Sono programmati per fare la spesa, gettare la spazzatura, comunicare a distanza con i familiari e garantire la sicurezza dell’anziano tra le mura domestiche. Ora i tre robot sviluppati dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione con l’Irccs Inrca, l’Istituto nazionale di ricerca e cura per anziani - verranno testati per la prima volta in condizioni reali, in strutture che un giorno potrebbero concretamente farne uso. 

 

È la fase finale del progetto europeo «Robot-Era», che ha lo scopo di sperimentare servizi robotici avanzati integrati negli ambienti di vita (casa, condominio e quartiere) per favorire il benessere dell’anziano e dei familiari, supportandoli nelle attività quotidiane. «Rispetto agli altri esperimenti di robotica - spiega Fabrizia Lattanzio, direttrice scientifica dell’Inrca - la novità assoluta è che i robot cooperano sia tra di loro che con le persone non soltanto in casa, ma nei corridoi e anche in spazi aperti, in modo tale da estendere l’autonomia dell’anziano a luoghi diversi. La longevità attiva significa non soltanto avere una buona salute, ma anche rimanere indipendenti il più a lungo possibile». 

 

All’Inrca - che ha il compito di studiare l’accettabilità della tecnologia da parte dell’utente - verrà testato `Dora´, il robot domestico. A dicembre, per due settimane, nella `Casa Amica´ del presidio ospedaliero di Ancona - una smart house attrezzata con tutte le tecnologie domotiche - alcuni anziani volontari trascorreranno le loro giornate assistiti dal robot e da un infermiere. «Dai feedback avuti finora - spiega Roberta Bevilacqua, del Laboratorio di Domotica - è stato apprezzato, in particolare tra la categoria `giovani anziani´ (65-75 anni), il fatto di aiutare senza minare la privacy».

 

Ma cosa fanno i robot? Quello domestico fornisce servizi che vanno dalla spesa online alla raccolta della spazzatura, dal ricordare le medicine alla sicurezza. Dotato di un braccio meccanico che solleva fino a 5 Kg., è in grado anche di spostare molti oggetti di uso comune. Può aiutare l’anziano a muoversi in casa grazie ad una maniglia ergonomica a cui ci si appoggia, e si comanda anche da un joystick. Il robot condominiale, invece, fornisce prevalentemente servizi di sorveglianza. Quello da esterno si muove nelle strade del quartiere per ritirare la spesa o semplicemente accompagnare l’utente a passeggiare.  

 

FONTE: https://www.lastampa.it/2015/12/03/tecnologia/cos-i-robot-si-prenderanno-cura-degli-anzianinon-solo-in-casa-ma-anche-fuori-i9UcC6A4bYafosSomTD8zH/pagina.html

 

Quando si parla di salute ci si focalizza sui propri disturbi o patologie “conclamate”, e non si pensa che c'è un nemico subdolo di cui bisogna sempre tener conto e su cui occorre fare prevenzione: le malattie cardiovascolari, i veri big killer dei paesi industrializzati. E la prevenzione che si fa non è dunque sufficiente. A lanciare l'allarme sulla sottovalutazione del fenomeno sono i medici di Medicina interna con un'indagine effettuata direttamente nei reparti e presentata oggi a Milano. 

 

In ospedale 4 ricoverati per altre problematiche su 10 hanno già avuto un episodio cardiovascolare maggiore, come infarto e ictus. A farne le spese soprattutto i pazienti anziani. «La prevenzione cardiovascolare secondaria diventa sempre più importante, con l'aumentare dell'aspettativa di vita», ha sottolineato Mauro Campanini, presidente nazionale Fadoi. Dall'indagine emerge che solo metà dei ricoverati ha un quadro abbastanza preciso dei fattori di rischio (pressione arteriosa, glicemia, dislipidemia, uricemia), meno di quattro su dieci presenta un peso corporeo adeguato. Tutti gli altri sottovalutano o ignorano il problema. 

