Vitassistance Srl è un' Agenzia di somministrazione lavoro specialista. Il marchio Vitassistance è attivo nel settore dell’assistenza agli anziani ed ai disabili dal 1994, siamo stati autorizzati dal Ministero del Lavoro ad assumere direttamente la colf badante, con il contratto nazionale di lavoro domestico, riferito alla sua posizione di colf o badante.

Le nostre badanti sono direttamente assunte da noi con il contratto nazionale del lavoro domestico e non dovrai più pensare a pratiche burocratiche e amministrative perchè gestiremo tutto noi !

Un corpo freddo, nudo. Un volto spento con bocca e occhi spalancati. Senza che nessuno potesse coprirlo prima del trapasso. Lontano da chi lo aveva amato fino a quel momento. Non accade in un film, ma alla Spezia al termine della degenza di un anziano ricoverato che in precedenza era curato amorevolmente dalla famiglia.

 

Cosa non ha funzionato lo denunciano i parenti dell'anziano che si sono rivolti al Tribunale del malato per approfondire la questione. Di casi come il loro ce ne sono altri, almeno una dozzina stando all'associazione, e questa mattina al piano terra del Sant'Andrea i rappresentanti Rino Tortorelli, Raffaella Corbani e hanno messo nero su bianco una situazione a dir loro che dimostra una totale mancanza di umanità. 

 

"Non vogliamo condannare tutti i dipendenti dell'Asl e chi lavora nelle Rsa - hanno detto i rappresentanti - ma siamo davanti a situazioni terribili per le quali i cittadini e nemmeno noi riusciamo ad avere risposte puntuali".

In un plico di sei pagine il Tribunali dei diritto del malato elencano almeno 14 casi di abbandono, scarsa attenzione e mancata vigilanza che sono capitati tra le corsie dell'ospedale tra la fine del 2015 e il 2017.

 

Alcuni di questi pazienti sono deceduti e per altri il ritorno a casa è stata una liberazione. Hanno e avevano tutti tra i 70 e i 92 anni. Molti di loro nel cuore della notte chiedevano assistenza e non sono stati considerati e quando i parenti tornavano per le visite giornaliere li trovavano in condizioni davvero critiche. 

"Abbiamo avuto il caso di un uomo - ha spiegato Corbani - 77enne trovato dalla moglie rannicchiato ai piedi del letto, con le finestre aperte, solo con gli slip e un inserviente che puliva a terra l'urina. In altri casi i parenti delle persone coinvolte hanno dovuto protestare per avere pulizia. Abbiamo notato anche una certa propensione al "parcheggio" dei pazienti in mancanza di posti letto. Noi sono anni che denunciamo questa situazione di precarietà".

 

Uno degli ultimi casi riportati è quello di una signora che ha prestato aiuto al vicino di letto di un parente, praticamente abbandonato a se stesso. Molti di questi casi sono legati alla somministrazione di sedativi. 

"Questo punto merita particolare attenzione - ha aggiunto Rino Tortorelli - perchè, senza condannare chi lavora onestamente, crediamo che in alcune evenienze per evitare i lamenti notturni non ci sia particolare attenzione per i dosaggi".

Ogni anno il Tribunale per i diritti del malato raccoglie circa 120 segnalazioni, circa il 10 per cento ha uno sviluppo e nei casi più estremi i parenti delle famiglie decidono di procedere per vie legali. Al momento per l'associazione da parte dell'Asl non ci sono state risposte idonee.

 

"E' accaduto che a distanza di mesi - hanno aggiunto i rappresentanti dell'associazione - ricevessimo da due medici, appartenenti a psichiatri e pronto soccorso, la stessa risposta. Un copia incolla che a conclusione del medico, in conclusione, recitava: '[...] E' altrettanto vero che il dolore per la morte di un proprio caro può annebbiare la lucidità di giudizio di chi rimane e può trarre giovamento e sollievo, diverso naturalmente da caso a caso, nella richiesta di soddisfazione sostenuta dalle accuse contro tutti coloro che con quella morte hanno avuto a che fare'. La prima risposta era di settembre, lo stesso testo è stato inviato la scorsa settimana, questo è il peso che viene dato alle nostre segnalazioni".

