La NOSTRA badante a casa TUA

Nonostante sia uno fra i tumori più metastatici, il mieloma multiplo è portato a diffondersi all’interno del corpo del paziente solo da un sottoinsieme di cellule neoplastiche. La scoperta è dei ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute, che hanno presentato lo studio al meeting annuale della American Society of Hematology (ASH),


Lo studio – come riporta la rivista Science Daily – suggerisce che attaccare quei sottoinsiemi con farmaci mirati possa diminuire la capacità della malattia di diffondersi in tutto il midollo osseo dei pazienti colpiti. La scoperta è stata fatta con lo sviluppo di un modello murino della malattia: ciò ha permesso ai ricercatori di monitorare quale dei quindici gruppi genetici – o sottocloni – di cellule del mieloma si fosse diffuso oltre il loro sito iniziale, nelle zampe posteriori degli animali. Con l’etichettatura dei diversi sottogruppi con l’uso di coloranti fluorescenti, i ricercatori hanno determinato che solo uno dei subcloni era responsabile per la metastasi della malattia.

 

Le anomalie genetiche nel tessuto del mieloma iniziale sono state poi confrontate con quelle nei tumori metastatici, scoprendo che 238 geni erano significativamente meno attivi in quest’ultimo gruppo, compreso un gene “firma” del mieloma metastatico.

 

“Di tutti i geni che sono stati diversamente espressi nei due gruppi, ne abbiamo trovato undici che hanno svolto un ruolo funzionale nella metastasi e che quindi possono essere il fattore scatenante della malattia”, ha detto Irene Ghobrial, del Dana-Farber Cancer Institute, autore senior dello studio. “Se studi futuri confermeranno quel ruolo – ha aggiunto – i geni potrebbero diventare bersagli per terapie che blocchino le metastasi del mieloma”.

 

FONTE: http://www.osservatoriomalattierare.it/mieloma-multiplo/7510-2015-02-02-14-48-44

Stavolta, evidentemente, ci siamo fatti influenzare. Anche e soprattutto da queste parti, dove l’elevata età media, l’alto tasso di anziani rende il vaccino anti-influenzale ancor più consigliato e importante che altrove. Parafrasando alla rovescia il più fortunato degli slogan del passato delle campagne pro-vaccino stagionale, vien proprio da dire questo. La puntura di Vespa (quella che il conduttore si è volutamente lasciato praticare davanti alle telecamere di Rai Uno a inizio dicembre) non ha fatto il miracolo. Un po’ ovunque infatti s’è registrata una contrazione del numero totale di persone che quest’anno hanno deciso di vaccinarsi, dopo che alle porte dell’inverno alcune morti sospette (che poi è stato accertato non essere dipendenti dal farmaco anti-influenzale) avevano ingenerato diffidenza, se non vera e propria psicosi, nei confronti del vaccino.

 

Trieste non ha fatto eccezione. Anzi. Più che di contrazione, qui si può parlare di crollo. «Quest’anno - spiega Fulvio Zorzut, direttore della struttura Igiene e sanità pubblica dell’Azienda sanitaria - la percentuale degli ultrasessantacinquenni che si sono vaccinati in provincia è scesa dal 49,1 al 42,8%. Nel contempo si sono ammalate generalmente più persone, alcune migliaia in più rispetto ai precedenti inverni. Ciò non vuol dire automaticamente che la causa sia stato proprio il calo delle vaccinazioni. Questa in effetti è l’epidemia più aggressiva degli ultimi anni. Si stima che ogni mille abitanti gli ammalati siano 11. Per trovare un tasso di contagi così elevato bisogna risalire alla cosiddetta “post-pandemica” del 2010, quando di malati se n’erano contati 15 ogni mille assistiti».

