La NOSTRA badante a casa TUA

A dicembre dello scorso anno la quarta edizione del Codice Europeo contro il Cancro riportava alcune regole di prevenzione, tra cui le seguenti:"basare la propria alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale, con cereali non industrialmente raffinati e legumi in ogni pasto e un'ampia varietà di verdure non amidacee e di frutta. Limitare il consumo di carni rosse ed evitare il consumo di carni conservate". 

 

Sulla scia di Campbell e del suo best seller "The China Study" le carni vengono ripetutamente messe sul banco degli imputati quando si parla di rischio cancerogeno. Lo IARC (l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul cancro) ora punta il dito contro le carni rosse e i salumi che hanno subito processi di lavorazione mirati ad aumentarne la conservabilità. Questi ultimi addirittura sono posti nella lista dei cancerogeni del gruppo 1, ossia tra quelle sostanze per le quali esistono prove sufficienti per stabilire un nesso causale tra l'esposizione dell'uomo e lo sviluppo dei tumori. Per tali carni trasformate è stata infatti documenta un'associazione con il cancro del colon-retto. 

 

Ma cosa si intende per sostanza cancerogena? Cancerogeni sono tutti quei fattori che possono portare alla formazione di tumori maligni. Attenzione però che tali fattori sono tantissimi, ad esempio anche la luce solare. Non possiamo però metterli tutti sullo stesso piano. Certo è che una sostanza cancerogena aumenta il rischio di malattia nel corso della vita ma è impossibile a dirsi quando e se ciò accadrà. Si parla di probabilità non di certezza e questa probabilità varia a seconda dell'agente cancerogeno. Il fumo di sigaretta ad esempio non può essere messo allo stesso livello di rischio delle carni rosse o trasformate. 

 

Inoltre basilare è lo stile di vita, che ognuno conduce, nel suo complesso. Infatti il consumo dello stesso quantitativo di carne ha un effetto ben diverso su un normopeso con uno stile alimentare e di vita sano e su un individuo in sovrappeso e sedentario. Una dieta sbagliata non sarà l'unica causa di un tumore del colon, anche se potrà contribuire con un'azione sinergica negativa al manifestarsi di patologie. L'analisi in definitiva deve essere olistica, ampia e considerare più fattori e le loro correlazioni. È necessario riflettere sulle tecniche di allevamento, sui metodi di trasformazione e di conservazione e sulla preparazione. La carne rossa non è tutta uguale come non lo sono gli allevamenti e i piatti preparati. Una carne ben protetta dai batteri tramite nitriti e nitrati, che nel nostro organismo si trasformano in nitrosammine, certamente avrà probabilità di rischio più alta. Braciole e salsicce ai ferri con patatine fritte hanno un effetto ben diverso di una fettina di vitello cotta al forno e accompagnata da un contorno di verdure. Queste ultime tra l'altro apportano sostanze antiossidanti che riducono la formazione dei radicali liberi e contrastano l'azione delle molecole ad azione cancerogena eventualmente presenti nella carne.

 

Quindi non vanno demonizzate le carni rosse, ma consumate con criterio evitando gli eccessi.

 

FONTE: http://tecnici24.ilsole24ore.com/art/sicurezza/2015-11-17/le-carni-rosse-e-cancro-090731.php?refresh_ce=1

 

«Magari non è politicamente corretto, ma vanno dette le cose come stanno. Fra gli infetti da Hiv in provincia di Pisa e in particolare nella zona pisana, i nuovi casi sono costituiti soprattutto da pensionati che, rinvigoriti da farmaci come il Viagra, cercano una seconda giovinezza sessuale. E non possiamo nascondercelo, molto spesso si rivolgono al mercato della prostituzione e delle trans senza utilizzare alcuna protezione». Proprio così, avete capito bene. Parola di Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive a Cisanello. Fra i 1.200 casi di sieropositivi o di malati di Aids seguiti dagli ambulatori del policlinico, molti sono anziani che fino a qualche anno fa non figuravano nelle statistiche.

Il fenomeno. C’è una nuova fascia di rischio nella popolazione, un nuovo target per una delle malattie infettive più pericolose e «più sottovalutate», dice il primario. In Toscana sono 5.000 i casi, 90mila in Italia. Fra quelli seguiti nell’ospedale pisano il 50% proviene dalla provincia di Pisa, il resto da altre zone della regione se non addirittura da altre regioni. «Il 75% è positivo all’Hiv, nel 25% dei casi la malattia si è sviluppata in Aids, questo perché spesso molti non sanno o non credono di essere stati esposti al rischio. L’Aids è considerata comunemente come una malattia curabile e prevenibile. Si sbaglia, non è così. Ma proprio in ragione di questa errata convinzione, non si pratica più il sesso sicuro con l’utilizzo del preservativo». Da anni il medico chiede di introdurre il test facoltativo ai pazienti del pronto soccorso. Ma l’Aids non è l’unico allarme di cui si parlerà al decimo Corso sulla terapia antibiotica in programma fino a domani all’Hotel San Ranieri con i maggiori esperti del settore.

