Fondi pubblici indebitamente percepiti da una finta cooperativa sociale, fittizi rapporti di lavoro dipendente per “prelevare” indebitamente risorse pubbliche, riunioni “fantasma” dell’organo direttivo per simulare la finalità non lucrativa.

Questi sono solo alcuni degli ingegnosi stratagemmi adottati da un imprenditore di Partanna e da un suo prestanome, rispettivamente amministratore di fatto e amministratore di diritto di una società cooperativa Onlus operante nel redditizio settore dei servizi di assistenza ai richiedenti asilo e ai rifugiati, in qualità di Ente gestore di un centro di accoglienza realizzato nell’ambito di un progetto SPRAR.

 

Le cooperative sociali ONLUS, proprio per la fondamentale funzione che ricoprono, sono destinatarie di consistenti agevolazioni fiscali che, a vario titolo, ne incentivano la diffusione, ma non di rado si verifica un uso distorto di tale normativa di favore.

 

È questo il caso della cooperativa in parola, costituita ad hoc per conseguire indebiti risparmi d’imposta. L’attività ispettiva, condotta dalla Guardia di Finanza di Castelvetrano, trae origine da una complessa indagine di polizia giudiziaria, a esito della quale il citato imprenditore e il suo prestanome sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria per appropriazione indebita, relativamente a parte delle risorse pubbliche destinate alla finta cooperativa sociale.

È emerso in particolare che il prestanome, amministratore di diritto della cooperativa, aveva indebitamente conseguito, per due annualità, una doppia contestuale remunerazione: quella relativa ai compensi ricevuti in qualità di amministratore e quella, indebita, relativa ai salari percepiti in qualità di lavoratore dipendente. Le indagini, inoltre, hanno fatto emergere chiaramente come i soci della cooperativa non fossero altro che semplici lavoratori posti sotto la direzione effettiva dell’amministratore di fatto, vero dominus dell’attività d’impresa.

Nessuna reale operatività emergeva, invece, in capo all’Assemblea e al Consiglio di Amministrazione, istituiti solo cartolarmente. Falsi anche i verbali redatti per documentare fantomatiche “riunioni” dell’organo decisionale ove venivano indicati, come presenti, soci-lavoratori del tutto ignari di essere anche consiglieri.

 

In un’ottica di trasversalità dell’azione ispettiva è stata trasmessa alla Procura Regionale della Corte dei Conti una notizia di danno erariale, emerso alla luce delle numerose irregolarità formali e
sostanziali riscontrate nel corso degli articolati accertamenti. Attesi i numerosi spunti investigativi, i finanzieri hanno chiesto alla Autorità Giudiziaria l’utilizzo ai fini fiscali dei dati acquisiti e, oltre a constatare l’indeducibilità dei costi derivanti dalla commissione del suddetto reato di appropriazione indebita, hanno potuto ricostruire utili sottratti all’imposta sui redditi pari a oltre 600.000 euro, con una base imponibile IRAP evasa di circa 1 milione di euro.

 

L’attività di servizio in parola costituisce una concreta espressione della funzione di polizia economico-finanziaria svolta dalla Guardia di Finanza, tesa – da un lato – a garantire la corretta applicazione delle norme fiscali e – dall’altro – a monitorare costantemente il corretto impiego dei fondi pubblici a salvaguardia del bene comune ed a tutela delle imprese e dei cittadini rispettosi delle regole.

 

FONTE: https://newsicilia.it/evidenza/finta-onlus-per-assistenza-agli-anziani-riunioni-fantasma-e-danno-di-oltre-1-milione/324760

 

 

Prende ufficialmente il via la stagione della dichiarazione dei redditi e, con essa, le varie spese che è possibile portare in detrazione con il modello 730/2018.

Tra queste vi è anche il costo dei contributi pagati per baby sitter, colf e badanti nel corso dell’anno 2017: il datore di lavoro domestico potrà dedurre dal reddito l’importo pagato entro il limite di 1549,37 euro.

Si ricorda che questa agevolazione potrà essere richiesta anche se la colf o la badante non è assunta per persone non autosufficienti. Quando, invece, si assumono addetti all’assistenza personale di anziani o disabili si potrà detrarre anche la spesa sostenuta per la retribuzione della badante.

Per quanto riguarda, invece, i contributi Inps pagati dal datore di lavoro domestico, la spesa sostenuta e documentata dalle ricevute di versamento dovrà essere inserita all’interno del rigo E23 del modello 730/2018.

Di seguito tutte le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per la compilazione del modello 730/2018 al fine di richiedere la detrazione dei contributi colf e badanti.

 

Contributi colf e badanti: come chiedere la detrazione modello 730/2018

 

I datori di lavoro domestico, ovvero i contribuenti che assumono una persona per i lavori domestici o per l’assistenza personale o ad un membro della famiglia possono portare in detrazione i contributi Inps per colf e badanti.

Compilando il modello 730/2018 sarà possibile scaricare dalle tasse i contributi pagati nel 2017: la detrazione spetta sia per chi presenta il 730 precompilato o ordinario che per chi invece usa il modello Redditi (ex Unico).