 

Le proiezioni statistiche, fa notare Zorzut, dicono che sarà proprio questa, più o meno dappertutto e dunque anche dalle nostre parti, la settimana col picco più alto di contagi. Poi il virus inizierà la sua lenta ritirata. A livello di aggressività siamo nella media, dietro Emilia Romagna, Trentino e Marche, che risultano essere quest’anno le regioni in cui si stanno registrando più casi. Ad ammalarsi di più, come sempre, sono i bambini al di sotto dei 4 anni mentre la fascia d’età meno interessata dal virus, anche perché è quella che malgrado tutto si vaccina di più, appartiene agli over 65.

 

«Non è il primo anno - rileva ancora Zorzut - che si registra un calo nelle vaccinazioni nella nostra provincia, così come nel resto del Friuli Venezia Giulia e in tutta Italia. A parte un’inversione di tendenza proprio l’anno scorso, i primi segni di cedimento nei cosiddetti tassi di copertura sono comparsi già nel 2009, in seguito all’allarmismo legato alla “suina”. Nella gente si era allora fatto strada un certo sconcerto di fronte a un allarme preventivo cui aveva fatto seguito però un virus che non si era rivelato tanto più aggressivo che in altre occasioni. Tre anni fa, quindi, un ulteriore calo è coinciso con una campagna influenzale in cui erano state ritirate dosi di vaccino a milioni, poi controllate, ritenute sicure e rimesse a disposizione delle aziende sanitarie». Un po’ com’è successo quest’anno: l’Aifa, l’Agenzia del farmaco, dopo le morti sospette si è ripresa le fiale, le ha ricontrollate e le ha rispedite ai presidi sanitari, pronte a essere somministrate agli assistiti. «L’evento - chiude Zorzut - ha dimostrato come la vigilanza dell’Aifa funzioni e sia efficace. Certo ha aumentato il grado d’incertezza nella gente, alimentata anche da alcune informazioni a mio avviso eccessivamente allarmistiche». E l’opinione pubblica, a quel punto, non è tornata indietro in massa. Neanche davanti alla puntura di Vespa in tv.

 

FONTE: http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/02/10/news/triesteinfluenza-giu-il-numero-degli-anziani-vaccinati-1.10833447

Gli anziani necessitano di una razione giornaliera doppia di proteine rispetto alla dose giornaliera raccomandata. A suggerirlo, in uno studio pubblicato sulla rivista American Journal of Physiology—Endocrinology and Metabolism, sono i ricercatori della University of Arkansas for Medical Sciences di Little Rock (Usa), secondo cui non conta come sia distribuito il consumo di proteine nell'arco della giornata, ciò che importa è aumentarne la quantità per poter conservare un'adeguata massa muscolare.

 

La ricerca è stata condotta su 20 persone di età compresa tra i 52 e i 75 anni, che sono state suddivise in quattro diversi gruppi. I soggetti capitati nel primo dovevano assumere, per quattro giorni, la dose giornaliera raccomandata di proteine, pari a 0,8 grammi al giorno, distribuita nei tre diversi pasti in egual modo (33% a colazione, pranzo e cena). I partecipanti assegnati al secondo gruppo dovevano assumere la stessa concentrazione di proteine, ma in quantità differenti durante l'arco della giornata (15% a colazione, 20% a pranzo e 65% a cena). I volontari del terzo e del quarto gruppo, infine, dovevano consumare una razione doppia di proteine, pari a circa 1,5 g al giorno, distribuita equamente o in quantità differenti nei diversi pasti. Al termine dell'esperimento, gli studiosi hanno osservato che la suddivisione delle proteine attraverso i pasti non aveva avuto effetti significativi. Al contrario, l'introito totale assunto aveva fatto la differenza: la dose maggiore aveva aumentato il bilancio proteico e la sintesi proteica muscolare.

 

“Anche se il tipo di distribuzione delle proteine, spiegano gli autori, non ha avuto un impatto significativo, abbiamo osservato che il maggiore apporto proteico ha influenzato il bilancio e la sintesi proteica muscolare di tutto l'organismo. L'intero bilancio proteico risultava maggiore con un consumo di proteine superiore alla dose giornaliera raccomandata".

