Lavoro nero, caporalato, logistica, trasporto, false cooperative, tirocini, distacco transnazionale. Sono questi alcuni dei settori prioritari di intervento per l’attività di vigilanza in materia lavoristica e previdenziale-assicurativa che verrà svolta nel 2018 dall’Ispettorato nazionale del lavoro, con la finalità di potenziare il contrasto dei fenomeni del lavoro sommerso e irregolare e la lotta all’evasione ed elusione contributiva. Il documento di programmazione dell’attività è stato illustrato dal capo dell’Ispettorato, Paolo Pennesi, nel corso della riunione della Commissione centrale di coordinamento dell’attività di vigilanza che si è tenuta questa mattina alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti.

«Sulla scorta dei risultati del primo anno di attività dell’Ispettorato – ha detto il ministro – dobbiamo ulteriormente qualificarne l’attività di vigilanza, anche attraverso un rafforzamento della capacità di intervento: per questo ci siamo attivati, in linea con quanto previsto in legge di bilancio in tema di lavoro nella pubblica amministrazione, per richiedere l’assunzione di 150 nuovi ispettori». La programmazione della vigilanza nel 2018 parte dall’esperienza realizzata nel primo anno di attività, che ha evidenziato un aumento di alcuni fenomeni di violazione della legge, per esempio in materia di somministrazione illecita di manodopera, e la necessità di dedicare maggiore attenzione ad alcuni settori come quello della logistica e delle false cooperative. Non mancherà un forte e costante impegno, anche in collaborazione con altre istituzioni, nel fronteggiare i fenomeni del caporalato e dello sfruttamento di manodopera. Nel corso di quest'anno proseguiranno gli accertamenti avviati sul finire del 2017 sul colosso della distribuzione Amazon e sulla compagnia aerea Ryanair.

 

L’attività di vigilanza svolta nel 2017 ha consentito il pieno raggiungimento dell’obiettivo stabilito dalla Convenzione per il triennio 2017/2019 sottoscritta con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, registrando oltre 180mila controlli di cui oltre 160mila specificatamente finalizzati alla verifica della regolarità dei rapporti di lavoro. I dati evidenziano l’abbattimento del fenomeno della sovrapposizione degli interventi ispettivi e registrano risultati assolutamente significativi durante il periodo più delicato per l’avvio della nuova Agenzia impegnata, fra le altre cose, nella realizzazione di percorsi formativi che hanno interessato circa 350 ispettori dell’ex ministero del Lavoro e 1.300 ispettori degli Istituti.

 

Dagli accertamenti conclusi entro l’anno di riferimento risultano 103.498 aziende irregolari che evidenziano un tasso di irregolarità pari al 65%; pertanto, circa due aziende su tre sono state trovate in una situazione di irregolarità. Inoltre, il numero dei lavoratori irregolari, pari a 252.659, presenta un consistente incremento, pari al 36% rispetto al dato del 2016. Gli accertamenti finalizzati al contrasto del lavoro sommerso hanno portato, inoltre, alla individuazione di 48.073 lavoratori in “nero” e cioè un lavoratore in nero ogni due aziende irregolari. L’ammontare dei contributi e premi evasi complessivamente recuperati è pari a 1.100.099.932 milioni di euro, in linea con l’anno precedente.

 

Caporalato in agricoltura

Nel corso del 2017 in agricoltura sono state effettuate 7.265 ispezioni. Sono stati accertati 5.222 lavoratori irregolari, di cui 3.549 in “nero”, con un tasso di irregolarità superiore al 50%. Particolarmente significativi sono i risultati concernenti l’attività di polizia giudiziaria, finalizzata all’individuazione del “reato di caporalato”. In particolare si segnala il deferimento di 94 persone all’autorità giudiziaria, delle quali 31 in stato di arresto e con l’individuazione di 387 lavoratori vittime di sfruttamento.

 

Esternalizzazioni fittizie

L’accertamento di tali fattispecie illecite ha coinvolto, nel corso dell’anno, complessivamente 9.895 lavoratori che risultano distribuiti nei principali settori di attività di seguito indicati: Trasporto e magazzinaggio (1.965), Costruzioni (1.609), Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (1.378), Attività manifatturiere (1.172), Altre attività di servizi (1.064), Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (1.026).