La detrazione dei contributi previdenziali di colf e badanti è ammessa nel limite massimo di 1.549,37 euro ed è possibile la deduzione anche da parte del contribuente che ha assunto una colf o una badante per l’assistenza di un familiare anche se non a carico.

All’interno del rigo E23 del modello 730/2018 bisognerà indicare i contributi versati per colf, badanti ma anche baby sitter per la parte a carico del datore di lavoro.

Non possono essere indicate le spese sostenute nel 2017 che nello stesso anno sono state rimborsate dal datore di lavoro in sostituzione delle retribuzioni premiali e indicate nella sezione “Rimborsi di beni e servizi non soggetti a tassazione - art. 51 Tuir” (punti da 701 a 706) della Certificazione Unica, con il codice onere 3.

Per poter beneficiare della detrazione è fondamentale conservare i documenti che attestino l’aver pagato i contributi Inps nel corso del 2017.

 

Documenti da conservare

 

Ai fini della detrazione e in caso di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate sarà necessario conservare le ricevute di pagamento che, nel caso di versamento per l’interno anno, saranno quattro (come noto i contributi nei confronti dei lavoratori domestici vengono versati a cadenza trimestrale).

Per i contributi detraibili dal reddito vale il principio di cassa: sarà possibile inserire nel modello 730/2018 tutti i contributi pagati nel 2017, anche se magari riferiti ad un trimestre del 2016.

 

Detrazioni fiscali 2018: tutte le spese che è possibile scaricare con il 730

 

La stagione della dichiarazione dei redditi ha preso avvio con la pubblicazione del modello 730/2018 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Le modifiche e l’invio potranno essere effettuati a partire dal 2 maggio.

Nella categoria di spese detraibili rientrano una variegata tipologia di costi sostenuti dal contribuente nel 2017: spese mediche, sanitarie, per addetti all’assistenza personale e non solo.

Per cercare di orientarsi i lettori possono consultare la guida alle detrazioni fiscali 2018, oltre che gli approfondimenti dedicati a ciascuna tipologia di spesa.

Per qualsiasi richiesta di chiarimento e/o di confronto su come modificare, visualizzare e scaricare la precompilata su Fisconline e su tutte le tematiche relative al 730 i lettori possono altresì fare riferimento al nostro gruppo Facebook “Informazione Fiscale”: qui verrà promosso il confronto con altri lettori e/o con i redattori del nostro sito.

 

FONTE: https://www.informazionefiscale.it/colf-badanti-detrazione-contributi-modello-730-2018

Da alcuni anni lavora presso casa tua una colf che fa anche da badante al tuo unico genitore rimasto in vita. Tuttavia l’hai assunta in nero e pertanto è irregolare. Non avendola denunciata all’Ufficio del lavoro, sei anche costretto a pagarla in contanti. Da qualche mese però sono sorti tra voi alcuni contrasti particolarmente accesi e temi che possa sfruttare questa situazione di irregolarità per ricattarti. In particolare, il timore è che lei voglia denunciare il lavoro in nero all’Ispettorato del lavoro o all’Inps costringendoti così a pagarle, oltre agli arretrati non dimostrabili con un bonifico o una busta paga, anche i contributi. Così ti chiedi cosa rischi in caso di colf e badante pagata in nero? Ti daremo in questo articolo tutti i chiarimenti di cui hai bisogno. 

 

Lavoro nero: conseguenze dell’irregolarità della colf con lo Stato

 

La badante e la colf, così come ogni altro lavoratore, deve essere assunto regolarmente e denunciato all’Inps; quest’obbligo ovviamente spetta al datore e non alla collaboratrice familiare. Se il datore non vi provvede è responsabile personalmente per il lavoro in nero. In tal caso scattano due tipi di conseguenze, la prima per la mancata comunicazione dell’assunzione; la seconda per l’omessa iscrizione all’Inps. Vediamo più nel dettaglio le relative sanzioni:

-  la prima sanzione scatta per l’omessa o la ritardata comunicazione dell’assunzione all’Inps va da 200 a 500 euro per ogni lavoratore e che bisogna pagare al centro per l’impiego. Non è una sanzione di tipo penale ma amministrativo

-  la seconda sanzione scatta per il lavoro nero in sé ossia per la mancata iscrizione all’Inps; per tale comportamento, che è conseguente al primo, la Direzione Provinciale del Lavoro può applicare al datore di lavoro una sanzione che va da 1.500 euro a 12mila per ciascun lavoratore in nero, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo, cumulabile con le altre sanzioni amministrative e civili persistenti contro il lavoro in nero.

Sempre nei confronti dello Stato, il datore di lavoro è altresì responsabile per l’omesso pagamento dei contributi previdenziali. Le sanzioni sono pari al tasso del 30% su base annua calcolate sull’importo dei contributi evasi con un massimo del 60% e un minimo di 3mila euro, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata. Anche per una sola giornata di lavoro in nero il datore di lavoro può essere punito con la sanzione minima applicabile di 3mila euro.