 

FONTE: http://www.salute24.ilsole24ore.com/articles/17430-anziani-quando-l-eta-avanza-la-necessita-di-proteine-raddoppia

La depressione è una malattia caratterizzata da una alterazione del tono dell’umore che si manifesta con malinconia, tristezza, voglia di piangere senza motivi precisi, tendenza ad isolarsi dal resto del mondo, perdita di interesse per le cose abituali come leggere i giornali, guardare la televisione, frequentare gli amici, uscire di casa; colpisce il 15 per cento della popolazione anziana.

 

Importanza della dieta

 

È possibile prevenire la depressione cercando di evitare o risolvere eventuali fattori di rischio, ma anche seguendo una dieta sana ed equilibrata che aumenta il benessere generale dell’organismo. Recenti studi hanno svelato che, nel piatto, non devono mancare cibi ricchi di sali minerali, in particolare ferro e selenio, presenti nelle verdure verdi a foglia larga e nella golosa cioccolata. Abbondante deve essere anche l’apporto di vitamina C, di cui sono ricche le arance. Dal Giappone i ricercatori fanno sapere che un consumo di 4 tazze di tè verde al giorno migliora l'umore e allevia i sintomi della depressione in tarda età.

Sintomi e caratteristiche

 

La depressione senile è causata solitamente da malattie dovute all’invecchiamento fisico e mentale, oppure a situazioni sociali ed economiche disagiate.

I principali fattori sono:

 

  • isolamento sociale;
  • invalidità e dipendenza dall'aiuto di altre persone;
  • diminuzione delle risorse economiche;
  • perdita del proprio status sociale;
  • perdita del lavoro;
  • ripetute esperienze di lutto o di perdita;
  • cattivo adattamento alle malattie;
  • cattivi meccanismi di difesa dall'angoscia della morte.

I sintomi che caratterizzano uno stato depressivo nelle persone in età avanzata sono gli stessi che si manifestano nelle persone più giovani: senso di debolezza al minimo sforzo, mal di testa, palpitazioni, dolori, vertigini, dispnea, difficoltà respiratorie. Tuttavia, identificare la depressione senile non è sempre facile, perché i primi sintomi depressivi negli anziani vengono spesso collegati a problemi fisici e mentali dovuti all’età. Gli anziani depressi inoltre, diversamente dalle persone affette da demenza, che mostrano evidenti e frequenti disturbi del comportamento, difficilmente si fanno notare e la loro condizione di disagio raramente viene rilevata e trattata adeguatamente.

 

Prevenzione e Cura

 

Quando l’alterazione del tono dell’umore si presenta più volte in un anno e in episodidi lunga durata allora, diventa indispensabile rivolgersi a chi può fornire un aiuto a risolvere questo problema: il primo riferimento è il medico curante che può valutare i sintomi in base alla lunga conoscenza della persona e ai problemi clinici; inoltre, il rapporto di fiducia tra medico e paziente, facilita il colloquio, strumento indispensabile per la diagnosi.
 
Per curare la depressione senile, prima di ricorrere all’uso dei farmaci, è importante analizzare l’ambiente in cui la persona vive, i fattori psicologici, sociali e ambientali che lo circondano. Spesso la vecchiaia viene vissuta come una malattia, con rassegnazione e senza stimoli verso il mondo circostante, ci si chiude in sé stessi, si vive di ricordi e ci si ammala di depressione. Per evitare che si inneschi un quadro depressivo, è importante che ci sia qualcuno accanto alla persona anziana, in grado di circondarla di affetto e di considerazione.