 

Cooperative di lavoro

Su un totale di 3.317 cooperative ispezionate, 1.826 sono risultate irregolari (pari a circa il 55% delle cooperative ispezionate). È emerso, inoltre, un numero di 16.838 lavoratori irregolari, di cui 1.444 totalmente “in nero”. Fra le iniziative di maggior rilievo si segnala un’azione congiunta con la Guardia di finanza nei confronti della cooperativa M&G Coop. Multiservizi – impegnata nel somministrare personale a prezzi estremamente bassi lucrando sulle retribuzioni dei lavoratori ed evadendo la contribuzione obbligatoria – alla quale sono stati contestati numerosi illeciti penali, amministrativi e recuperi contributivi per circa 30 milioni di euro. L’attività illecita di questa falsa cooperativa, di cui hanno usufruito circa 4mila imprese, avrà conseguenze sugli stessi utilizzatori che saranno chiamati a rispondere solidalmente delle somme ingiunte; da qui la raccomandazione alle aziende di diffidare di realtà pseudo-imprenditoriali che propongono costi del lavoro così bassi da risultare evidentemente contrari alla legge.

 

Salute e sicurezza

La vigilanza in materia di tutela della salute e sicurezza nei settori di competenza dell’Inail (principalmente edilizia), ha interessato 22.611 aziende, sono state contestate 36.263 violazioni prevenzionistiche, di cui 28.364 penali e 7.899 amministrative. Per quanto riguarda il tasso di irregolarità delle aziende ispezionate lo stesso si attesta al 77,09% con un numero di aziende irregolari pari 17.580 a fronte di 22.805 accertamenti definiti.

 

FONTE: https://www.avvenire.it/economia/pagine/oltre-180mila-controlli-nel-2017

 

Le agenzie che ricercano e selezionano il personale, di qualunque genere, devono essere iscritte in apposite liste. Ma è in aumento l'intermediazione irregolare di chi colloca badanti. L'Ispettorato del Lavoro ammonisce

 

“E' un fenomeno in espansione proprio perché spesso le persone hanno un urgente bisogno di assistenza”, commenta il direttore dell'Ispettorato del Lavoro della provincia di Alessandria Sergio Fossati, a pochi giorni dalla chiusura degli accertamenti nei confronti di un'agenzia di collocamento badanti di Alessandria, che lavorava senza autorizzazione. Per 'fortuna' gli ispettori si sarebbero imbattuti in un volantino che reclamizzava il reclutamento di assistenti domestiche. Da qui i controlli e la scoperta che gli intermediari svolgevano l'attività senza permesso. L'indagine si è concluda a fine 2017.

 

“La ricerca e selezione del personale è rigidamente disciplinata”: le agenzie di intermediazione devono infatti soddisfare requisiti precisi ed essere iscritte ad un apposito elenco pubblico. 

 

“I Centri per l'impiego, hanno elenchi di badanti affidabili”, prosegue Fossati, “Ma ci si può rivolgere ai tanti professionisti abilitati, l'importante è stare attenti”.

 

Già, perché il rischio è duplice: anche la famiglia può essere sanzionata, perché di fatto la posizione lavorativa non è regolarizzata.

 

FONTE: http://www.alessandrianews.it/alessandria/colf-badanti-collocate--senza-permesso-nei-guai-un-agenzia-intermediazione-155215.html

 

Denunciate le cooperative e le associazioni alla Guardia di Finanza ! Sono tutte illegali e senza autorizzazione del Ministero del Lavoro !

Business di badanti ancora nel mirino: scoperta maxi evasione fiscale da cinque milioni di euro. L’indagine messa in campo dai militari della guardia di finanza di Gallarate, guidati dal tenente Tino Corona, svelano un giro di 329 badanti (tutte romene) alla quali, ignare vittime a loro volta, non venivano versati i contributi lavorativi.

Al centro delle indagini due cooperative che operano tra Gallarate e Varese (esclusa la coop Il Trifoglio di Gavirate, già al centro di un’altra delicatissima indagine). Il sistema architettato era semplice ma estremamente efficace: le due cooperative fornivano a clienti del tutto ignari personale femminile per accudire i propri familiari ammalati o anziani ma, nonostante ogni prestazione venisse regolarmente fatturata, la successiva registrazione e dichiarazione delle fatture veniva omessa.