 

FONTE: http://www.cittadellaspezia.com/La-Spezia/Attualita/-Trattamenti-disumani-per-gli-anziani-246609.aspx

 

Evasione fiscale per 3,5 milioni di euro, 128 lavoratori irregolari e 18 in nero: è questo il bilancio di una serie di controlli della guardia di finanza di Como in una cooperativa sociale onlus specializzata nell'assistenza domiciliare ad anziani e disabili.

 

Gli accertamenti, spiega la guardia di finanza, hanno consentito di riqualificare l'ente in impresa commerciale, passaggio che ha fatto decadere le agevolazioni fiscali ai fini delle imposte dirette, Iva e Irap. Grazie alla totale esenzione dal pagamento delle imposte, infatti, la cooperativa era riuscita a praticare prezzi più vantaggiosi.

 

In tutto sono sono stati trovati 18 lavoratori in nero e 128 soci lavoratori irregolari di cui 23 assunti con un contratto di lavoro già da tempo disapprovato dal ministero del Lavoro. Da un punto di vista fiscale, la cooperativa, negli anni d' imposta 2013 e 2014, Non ha dichiarato ricavi per 2,5 milioni di euro, Iva per 850 mila euro e ritenute Irpef trattenute ai lavoratori pari a 200mila euro. La Finanza ha quindi segnalato alla procura di Como l'amministratore di diritto, un 27enne, e il padre di 50 anni nella sua qualità di amministratore di fatto.

 

FONTE: http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/10/28/news/como_evasione_fiscale_onlus_disabili-179552371/

 

Non tutte le società  possono fornire colf o badanti alle famiglie che ne hanno bisogno.

 

Quando una società assume una badante e la manda a lavorare a casa di una famiglia, sta svolgendo somministrazione di lavoro o fornitura di manodopera.

 

In Italia, la ricerca e la selezione di personale, l’intermediazione di personale e la fornitura di personale (somministrazione di lavoro) sono tutte operazioni che possono essere svolte solo da società che sono iscritte all’Albo delle Agenzie Per il Lavoro gestito dal Ministero del Lavoro.

 

Chi non è abilitato dall’albo e dal ministero del Lavoro NON può fornire legalmente badanti a degli utilizzatori. 

 

La badante che viene mandata a casa vostra è un lavoratore subordinato che è alle vostre dipendenze. Avere qualcuno alle proprie dipendenze, ovvero stabilire gli orari di lavoro e le mansioni lavorative, è legale  solo se il contratto di lavoro è di tipo subordinato(dipendente).

 

Per le badanti le tutele previste sono regolate dal Contratto Collettivo Nazionale Del Lavoro Domestico (CCNL domestico).

 

Molte associazioni o cooperative di badanti che non hanno l’autorizzazione ministeriale, assumono invece con forme contrattuali diverse o addirittura con contratti di lavoro autonomo (Partite Iva  - CO. CO. CO. – CO. CO. PRO. ).

 

Queste società non autorizzate che utilizzano forme contrattuali alternative  mettono a rischio le famiglie che possono essere soggette a rivendicazioni da parte dei lavoratori forniti e assunti con contratti non a norma di legge. Una badante fornita con un contratto di lavoro non regolare potrà rivendicare di essere stata una vostra dipendente e farsi risarcire di tutte le tutele previste dal relativo CCNL e di farsi assumere regolarmente e direttamente dalla famiglia utilizzatrice.

 

Il fatto di aver pagato delle fatture a queste società irregolari, non vi esonera da eventuali rivendicazioni. Infatti le fatture non riguardano il diritto del lavoro.  Chiunque può fare una fattura, ma ciò che conta è se l’attività di fornitura di personale è svolta a norma di legge rispettando il diritto del lavoro.

 

Per tutelarvi verificate sempre la risposta a queste due domande: 

 

1) La società che mi fornisce le badanti è una Agenzia Interinale iscritta all’albo della Agenzie Per il Lavoro?

2) La badante, che viene messa alle proprie dipendenze da questa Agenzia, è assunta regolarmente e tutelata dal CCNL domestico?

 

Questi sono requisiti fondamentali quando si tratta di mettersi in casa personale fornito da altri.