 

FONTE: http://www.intrage.it/SaluteEPrevenzione/depressione_senile

«Una persona in casa di riposo costa in media 3.500 euro al mese, ripartiti tra la Provincia e l’assistito o la famiglia, se rimane a casa propria - nella peggiore delle ipotesi - all’ente pubblico ne costa al massimo 1.800 (la cifra corrisponde all’importo più alto dell’assegno di cura, ndr)». Luca Critelli, direttore della ripartizione politiche sociali della Provincia, spiega con le cifre, perché si cercherà di favorire al massimo il desiderio degli anziani di rimanere il più a lungo possibile a casa propria. «Lo chiedono loro - ricorda il dirigente - lo consigliano i medici per evitare un rapido peggioramento delle condizioni psico-fisiche, ma è anche una questione di sostenibilità economica, visto che la Provincia già oggi paga 195 milioni (di cui 30 messi a disposizione dalla Regione) all’anno in assegni di cura. A beneficiarne sono complessivamente 14.800 persone». Di questi 4.200 vivono in casa di riposo, gli altri, ovvero oltre 10 mila, a casa propria.

 

Ma la Provincia come pensa di affrontare la crescita esponenziale, prevista per i prossimi anni, delle persone anziane?

 

«Una volta le stime consideravano gli ultra sessantacinquenni, ma oggi sono troppi e fortunatamente sono persone che stanno bene, quindi oggi si parte dagli ultra settantacinquenni che in provincia sono 46.500, ciò significa che su una popolazione di 516 mila abitanti rappresentano circa il 9%. Una cifra destinata sicuramente ad aumentare, non bisogna però commettere l’errore di pensare che alla crescita delle persone anziane corrisponda automaticamente una un aumento del bisogno di assistenza. Fortunatamente per noi e per le casse pubbliche assieme all’età aumenta anche la qualità di vita».

 

Da quando è stato introdotto l’assegno di cura qual è stato l’aumento?

 

«Nel 2007-2008 i richiedenti erano 13.500, oggi 14.800. L’aumento c’è stato, ma non abbiamo avuto, come si temeva, un’esplosione delle domande. E comunque questa cifra non comprende solo anziani: calcoliamo che 3-4 mila di questi siano in realtà non autosufficienti adulti o addirittura giovani».

Per quanto riguarda le strategie per il prossimo futuro i piani della Provincia riguarderanno tre livelli: case di riposo, forme di residenza assistita e assistenza domiciliare.

«In Alto Adige - spiega Critelli - abbiamo circa 4.200 posti nelle case di riposo e prevediamo un aumento annuo complessivo di 50 letti, non di più. Le liste d’attesa sono ormai ridotte al minimo».

 

A Bolzano comunque c’è un progetto di realizzare una novantina di posti, di cui 30 all’interno di alloggi protetti, nel programma di radicale ristrutturazione del Grieserhof, un’altra ottantina si dovrebbero costruire sulla via Castel Firmiano, dove la famiglia Waldner, proprietaria in via Col di Lana di Villa Melitta, vuole costruire un centro di riabilitazione d’avanguardia.

Ma la casa di riposo sarà sempre più l’ultima spiaggia, ovvero il luogo dove si approda quando proprio non ci sono alternative. «Si farà di tutto per favorire la permanenza a casa degli anziani anche se in futuro, con famiglie sempre più piccole, spesso disgregate e con le donne che lavorano, bisognerà affidarsi alle badanti. Di buono c’è che sul territorio ci si sta organizzando: ci sono già 6-7 associazioni che ne curano la formazione, fanno i contratti, tengono i rapporti con le famiglie degli assistiti. La crisi poi sta facendo sì che il lavoro di badante cominci ad interessare anche agli altoatesini».

 

FONTE: http://altoadige.gelocal.it/bolzano/cronaca/2015/02/02/news/il-futuro-degli-anziani-e-a-casa-costa-meno-e-si-vive-meglio-1.10789196

I nomi sono di fantasia, la storia no. Adam e Sonja, marito e moglie, arrivano in Italia nel 1997 con le prime ondate di sbarchi dall'Albania. Ottengono il permesso di soggiorno, trovano un lavoro.