Questa sanzione ovviamente si cumula con quelle amministrative che abbiamo appena visto per la mancata comunicazione dell’assunzione e la mancata iscrizione all’Inps.

Se il pagamento dei contributi avviene con un ritardo di non oltre 12 mesi le sanzioni si riducono per un massimo del 40% sull’importo dovuto nel trimestre o sulla cifra residua da pagare.

 

Se la badante non ha il permesso di soggiorno 

 

Vediamo ora cosa rischi se scopri che la badante in nero è anche irregolare, ossia è immigrata senza il permesso di soggiorno. In tal caso il datore di lavoro rischia l’arresto da tre mesi a un anno e l’ammenda di 5mila euro per ogni lavoratore impiegato. 

 

La badante può chiedere gli arretrati? 

 

I problemi non sono finiti. Anzi, il peggio deve ancora venire. Se hai pagato la badante in nero è verosimile che non hai conservato alcuna dimostrazione tracciabile del versamento dei soldi. Le avrai di sicuro dato i soldi per contanti di volta in volta. Ebbene, se non le hai fatto firmare nulla lei potrà citarti fino a cinque anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro sostenendo che non le sono stati mai versati gli stipendi, la tredicesima, la quattordicesima, i permessi, le ferie e il Tfr. E se anche tu riuscissi a dimostrare il contrario, ossia che l’hai retribuita, è verosimile che l’importo sia stato inferiore rispetto a quello previsto dal contratto collettivo nazionale; il che significa che dovresti integrare le mensilità con quanto dovuto per legge. Oltre a ciò resti tenuto a versare i contributi previdenziali.

 

FONTE: https://www.laleggepertutti.it/197311_colf-e-badante-pagata-in-nero-cosa-rischio

 

 

La perdita di memoria che sconvolge la vita quotidiana non rappresenta una caratteristica normale dell’invecchiamento, bensì può essere un sintomo del morbo di Alzheimer oppure di un altro tipo di demenza. Il morbo di Alzheimer è una fatale malattia del cervello che provoca un lento declino delle capacità di memoria, del pensare e di ragionamento. Se Lei o una persona cara state vivendo difficoltà di memoria o riscontrate altri cambiamenti nelle capacità di pensare, non ignoratele. È necessario consultare un medico per determinarne la causa.

Molte persone hanno problemi di perdita di memoria - ciò non significa che esse soffrano del morbo di Alzheimer o di un'altra forma di demenza

 

1  La perdita di memoria che sconvolge la vita quotidiana

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? A volte, il dimenticare i nomi o gli appuntamenti, ma ricordarli più tardi.

Uno dei segnali più comuni del morbo di Alzheimer è la perdita di memoria, soprattutto il dimenticare informazioni apprese di recente. Altri segnali sono il dimenticare date o eventi importanti, chiedere le stesse informazioni più volte, un sempre maggiore bisogno di contare su strumenti di ausilio alla memoria (ad esempio, note di promemoria o dispositivi elettronici) o su membri della famiglia per cose che si era soliti gestire in proprio.

 

2 Sfide nella programmazione o nella soluzione dei problemi

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? Fare errori occasionali quando si cerca di far quadrare un libretto di assegni

Alcune persone possono sperimentare cambiamenti nella loro capacità di sviluppare e seguire un programma o lavorare con i numeri. Possono avere problemi a ricordare una ricetta che era loro familiare o a tenere traccia delle bollette mensili. Esse possono avere difficoltà a concentrarsi, e impiegano molto più tempo di prima per fare le cose.

 

3 Difficoltà nel completare gli impegni famigliari a casa, al lavoro o nel tempo libero

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? Occasionalmente avere bisogno di aiuto per utilizzare le impostazioni di un forno a microonde o per registrare un programma televisivo.

Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer hanno spesso difficoltà a completare le attività quotidiane. A volte, possono avere problemi per guidare l’auto verso un luogo familiare, per gestire un budget al lavoro o ricordare le regole di un gioco preferito.

 

4 Confusione con tempi o luoghi

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? Confondersi circa il giorno della settimana, ma comprenderlo in seguito.

 

Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono perdere il senso delle date, delle stagioni e del passare del tempo. Possono avere difficoltà a capire qualcosa se non avviene immediatamente. A volte, possono dimenticarsi dove si trovano o come sono arrivati lì.

 

5 Difficoltà a capire le immagini visive e i rapporti spaziali

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? Disturbi visivi legati alle cataratte.

Per alcuni, avere problemi visivi è un segnale del morbo di Alzheimer. Tali individui possono avere difficoltà a leggere, a giudicare la distanza e a stabilire il colore o il contrasto. In termini di percezione, essi possono passare davanti a uno specchio, e pensare che qualcun altro sia nella stanza. Potrebbero non capire di essere loro la persona nello specchio.

 

6 Nuovi problemi con le parole nel parlare o nello scrivere

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? A volte, avere problemi a trovare la parola giusta.