Resistenza agli antibiotici. «Siamo quasi tornati all’epoca pre-antibiotica - avverte Menichetti - A causa di un abuso di somministrazione i germi sono mutati in modo da riuscire a soverchiare il farmaco. Così oggi quasi non esistono più farmaci efficaci. Questo anche perché alle case farmaceutiche non conviene». L’esempio, secondo il primario, viene dagli Stati Uniti. «Obama ha varato un programma di incentivi per spingere la ricerca per 20 nuovi antibiotici per i prossimi anni. Perché il ministro Lorenzin non lo pianifica anche da noi?»

Vaccinazione antinfluenzale. L'autunno è il periodo più opportuno per farla, spiega il medico. Ogni anno la Regione la offre gratuitamente a tutti gli over 65 e alle categorie a rischio. «Quest'anno - conclude Menichetti - è combinata con l’offerta gratuita del vaccino contro il pneumococco. Una ragione in più per proteggersi prima che sia troppo tardi».

 

FONTE: http://iltirreno.gelocal.it/pisa/cronaca/2015/11/17/news/boom-del-viagra-sempre-piu-anziani-a-rischio-aids-1.12462084

 

E' stato detto un cumulo di scemenze che stiamo cercando di governare". È quanto ha dichiarato sull’importanza del vaccino, il direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, dr. Ranieri Guerra. “Credo che a fronte di una responsabilità civile e deontologica dei medici e degli operatori sanitari ci sia anche una uguale responsabilità da parte di chi gestisce gli organi di stampa e di chi informa come mestiere”, ha continuato a sottolineare Guerra, concludendo che “se ne sono lette veramente di tutti i colori, e la mia impressione è che in pochi abbiano realmente letto il piano vaccinale così come è stato elaborato e proposto e come è stato negoziato e discusso con le amministrazioni regionali”. Di questo e altro se ne è parlato nella giornata conclusiva del XIV Congresso Nazionale della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, di Catania. Al centro del dibattito i batteri. I più importanti attualmente in circolazione tra le strutture ospedaliere in Italia sono i Gram negativi: queste gravi infezioni hanno acquisito una particolare resistenza a quasi tutti - talvolta proprio a tutti - gli antibiotici presenti sul mercato. Queste costringono i medici ad impostare delle terapie molto complesse che, purtroppo, non sempre portano ad una completa guarigione.

 

INFEZIONI NOSOCOMIALI - Nelle strutture residenziali per anziani un paziente su tre rischia di contrarre una malattia respiratoria, a causa anche della mancata vaccinazione di persone per cui era indispensabile, come anziani e categorie a rischio. A seguire tra le più rischiose, ma è minima la differenza, ci sono le infezioni urinarie, causate spesso da cateteri che rimangono per più del tempo richiesto.

 

RISCHIO - "I pazienti - spiega Marco Tinelli, Direttore dell'Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive e Tropicali - Azienda Ospedaliera di Lodi - si muovono all'interno di strutture residenziali per anziani dove i casi di infezioni dovute a batteri ad alta resistenza sono in aumento. Il rischio di contrarle aumenta ulteriormente nei casi di pazienti in condizioni critiche o con comorbidità, rendendole addirittura mortali. Credo che la controinformazione che è stata fatta negli anni scorsi contro le vaccinazioni "gridi vendetta": il rischio di effetti collaterali è praticamente irrisorio mentre i vantaggi sono enormi".

 

VACCINO - Scarsa la percentuale di operatori sanitari che si è vaccinata, che si aggira intorno al 20%. "Qui - spiega il Dr. Guerra - abbiamo due ordini di problemi: primo, o ci si avvicina tra operatori sanitari affinché sia credibile il messaggio che mandiamo al pubblico, oppure lasciamo perdere, perché non è possibile pensare che un sistema cerchi di reclutare e dare una comunicazione corretta e poi viene totalmente disattesa all’origine. Il secondo punto è che un operatore sanitario non vaccinato rischia di trasmettere ai propri assistiti una patologia trasmissibile, e questo non è ammissibile, da un punto di vista sia deontologico che professionale"

 

FONTE: http://www.iltempo.it/rubriche/salute/2015/11/16/1-paziente-su-3-rischia-di-contrarre-malattie-respiratorie-nelle-strutture-residenziali-1.1479755