 

Il punto di riferimento per la gran parte dei pazienti resta il medico di famiglia, a cui ci si rivolge per esami ed eventuali richieste di approfondimenti specialistici. Un altro aspetto riguarda i percorsi post-dimissione dei pazienti in prevenzione cardiovascolare secondaria: il 29,7% viene indirizzato in ambulatori associati alla Medicina interna, il 24,4% verso specialisti (per esempio diabetologo o cardiologo) non associati, e il 45,9% viene affidato al medico di famiglia. A questo proposito, è emersa una forte collaborazione tra la Medicina interna e quella del territorio nel 47,4% dei centri che hanno partecipato alla survey. 

 

«Noi puntiamo alla fase di prevenzione sul singolo paziente: si tratta nella maggior parte dei casi di anziani, complessi – ha chiarito Giorgio Vescovo, presidente della Fondazione Fadoi - e interveniamo con l'approccio globale, armonizzando le linee guida con il singolo paziente. La chiave è la consapevolezza del medico e del paziente. Con l'alleanza terapeutica si può attuare la prevenzione in maniera efficace».

 

FONTE: http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2015-12-01/le-malattie-cardiovascolari-sono-veri-big-killer-societa-industrializzate-225357.shtml?uuid=ACtzuLlB

 

Secondo una ricerca condotta da alcuni scienziati statunitensi, un aiuto consistente nella lotta contro alcune malattie neurodegenrative come Parkinson, Alzheimer e Huntington potrebbe arrivare da un composto chimico noto come acido salicilico. Che, per chi non lo sapesse, è l'elemento fondante dell'acido acetilsalicilico, ossia il principio attivo di uno dei più comuni medicinali al mondo: l'aspirina. 

 

I ricercatori della John Hopkins University e del Boyce Thompson Institute della Cornell University hanno scoperto la capacità dell'acido salicilico di legarsi al GAPDH, impedendogli quindi di raggiungere il nucleo della cellula, dove ne innescherebbe la morte. La gliceraldeide-3-fosfato deidrogenasi, o GAPDH) è un enzima fondamentale nella glicolisi (il processo metabolico del glucosio), ma che in particolari condizioni, come ad esempio uno stress ossidativo causato da un eccesso di radicali liberi, possono penetrare nel nucleo dei neuroni, causandone la morte. 

 

Si tratta di un meccanismo già noto tra i ricercatori nell'ambito delle malattie neurodegenrative: composti come la selegilina hanno infatti lo scopo di bloccare l'ingresso nel nucleo cellulare del GAPDH, rallentando gli effetti di malattie come il Parkinson, la depressione e la demenza senile. Quest'ultima ricerca, pubblicata su PLOS One, ha mostrato come un risultato simile potrebbe essere ottenuto grazie all'acido salicilico. 

 

"È adesso noto che l'enzima GAPDH, del quale si è pensato a lungo che funzionasse soltanto nel metabolosimo del glucosio, partecipi al passaggio dei segnali tra le cellule", spiega Solomon Snyder, professore di neuroscienze alla Johns Hopkins University, tra gli autori della ricerca. "Il nuovo studio mostra come questo enzima sia un bersaglio per i farmaci salicilati connessi all'aspirina, e quindi potrebbe essere rilevante per le azioni terapeutiche di questi medicinali". 

 

Gli studi sulle malattie neurodegenerative stanno ottenendo ottimi risultati sia dal punto di vista dei farmaci in grado di combatterle, come nel caso del paper statunitense, che nell'analisi dei meccanismi che le causano. In quest'ultimo caso è di una certa importanza una ricerca svolta dall'altra parte del mondo, e precisamente nell'australiana University of New South Wales. 

 

Come spiegato in un paper pubblicato su Nature Communications, gli scienziati coinvolti hanno verificato come i livelli nelle sinapsi di una proteina nota come NCAM2 siano significativamente più bassi nei soggetti affetti da Alzheimer, suggerendo quindi una connessione con l'insorgere della malattia ed il suo avanzamento.