 

L’evasione fiscale e contributiva in Italia si aggira in media sui 110 miliardi di euro l'anno. Così il presidente della Commissione per la redazione della “Relazione annuale sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva”, Enrico Giovannini, in audizione alla Commissione Bicamerale, illustrando i dati del triennio 2012-2014. Nel 2014 il tax gap, la differenza tra le imposte che si dovrebbero pagare e quelle effettivamente pagate si è allargato a 111,6 miliardi di euro da 108 miliardi del 2012.

 

Dalle badanti alla bottega sotto casa, dalle costruzioni ai servizi per le imprese: il tax gap, la differenza tra le imposte che si dovrebbero pagare e quelle effettivamente pagate, è tra il 20 e il 30%. Lo ha detto il presidente della Commissione per la redazione della “Relazione annuale sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva”, Enrico Giovannini, alla Commissione Bicamerale.

 

Nel dettaglio, il sommerso è al 30% nei servizi alle famiglie, 26% nel commercio, pubblici esercizi, 24% costruzioni, 20% nei servizi alle imprese.

 

FONTE: http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2017-03-29/evasione-record-le-badanti-30percento-115142.shtml?uuid=AE0fwYv&refresh_ce=1

 

Se fino ad oggi vi siete affidati ai voucher per retribuire la vostra COLF o la badante occasionale, purtroppo non si potrà fare in futuro. Il governo ha già annunciato di voler eliminare definitivamente i voucher, anche per il lavoro domestico come per esempio la signora delle pulizie, pertanto migliaia di cittadini dovranno scegliere come procedere per mantenere i rapporti di lavoro domestico.

Se si vuole mantenere la legalità nel retribuire e/o assumere la propria lavoratrice domestica, sarà necessario fare a meno dei voucher e assumere con un contratto di lavoro la lavoratrice domestica. Questo comporta sicuramente un impegno e degli oneri per il cittadino che ha sicuramente altro da fare che pensare a come gestire una domestica.

La soluzione a questi problemi causati da questioni politiche è semplice, basta affidarsi all’Agenzia per il Lavoro VitAssistance srl. L’agenzia interinale VitAssistance assume le COLF e le badanti con il contratto collettivo del lavoro domestico, rispettando le normative italiane sul lavoro. Molto spesso società, cooperative o associazioni di badanti assumono con partita Iva o con altri escamotage mettendo nelle grane il cliente che è ignaro di tutto. Diffidate da Società che non sono Agenzie per il Lavoro iscritte all’Albo del Ministero del Lavoro.

L’agenzia VitAssistance, Autorizzata ed iscritta all’albo delle Agenzie interinali, si occupa di tutti i servizi di assistenza e cura alla persona, alla famiglia e alla casa, con lavoratori part-time o anche con servizi a tempo pieno come assistenza con badante convivente.

L’assunzione dei lavoratori domestici è a carico dell’agenzia, così il cliente non avrà nessun pensiero amministrativo, burocratico, legale ed organizzativo.  

Avvalersi dell’Agenzia VitAssistance è molto più semplice e comodo che dover assumere direttamente la vostra COLF, in pratica l’agenzia sostituirà la funzione del voucher o del buono lavoro.

 

Per maggiori informazioni visita il sito internet www.vitassistance.it

 

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In occasione della Giornata mondiale del diabete, che ricorre ogni anno il 14 novembre, il Comune di Pistoia in collaborazione con la Società della salute Pistoiese, la UO diabetologia Area Pistoiese, l'Associazione diabetici pistoiesi, con Far.com ─ la società che gestisce la farmacie comunali di Pistoia, Agliana, Quarrata e Larciano ─, Federfarma Pistoia l'Associazione titolari di Farmacie Private della Provincia di Pistoia, l’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Pistoia e la Caritas, rafforza l'impegno nella lotta al diabete. Con l'obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza e prevenire l'insorgenza della malattia, sono in programma settimane ricche di iniziative tese a sottolineare l'importanza dei corretti stili di vita. Istituita nel 1991 dall'International diabetes federation insieme all’Organizzazione mondiale della sanità, dal 2002 in Italia la Giornata mondiale del diabete viene coordinata da Diabete Italia per informare l’opinione pubblica sulla malattia e sui metodi per prevenirla e gestirla. Ecco tutti gli appuntamenti in dettaglio.

