l'inchiesta condotta dai carabinieri sulle infiltrazioni di 'ndrangheta in Piemonte che portò a oltre 140 arresti. In affari con un imprenditore campano a capo di un caseificio valdostano è stato coinvolto in un'altra inchiesta che portò all'arresto dell'allora procuratore capo di Aosta Pasquale Longarini, colpevole secondo gli inquirenti milanesi di aver avvisato gli indagati.

FONTE: http://www.affaritaliani.it/coop-pigliatutto-in-valle-aosta-procura-chiede-processo-per-politico-coop-534699.html

 

I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Catania hanno denunciato due truffatori catanesi, già gravati da precedenti specifici, ritenuti responsabili di aver attivato telematicamente falsa documentazione attestante ben 20 rapporti di lavoro in verità inesistenti. Le ipotesi di reato vanno dal falso al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a scopo di lucro, alla truffa all’INPS.

 

Le indagini hanno portato alla luce la realtà delle legalizzazioni facendo emergere situazioni anche curiose, come quella di rapporti di lavoro intestati a soggetti inconsapevoli, l’impiego di lavoratori addetti al giardinaggio in luoghi senza verde, l’impiego per 5 ore al giorno per le pulizie di un monovano di 20 mq, finti luoghi di lavoro indicati come pubblici esercizi e non dimore private come recita la normativa.

 

Addirittura per avvalorare il finto rapporto di lavoro i militari del NIL hanno accertato che i cittadini stranieri sborsavano di propria tasca i contributi all’INPS al posto dei finti datori di lavoro che risultavano intestatari dei versamenti. I militari, investiti delle verifiche da parte dell’Ufficio immigrazione della locale Questura, hanno condotto prolungate indagini per oltre un anno che hanno permesso di appurare l’esatta dinamica delle comunicazioni informatiche risalendo agli effettivi mittenti delle comunicazioni on-line, riscontrando l’inesistenza di fatto dei rapporti denunciati che avrebbero dato titolo alla legalizzazione.

 

L’esito degli accertamenti ha consentito così di proporre il respingimento di 20 pratiche di altrettanti cittadini stranieri di origine asiatica, magrebina, sudamericana. Le indagini hanno evidenziato un vero e proprio traffico di pseudo rapporti di lavoro nel quale è emerso che, in alcuni casi, gli stranieri desiderosi di legalizzare la propria posizione sul territorio italiano hanno dovuto corrispondere agli organizzatori somme variabili fino a 500 euro a pratica.

 

FONTE: http://www.cataniatoday.it/cronaca/assunzioni-false-di-colf-e-badanti-due-persone-denunciate-14-aprile-2018.html

 

Sono iniziati i controlli a tappeto per lo più da parte della Guardia di Finanza delle "badanti" extracomunitarie che sempre più numerose prestano la loro opera nel ruolo anche di colf presso le famiglie della città e dell'interland ascolano. Ne da la notizia la Confcommercio aggiungendo tra l'altro che purtroppo a chi non ha messo in essere tutti gli adempimenti inerenti a tali rapporti sono state erogate sanzioni anche fino a 5 mila Euro.

 

Nell'ambito degli adempimenti obbligatori, la stessa Confcommercio ricorda che dal 1° Marzo 2007 è in vigore il nuovo contratto nazionale per le lavoratrici domestiche - assistenti familiari (sia Colf che Badanti) il quale prevede oltre a nuove classificazioni del personale, anche nuovi adempimenti. Tra questi ultimi è stata prevista l'obbligatoritetà della predisposizione da parte del datore di lavoro, del "prospetto paga" da consegnare alle lavoratrici, mensilmente, unitamente al pagamento della retribuzione. Inoltre è stata resa obbligatoria la dichiarazione annuale (CUD) riepilogativa di tutti i compensi pagati nell'anno, da consegnare alle stesse lavoratrici (come del resto a tutti i lavoratori dipendenti) entro il 15 Marzo.

 

"Ci siamo occupati già da alcuni mesi di questa innovazione normativa - ha commentato il direttore Confcommercio Giorgio Fiori - poiché il rapporto con Colf e Badanti è del tutto fiduciario quindi quasi sempre si fanno pagamenti senza farsi rilasciare ricevute e qualcuno si è trovato per questo anche nei guai per cui la normativa pur se impone un adempimento alla fin fine, quando il rapporto di lavoro è regolare, è meglio per tutti". 

 

"E così - aggiunge Fiori - al fine di assistere opportunamente le imprese ma anche e soprattutto i "privati" che si avvalgono di prestazioni di badanti e colf, nella compilazione mensile del "Prospetto Paga" e quindi a consuntivo del modello CUD, nonché di tutti gli altri adempimenti di riferimento, la Confcommercio ha attivato un apposito Servizio di Assistenza al lavoro Domestico a cui tutti gli interessati (anche privati) possono riferirsi pur per sole informazioni".