 

FONTE: http://it.ibtimes.com/aspirina-combattere-alzheimer-e-parkinson-possibile-secondo-scienziati-usa-1428261

 

Fino ad oggi ci si andava per scambiare due chiacchiere, divagarsi con una partita a carte o a bocce. Da domani anche per fare analisi senza file e super ticket, oppure per farsi aiutare dal medico a seguire correttamente una terapia farmacologica, visto che più della metà degli anziani si dimentica di mandare giù le pillole quando dovrebbe. E poi tutti dietro i banchi per imparare a prenotare on line visite a analisi tramite Cup. O a scaricare un Cud del sito dell’Inps per presentare la denuncia dei redditi senza sborsare soldi per Caf o commercialista. Sono le novità che cambieranno la vita dei circa 3.500 centri anziani sparsi lungo lo Stivale aderenti a Federanziani, la potente organizzazione che con i suoi tre milioni e mezzo di iscritti raccoglie le associazioni della terza età, con un occhio attento alla tutela del diritto alla salute.  

 

Società di mutuo soccorso è il servizio presentato questi giorni al Congresso nazionale di Rimini che più di altri è destinato a semplificare la vita a qualche milione di under 65. «Nei centri anziani e nelle altre sedi dedicate –spiega Roberto Messina, presidente della Federazione- verrà a breve collocato l’ “albero della salute” un apparecchio elettromedicale digitale, anche poco ingombrante, che consentirà ai cittadini di effettuare le principali indagini di base risparmiando tempo e denaro». Il tutto in presenza di un medico, mentre le analisi verranno poi refertate da specialisti universitari, cardiologi, pneumologi, endocrinologi e urologi, che invieranno i risultati direttamente al paziente. Con il vantaggio di risparmiare così sia la fila al medico di famiglia per la prescrizione, che quella per prenotare l’indagine e il doppio spostamento per ritirare il referto e portarlo al medico curante. 

 

Gli esami disponibili sono 16, tra i quali glicemia, colesterolo, analisi delle urine generale, uroflussometria, emoglobina glicata, coagulazione sanguigna. Ma con “l’albero della vita” si potrà anche misurare peso e pressione, sentire il battito cardiaco, rilevare l’asma con un monitor elettronico. A presidiare “albero” e pazienti per circa sei ore al giorno ci sarà personale sanitario dedicato che aiuterà gli anziani anche a stendere e controllare un “calendario” delle pillole da assumere ogni giorno, per chi qualche problema di salute ce l’ha. Oggi, informa l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, un ultrasessantacinquenne su due prende dalle 5 alle 9 pillole al giorno, ma il 60% si dimentica spesso di assumere il farmaco, rendendo così inefficaci le terapie. Soprattutto quelle contro depressione, ipertensione, diabete ed osteoporosi. Ma al centro anziani si andrà anche per imparare l’abc di internet, visto che oramai molti Cup prenotano visite e analisi solo on line e che l’accesso alla pensione o al Cud dell’Inps avviene per via telematica. «Per questo con l’uso di tablet abbiamo già alfabetizzato informaticamente circa 200mila anziani che ora potranno a loro volta insegnare le funzioni fondamentali agli altri amici dei centri», spiega Messina. Che da Rimini lancia però anche un appello «per la costituzione da subito di un fondo nazionale per l’oncologia». Siamo il Paese più vecchio d’Europa e la metà dei tumori colpisce proprio gli over 70. Anche se, grazie soprattutto ai farmaci, il 60% dei pazienti oggi guarisce. «Il problema –denuncia però il presidente di Federanziani- è che su 37 nuove molecole anti-tumorali autorizzate in Usa e in Europa da noi ne sono arrivate solo 22». Terapie anche da 100mila dollari in cerca di finanziamento. Perché i 500 milioni per i farmaci innovativi della legge di stabilità sicuramente non possono bastare.

 

FONTE: http://www.lastampa.it/2015/11/24/italia/novit-nei-centri-per-anziani-analisi-ticket-e-consulti-medici-per-gli-over-9OAUCZ7Cs5wd3cNjQQvRxL/pagina.html

 

Nel mondo, oltre 400 milioni di persone soffrono di diabete. Di queste, più dei due terzi risiedono nelle grandi città. Lo stile di vita frenetico degli abitanti delle metropoli, in particolare dei pendolari, aumenterebbe infatti il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. È quanto emerge da uno studio internazionale guidato dall'University College London di Londra (Regno Unito), presentato durante il “Cities Changing Diabetes Summit 2015”, che si è svolto tra il 16 e il 17 novembre a Copenaghen (Danimarca).