 

Sabato 12 novembre dalle 9 alle 18, nel centro in Via Cavour angolo Palazzo Balì , uno stand informativo, gestito da diabetici-guida volontari dell'Associazione diabetici pistoiesi, sarà a disposizione di chiunque desideri sottoporsi a una misurazione gratuita della glicemia. Domenica 13 novembre, in occasione della 21ª scarpinata podistica organizzata insieme al circolo Bugiani e alla polisportiva di Bonelle, è in programma una camminata ludico-motoria di 3 o 7,5 o 13 chilometri (per informazioni contattare il circolo Bugiani al numero 0573 32904). Da lunedì 14 a sabato 19 novembre, sia nelle farmacie comunali Farcom (Pistoia, Agliana, Quarrata e Larciano) sia in molte farmacie private della Provincia di Pistoia, i cittadini potranno valutare il proprio rischio diabete mediante un semplice questionario ed avranno la possibilità di controllare gratuitamente la pressione arteriosa, misurare la glicemia e ricevere informazioni sulla prevenzione. Le Farmacie opereranno in stretta collaborazione dalla UO di Diabetologia del Presidio Ospedaliero di Pistoia, diretto dal dottor Roberto Anichini.

 

Da lunedì 21 a sabato 26 novembre le Farmacie Comunali metteranno a disposizione un farmacista che si dedicherà all'attività di prevenzione nei centri Caritas di Pistoia, Agliana e Quarrata e alla popolazione ultrasessantacinquenne che frequenta gli Spazi Incontri Anziani di Fornaci, Bonelle e di via Cancellieri . Sabato 19 e sabato 26 novembre sarà la volta dell'iniziativa ...e se anch'io avessi il diabete?, durante la quale i diabetici-guida dell'Associazione diabetici pistoiesi misureranno gratuitamente la glicemia e risponderanno alle domande dei presenti all’interno della farmacia comunale 1 di viale Adua. Alla fine di novembre sono in programma alcuni incontri nelle scuole, dove un medico della Asl e un farmacista illustreranno i corretti stili di vita da seguire. Prima degli appuntamenti, ai ragazzi sarà consegnato un questionario conoscitivo relativo alle loro abitudini alimentari: servirà a spiegare l'importanza di abitudini sane per prevenire l'obesità, il diabete e le malattie metaboliche. Ad oggi hanno dato la loro adesione gli Istituti Scolastici Superiori L.Einaudi , Pacinotti – B.de Franceschi ; per altri Istituti siamo in attesa della approvazione negli organi collegiali.

 

FONTE: http://www.lanazione.it/pistoia/cronaca/lotta-diabete-incontri-1.2665456

 

 

Le malattie non trasmissibili sono responsabili del 92% dei decessi che si verificano in Italia. Nello specifico, le malattie cardiovascolari causano il 44% delle morti tra gli italiani, i tumori il 29%, le malattie respiratorie croniche il 5% e il diabete il 4%. Oltre ad avere un significativo costo in termini di vite umane, nel 2015 queste patologie hanno comportato l'esborso di 112 miliardi di euro, pari all'80% della spesa sanitaria italiana e al 6,8% del Pil. In particolare, 16 miliardi di euro l'anno vengono spesi per le malattie cardiovascolari, 6 miliardi per i tumori, 14 miliardi per le malattie respiratorie croniche e 11 miliardi per il diabete. Lo evidenziano i ricercatori dell’Università degli Studi di Brescia Health&Wealth, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e della Fondazione Giovanni Lorenzini di Milano-Houston, che hanno lanciato il progetto “primi1000giorni”, volto a sensibilizzare la popolazione sull'importanza della prevenzione di queste patologie.

 

Gli esperti osservano che i genitori dovrebbero attivarsi per evitare che i loro figli sviluppino le malattie non trasmissibili fin da quando i piccoli si trovano nel grembo materno. I primi mille giorni - che partono dal momento del concepimento e durano fino ai primi due anni di vita – sono, infatti, fondamentali per lo sviluppo e la salute futura del bambino. Il progetto sottolinea, inoltre, l'importanza della salute pre-concezionale dei futuri genitori, che devono seguire uno stile di vita sano già prima della gravidanza, e delle primissime fasi di sviluppo dell’individuo, durante le quali la prevenzione delle patologie risulta più efficace. “Le probabilità che un bambino possa diventare un adulto o un anziano ad alto rischio di sviluppare malattie non trasmissibili, anche molti decenni più tardi, possono aumentare in relazione a stimoli ambientali nocivi – spiega il prof. Sergio Pecorelli, Rettore Università Health&Wealth – quali la malnutrizione, l’obesità, il diabete nella madre in stato di gravidanza (o addirittura in fase pre-concezionale), il fumo materno (primario e anche secondario), l’esposizione ad inquinanti ambientali e lo stress fisico o psicologico”.