 

FONTE: http://www.ilquotidiano.it/articoli/2007/09/05/76837/colf-e-badanti-sono-scattati-i-controlli-e-le-sanzioni

 

I Finanzieri della Sezione Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia EconomicoFinanziaria di Biella, nell’ambito di un’autonoma attività operativa in materia di spesa pubblica, hanno sottoposto a controllo una struttura socio sanitaria operante sul territorio biellese. Nel corso dell’attività ispettiva è stato approfondito l’inquadramento del personale assunto ed impiegato nella struttura, al fine di verificare se la società che la gestisce abbia rispettato gli standard richiesti dalla normativa vigente, soprattutto nel caso in cui tali prestazioni siano in tutto o in parte a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

 

Al riguardo, la normativa vigente individua una precisa corrispondenza tra il fabbisogno assistenziale degli ospiti e la misura di assistenza minima da erogare a questi ultimi da parte delle varie figure professionali individuate: nello specifico il minutaggio erogato da un apprendista, in quanto tale, non può essere rendicontato ai fini del raggiungimento degli standard minimi di legge. Fin da subito è apparso anomalo l’inquadramento, come apprendisti, di gran parte del personale dipendente della struttura, in realtà impiegato effettivamente come infermiere e operatore socio sanitario. Si consideri che le figure professionali sulle quali si è soffermata l’analisi sono quelle degli infermieri e degli operatori socio-sanitari (o.s.s, che recentemente, a seguito del cosiddetto “Decreto Legge Lorenzin”, rientra a pieno titolo tra le figure sanitarie).

 

L’attività operativa è stata rivolta verso queste due figure, in quanto, non solo sono figure già professionalizzate (in particolare gli infermieri devono essere in possesso di titolo di laurea infermieristica ed iscritti ad apposito albo professionale IPASVI ora FNOPI), ma anche perché i minutaggi da loro erogati sono rendicontati e comunicati costantemente alla Asl locale (deputata alla funzione di vigilanza). Si consideri, inoltre, che nell’ambito dell’attività ispettiva è emerso che infermieri ed operatori socio-sanitari (già in possesso del titolo professionale), nelle loro precedenti attività lavorative presso altre strutture erano stati inquadrati correttamente con stipendi e relativi contributi in linea con le qualifiche possedute e gli incarichi ricoperti, mentre divenivano “apprendisti” quando iniziavano l’attività operativa con l’azienda verificata.

 

A seguito di numerosi approfondimenti normativi, nonché grazie ad una proficua collaborazione con le sedi biellesi dell’Inps e della ex Ipasvi (da poco Ordine delle Professioni Infermieristiche), è stato possibile constatare come tale modus operandi sia stato chiaramente finalizzato al solo scopo di realizzare un’evasione contributiva ai fini assistenziali e previdenziali nonché di abbattere i costi del personale mediante la corresponsione di una retribuzione ben più bassa (apprendista) rispetto a quella prevista dal Contratto Collettivo Nazionale (infermiere ed Operatore Socio sanitario). La condotta posta in essere dalla società ispezionata rappresenta non solo una forma di sfruttamento dei lavoratori, ma anche una forma di evasione contributiva e previdenziale che sottrae importanti risorse future per il pagamento delle pensioni e delle altre forme assistenziali e previdenziali a carico dello Stato, oltre a costituire un mancato introito nelle casse dell’Erario a causa della omessa effettuazione delle ritenute d’acconto ai fini IRPEF sul maggior reddito non corrisposto.

 

La verifica ha consentito di individuare 331 lavoratori assunti irregolarmente come apprendisti con una quantificazione di contributi assistenziali e previdenziali evasi per un ammontare complessivo pari euro 1.684.179,37 ai quali dovranno essere sommate le relative sanzioni che saranno erogate, per gli aspetti di rispettiva competenza dall’INPS e dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Nel caso in argomento l’attività delle Fiamme Gialle è stata finalizzata a contrastare lo sfruttamento dei lavoratori e le relative forme di evasione ai fini fiscali, previdenziali ed assistenziali che sottraggono all’Erario ed all’INPS importanti risorse finanziarie.