 

Nel corso della ricerca, gli autori hanno intervistato oltre 550 persone affette da diabete di tipo 2 o che presentavano il rischio di svilupparlo. I partecipanti erano residenti in cinque grandi città: Copenaghen, Houston (Usa), Città del Messico (Stati Uniti Messicani), Shanghai (Cina) e Tianjin (Cina). Lo studio, inserito nell'ambito del programma "Cities Changing Diabetes", si prefiggeva di scoprire i fattori che favoriscono l'insorgenza della malattia tra gli abitanti delle metropoli. Inoltre, puntava a capire come le autorità governative dovrebbero affrontare questa crescente sfida per la sanità pubblica. 

 

L'indagine ha dimostrato che i cittadini sono maggiormente vulnerabili allo sviluppo del diabete di tipo 2 a causa di un complesso mix di fattori sociali e culturali. In particolare, fra i principali responsabili sono stati individuati lo stress, la fretta e il pendolarismo. L'affaticamento causato dalla necessità di muoversi velocemente e di affrontare lunghi spostamenti per andare a lavoro aumenterebbe, infatti, il rischio di incorrere nella malattia. Inoltre, lo stile di vita frenetico renderebbe più difficile diagnosticare in breve tempo il diabete. Di conseguenza, i malati finirebbero spesso per trascurare il disturbo, peggiorando ulteriormente il loro stato di salute.

 

"Focalizzandosi principalmente sui fattori di rischio biomedici per il diabete, la ricerca tradizionale non ha adeguatamente tenuto conto dell'influenza dei fattori sociali e culturali sulla malattia - spiega David Napier dell'University College London, uno dei principali autori dell'analisi -. La nostra ricerca innovativa consentirà alle città di tutto il mondo di aiutare la popolazione ad adottare stili di vita che la rendano meno vulnerabile allo sviluppo del diabete”.

 

FONTE: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18272-diabete-piu-colpiti-i-pendolari

 

E' stato detto un cumulo di scemenze che stiamo cercando di governare". È quanto ha dichiarato sull’importanza del vaccino, il direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, dr. Ranieri Guerra. “Credo che a fronte di una responsabilità civile e deontologica dei medici e degli operatori sanitari ci sia anche una uguale responsabilità da parte di chi gestisce gli organi di stampa e di chi informa come mestiere”, ha continuato a sottolineare Guerra, concludendo che “se ne sono lette veramente di tutti i colori, e la mia impressione è che in pochi abbiano realmente letto il piano vaccinale così come è stato elaborato e proposto e come è stato negoziato e discusso con le amministrazioni regionali”. Di questo e altro se ne è parlato nella giornata conclusiva del XIV Congresso Nazionale della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, di Catania. Al centro del dibattito i batteri. I più importanti attualmente in circolazione tra le strutture ospedaliere in Italia sono i Gram negativi: queste gravi infezioni hanno acquisito una particolare resistenza a quasi tutti - talvolta proprio a tutti - gli antibiotici presenti sul mercato. Queste costringono i medici ad impostare delle terapie molto complesse che, purtroppo, non sempre portano ad una completa guarigione.

 

INFEZIONI NOSOCOMIALI - Nelle strutture residenziali per anziani un paziente su tre rischia di contrarre una malattia respiratoria, a causa anche della mancata vaccinazione di persone per cui era indispensabile, come anziani e categorie a rischio. A seguire tra le più rischiose, ma è minima la differenza, ci sono le infezioni urinarie, causate spesso da cateteri che rimangono per più del tempo richiesto.

 

RISCHIO - "I pazienti - spiega Marco Tinelli, Direttore dell'Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive e Tropicali - Azienda Ospedaliera di Lodi - si muovono all'interno di strutture residenziali per anziani dove i casi di infezioni dovute a batteri ad alta resistenza sono in aumento. Il rischio di contrarle aumenta ulteriormente nei casi di pazienti in condizioni critiche o con comorbidità, rendendole addirittura mortali. Credo che la controinformazione che è stata fatta negli anni scorsi contro le vaccinazioni "gridi vendetta": il rischio di effetti collaterali è praticamente irrisorio mentre i vantaggi sono enormi".