 

Il progetto, che sarà presentato il 25 ottobre a Brescia, si prefigge d'integrare tecnologie e conoscenze all'avanguardia - soprattutto nell'ambito della medicina molecolare -, per prevenire l'insorgenza delle malattie non trasmissibili attraverso:

 

1. un programma di valutazione clinico-molecolare: check up completo dello stato di salute fisica e mentale dell'individuo, finalizzato alla valutazione del rischio e alla personalizzazione delle terapie;

 

2. attività di formazione dei professionisti ed educazione della popolazione: percorsi personalizzati focalizzati sulla nutrizione, sull’attività fisica e sulle attività legate al benessere e alla salute della persona;

 

3. utilizzo di dispositivi portatili per il monitoraggio della salute e del benessere del bambino (app e sensori connessi attraverso lo smartphone) e promozione di un contatto bidirezionale tra l’individuo ed il professionista.

 

FONTE: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/19250-malattie-non-trasmissibili-responsabili-del-92-dei-decessi-in-italia?refresh_ce

 

 

In Europa si stima che vi siano circa 3 milioni di casi di polmonite l’anno, di cui 1 milione necessitano di ricovero ospedaliero. Nel 2013 sono stati oltre 120mila i decessi per polmonite (di cui l’86%, nella fascia di età 55-94 anni), quattro volte quelli causati dagli incidenti stradali (30.100) e quaranta volte quelli causati dall’influenza (3.154). Nello stesso anno, in Italia i decessi per polmonite sono stati oltre 9.000, quasi tre volte quelli per incidenti stradali e venti volte quelli causati dall’influenza.

Eppure, la maggioranza delle persone a rischio non si sente tale e non si informa o non si preoccupa di come prevenire la malattia, come emerge dalla ricerca PneuVUE condotta tra novembre 2015 e febbraio 2016 da Ipsos MORI per conto di Pfizer in 9 Paesi europei tra cui l’Italia, su un campione di 9.000 adulti con almeno 50 anni di età.

CONOSCENZA DELLA PATOLOGIA E PERCEZIONE DEL RISCHIO

Gli Italiani sembrano essere tra i più informati in Europa: il 95% dichiara di sapere cosa sia la polmonite e il 90% la identifica come una infezione polmonare (totale Europa 88% e 80% rispettivamente). In realtà, il rischio percepito è particolarmente basso: un adulto anziano su due (54%) si sente solo leggermente a rischio e solo il 12% di chi ha una malattia polmonare si considera molto a rischio. È interessante notare che chi appartiene ai gruppi a rischio percepisce a rischio la categoria, ma non se stesso, nonostante il 70% del campione italiano risponda ad almeno uno dei criteri clinici per essere definiti a rischio di contrarre la polmonite. , , Ad esempio, il 91% degli intervistati con malattie polmonari ritiene il proprio gruppo a rischio più elevato, ma solo il 12% si considera “molto a rischio”, dato, questo, che si discosta molto dalla media europea del 32%.

Inoltre, solo il 36% sa che alcune forme di polmonite possono essere contagiose e una persona su sei (16%) crede che “la polmonite non colpisce le persone sane e in forma”, percentuale maggiore tra gli over 65 e tra i soggetti ad alto rischio.

“Spesso negli adulti sani manca la consapevolezza del rischio potenziale di contrarre malattie infettive e vi è quindi l’errata percezione di non aver bisogno dei vaccini – commenta Francesco Blasi, Professore ordinario all’Università degli Studi di Milano e Responsabile dell’U.O. di Broncopneumologia presso l’IRCCS Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Cà Granda di Milano. “Nella realtà tutti siamo a rischio di contrarre la polmonite da pneumococco. L’età adulta è di per sé un fattore di rischio per la polmonite, e l’invecchiamento sano è il risultato anche, in alcuni casi, di scelte come la vaccinazione, per prevenire non solo l’infezione ma anche condizioni cliniche più serie a livello di complicanze e mortalità, soprattutto negli anziani.”