 

FONTE: http://www.newsbiella.it/2018/04/03/leggi-notizia/argomenti/cronaca-5/articolo/biella-scoperti-331-infermieri-assunti-come-apprendisti-contestata-evasione-per-oltre-16-milioni.html

 

 

False cooperative. Indagine shock, una su due mai stata sottoposta a controllo

La Fondazione Mario Del Monte e il Coordinamento modenese dell’Alleanza delle Cooperative Italiane (costituito da AGCI, Confcooperative Modena e Legacoop Estense), con il contributo delle Camere di Commercio di Modena e Ferrara, hanno realizzato una seconda indagine sulle cooperative del settore autotrasporto, facchinaggio e logistica delle Provincie di Modena e Ferrara. L’intento è contribuire in termini di analisi e proposte ad affrontare i problemi che toccano questo settore, anche di recente protagonista della cronaca sui nostri territori. L’indagine segue quella svolta nel 2014, che già aveva evidenziato una situazione di irregolarità diffusa

 

Lo scopo della ricerca odierna è verificare che cosa sia cambiato a distanza di quattro anni e aprire un confronto con tutti i soggetti interessati per individuare, ove necessario, modalità di controllo e intervento più efficaci. Le imprese del settore, fra Modena e Ferrara, sono 2.267 con 18.110 occupati di cui 361 cooperative (15,9%) con 10.501 occupati (57,9%). Di queste solo 25 sono associate a una delle Associazioni di rappresentanza. Il campione esaminato riguarda 182 cooperative non associate; il 30% di queste è localizzato nella Zona di Vignola. Ecco i dati più significativi emersi nell'indagine

 

Bilanci - Il 49% delle imprese non ha depositato il Bilancio 2016; il 13% non l’ha mai depositato e il 10% non lo deposita da almeno 3 anni.
Solo il 7% delle imprese ha indicato di avere un organo di controllo - collegio sindacale o revisore legale; era il 10% nel 2014. Va però specificato che l’art. 2543 c.c. prevede l’obbligo della nomina dell’organo di controllo in una società cooperativa solo in alcune ipotesi, non ricorrendo le quali nessuna società cooperativa è obbligata alla nomina dell’organo di controllo.

 

Assenza di controllo - Diverso invece il discorso sulla revisione cooperativa, finalizzata all’accertamento dei requisiti mutualistici: la legge (D.Lgs. 220 del 2/8/2002) prevede che, in caso di imprese non associate ad alcuna Centrale cooperativa, la revisione venga effettuata ogni due anni - una volta all’anno per alcune tipologie di enti cooperativi – a cura del Ministero per lo Sviluppo economico tramite propri dipendenti, oppure revisori dipendenti di altri Ministeri o Amministrazioni su convenzione. Ebbene, l’elemento di stranezza è che delle 182 cooperative campione nessuna fornisce informazioni in materia. Il 68% ha l’amministratore unico (era il 63% nel 2014), di cui il 46% di origine straniera, e il 70% non ha indicato il numero dei soci. 

 

Fatturato - Le cooperative campione registrano un aumento del fatturato del 25% - segno che la committenza si rivolge sempre più spesso a queste realtà -  ma a questo non corrisponde un aumento proporzionale della marginalità; nelle cooperative associate il trend è opposto. Nel facchinaggio, per esempio, la redditività del campione è inferiore del 70% a quella delle cooperative aderenti. Un dato che suona come campanello dall’allarme rispetto ad ipotesi di illecita intermediazione di manodopera.

 

Capitale e patrimonio - Un dato preoccupante viene dal patrimonio netto, che risulta negativo per il 21% delle imprese campione. Nella media del campione il patrimonio netto corrisponde al 70% del capitale sociale (era il 33% nel 2014), in alcuni casi addirittura coincide. Un dato molto particolare, e peggiorativo rispetto alla prima indagine, in quanto le cooperative devono per legge destinare almeno il 30% a riserva indivisibile (e quindi a patrimonio).

 

Buste paga e lavoro sommerso - Dal confronto fra le buste paga di cooperative associate e cooperative non associate appare evidente l’uso distorto di voci come Premi individuali, Diaria e Trasferta/trasferta Italia. Nella gran parte dei casi si tratta di elementi fittizi, utilizzati per generare o giustificare una certa retribuzione netta (nel migliore dei casi) o più prettamente per evadere/eludere le normative fiscali e contributive, andando a mascherare spesso forfettariamente le voci retributive alle reali prestazioni lavorative e agli orari di lavoro effettivamente prestati (in particolare gli straordinari). Tali meccanismi occultano un sommerso implicito, una economia informale nei fatti che crea danno all’individuo e alla collettività. E’ evidente infatti il danno conseguente in termini contributivi e fiscali: minore contribuzione agli enti previdenziali e minore gettito alla Fiscalità generale. Per il singolo lavoratore, poi, minore contribuzione significa pensione più povera, con conseguente aumento del disagio sociale e presumibile richiesta di servizi futuri in termini di welfare e/o sostegno al reddito. Inoltre si configura il rischio di cartelle esattoriali a carico del lavoratore per tasse non versate a fronte di prestazione da lavoro dipendente

 

FONTE: http://www.modenatoday.it/economia/ricerca-mario-del-monte-legalita-cooperative-modena-2018.html

 

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