Chi soffre del morbo di Alzheimer può avere difficoltà a seguire o a partecipare a una conversazione. Questi individui possono fermarsi nel bel mezzo di una conversazione e non avere alcuna idea di come continuare, oppure può accadere che si ripetano. Potrebbero lottare con il vocabolario, avere problemi a trovare la parola giusta o chiamare le cose con il nome sbagliato (ad esempio, chiamare “orologio a mano” un “orologio da polso”).

 

7 Non trovare le cose e perdere la capacità di ripercorrere i propri passi

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? Perdere le cose di tanto in tanto e ripercorrere i propri passi per trovarle.

Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono lasciare gli oggetti in luoghi insoliti. Possono perdere le cose e non essere in grado di tornare sui propri passi per trovarle di nuovo. A volte, esse possono accusare gli altri di averli rubati. Con il passare del tempo, ciò può verificarsi più frequentemente.

 

8 Ridotta o scarsa capacità di giudizio

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? Prendere una decisione sbagliata di tanto in tanto.

Chi soffre del morbo di Alzheimer può sperimentare cambiamenti nel giudizio o nel processo decisionale. Ad esempio, queste persone possono dare prova di scarsa capacità di giudizio nel maneggiare il denaro, dando forti somme di denaro agli addetti al telemarketing. Possono prestare meno attenzione alla cura della propria persona o a tenersi puliti.

 

9 Ritiro dal lavoro o dalle attività sociali

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? A volte sentirsi stanco degli obblighi di lavoro, familiari e sociali.

Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono iniziare a rinunciare a hobby, attività sociali, progetti di lavoro o attività sportive. Possono avere problemi nell’aggiornarsi sulla squadra sportiva preferita o nel ricordare come completare un hobby favorito. Esse possono anche evitare di socializzare a causa dei cambiamenti che hanno vissuto.

 

10 Cambiamenti di umore e di personalità

 

Qual è un tipico cambiamento legato all'età? Sviluppare modi molto specifici di fare le cose ed irritarsi quando una routine viene interrotta.

L'umore e la personalità delle persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono cambiare. Essi possono diventare confusi, sospettosi, depressi, spaventati o ansiosi. Possono essere facilmente suscettibili a casa, al lavoro, con gli amici o nei luoghi nei quali sono al di fuori della loro zona di comfort.

 

FONTE: https://www.alz.org/it/10-sintomi-segno-alzheimer-demenza.asp

Dopo la pubblicazione dell’articolo sulla guida per assumere una badante in regola, anche alla luce della nuova tabella delle retribuzioni per il lavoro domestico 2018, ci hanno scritto molti utenti che non sono stati altrettanto previdenti. In caso di lavoro domestico in nero i problemi molto spesso sorgono al momento di interrompere il rapporto di lavoro.

I numeri dell’Osservatorio sui lavoratori domestici parlano chiaro in relazione ad un rapporto basato sui dati Inps, la spesa annuale degli italiani per colf e badanti ammonta a circa 7 miliardi all’anno (solo per quelli in regola). E la tendenza è in aumento posto che, sempre secondo i dati Inps, da qui al 2030 l’Italia avrà bisogno del 25% di badanti in più. In Italia circa il 50% delle badanti lavora in nero. Nei casi “migliori” si tratta di zone di grigio perché il contratto c’è ma l’inquadramento è sbagliato.

Eppure molti rapporti di lavoro domestico finiscono in tribunale. Se la colf o la badante licenziata fa vertenza rivolgendosi al patronato possono spuntare conteggi di ferie non usufruite, ore di lavoro non pagate e tredicesime saltate. Così anche i datori di lavoro in buona fede, certi di essere in regola, possono ritrovarsi a pagare sanzioni e simili. Emblematico è il caso di una badante dell’Est Europa che ha chiesto 128 mila euro di risarcimento danni: una cifra che può sembrare assurda ma determinata, come ha spiegato l’avvocato della controparte, dalla signora che era “stata assunta come colf fino al 2013, questo perché dalle 8 alle 17 la madre del mio assistito era al centro malati di Alzheimer di Roma. Dalle 17 in poi invece, era lui stesso a occuparsene. Nel 2013 le cose sono cambiate, lui è andato via di casa e ha stipulato un nuovo contratto con la signora, questa volta inquadrandola come badante. Considerando le nove ore che la persona assistita trascorreva al centro Alzheimer, la badante lavorava due ore al giorno. Indagando si è scoperto, inoltre, che quando era sola in casa la signora ‘arrotondava’ tagliando i capelli ai suoi connazionali”. Alla fine i giudici “si sono limitati” a far pagare al datore un’ammenda di 5 mila euro perché era stata registrata come badante a persona autosufficiente mentre si trattava di anziana non autosufficiente.

 

Licenziamento colf e badanti in nero: quando si rischia la vertenza

 

Sicuramente quindi il primo consiglio per evitare la vertenza da parte di colf e badanti è quello di essere in regola. Può sembrare un appunto banale ma non lo è: molto cause scaturiscono dalla disinformazione; nell’ambito del lavoro domestico infatti chi assume è tenuto a svolgere il ruolo di datore di lavoro pur non avendone in molti casi la competenza. Scrivere quindi un contratto e dichiararlo all’Inps. Il lavoro domestico, per legge, può essere in realtà instaurato anche verbalmente. Tuttavia, soprattutto in fase di contenzioso, la forma scritta permetterà di dimostrare la mansione, le ferie, la malattia etc.