 

VACCINO - Scarsa la percentuale di operatori sanitari che si è vaccinata, che si aggira intorno al 20%. "Qui - spiega il Dr. Guerra - abbiamo due ordini di problemi: primo, o ci si avvicina tra operatori sanitari affinché sia credibile il messaggio che mandiamo al pubblico, oppure lasciamo perdere, perché non è possibile pensare che un sistema cerchi di reclutare e dare una comunicazione corretta e poi viene totalmente disattesa all’origine. Il secondo punto è che un operatore sanitario non vaccinato rischia di trasmettere ai propri assistiti una patologia trasmissibile, e questo non è ammissibile, da un punto di vista sia deontologico che professionale"

 

FONTE: http://www.iltempo.it/rubriche/salute/2015/11/16/1-paziente-su-3-rischia-di-contrarre-malattie-respiratorie-nelle-strutture-residenziali-1.1479755

 

Cento milioni di europei soffrono dolore cronico e circa la metà sono anziani. A loro si dirige la 'Carta Europea dei diritti dei Cittadini Over 65 con Dolore Cronico' che approda al Parlamento Ue di Bruxelles portando al centro dell'interesse comunitario quello che è considerato uno dei più urgenti problemi sanitari di tutto il vecchio continente. "Con questa Carta", spiega il Dottor Roberto Messina, CEO di SIHA, Senior International Health Organization, e Presidente di FederAnziani, "ci poniamo l'obiettivo di aiutare a garantire l'accesso ai trattamenti, la continuità di cura, assicurare qualità, sicurezza, equità ai pazienti anziani con dolore cronico".

 

L'evento, promosso da SIHA e dagli eurodeputati Giovanni La Via, Ncd, Elisabetta Gardini, Forza Italia, Antonio Panzeri, Pd, con il supporto di FederAnziani e Pain Alliance Europe, punta a raccogliere nuove adesioni ad una Carta che chiede inoltre di aiutare i Paesi Membri a definire delle direttive specifiche per risolvere i problemi legati al dolore cronico ed attuare misure di tutela per i cittadini colpiti da questa patologia.

I numeri, forniti dal centro studi di Federanziani, disegnano i contorni del problemi: un europeo su cinque soffre dolore cronico di origine non oncologica, uno su quattro dolore cronico severo. La percentuale sale al 50% per gli Over 65, a loro il dolore concede 7 anni di speranza di vita media. Il mal di schiena, il dolore al cranio ed al collo, il dolore artritico e quello muscolare diffuso, sono le patologie più frequenti, a loro si associano sintomi quali la depressione, la perdita di relazioni sociali e di capacità lavorative. Solo il 69% delle persone con dolore cronico nella Ue assicura di essere trattato e tra questi solo il 41% in maniera adeguata.

 

L'impatto del trattamento del dolore cronico sui sistemi sanitari e sui sistemi economici dei 28 Stati membri si traduce, per gli under 65, in pesanti perdite di giornate di lavoro, e, per tutti, ma soprattutto per gli anziani, in maggiori costi di trattamento socio-sanitario. Un paziente con dolore cronico non oncologico costa ai sistemi sanitari in media 2,6 volte in più di un paziente senza dolore.

Secondo le stime di FederAnziani, l'impatto dei costi sanitari totali diretti ed indiretti per le patologie di dolore cronico sul Pil dei 28 Stati Membri varia dal 2% al 2,9% dell'Irlanda, con una media Ue del 2,4% ed un costo pari a 271 miliardi di euro all'anno. Le spese per gli anziani arrivano a quasi 90 miliardi di euro (si escludono i costi indiretti quali le giornate di lavoro perso).

 

Eurostat indica che attualmente ci sono nella Ue 96,6 milioni di persone Over 65, pari al 19% della popolazione comunitaria, una cifra che è destinata a salire fino a 125 milioni nel 2030, il 24,1%, e a sfiorare i 150 milioni nel 2050 (148 milioni per il 28,2% del totale).