I finanzieri hanno così intrapreso, fin dai primi giorni del 2014 una serie di controlli fiscali mirati grazie ai quali hanno scoperto l’esistenza di un archivio informatico e cartaceo contenente tutti i dati che hanno permesso la ricostruzione della clamorosa evasione fiscale in atto, dando il via all’operazione “bad carers”, ed alla quantificazione del patrimonio illecito accumulato dal responsabile, milanese di 50 anni, vertice di entrambe le cooperative finite al centro dell’inchiesta. L’indagine si concentra in modo particolare sul reato di evasione fiscale: i dati contenuti nella contabilità in nero delle due cooperative hanno permesso ai finanzieri di ricostruire una continuata omessa dichiarazione, dal 2009 sino al 2014, di elementi positivi di reddito non dichiarati per 4 milioni e mezzo di euro, nonché più di 900 mila euro di ritenute previdenziali non versate o non operate.

Un business (ed una relativa evasione fiscale) che, sulla base dei dati raccolti, era in continua espansione e che è stato” bloccato”grazie all’azione della Guardia di Finanza. Non solo la macroscopica evasione: le 329 badanti, ignare del trattamento che veniva loro fornito, sono state vittime del mancato pagamento dei propri contributi lavorativi. Quest’ultime infatti erano convinte che gli importi relativi venissero versati ai competenti enti previdenziali con le liquidazioni mensili delle paghe, invece, tale importo veniva” trattenuto” dal loro datore di lavoro. Il rappresentante legale delle cooperative è stato denunciato all’autorità giudiziaria per dichiarazione fraudolenta mediante false fatturazioni, evasione fiscale e omessi versamenti contributivi. Il business della badanti è considerato terreno fertile per reati fiscali: le cooperative spesso nascono e poi spariscono nell’arco di pochi mesi, rendendo i controlli particolarmente complessi.

FONTE: http://www.laprovinciadivarese.it/…/badanti-senza-contribu…/

#badanti #falseagenzie #falsecooperative #truffabadanti #contributi #assistenzanziani

Per portare alla luce il lavoro «nero» delle badanti, i deputati bergamaschi Pd Elena Carnevali e Antonio Misiani, puntano a rafforzare la detrazione Irpef sulle spese, con una proposta di legge presentata a Montecitorio. Una misura che consentirebbe alle famiglie con una badante regolarmente assunta di risparmiare fino a 4.500 euro all’anno sulla spesa, rispetto agli attuali 399 euro.

L’obiettivo è abbattere del 30% i numeri sul sommerso che anche nella provincia di Bergamo sono allarmanti: degli 11 mila lavoratori (per la maggioranza donne) che si prendono cura dei nostri anziani, solo 4.710 sono regolari. I restanti 6.290 sarebbero quindi retribuiti in nero. I dati sulla nostra provincia sono stati snocciolati dai deputati alla conferenza stampa di ieri a Roma, a cui hanno preso parte anche il bergamasco Maurizio Martina, Ministro dell’agricoltura e vicesegretario nazionale Pd e Giovanni Lattanzi, responsabile dipartimento welfare Pd nazionale.

La proposta di legge da un lato potenzia la detrazione Irpef, dall’altro riconosce ai lavoratori domestici l’indennità di malattia Inps, oggi in carico alle famiglie. L’aliquota di detrazione passerebbe dall’attuale 19% al 30%, il massimo delle spese detraibili da 2.100 a 15 mila euro e il tetto di reddito familiare per avere diritto all’agevolazione da 40 mila euro a 55 mila. Un provvedimento a favore delle famiglie che si trovano a dover sostenere costi ingenti per prendersi cura dei propri cari in difficoltà: «Ci occupiamo di un pezzo cruciale del sistema di cura dei non autosufficienti: le assistenti familiari, comunemente chiamate badanti – spiega l’onorevole Carnevali -. In Italia se ne contano 830 mila, di cui solo 379 mila regolari. In provincia di Bergamo sono circa 11 mila, di cui 4.710 regolari. La Convenzione Onu per le persone disabili all’articolo 19 sulla vita indipendente e l’inclusione sociale richiama i Paesi alla garanzia di accesso a una serie di servizi a domicilio, compresa l’assistenza personale».

FONTE: https://www.ecodibergamo.it/stories/bergamo-citta/a-bergamo-6300-badanti-irregolariagevolazioni-fiscali-per-ridurre-il-nero_1263539_11/

 

Stretta all’evasione fiscale: nel mirino della Guardia di Finanza ci sono anche i lavoratori domestici.

Ad annunciarlo è il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, nel corso del Question Time alla Camera del 6 dicembre 2017.