Nel caso di omissioni contributive il datore di lavoro è tenuto al pagamento di una sanzione per ogni lavoratore al tasso del 30% in base annua calcolate sull’importo dei contributi evasi con un massimo del 60% ed un minimo di 3.000 euro, a prescindere dalla durata della prestazione lavorativa accertata. Questo significa, in altre parole, che anche per una sola giornata di lavoro “in nero”, il datore di lavoro può essere multato con la sanzione minima applicabile di 3.000 euro.

Per essere in regola con i contributi colf e badanti bisogna non solo pagare quelli per l’effettivo orario lavorativo, ma anche effettuare i versamenti dovuti alla Cassa malattia. Il bollettino da pagare che l’Inps invia al datore di lavoro prevede infatti solo i contributi previdenziali, tuttavia il contratto collettivo nazionale all’articolo 52 fa riferimento anche il pagamento della Cassa malattia attraverso i Maf dei contributi previdenziali. Quando la lavoratrice va a richiedere dei rimborsi alla Cassa e non trova i versamenti possono insorgere problemi.

Aldilà del contratto è prevista la comunicazione all’Inps dell’assunzione colf e badanti entro la mezzanotte del giorno precedente a quello di inizio del rapporto di lavoro. La stessa ha efficacia anche nei confronti del Ministero del lavoro, dell’INAIL, nonché della Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo. Questa comunicazione inoltre sostituisce anche il modello Q (non più in vigore dal 15 novembre 2011) perché contiene anche i dati del permesso di soggiorno obbligatorio.

La mancata comunicazione entro i termini determina l’applicazione di una sanzione amministrativa da € 200,00 a € 500,00 per ciascun lavoratore interessato (art. 19, comma 3, D.Lgs. 276/03).

 

Licenziamento colf e badanti: procedura per evitare vertenze

 

Il consiglio quindi quando la colf e /o badante si dimette o viene licenziata è quello di rivolgersi caf, o all’associazione o al commercialista di vostra fiducia e richiedere l’elaborazione di una busta paga o di un conteggio di lavoro per il calcolo delle spettanze di fine rapporto (ricordate che entro 5 giorni dovete anche comunicare all’Inps la cessazione del rapporto di lavoro). Anche se la collaboratrice domestica ha lavorato in nero, dunque senza contratto e senza iscrizione all’Inps, è consigliabile dare mandato ad un professionista per la redazione del suddetto conteggio lavorativo.

 

Per evitare tutti questi problemi burocratici e amministrativi scegli Vitassistance, assumiamo noi direttamente la badante con servizi in convivenza e ad ore mettendola in regola con il giusto contratto nazionale del lavoro e ci prendiamo noi tutte le responsabilita fiscali, burocratiche e amministrative !

La nostra badante assunta direttamente da Vitassistance a casa Vostra in tutto il Nord Italia !

 

FONTE: https://www.investireoggi.it/fisco/licenziamento-badante-non-regola-evitare-vertenza-quali-sanzioni-si-rischiano/

 

L'Italia è sempre più anziana: aumentano ictus, lesioni del midollo spinale e sclerosi multipla. E soprattutto, entro 25 anni le demenze negli over 80 raddoppieranno. Se ne è parlato ieri a Trieste, durante il 18 Congresso Nazionale della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica - SIRN, presieduto dal Prof Carlo Cisari, Presidente SIRN. "L'invecchiamento della popolazione è tipicamente accompagnato da un aumento del carico delle malattie non trasmissibili - Stefano Paolucci, Direttore U.O. complessa Riabilitazione Solventi Fondazione S. Lucia - IRCCS di Roma - come quelle cardiovascolari, il diabete, la malattia di Alzheimer e altre patologie neurodegenerative, tumori, malattie polmonari croniche ostruttive e problemi muscoloscheletrici. Per esempio, il World Alzheimer Report riporta che il numero attuale di 47 milioni di persone affetti da demenza è destinato a salire, a causa dell'invecchiamento della popolazione, a 131 milioni entro il 2050".

 

La riabilitazione è un lavoro di gruppo che riguarda più professionalità: il medico, il fisioterapista, il terapista occupazionale, lo psicologo, l'infermiere, il bioingegnere. Nella SIRN, infatti, non sono iscritti solo medici, ma tutti gli operatori del team riabilitativo. "Il soggetto invecchia normalmente e perde giornalmente le sue competenze, da un punto di vista cognitivo e fisico - spiega Carlo Cisari, Presidente della SIRN -  è ovvio che noi dobbiamo stimolare, nell'ambito della popolazione normale, una serie di attività per ridurre questo invecchiamento, con esercizi ad hoc che stimolino corpo e mente, promuovendo uno stile di vita atto a vivere in maniera sana, senza eccessi, come fumo, stress, malnutrizione e alcol. Purtroppo si è visto che anche molti pazienti neurologici, invecchiando, perdono più rapidamente le loro abilità motorie, quindi anche quelli in fase cronica devono essere riabilitati costantemente per mantenerle attive. Lasciati a sè, infatti, perdono drasticamente le loro capacità".