 

FONTE: https://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/salute_65plus/medicina/2015/11/10/50-mln-anziani-ue-con-dolore-cronico-carta-tutela-diritti_f13dc7e2-02e4-4d72-a345-6007bc870c63.html

 

La carne rossa? «Al di là delle polemiche una volta alla settimana va mangiata, anche dagli anziani». Lo spiega Mariangela Rondanelli, responsabile del servizio endocrino nutrizionale dell’Istituto Santa Margherita che ieri ha cominciato le lezioni per la due giorni residenziale di medici, biologi e nutrizionisti interessati all’alimentazione dell’anziano. Sperimentazioni pratiche delle strumentazioni atte a verificare le necessità nutrizionali degli anziani, lezioni e discussione di casi clinici sulla base dei nuovi livelli di assunzione raccomandata di alimenti per la fascia di età sopra i 75 anni.

Prima leggenda da sfatare, niente carne per gli anziani? «Le proteine servono eccome – spiega Rondanelli – carne, pesce, uova, latte e legumi sono fondamentali. Una volta a settimana la carne rossa e tre o quattro volte la bianca, come il pesce. A ogni pasto servono proteine, la carne è fondamentale per il contenuto di vitamine del gruppo B e le proteine nobili».

In discussione anche che tipo di acqua faccia meglio agli anziani: «Alla base della piramide alimentare degli anziani c’è l’acqua – spiega ancora Rondanelli –. L’acqua non serve solo a idratare ma a passare nutrienti acque ricche in calcio per soggetti con osteoporosi per esempio, o ricca di bicarbonati per aiutare la digestione. Ancora: per combattere la stipsi l’acqua ricca di magnesio aiuta. E ancora: gli anziani dovrebbero preferire gli alimenti integrali, così come il resto della popolazione: «Sono fonti di fibre che aiutano l’intestino pigro – spiega ancora Rondanelli –. Dopo l’acqua, salendo sulla piramide alimentare troviamo i carboidrati e le proteine e sulla cima della piramide c’è una bandierina: il soggetto anziano deve anche assumere integratori perché l’assorbimento delle vitamine D e B12 non è ottimale.

Quindi il medico deve sapere quali integratori consigliare». La vitamina D aiuta a preservare ossa e muscoli, la B12 in generale a livello cognitivo. «Le vitamine – chiude Rondanelli – servono anche a trasformare i nutrienti in energia».

FONTE: http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2015/11/08/news/sorpresa-la-carne-fa-bene-agli-anziani-1.12412120

 

Quando coglie un arresto cardiocircolatorio, oppure un infarto miocardico acuto, o ancora un ictus, o un’insufficienza respiratoria acuta, oppure un trauma: in questi casi le manovre del personale sanitario e l'approccio terapeutico sono determinanti, anche se non decisivi, per la vita del paziente. Si chiamano, infatti, First Hour Quintet, quattro situazioni patologiche, più il trauma, tutte molto gravi e ad alto rischio per la vita del paziente, che richiedono una risposta sanitaria precisa.

A questo tema è dedicato il convegno First Hour Quintet: la risposta sanitaria nell’Area vasta Sud Est, organizzato dal Dipartimento di emergenza e accettazione (Dea) della Asl 9, per domani, a partire dalle 8.30, all'hotel Granduca a Grosseto; il primo rivolto agli specialisti delle tre aziende sanitarie della Toscana meridionale- Arezzo, Grosseto e Siena - che confluiranno nella futura Asl di Area vasta. «Obiettivo del meeting - spiega il direttore del Dea di Grosseto, Mauro Breggia, presidente del comitati scientifico del convegno – è quello di assicurare, relativamente alle cinque principali patologie ad alto rischio di morte, risposte adeguate e quanto più possibili omogenee per ridurre la mortalità e le disabilità evitabili».

Divulgare e promuovere la conoscenza e il trattamento delle cinque principali patologie di maggiore criticità, le first quintet hour, creando standard comuni nell'impostazione clinico-diagnostica e terapeutica diventa dunque importante.

Il convegno è dedicato alla memoria di Giuseppe “Tino” Santi, medico della Asl 9 fin dai primi anni Novanta, prematuramente scomparso in un incidente stradale nel 2008. Tino Santi è stato uno dei “pionieri” della rete del 118, per il quale aveva svolto anche attività nell'elisoccorso.