Colf, badanti e in genere i lavoratori domestici saranno interessati da una serie di controlli incrociati da parte delle Fiamme Gialle, che si serviranno inoltre dell’incrocio dei dati tra Agenzia delle Entrate ed Inps.

Questa volta tuttavia i controlli non riguarderanno i casi di lavoro nero ma l’evasione dal pagamento delle imposte sui redditi. Un problema che viene segnalato all’attenzione del Governo da Roberto Caon, Deputato del Gruppo FI-PDL.

Al centro dei controlli già avviati da parte dell’Agenzia delle Entrate e che nei prossimi mesi verranno ulteriormente intensificati vi sono i lavoratori domestici, colf e badanti, ma questa volta quelli assunti regolarmente presso le famiglie italiane.

Il problema portato all’attenzione del Governo riguarda il fatto che i rapporti di lavoro domestico sono una categoria particolare di lavoro subordinato che, come sottolineato dal Deputato Caon, non prevede specifici obblighi fiscali in capo al datore di lavoro.

I datori di lavoro domestico sono infatti tenuti soltanto a versare a cadenza trimestrale i contributi Inps in favore di colf, badanti e babysitter assunti regolarmente, ma non svolgono ruolo di sostituto d’imposta.

Pertanto tale categoria di lavoratore è sottoposto ad una sorta di “autotassazione”: le imposte dovute vengono calcolate sulla base delle dichiarazioni dei redditi presentate annualmente secondo le regole e le modalità previste per la totalità dei lavoratori dipendenti.

Non sono pochi, tuttavia, i casi di evasione fiscale segnalati dalla Guardia di Finanza e di dichiarazioni dei redditi omesse e conseguentemente di imposte non versate. Una situazione per la quale è necessario trovare una soluzione, nonostante le criticità segnalate dallo stesso Ministro Padoan.

CRITICO IL CONTRASTO ALL'EVASIONE FISCALE DI COLF E BADANTI

La risposta del Ministro Padoan a seguito dell’interrogazione presentata alla Camera dall’On. Caon il 6 dicembre 2017 ha chiaramente espresso la volontà del Governo di scovare i casi di evasione fiscale.

L’Agenzia delle Entrate ormai già dal 2007 ha avviato un’intensa attività di indagine sui redditi da lavoro dipendente percepiti dai lavoratori domestici, incrociando i dati degli adempimenti fiscali ai quali sono sottoposti.

Sulla base dei dati acquisiti sono state elaborate delle liste di lavoratori domestici, colf e badanti, che hanno omesso di presentare dichiarazione dei redditi, macchiandosi quindi di evasione fiscale, un reato che può portare anche al carcere.

Tuttavia, nell’attività di recupero, sono emerse alcune significative criticità:

“presenza di detrazioni, per esempio figli a carico, e deduzioni tali da ridurre l’imponibile al di sotto della soglia minima di tassazione, la cosiddetta no tax area; incongruenza fra l’ammontare delle retribuzioni effettivamente percepite rispetto ai dati comunicati; difficoltà nella notifica degli atti impositivi a causa dell’irreperibilità dei lavoratori, per lo più extracomunitari, soggetti a continue variazioni di domicilio; difficoltà nella riscossione delle somme dovute.”

Queste le dichiarazioni del Ministro Padoan, che racchiudono alcune delle principali criticità per le quali, ad oggi, l’Agenzia delle Entrate è riuscita a far emergere in misura ridotta l’evasione fiscale sui redditi da lavoro domestico.

SI INTENSIFICA L'ATTIVITA' DI CONTROLLO

Il Ministro Padoan delinea inoltre il profilo tipo del lavoratore domestico evasore: secondo quanto emerso dall’attività della Guardia di Finanza si tratta di donne provenienti dall’Est Europa, assunte regolarmente come colf per esigenze domestiche e familiari e per le quali risulta quindi aperta una posizione contributiva Inps a fini pensionistici.

Si tratta molto spesso di soggetti che, pur non pagando le tasse, beneficiano dei servizi forniti dallo Stato, come prestazioni a sostegno del reddito erogate sulla base di requisiti ISEE.

Molto spesso, inoltre, i redditi percepiti vengono inviati tramite agenzie di Money Transfer presso i propri paesi d’origine.

Eppure l’attività della Guardia di Finanza, sebbene sia indispensabile per contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale e per cercare di delineare i principali profili di rischio, non basta.

