Tra i vari fattori associati al declino cognitivo quelli di cui si parla più spesso sono senza dubbio le malattie neurodegenerative, ma in realtà anche altri fenomeni, apparentemente meno gravi rispetto a patologie come l'Alzheimer, potrebbero giocare un ruolo fondamentale nella riduzione delle capacità di ragionamento che può accompagnare l'invecchiamento. Uno di questi è la diminuzione delle capacità di interpretare le informazioni visive. A suggerirlo è uno studio pubblicato su Current Biology, secondo cui gli anziani che mantengono la capacità di riconoscere velocemente immagini semplici, come delle figure geometriche, sono anche quelli dotati delle migliori capacità di ragionamento complesso. In altre parole, sarebbero gli anziani più intelligenti.

 

Già in passato alcuni studi avevano rilevato un'associazione positiva tra il QI e la capacità di distinguere due immagini osservate solo brevemente. I nuovi esperimenti condotti all'Università di Edimburgo hanno permesso di valutare come questo legame evolvesse nel tempo misurando il tempo necessario per distinguere una di due possibili forme geometriche osservate per un tempo brevissimo a diverse età (70, 73 e 76 anni). Come spiega Stuart Ritchie, primo autore dello studio, i dati raccolti “suggeriscono che la capacità del cervello di prendere decisioni corrette basandosi su brevi stimoli visivi limiti l'efficienza di funzioni mentali più complesse”. 

 

“Nel momento in cui queste capacità basilari diminuiscono con l'età – spiega l'autore – lo fa anche l'intelligenza”. Quello che ha sorpreso Ritchie e colleghi è però la forza dell'associazione tra i due fenomeni, che in alcuni casi potrebbe essere sfruttata per studiare il declino cognitivo. Secondo Ritchie per alcuni pazienti l'analisi della capacità di distinguere due immagini semplici potrebbe addirittura sostituire un'altrimenti necessaria serie di complicati test di per la valutazione del quoziente di intelligenza.

 

FONTE: http://www.salute24.ilsole24ore.com/articles/16913-invecchiamento-le-capacita-cognitive-dipendono-da-una-buona-vista

«Che bella cosa na jurnata 'e sole!», cantava Enrico Caruso in una canzone diventata tra le più celebri della musica napoletana ed italiana. È indubbio che una giornata serena e senza nuvole ci metta di buon umore, mentre l'inverno risulta maggiormente legato all'apatia e alla sonnolenza tipica degli animali che vanno in letargo sognando tempi migliori. Tuttavia, ultimamente il sole è stato leggermente bistrattato a causa delle esagerazioni da tintarella, che assieme al buco dell'ozono a causa dell'inquinamento aumentano il rischio di insorgenza di melanoma a causa dei raggi uva: ma non dimentichiamo che la stella madre del sistema solare riveste anche un'importanza fondamentale per la salute del nostro organismo, tanto che un'esposizione ragionata è assolutamente auspicabile.

 

Per citare solo un esempio, basti pensare che la vitamina D rimane sostanzialmente inattiva se l'epidermide non viene scoperta al contatto con i raggi solari, tanto che l'80% della popolazione in Italia soffre di carenza da vitamina D, specie nei mesi invernali. Sintomi tipici di questa condizione sono debolezza muscolare, dolori alle ossa, iperparatiroidismo, rachitismo nei bambini e fragilità ossea negli adulti. Da ricordare come la quasi totalità della popolazione anziana soffra di carenza da vitamina D, tale da rendere consigliabile una supplementazione attraverso integratori specifici.

 

Uno studio recente da parte dell'Università di Edimburgo, pubblicato sul celebre quotidiano britannico Daily Mail, ha evidenziato come la carenza da vitamina D comporti anche un rischio maggiore di insorgenza di deficit cognitivi e vere e proprie patologie neurodegenerative: ciò significa probabilità più alte di sviluppare demenza e morbo d'Alzheimer per tutte quelle popolazioni che vivono al Nord, esposte al tipico clima settentrionale fatto di freddo, piogge, giornate brevi ed estati incerte.

 

È la prima volta che si indaga la correlazione tra provenienza geografica e patologie neurodegenerative. Per fare ciò, i ricercatori britannici hanno compiuto analisi su di un gruppo di gemelli volontari scozzesi, riscontrando come quelli che vivevano al nord presentassero una incidenza di morbo d'Alzheimer dalle due alle tre volte superiore rispetto a coloro che abitavano al sud. Dunque il clima, al pari di alimentazione e stile di vita, influenza non poco la probabilità di invecchiare in maniera serena, con i ricordi di un'esistenza intera ancora intatti e in modo autosufficiente.

 

FONTE: http://salute.ilgiornale.it/news/21252/vitamina-clima-probabilit-carenza-neurodegenerative/1.html

 

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