Dal 2003 era entrato in pianto stabile nel team del pronto soccorso, che ha contribuito a far crescere e migliorare fino alla realizzazione del Dea, lavorando a lungo, con grande dedizione e competenza.

Dopo la presentazione del convegno a cura di Mauro Breggia, sono in programma i saluti del commissario della Asl Toscana Sudest, Enrico Desideri, del vicecommissario, Daniele Testi, e del presidente dell'Ordine dei medici di Grosseto, Roberto Madonna.

A seguire sono previsti diversi gli interventi degli specialisti provenienti dalle Asl della Toscana Sud. Arezzo, Grosseto e Siena.

FONTE: http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2015/11/05/news/che-fare-in-caso-di-ictus-o-infarto-il-convegno-1.12393671?refresh_ce

 

La malattia è causata dalla mutazione cancerosa delle cellule che hanno la funzione di produrre gli elementi del sangue, i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. A causa della mutazione che interessa queste cellule, che si trovano nel midollo osseo, vengono prodotte cellule del sangue anomale, che non riescono a svolgere i compiti ad esse assegnate. Proprio per questo la leucemia può provocare sintomi legati all’anemia, alle infezioni (nel caso della carenza di globuli bianchi) e alle emorragie, se le piastrine risultano immature.

 

1) STANCHEZZA

I malati di leucemia spesso soffrono di un senso di stanchezza, di debolezza o di mancanza di energia. Può diminuire la capacità fisica e mentale e ci può essere una ridotta resistenza allo sforzo.

 

2) AUMENTO DELLA VES
Si può riscontrare un aumento della velocità di eritrosedimentazione, un indice ematico che può dare riscontro sulla presenza di infiammazioni nell’organismo. I valori normali della VES espressi in mm/h sono di 5 e 7 rispettivamente per gli uomini dai 20 ai 49 anni e per gli uomini dai 50 ai 69 anni; corrispondono a 9 e 12 per le donne dai 20 ai 49 anni e per le donne dai 50 ai 69 anni.

 

3) DOLORE ADDOMINALE

Chi ha la leucemia può soffrire anche di dolore addominale, che può essere di tipo colico, con ondate dolorose, come se fossero una morsa, oppure continuo.

 

4) DOLORE ALLE OSSA

Il dolore alle ossa in chi soffre di leucemia può essere in forma diffusa o localizzata.

 

5) CALCOLI RENALI 

Anche i calcoli renali possono essere un altro sintomo caratteristico che, insieme agli altri, delinea il quadro della leucemia.

 

6) FACILITA' AL SANGUINAMENTO

Proprio per la presenza di disturbi della coagulazione del sangue, i malati di leucemia possono facilmente essere esposti al sanguinamento e alla comparsa di lividi sulla pelle in seguito anche a piccoli traumi.

 

7) LEUCOPENIA

La leucopenia è la riduzione del numero di globuli bianchi che circolano nel sangue, con la conseguente riduzione della funzione immunitaria.

 

8) IPERIDROSI

Chi soffre di leucemia può essere soggetto ad un’eccessiva sudorazione. Il fenomeno può essere tipico di alcune zone del corpo oppure apparire generalizzato.

 

9) PIASTRINOPENIA

La leucemia comporta anche la riduzione delle piastrine, con una quantità circolante inferiore a 150.000 unità per mm3 di sangue. Il valore comune è quello compreso tra 150.000 e 400.000/mm3.

 

10) STATO CONFUSIONALE

Si possono manifestare stati confusionali, con disturbi dell’attenzione, delle capacità cognitive e del livello di coscienza.

 

11) PERDITA DI PESO

Chi soffre di leucemia può essere soggetto anche ad una riduzione della massa corporea.

 

FONTE: http://www.tantasalute.it/articolo/leucemia-i-sintomi-da-riconoscere/56445/

 

Richiedi servizi di badanza

Richiedi un preventivo

E' gratis

Senza impegno ti invieremo un preventivo su misura per le tue esigenze.

Compila i dati

Contatti