Il Governo ha tuttavia annunciato che l’azione per far emergere i casi di colf e badanti che non pagano le imposte sui redditi è ancora in corso:

“il piano di intervento in esame, tuttora in corso di svolgimento, verrà completato con un incrocio massivo dei dati reddituali rilevanti con quelli presenti nella banca dati ISEE, al fine di appurare, a fronte della presentazione di dichiarazioni sostitutive uniche, eventuali indebite fruizioni di prestazioni sociali agevolate.”

 

FONTE: https://www.money.it/colf-badanti-controlli-guardia-di-finanza-evasione-fiscale

 

Guerra in casa tra famiglie e lavoratori domestici. Negli ultimi dieci anni, c'è stato un boom di vertenze inerenti il settore. Secondo le analisi di Domina-Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico si registra un aumento pari al 3/5% ogni anno, con una crescita complessiva nel decennio, compresa tra 30 e 50%. Nel 2017 si contano circa 42mila vertenze e il dato potrebbe essere sottostimato. In molti casi, infatti, si finisce per trovare una soluzione tra le mura di casa.

LE MOTIVAZIONI

Varie le motivazioni. Nel 50% dei casi ad essere contestata dai lavoratori è una differenza tra le ore di lavoro realmente effettuate e quelle pagate. Nel 35% si tratta di lavoro in nero. Il 10% è per il mancato versamento del contributo per le coperture sanitarie integrative. Il cuore del problema, dunque, è rappresentato proprio dal lavoro non regolarizzato, che sia per la totalità del servizio prestato o solo per alcune ore.

«Gli ultimi dati Istat - spiega Lorenzo Gasparrini, segretario generale dell'associazione nazionale Domina - ci dicono che il lavoro domestico regolarizzato sta diminuendo, questo però non significa che sia calata la richiesta, le necessità degli italiani non sono cambiate, vuol dire solo che sono maggiormente in difficoltà. Il decreto Flussi, nel 2012/2013, ha aiutato l'emersione del nero, la mancanza di un'adeguata politica di sostegno alle famiglie però ha portato poi alla diminuzione dei contratti. Basta seguire l'andamento dei numeri negli anni per rendersene conto».

I NUMERI

Nel 2008 i regolarizzati in Italia erano 683mila, nel 2012 sono saliti a oltre un milione, si sono ridotti a 886mila nel 2016 e a 866mila lo scorso anno. «I lavoratori domestici, oggi, in Italia - dice Gasparrini - includendo gli irregolari, sono due milioni. La regione con il più alto numero di regolarizzati è la Lombardia. Segue il Lazio. Roma rimane la città con la maggior quantità di contratti. Il nero è diffuso soprattutto nel Centro-Sud e sta arrivando al Nord. Un aumento di casi si registra in Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana. E a Roma». Nel 2017 il nero è salito del 3%, pari a circa 36mila contratti. Così anche tra 2015 e 2016.

LA ZONA GRIGIA

A ciò si aggiunge la zona grigia di quanti dicono di essere stati regolarizzati per un numero di ore inferiore alle effettive. «Quando i lavoratori sono pagati in contanti, peraltro, i datori di lavoro non hanno modo di provare eventuali false accuse». Una realtà ben diversa da quella dei numeri ufficiali. «Il costo di una badante convivente è di circa 18mila euro l'anno, oltre a vitto, alloggio, internet, senza dimenticare le spese per adeguare le case. Solo l'8% dei pensionati potrebbe sostenere una spesa del genere. Appena l'11% delle famiglie ha un sostegno statale.

Così molti per garantire assistenza agli anziani, si indebitano. Per il 40% delle famiglie la spesa per il lavoratore domestico rappresenta tra 10 e 30% del bilancio mensile. Per il 33%, l'incidenza va dal 30 al 50%. E nel 2030 la popolazione over75 dovrebbe aumentare, passando dal 21 al 27%. Nei prossimi venticinque anni si stima una crescita del 30% nella richiesta di badanti. Quello che abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere è la possibilità di una decontribuzione del 50% per le famiglie, almeno per i primi trimestri».