PREVENZIONE: CONOSCENZA DEL VACCINO E PROPENSIONE A VACCINARSI. IL RUOLO DEL MEDICO

In linea con la media europea, il 46% degli intervistati italiani crede che “la polmonite può solo essere curata, ma non prevenuta”. Quasi tutti (91%) sostengono che “mantenersi sani e in forma” sia efficace quanto “non fumare” (91%), il 92% segue “una dieta sana” e il 53% si è sottoposto “a tutti i vaccini raccomandati”, dato che in Europa raggiunge il 68%.

”Non è vero che la polmonite può essere solo curata e non prevenuta, come indica la metà degli intervistati. Uno stile di vita corretto, che includa l’attività fisica ed escluda comportamenti dannosi come ad esempio il fumo, è senz’altro utile ma non basta. – aggiunge il Prof. Blasi - La polmonite da pneumococco è tuttora una delle principali cause di decesso per malattie infettive. Nel 2013, solo in Italia si sono registrati oltre 9.000 decessi per polmonite, quasi tre volte quelli dovuti a incidenti stradali e venti volte quelli causati dall’influenza.”

La consapevolezza sul vaccino è molto bassa in Italia: 2 persone su 3 con malattia polmonare e 8 su 10 del gruppo ad alto rischio di contrarre la polmonite non ne conoscono l’esistenza. La maggioranza del campione (86%) ritiene che i vaccini “aiutino a prevenire le malattie infettive” e uno su due dichiara che “vaccinarsi contro la polmonite” è una misura di prevenzione efficace. Eppure, solo il 4% degli adulti si è vaccinato, percentuale che “sale” al 5% tra soggetti a rischio di contrarre la malattia. Analizzando il percorso dei pazienti dalla consapevolezza sulla malattia fino alla vaccinazione, emerge che solo il 19% di chi è a conoscenza del vaccino vi si sottoporrà effettivamente.

”L’unico strumento di prevenzione primaria efficace per evitare l’infezione da pneumococco e prevenire sia lo sviluppo delle malattie sia le complicanze che il batterio può portare, è la vaccinazione. In particolare, con il vaccino coniugato si genera nel sistema immunitario un meccanismo di “allerta” pronto a reagire nel caso di infezione da pneumococco. Negli adulti è sufficiente un’unica somministrazione.“ Commenta il Dr. Michele Conversano, Past President della S.It.I. Società Italiana di Igiene e Presidente di HappyAgeing.

Il fattore trainante più comune per vaccinarsi è il suggerimento del medico (84% dei vaccinati), dato coerente con il 90% che dichiara “seguo i consigli del mio medico” per quanto riguarda la vaccinazione in generale. Tra i motivi per non vaccinarsi contro la polmonite, anche la preoccupazione per i potenziali costi (7%), dato confermato dal fatto che se il vaccino contro la polmonite fosse raccomandato dal medico e gratuito, il 47% degli adulti anziani non ancora vaccinati probabilmente vi si sottoporrebbe, comportando un aumento significativo dei livelli di vaccinazione.

“In Italia ancora non si raggiunge una copertura vaccinale adeguata nell’adulto e nell’anziano. E’ necessario che in Italia aumenti la consapevolezza del rischio di contrarre la polmonite – aggiunge il Dr. Conversano - soprattutto nella popolazione adulta e anziana. Nel nostro Paese abbiamo uno dei tassi di vaccinazione contro la polmonite più bassi in Europa: 4% rispetto a un totale del 12%.”

IMPATTO DELLA POLMONITE

La polmonite segna e ha effetti peggiori di quanto ci si aspetti, i dati lo confermano: il 12% degli intervistati l’ha avuta e il 32% ha un familiare o un amico stretto che crede l’abbia avuta. Uno su due si è dichiarato sorpreso di averla contratta, dato che rafforza quello sulla percezione che si tratti di una malattia che colpisce gli altri. Oltre ad essersi rivelata “peggio o molto peggio nella realtà” per il 24%, la polmonite ha un “forte impatto negativo” sulla capacità di uscire (37%) e sulla vita sociale (18%), sulla vita lavorativa (21% degli intervistati, in particolare quelli di età 50-65anni) e sulle finanze (8%).