Nel 2008 presentano la domanda di cittadinanza: vivono qui da oltre 10 anni e hanno la fedina penale immacolata. La legge dice che lo Stato deve rispondere entro 730 giorni. Ma i due anni passano invano. Istanze, solleciti, raccomandate per posta certificata sbattono su un muro di silenzio.

 

Il 15 febbraio 2013 depositano una diffida. «Avremmo fatto ricorso al Tar del Lazio, ma l'avvocato chiese 1.500 euro che non avevamo», raccontano. Ancora nulla. Un giorno a Sonia arriva la voce che un certo avvocato sa come fare: in cambio di alcuni biglietti da 100 euro (in nero) va in questura, estrae il fascicolo e lo mette in cima alla pila di carte. In 5 anni la pratica non aveva lasciato gli uffici di polizia, ma la manina magica compie il miracolo. Dopo un mese il fascicolo vola al Viminale e dopo altri sei mesi giunge la cittadinanza. Il fascicolo del marito, invece, è sempre fermo.

Ecco come si diventa cittadini italiani: pagando in nero avvocati senza scrupoli. Ahmed (altro nome inventato) sbarca in Italia nel 1994. Dopo aver fatto mille lavori, ora gestisce un negozio di kebab. Nel 2008 chiede la cittadinanza. Trascorrono cinque anni prima di sapere che ancora «mancano elementi informativi essenziali per la definizione dell'istanza». Le mail certificate tornano indietro perché la casella del Viminale è piena.

 

Altro giro, altro avvocato specializzato a rastrellare pratiche di disperati a tariffa variabile: si va dai 400 ai 1.200 euro. Il legale è di Roma ma lo si incontra sovente nei tribunali del Nord. Vanta agganci sicuri al ministero. E anche Ahmed paga per avere ciò che gli spetterebbe per legge.

«Anziché dare opportunità reali, importiamo disperazione», scuote la testa Mimma Pelleriti, responsabile delle politiche d'integrazione alla Cisl di Bergamo, in prima fila nel denunciare le scorciatoie utilizzate per diventare italiani. «Il mercato della cittadinanza è indecente. Chi la chiede dovrebbe essere ben noto alle autorità di pubblica sicurezza: ci vogliono 10 anni di residenza effettiva e regolare in Italia, con permesso di soggiorno, lavoro, nemmeno una multa, dimostrando di essere integrati nel contesto sociale. È gente inserita che non ha mai dato problemi. Due anni per raccogliere i pareri delle forze dell'ordine di zona e valutare le istanze è un periodo congruo. Invece i ritardi burocratici aprono lo spazio al commercio clandestino delle pratiche. Ormai ottiene la cittadinanza in tempi brevi soltanto chi paga: in modo lecito (i ricorsi al Tar) o illecito (gli avvocati senza scrupoli)».

 

L'Anolf di Bergamo (Associazione nazionale oltre le frontiere), ente legato alla Cisl, ha denunciato il fenomeno alla questura orobica facendo il nome di un professionista romano che naviga nel torbido. Nella segnalazione si legge che l'avvocato è a conoscenza, non si sa come né a che titolo, di nomi e telefoni di chi ha chiesto la cittadinanza, e che si propone «dietro compenso di farsi carico della pratica, riuscendo a ottenerla in breve tempo senza la necessità di rivolgersi alla giustizia amministrativa in quanto vantava importanti amicizie tra il personale del ministero».

Una denuncia grave: al Viminale ci sarebbero impiegati o funzionari compiacenti che, approfittando delle lentezze amministrative (o addirittura favorendole), alimentano il bazar delle concessioni, vergognoso e illegale, gestito da avvocati senza scrupoli. «La gran parte degli immigrati sono abituati a mercanteggiare su tutto - dice Adriano Allieri, responsabile di Anolf Bergamo -, a pagare anche ciò cui hanno diritto, ma noi dovremmo dare un segnale che qui le cose funzionano diversamente».