 

È soprattutto l'ictus, la lesione celebrale focale, la malattia più frequente legata all'invecchiamento. I numeri sottolineano, però, una lieve diminuzione di incidenza rispetto agli anni scorsi, ma sono anche migliorate le capacità di cura in fase acuta, soprattutto con la trombolisi. A preoccupare, peroò, sono anche le demenze: queste, nel 2050, supereranno i 130 milioni di casi al mondo. In Italia ne è affetto un over 80enne su 4, per un totale di circa 1 milione e 200 mila casi, ma nell'arco di 25 anni i casi diventeranno 2 milioni e mezzo e riguarderanno un over 80enne su 2.

 

"Molto frequenti, tra le patologie legate all'età, anche la sclerosi multipla - aggiunge Cisari - nonchè le lesioni del midollo spinale, l'Alzheimer e il Parkinson: tutte queste malattie sono in aumento, costante e preoccupante. Soprattutto il Parkinson, essendo strettamente legato all'aumentare dell'età. Malattie che non si possono prevenire, ma per cui occorre instaurare precocemente una terapia farmacologica corretta e una terapia riabilitativa intensa e continuativa".

FONTE: https://www.agi.it/salute/ictus_demenze_sclerosi_alzheimer_dati_aumento-3746917/news/2018-04-08/

 

Avere una badante che abbia un contratto è fondamentale al giorno d’oggi per gli anziani, questo perché possono essere assunte solo persone che hanno un certo grado di conoscenze ed esperienze nel settore. Il contratto badante convivente non è singolo, ce ne possono essere di vari tipi e successivamente li vedremo insieme. Per tutti gli anziani mantenere una vita dignitosa non è sempre facile, molti di loro non possono rimanere nelle proprie case o non possono sentirsi autonomi ma ad oggi grazie a questa nuova tipologia di contratti badanti è stato possibile risolvere un grande problema.

 

Contratto badanti convivente: come può essere utilizzato

 

La tipologia di contratto badanti o contratto di lavoro domestico, può essere utilizzato solo ed esclusivamente per l’assunzione diretta delle badanti conviventi. Il contratto può essere inoltre stipulato o dalla famiglia dell’assistito, da un’agenzia interinale o dall’assistito stesso. Ci sono però ovviamente delle variazioni in base al tipo di stipulazione del contratto badanti che sono state date dal CCNL con una serie di voci che vanno contrattate tra le due parti.

Ci sono diverse mansioni e diversi livelli di inquadramento all’interno dei contratti badanti, e ad ogni tipo di questi, corrispondono dei diversi trattamenti normativi, economici e giuridici. I livelli sono A, B, C e D e possono essere suddivisi a loro volta in livelli semplici o super.

 

Contratto badanti convivente: livelli e mansioni da effettuare

 

Ad esempio nel livello A e A super del contratto badanti, si fa riferimento a persone che non hanno esperienza o che ne hanno davvero poca, quindi non superiore ai 12 mesi e questi dovranno svolgere dei compiti sotto il diretto controllo del datore di lavoro stesso, quindi l’assistito o la famiglia.  Nel livello B si parla di lavoratori con esperienza superiore ai 12 mesi, che hanno quindi esperienza e possono lavorare anche singolarmente grazie alle esperienze pregresse.

 

L’assistenza alle persone anziane

 

Per quanto riguarda invece l’assistenza e alla cura di persone non sanitaria, c’è il livello B super che prevede mansioni riguardo alla pulizia della casa, quindi assistenza di persone che sono autosufficienti. Il livello C super invece include un contratto badanti per coloro che hanno specifiche caratteristiche professionali anche senza diploma, che possono quindi essere autonomi ed essere inquadrati per persone non autosufficienti, svolgendo mansioni di pulizia e mantenimento della casa. Il livello D super è quello che è utilizzato per un contratto badanti di persone che hanno un diploma e quindi hanno un’esperienza specifica nell’assistenza di persone non autosufficienti. La formazione per questo livello è fondamentale in quanto consente di poter acquisire le caratteristiche adatte per lo svolgimento delle attività di assistenza. Le ore di formazione inoltre per un contratto badanti non devono essere inferiori a 500 ore.

 

FONTE: http://lavoro.iltabloid.it/2018/04/07/contratto-badante-convivente.html

 

Assistere un anziano non autosufficiente in casa costa fatica, soldi e sofferenza”. Paola, impiegata di 53 anni, divorziata e senza figli, racconta l’esperienza di vivere con la madre di 84 anni, fragile per gli acciacchi dell’età e con una forma di demenza senile. Ormai questa è la normalità per molte persone in Italia. Secondo i numeri dell’Istat per il 2017, nel nostro paese gli anziani – dai 65 anni in su – sono 13.528.550, il 22,3 percento della popolazione. In Piemonte il dato sale al 25,1 percento: 1.100.069 anziani. Significa che per ogni 100 persone giovani, sotto i 14 anni, ce ne sono 198 oltre la soglia della terza età: un dato in crescita da oltre 15 anni, che mostra lo sbilanciamento del peso sociale. Prendersi cura di un parente anziano vuol dire stargli accanto ogni giorno con pazienza e fatica.