I costi alti degli stipendi per questo tipo di lavoro incidono pure sull'offerta. «Le donne rappresentano l'87% - conclude Gasparrini - e molte italiane si stanno riavvicinando al settore. Erano intorno al 22% lo scorso anno, sono il 25% quest'anno. Il fenomeno è particolarmente evidente al Sud, dove rappresentano il 40%. Molte sono giovanissime, hanno tra 25 e 35 anni e non mancano diciottenni che, uscite da scuola, lavorano spesso in nero e sottopagate per aiutare la famiglia».

 

FONTE: http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/domestica-non-si-addomestica-ultimi-dieci-anni-boom-vertenze-162038.htm

 

Gli uomini della Guardia di Finanza di Urbino a caccia di badanti e assistenti abusive.
Gli uomini delle Fiamme Gialle, dopo diverse segnalazioni, durante un blitz nella prima mattinata di ieri, intorno alle 5.30, hanno identificato, nei vari reparti dell’Ospedale ducale “Fraternita Santa Maria della Misericordia” tutti coloro che al momento dell’irruzione si trovavano nei reparti per trascorrere la notte accanto a un paziente. Le Fiamme Gialle, coordinate dal tenente Arcangelo Mottola, avevano come obiettivo il contrasto all’evasione fiscale nell’assistenza non sanitaria da parte di persone irregolari. Verrà effettuata, ora, la verifica sulla posizione di 18 persone con l’acquisizione di varia documentazione.

 

FONTE: https://www.corriereadriatico.it/pesaro/urbino_finanza_ospedale_caccia_badanti_assistenti_abusive-3383416.html

 

La veste utilizzata era quella di una cooperativa sociale senza scopo di lucro che offriva assistenza a domicilio a centinaia di anziani e disabili. Per la guardia di finanza di Como però, l’ente era in realtà un’impresa commerciale che non aveva dunque diritto alle agevolazioni. Le Fiamme gialle contestano un’evasione fiscale di circa 3,5 milioni di euro e hanno verificato la presenza di quasi 130 lavoratori irregolari, 18 dei quali in nero. L’evasione, che sarebbe iniziata già nel 2013, è stata accertata dal gruppo della guardia di finanza di Como, agli ordini del comandante, tenente colonnello Salvatore Marachi. L’indagine è partita da un accertamento dei verificatori delle Fiamme gialle sull’attività della Cooperativa sociale Costanza, con sede legale a Como in via Cigalini e sedi operative a Saronno e nel Milanese. L’ente poteva contare su 147 infermieri e offriva assistenza a domicilio a centinaia di anziani e disabili residenti nelle province di Como, Varese e Milano. Dopo le prime verifiche della Finanza, la Procura di Como ha aperto un’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Pasquale Addesso. L’amministratore di fatto della cooperativa, Raffaele De Vincentis, un 50enne di Saronno e il figlio 27enne Stefano, residente a Garbagnate Milanese, legale rappresentante della cooperativa, sono stati denunciati per omessa dichiarazione. Nessuna responsabilità per gli altri soci e i dipendenti.

 

La guardia di finanza del gruppo di Como ha accertato che, tra gli infermieri della cooperativa, 18 lavoravano completamente in nero mentre gli altri 129 erano irregolari perché assunti con un contratto non ammesso dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. I militari delle Fiamme gialle hanno accertato 2,5 milioni di redditi non dichiarati, 800 mila di Iva non dichiarata e 200 mila euro di ritenute fiscali trattenute ai lavoratori dalla busta paga ma non versate allo Stato. I lavoratori sono dunque anche parte lesa, perché non risultano versati i contributi che pure sono stati loro trattenuti dal salario. Per i finanzieri, «grazie alla totale esenzione dal pagamento delle imposte, la cooperativa ha potuto praticare prezzi più vantaggiosi, tali da incrementare gli affari e distorcere le corrette regole della concorrenza». Per i lavoratori in nero è scattata la maxisanzione, che ha portato a multe per complessivi 190 mila euro.

 

Il presidente di Confcooperative Insubria, Mauro Frangi, ha precisato che la cooperativa smascherata dalle Fiamme gialle non era iscritta all’associazione. «Dietro al fenomeno delle false cooperative — ha detto Frangi — spesso ci sono sedicenti imprenditori senza scrupoli che utilizzano la forma cooperativa per sfruttare il lavoro e trarre indebiti vantaggi personali. Contro i truffatori e imbroglioni servono i controlli».