 

Ma le scappatoie per diventare italiani comprendono altri tipi di complicità, oltre a quelle delle amministrazioni pubbliche. Ci sono anche i datori di lavoro disonesti che firmano contratti di soggiorno per manovalanza stagionale che invece non viene mai assunta. Il racket dei clandestini gira a questi imprenditori-truffatori una parte dei soldi estorti ai disperati. Gli stranieri pagano per avere un permesso temporaneo, che può andare da tre a 9 mesi, per lavorare nelle campagne, come colf o badanti, o nel turismo, in ristoranti e alberghi durante la stagione delle vacanze.

La realtà è diversa. Sbarcano con contratti di lavoro simulati e poi restano come clandestini. Non lavorano nemmeno un giorno, ma riescono comunque a mettere piede in Italia in modo apparentemente regolare affidandosi poi all'immortale arte di arrangiarsi. La catena delle illegalità è lunga fino ad arrivare alla richiesta della cittadinanza, dove subentrano le lungaggini e le connivenze di avvocati che millantano agganci al ministero e oliano le pratiche in cambio di soldi.

 

«L'assenza di controlli in questo campo è uno scandalo - protestano Pelleriti e Allieri -. Da noi si presentano tantissimi immigrati con i contratti di soggiorno ma nessuna posizione aperta all'Inps. Basterebbe incrociare i dati delle questure e della previdenza per scoprire questo tipo di truffe e combattere la clandestinità. Perché non lo fanno? E perché l'Unione europea non applica controlli maggiori? In fondo, con la cittadinanza un extracomunitario acquisisce la libera circolazione. Il buonismo dilagante copre molte situazioni fuorilegge. Non è giusto e non è dignitoso per queste persone. Noi non vogliamo essere complici di un sistema che promuove l'illegalità, ma condividere buone prassi».

 

FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/boom-dei-matrimoni-anziani-e-badanti-ogni-anno-5mila-1088896.html

La disponibilità di terapie sempre più efficaci per ogni malattia ha un rovescio della medaglia che prende il nome di polifarmacoterapia. Si intende con questo termine l'assunzione nel corso della giornata di diversi farmaci per la cura di disturbi di varia natura. Il fenomeno riguarda in particolare gli anziani fra i 75 e gli 85 anni, che secondo alcune stime in un terzo dei casi assumerebbero 5 o più medicine al giorno prescritte dal medico, senza contare i farmaci da banco.


Secondo i dati dell'Osservatorio Arno, un anziano dai 60 anni in su prende dalle 8 alle 10 compresse al giorno, anche se il numero dei principi attivi potrebbe essere inferiore. Un costo enorme per il nostro sistema sanitario, ma paradossalmente anche un rischio per la salute degli anziani.
In vari paesi esistono degli strumenti che aiutano medici e pazienti anziani a ridurre il numero dei farmaci che si assumono, ad esempio le linee guida STOPP, Screening Tool for Older Person’s Prescriptions, ovvero una lista di farmaci potenzialmente pericolosi che fa luce sulle interazioni fra le molecole e sulle prescrizioni duplicate di farmaci simili fra di loro che provengono da specialisti contattati in tempi diversi dal paziente.


Giuseppe Paolisso, geriatra e Rettore della Seconda Università di Napoli, commenta al quotidiano La Stampa: “in Italia, invece, mancano linee guida specifiche dedicate all’anziano anche se per ciascun farmaco vi sono avvisi relativi a eventuale pericolosità per l’anziano. Le due grandi categorie di farmaci su cui c’è eccesso di prescrizione nell’anziano sono gli ansiolitici (inopportunamente prescritti per favorire l’addormentamento) che abbassano il tono dell’umore e riducono le capacità di reazione a stimoli esterni con vari rischi per l’anziano nelle sue attività quotidiane (ad esempio alla guida); gli antipertensivi, che, non sempre dati in modo appropriato, possono creare grossi problemi specie quando l’anziano passa da posizione distesa a in piedi con vertigini anche di lunga durata e rischio cadute”.