 

In Italia una persona su quattro fa parte della “rete informale” che fornisce cure a familiari e conoscenti. È il “welfare all’italiana”, con le parole dell’Istat, la solidarietà che coinvolge circa 15 milioni di persone. Il popolo dei “caregiver”, termine anglosassone per i “donatori di cure”, è composto per la maggior parte da donne, sposate, disoccupate o con orari di lavoro che permettono di dedicare tempo a un tipo di convivenza particolare. “L’impegno va oltre la terapia per le patologie di cui soffre la mamma – continua Paola – bisogna stare attenti a tante cose e la preoccupazione ti accompagna sempre.Per fortuna lavoro e con l’accompagnamento ce la caviamo”.

 

In Europa continentale e del Nord il sistema di welfare prevalente è quello della defamiliarizzazione: il settore pubblico fornisce servizi e finanziamenti. In Italia la cura degli anziani poggia sullespalle della famiglia. L’offerta di supporto è limitata all’Assistenza domiciliare integrata (Adi) e alla continuità assistenziale ospedaliera temporanea. In Italia la scelta delle famiglie è tra il ricovero in una casa di riposo e l’assistenza a domicilio. Le strutture esterne costano tra 1.400 e 1.500 euro al mese, ma nelle grandi città la cifra sale. A Torino la retta è intorno a 3.000-3.500 euro, 2.000-2.500 nel resto del Piemonte. Dipende dalla tipologia dei servizi offerti e dalla presenza di convenzioni con gli enti pubblici. L’assunzione di una badante, spesso in nero, è la soluzione più comoda.

 

La Cisl stima che circa 4 anziani su 10 vengono curati in casa da personale qualificato, assunto spesso con contratti sulla parola, contro la legge. La spesa in questo caso è di 15mila euro annui. In caso di assistenza notturna e di particolari necessità i costi possono triplicare. La legge 104 del 1992 regola la fornitura di aiuti alle famiglie italiane con anziani non autosufficienti e disabili. L’importo dell’indennità di accompagnamento l’anno scorso è stata di 515,43 euro mensili per un totale di 6.185,16 euro annui, esenti dalle tasse e dalla dichiarazione dei redditi. Per chi lavora e abita con una persona non autosufficiente ci sono permessi e detrazioni fiscali. Il nuovo Testo unico della 104 era in lavorazione al Senato prima della fine della legislatura.

 

Nel documento approvato in Commissione Bilancio c’era anche il “fondo caregiver” 2018, con 60 milioni di euro per il triennio 2018-2020, che se divisi per i 3 milioni di aventi diritto, darebbero soltanto 7 euro a testa all’anno. Ora a decidere sarà il nuovo esecutivo. Per aiutare veramente chi ha bisogno si dovrebbero chiarire i criteri per l’accesso al contributo, distinguendo secondo la gravità e il tempo dedicato alla cura. La pressione sui caregiver aumenta con la crescita costante del tasso di invecchiamento. Le prospettive per il futuro delle persone nella situazione di Paola sono sempre più un’incognita.

 

FONTE: https://www.futura.news/2018/04/05/un-piemontese-su-4-e-over-65-famiglie-sempre-piu-sole/

 

 

 

I Finanzieri della Sezione Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia EconomicoFinanziaria di Biella, nell’ambito di un’autonoma attività operativa in materia di spesa pubblica, hanno sottoposto a controllo una struttura socio sanitaria operante sul territorio biellese. Nel corso dell’attività ispettiva è stato approfondito l’inquadramento del personale assunto ed impiegato nella struttura, al fine di verificare se la società che la gestisce abbia rispettato gli standard richiesti dalla normativa vigente, soprattutto nel caso in cui tali prestazioni siano in tutto o in parte a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

 

Al riguardo, la normativa vigente individua una precisa corrispondenza tra il fabbisogno assistenziale degli ospiti e la misura di assistenza minima da erogare a questi ultimi da parte delle varie figure professionali individuate: nello specifico il minutaggio erogato da un apprendista, in quanto tale, non può essere rendicontato ai fini del raggiungimento degli standard minimi di legge. Fin da subito è apparso anomalo l’inquadramento, come apprendisti, di gran parte del personale dipendente della struttura, in realtà impiegato effettivamente come infermiere e operatore socio sanitario. Si consideri che le figure professionali sulle quali si è soffermata l’analisi sono quelle degli infermieri e degli operatori socio-sanitari (o.s.s, che recentemente, a seguito del cosiddetto “Decreto Legge Lorenzin”, rientra a pieno titolo tra le figure sanitarie).