 

FONTE:http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_ottobre_29/como-frode-fiscale-milionaria-assistenza-disabili-anciami-copperativa-sociale-costanza-e4b860fe-bc17-11e7-b9f3-82f15d252a79.shtml?refresh_ce-cp

 

Evasione fiscale per 3,5 milioni di euro, 128 lavoratori irregolari e 18 in nero: è questo il bilancio di una serie di controlli della guardia di finanza di Como in una cooperativa sociale onlus specializzata nell'assistenza domiciliare ad anziani e disabili.

 

Gli accertamenti, spiega la guardia di finanza, hanno consentito di riqualificare l'ente in impresa commerciale, passaggio che ha fatto decadere le agevolazioni fiscali ai fini delle imposte dirette, Iva e Irap. Grazie alla totale esenzione dal pagamento delle imposte, infatti, la cooperativa era riuscita a praticare prezzi più vantaggiosi.

 

In tutto sono sono stati trovati 18 lavoratori in nero e 128 soci lavoratori irregolari di cui 23 assunti con un contratto di lavoro già da tempo disapprovato dal ministero del Lavoro. Da un punto di vista fiscale, la cooperativa, negli anni d' imposta 2013 e 2014, Non ha dichiarato ricavi per 2,5 milioni di euro, Iva per 850 mila euro e ritenute Irpef trattenute ai lavoratori pari a 200mila euro. La Finanza ha quindi segnalato alla procura di Como l'amministratore di diritto, un 27enne, e il padre di 50 anni nella sua qualità di amministratore di fatto.

 

FONTE: http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/10/28/news/como_evasione_fiscale_onlus_disabili-179552371/

 

Il sindacato Nidil/Cgil di Modena segnala nuovamente un caso di una false agenzie di somministrazione di assistenti familiari, le cosiddette badanti. Il sindacato sostiene infatti di aver individuato un sistema di sfruttamento delle lavoratrici e al tempo stesso di raggiro per le famiglie che le utilizzano nell’assistenza agli anziani, convinte di avere alle dipendenze personale in regola. Ma così non è.

 

Il riferimento è quello di una sedicente agenzia di somministrazione - la Job Italy Spa di Modena - che è registrata come agenzia per il lavoro in Polonia, ma non altrettanto in Italia, non avendo alcuna autorizzazione ministeriale e risultando inattiva nel registro della Camera di Commercio di Modena.

“Siamo però a conoscenza – spiegano da Nidil/Cgil - di almeno due casi di badanti somministrate a famiglie dalla Job Italy attraverso una società di servizio, la cooperativa sociale Terza Età-Servizio Badanti. Né la Job Italy né la Terza Età hanno però autorizzazione a somministrare personale”. Risulterebbero forti irregolarità nelle buste paga delle lavoratrici, che percepiscono un compenso netto fisso mensile di 800 euro, comprensivo di vitto, ma senza maturazione di istituti retributivi, contributivi, previdenziali e assicurativi. Il contratto stipulato in Italia, non è però regolarmente registrato al Centro per l’Impiego.

 

Le famiglie sono ignare di questi trattamenti alle badanti, e a loro volta hanno un rapporto commerciale con l’agenzia a cui pagano il doppio di quanto percepito dalla lavoratrice. 

Inoltre, nel sottoscrivere il contratto di fornitura con la Job Italy, le famiglie si obbligano per almeno 3 anni dalla cessazione del rapporto con la badante, a non assumerla direttamente e in caso contrario incorrono in penali economiche di 250 euro al mese e sino ad un massimo di 9.000 euro.

 

“Le lavoratrici somministrate irregolarmente da Job Italy sono per lo più di origine rumena – spiegano i sindacalisti di Nidil/Cgil - sono soggette a forti ricatti poiché non hanno altre sistemazioni che la stessa famiglia presso cui lavorano e diventa quindi difficile per loro abbandonare il lavoro”. Quando una di loro si è rivolta al sindacato perché si rendeva conto delle irregolarità avendo avuto precedenti assunzioni regolari, sia la Job Italy che la Terza Età servizio anziani (che hanno stessa sede e stesso rappresentante legale) avrebbero costretto la lavoratrice a lasciare il posto di lavoro.

Nidil/Cgil ha già fatto due segnalazioni all’Ispettorato del Lavoro per illecita somministrazione di manodopera, ma è al corrente che almeno altre 70 lavoratrici si troverebbero in queste condizioni sul territorio provinciale.

 

FONTE: http://www.modenatoday.it/cronaca/badanti-sfruttate-agenzia-lavoro-modena-cgil.html

 

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