A rischio in particolare è l'anziano che si rivolge a una serie di specialisti, i quali fanno prescrizioni ignorando quelle fatte in precedenza dai loro colleghi, creando così un effetto ridondante davvero minaccioso per la salute del soggetto.

 

FONTE: http://www.italiasalute.it/8196/pag2/Il-rischio-della-polifarmacoterapia-negli-anziani.html

Colf e badanti a lezione di sicurezza domestica. Perché sono loro la categoria più a rischio e vulnerabile degli ultimi anni, ed è proprio ai lavoratori di questo settore che è dedicata l’agenda “Casa sicura”. Tradotta in cinque lingue- romeno, inglese, polacco, spagnolo e russo- è disponibile presso le sedi dell’Api-colf( viale Gambaro 11 aperto il martedì, giovedì e venerdì dalle 15,30 fino alle 18,30) e la Federcolf.


Secondo fonti Inps nel 2013 le colf denunciate in tutta la Liguria erano 31.551 di cui quasi duemila solo a Genova. L’attenzione delle associazioni si rivolgono verso tutte le attività che si svolgono all’interno delle abitazioni e che coinvolgono maggiormente la popolazione femminile: gli infortuni a badanti e colf sono al terzo posto nella classifica degli infortuni ad immigranti donne + 6,5 % del totale dopo circa il 20% degli addetti a servizi di pulizia  e a circa il 7% delle infermiere. Gli infortuni hanno colpito le donne per circa il 34% degli infortuni totali denunciati


E proprio per prevenire gli infortuni che nasce nel 2012 l’agenda “Casa sicura” , tra una collaborazione tra l’Inail (istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) e la Fondazione Labos ( laboratorio per le politiche sociali) con l’obbiettivo di promuovere la cultura della prevenzione e della sicurezza tra colf e badanti- la maggior parte di origine straniera- residenti in Italia ma anche per sensibilizzare le famiglie dove lavorano cercando così di ridurre i rischi di infortuni domestici. Infatti, questa “nuova” categoria lavorativa, seppur tutelata per eventuali infortuni non sono destinatari della normativa di riferimento in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.


Nel prezioso taccuino sono elencati suggerimenti per come lavorare sicuri in casa. Tra le maggiori cause di infortuni domestici al primo posto si trova la caduta dall’alto, quando  per esempio non si presta attenzione a come si posiziona la scala per lavare i vetri o cambiare le tende; al secondo posto i rischi chimici che comprendono tutti i prodotti che si usano per pulire casa, l’esperto raccomanda sempre di leggere l’etichetta dove vengono riportati i vari simboli di pericolo(nell’agenda c’è una sezione apposta) mentre al terzo posto si trova la caduta a causa del pavimento bagnato o della cera appena stesa. Dati che sono emersi grazie al dialogo e all’ascolto diretto delle associazioni. In “ Casa sicura” inoltre, si potrà trovare una sezione dedicata anche al riciclaggio e smaltimento dei rifiuti, all’aggiornamento del rischio chimico, alla sfera comunicativa e relazione tra i collaboratori domestici e le famiglie e alla gestione dello stress.

 

FONTE: http://genova.repubblica.it/cronaca/2015/01/28/news/colf-106011677/

Avere fretta di andare in pensione potrebbe essere controproducente per il cervello. Uno studio degli esperti dell'Istituto di Psichiatria del King's College di Londra ha infatti dimostrato che ogni anno passato a lavorare in più rispetto alla media protegge i neuroni dalle malattie neurodegenerative per ulteriori 6 settimane.