“La polmonite può avere un decorso molto lungo e complesso e in alcuni casi la guarigione richiede settimane anche per una persona sana. - Commenta il prof. Blasi - Le conseguenze possono impattare anche a lungo termine sulla qualità della vita, soprattutto nei soggetti a rischio.”

 

FONTE: http://www.pharmastar.it/?cat=33&id=22562

 

Mentre continuano gli sforzi dei ricercatori di tutto il mondo per cercare trattamento in grado perlomeno di bloccare l’avanzamento della malattia di Alzheimer, una buona notizia arriva dall’Imperial College di Londra. In uno studio pilota, pubblicato sulla rivista PNAS, i ricercatori dell’ateneo britannico sono riusciti a prevenire la comparsa dell’Alzheimer nei topi usando un virus come vettore per trasportare uno specifico gene nel cervello.  Il gene, chiamato PGC1-alfa, era già noto per essere in grado di prevenire la formazione della proteina neurotossica beta amiloide, il cui accumulo da origine alle celebri placche, coinvolte nella morte neurale. Questo gene è anche coinvolto nei processi metabolici dell’organismo, inclusa la regolazione di grassi e zuccheri. La sua attività, spiegano gli autori della ricerca, può essere potenziata dall’esercizio fisico e dall’assunzione di resveratrolo, celebre molecola antiossidante. 

 

NESSUN ACCUMULO DI PLACCHE, NESSUN DECADIMENTO COGNITIVO

 

La strategia è quella di sfruttare la capacità dei virus di penetrare nelle cellule e di inserirsi nel DNA dell’ospite. Il genere di virus utilizzato nello studio, lentivirus, viene già impiegato per la terapia genica in altre patologie. I ricercatori hanno iniettando il virus nell’ippocampo (area deputata alla memoria a lungo termine e all’orientamento) e nella corteccia (area coinvolta nel ragionamento e nella memoria a breve termine) degli animali ai primi stadi della malattia, prima ancora dello sviluppo delle placche di amiloide. Ebbene, a quattro mesi di distanza, questi animali non presentavano alcun accumulo, a differenza dei topi non trattati. Sottoposti inoltre a valutazione di tipo cognitivo, i topi trattati hanno avuto buone prestazioni nei test di memoria, del tutto simili a quelle degli animali sani. Infine, nessuna perdita neuronale è stata osservata nell’ippocampo degli animali, ma una riduzione delle cellule della microglia, cellule immunitarie che pattugliano il cervello alla ricerca di oggetti da rimuovere e che nell’Alzheimer possono contribuire al danno neurale tramite l’infiammazione. 

 

STUDIO PILOTA, CHE INDICA LA STRADA 

 

«I nostri risultati, per quanto siano da considerarsi preliminari, suggeriscono che questa terapia genica può avere un potenziale uso terapeutico per i pazienti», ha spiegato la responsabile dello studio, Magdalena Sastre del dipartimento di medicina dell’Imperial College. Tra gli ostacoli da superare vi è il trasporto del gene, che al momento avviene tramite iniezione direttamente nel cervello. «Tuttavia – ha aggiunto la ricercatrice - questo studio è la “proof of concept”, dimostra cioè la fattibilità di questo approccio e la necessità di ulteriori indagini». 

 

LA FRONTIERA DELLA TERAPIA DI ALZHEIMER

 

Secondo l’OMS, nel mondo le demenze sono 44 milioni e il loro numero è destinato a triplicare nei prossimi anni, per arrivare entro il 2050 a 135 milioni. Nel nostro paese, i casi di demenza sono 1 milione, di cui 600.000 sono Alzheimer. Ancora non esiste una cura in grado di curare la malattia o di arrestarne la progressione. Ma la speranza è ora verso i nuovi studi clinici, di cui si attendono a breve i risultati. Infatti, le strade terapeutiche che si stanno aprendo mirano a combattere la deposizione della proteina neurotossica e riguardano nuovi farmaci in grado di bloccarne la produzione – inibitori della beta secretasi - oppure anticorpi monoclonali in grado di rimuoverla.

 

FONTE: http://www.lastampa.it/2016/10/11/scienza/benessere/dovete-sapere/alzheimer-la-terapia-genica-ferma-la-malattia-nei-topi-qVjQruBq0L7COc73uF11bO/pagina.html

 

 

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