 

L’attività operativa è stata rivolta verso queste due figure, in quanto, non solo sono figure già professionalizzate (in particolare gli infermieri devono essere in possesso di titolo di laurea infermieristica ed iscritti ad apposito albo professionale IPASVI ora FNOPI), ma anche perché i minutaggi da loro erogati sono rendicontati e comunicati costantemente alla Asl locale (deputata alla funzione di vigilanza). Si consideri, inoltre, che nell’ambito dell’attività ispettiva è emerso che infermieri ed operatori socio-sanitari (già in possesso del titolo professionale), nelle loro precedenti attività lavorative presso altre strutture erano stati inquadrati correttamente con stipendi e relativi contributi in linea con le qualifiche possedute e gli incarichi ricoperti, mentre divenivano “apprendisti” quando iniziavano l’attività operativa con l’azienda verificata.

 

A seguito di numerosi approfondimenti normativi, nonché grazie ad una proficua collaborazione con le sedi biellesi dell’Inps e della ex Ipasvi (da poco Ordine delle Professioni Infermieristiche), è stato possibile constatare come tale modus operandi sia stato chiaramente finalizzato al solo scopo di realizzare un’evasione contributiva ai fini assistenziali e previdenziali nonché di abbattere i costi del personale mediante la corresponsione di una retribuzione ben più bassa (apprendista) rispetto a quella prevista dal Contratto Collettivo Nazionale (infermiere ed Operatore Socio sanitario). La condotta posta in essere dalla società ispezionata rappresenta non solo una forma di sfruttamento dei lavoratori, ma anche una forma di evasione contributiva e previdenziale che sottrae importanti risorse future per il pagamento delle pensioni e delle altre forme assistenziali e previdenziali a carico dello Stato, oltre a costituire un mancato introito nelle casse dell’Erario a causa della omessa effettuazione delle ritenute d’acconto ai fini IRPEF sul maggior reddito non corrisposto.

 

La verifica ha consentito di individuare 331 lavoratori assunti irregolarmente come apprendisti con una quantificazione di contributi assistenziali e previdenziali evasi per un ammontare complessivo pari euro 1.684.179,37 ai quali dovranno essere sommate le relative sanzioni che saranno erogate, per gli aspetti di rispettiva competenza dall’INPS e dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Nel caso in argomento l’attività delle Fiamme Gialle è stata finalizzata a contrastare lo sfruttamento dei lavoratori e le relative forme di evasione ai fini fiscali, previdenziali ed assistenziali che sottraggono all’Erario ed all’INPS importanti risorse finanziarie.

 

FONTE: http://www.newsbiella.it/2018/04/03/leggi-notizia/argomenti/cronaca-5/articolo/biella-scoperti-331-infermieri-assunti-come-apprendisti-contestata-evasione-per-oltre-16-milioni.html

 

 

Riceviamo dalla guardia di finanza di Mondovì (Cuneo) e pubblichiamo: "Le Fiamme gialle della Compagnia di Mondovì, nel corso di una mirata attività di controllo economico del territorio, hanno avviato numerosi controlli finalizzati al contrasto del fenomeno del “sommerso d’azienda”, diretti quindi all’individuazione di soggetti che, nonostante abbiano prodotto reddito, sono totalmente o parzialmente sconosciuti al Fisco.

Nello specifico, le attività ispettive poste in essere si sono concentrate sul fenomeno dell’assistenza ai degenti degli ospedali di Mondovì e di Ceva. I finanzieri hanno provveduto ad acquisire dalle suddette strutture ospedaliere gli elenchi, nonché i registri delle presenze delle persone autorizzate a prestare assistenza ai pazienti ricoverati, sia in orario notturno che diurno.

La complessa azione investigativa in argomento ha consentito di individuare sette soggetti titolari di partita Iva “evasori totali”, in quanto trattasi di soggetti che, a fronte di attività effettivamente svolte, non hanno presentato le prescritte dichiarazioni dei redditi, ed un evasore paratotale che, invece, le ha presentate omettendo di indicare tutti i ricavi realmente conseguiti.

All’esito delle operazioni ispettive, è stata segnalata all’Agenzia delle Entrate un’evasione fiscale per oltre 380.000 euro, derivante da ricavi non dichiarati, ed oltre 10.000 euro di imposte regionali evase. Tra i casi più significativi figura quello relativo ad una badante che, nel periodo sottoposto a controllo, ha percepito oltre 116.000 euro omettendo di dichiararli e di pagare le dovute imposte.

L’attività costante della guardia di finanza, finalizzata a tutelare l’economia legale e il libero mercato a favore dei soggetti economici rispettosi delle regole e dei cittadini onesti, viene svolta anche attenzionando alcuni particolari settori correlati ad attività economiche che, per la loro tipologia, risultano di difficile controllo".

 

FONTE: https://www.cuneocronaca.it/badanti-non-dichiarano-redditi-blitz-della-finanza-negli-ospedali-di-mondovi-e-ceva

 

Cerco badante

Richiedi un preventivo

E' gratis

Senza impegno ti invieremo un preventivo su misura per le tue esigenze.

Compila i dati

Contatti