 

Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno analizzato 1320 casi di Alzheimer, scoprendo che fra i partecipanti che erano andati in pensione più tardi rispetto agli altri questa forma di demenza era comparsa più avanti nel tempo. Per questo secondo Piero Barbanti, neurologo dell’IRCCS San Raffaele Pisana, “non dobbiamo 'mandare in pensione' il nostro cervello”. I buoni motivi per evitarlo sarebbero almeno 3. “Si può dire che il lavoro è ritmo: il nostro cervello, come una macchina che non tiene il minimo e si spegne a un incrocio, va meglio quando è in funzione – spiega Barbanti – Il secondo motivo è quello dell’affettività: il lavoro è in grado di incanalare lo stress e in parte di educarlo. Certo alcuni lavori lo provocano, ma lo stress di origine familiare, per esempio, può trovare nel lavoro una sua fisiologica estinzione. Il terzo aspetto – conclude l'esperto – è quello cognitivo: quando lavoriamo non solo competiamo positivamente con gli altri, ma dovremmo competere con noi stessi alzando volta per volta l’asticella delle prestazioni. E questo, cognitivamente, è sviluppo continuo”.

 

Ad ogni regola che si rispetti corrisponde, però, un'eccezione. Secondo Barbanti in questo caso i benefici della scelta di posticipare il pensionamento potrebbero venir meno se il lavoro è fatto controvoglia o se obbliga a rapporti interpersonali pericolosi per la salute psicologica. “Ma in senso stretto – conferma il neurologo – lavorare è neurologicamente un vero e proprio elisir”.

 

 

FONTE: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/16589-altola-alla-pensione-br-lavorare-protegge-br-dall-alzheimer

Una delle prime attività quotidiane colpite quando una persona inizia ad avere problemi di autonomia è quella dell'igiene personale. L'igiene personale è parte essenziale della comunicazione con le persone anziane: l'attenzione e il rispetto mostrati durante questi momenti sono estremamente importanti in termini di qualità della vita percepita dalla persona assistita.

 

Pazienza, flessibilità e socievolezza, insieme ad una buona conoscenza della persona di cui ci si prende cura, sono essenziali nell' effettuare i gesti quotidiani dell'igiene: aiutare un'altra persona a fare il bagno o lavarsi non è un semplice gesto meccanico. Inoltre, esiste una relazione diretta tra la scarsa igiene e la formazione di piaghe, irritazioni, allergie e altre condizioni negative per la salute della pelle.

 

La più importante e completa routine quotidiana dell'igiene personale avviene di mattina e la sequenza corretta consiste nella detersione del viso, poi del collo, quindi del corpo. Dunque si inizia lavando delicatamente il viso con una spugna ben strizzata, detergendo gli occhi solo con acqua. Quindi usare prodotti specifici per l'igiene, rimuovere il sapone in eccesso e asciugare con cura, assicurandosi che la pelle rimanga asciutta per evitare la macerazione. Consigliabile applicare una crema idratante per mantenere la pelle in salute. Mentre alla sera occorre detergere almeno il viso e le mani prima di andare a letto.

 

In ogni caso è importante creare una routine , rispettare la privacy, spiegare ciò che si sta per fare (ora ti laverò il viso, alza la gamba...), rispettare l'indipendenza personale il più possibile e cercare di anticipare o prevenire situazioni difficili. Per quanto riguarda il bagno o la doccia e lavare i capelli è raccomandato come minimo una volta alla settimana e comunque rimanere calmi e non essere di fretta è fondamentale quando si fa il bagno. Oggigiorno, esistono vari prodotti che possono aiutare in tutte queste operazioni, soprattutto prodotti monouso come cuffie shampoo pre-umidificate, guanti detergenti umidificati, creme detergenti da usare con morbide salviette.

 

A completamento, sia nella prevenzione che nel trattamento della pelle secca, è bene non scodare lozioni idratanti, creme lenitive e creme barriera.

 

FONTE: http://www.informazione.tv/it/BenESSERE/art/54648-assistenza-domiciliare-agli-anziani-l-igiene-quotidiana/

I Servizi

Richiedi servizi di badanza

Richiedi un preventivo

E' gratis

Senza impegno ti invieremo un preventivo su misura per le tue esigenze.

Compila i dati

Contatti