 

Cento milioni di europei soffrono dolore cronico e circa la metà sono anziani. A loro si dirige la 'Carta Europea dei diritti dei Cittadini Over 65 con Dolore Cronico' che approda al Parlamento Ue di Bruxelles portando al centro dell'interesse comunitario quello che è considerato uno dei più urgenti problemi sanitari di tutto il vecchio continente. "Con questa Carta", spiega il Dottor Roberto Messina, CEO di SIHA, Senior International Health Organization, e Presidente di FederAnziani, "ci poniamo l'obiettivo di aiutare a garantire l'accesso ai trattamenti, la continuità di cura, assicurare qualità, sicurezza, equità ai pazienti anziani con dolore cronico".

 

L'evento, promosso da SIHA e dagli eurodeputati Giovanni La Via, Ncd, Elisabetta Gardini, Forza Italia, Antonio Panzeri, Pd, con il supporto di FederAnziani e Pain Alliance Europe, punta a raccogliere nuove adesioni ad una Carta che chiede inoltre di aiutare i Paesi Membri a definire delle direttive specifiche per risolvere i problemi legati al dolore cronico ed attuare misure di tutela per i cittadini colpiti da questa patologia.

I numeri, forniti dal centro studi di Federanziani, disegnano i contorni del problemi: un europeo su cinque soffre dolore cronico di origine non oncologica, uno su quattro dolore cronico severo. La percentuale sale al 50% per gli Over 65, a loro il dolore concede 7 anni di speranza di vita media. Il mal di schiena, il dolore al cranio ed al collo, il dolore artritico e quello muscolare diffuso, sono le patologie più frequenti, a loro si associano sintomi quali la depressione, la perdita di relazioni sociali e di capacità lavorative. Solo il 69% delle persone con dolore cronico nella Ue assicura di essere trattato e tra questi solo il 41% in maniera adeguata.

 

L'impatto del trattamento del dolore cronico sui sistemi sanitari e sui sistemi economici dei 28 Stati membri si traduce, per gli under 65, in pesanti perdite di giornate di lavoro, e, per tutti, ma soprattutto per gli anziani, in maggiori costi di trattamento socio-sanitario. Un paziente con dolore cronico non oncologico costa ai sistemi sanitari in media 2,6 volte in più di un paziente senza dolore.

Secondo le stime di FederAnziani, l'impatto dei costi sanitari totali diretti ed indiretti per le patologie di dolore cronico sul Pil dei 28 Stati Membri varia dal 2% al 2,9% dell'Irlanda, con una media Ue del 2,4% ed un costo pari a 271 miliardi di euro all'anno. Le spese per gli anziani arrivano a quasi 90 miliardi di euro (si escludono i costi indiretti quali le giornate di lavoro perso).

 

Eurostat indica che attualmente ci sono nella Ue 96,6 milioni di persone Over 65, pari al 19% della popolazione comunitaria, una cifra che è destinata a salire fino a 125 milioni nel 2030, il 24,1%, e a sfiorare i 150 milioni nel 2050 (148 milioni per il 28,2% del totale).

 

FONTE: https://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/salute_65plus/medicina/2015/11/10/50-mln-anziani-ue-con-dolore-cronico-carta-tutela-diritti_f13dc7e2-02e4-4d72-a345-6007bc870c63.html

 

La carne rossa? «Al di là delle polemiche una volta alla settimana va mangiata, anche dagli anziani». Lo spiega Mariangela Rondanelli, responsabile del servizio endocrino nutrizionale dell’Istituto Santa Margherita che ieri ha cominciato le lezioni per la due giorni residenziale di medici, biologi e nutrizionisti interessati all’alimentazione dell’anziano. Sperimentazioni pratiche delle strumentazioni atte a verificare le necessità nutrizionali degli anziani, lezioni e discussione di casi clinici sulla base dei nuovi livelli di assunzione raccomandata di alimenti per la fascia di età sopra i 75 anni.

Prima leggenda da sfatare, niente carne per gli anziani? «Le proteine servono eccome – spiega Rondanelli – carne, pesce, uova, latte e legumi sono fondamentali. Una volta a settimana la carne rossa e tre o quattro volte la bianca, come il pesce. A ogni pasto servono proteine, la carne è fondamentale per il contenuto di vitamine del gruppo B e le proteine nobili».

In discussione anche che tipo di acqua faccia meglio agli anziani: «Alla base della piramide alimentare degli anziani c’è l’acqua – spiega ancora Rondanelli –. L’acqua non serve solo a idratare ma a passare nutrienti acque ricche in calcio per soggetti con osteoporosi per esempio, o ricca di bicarbonati per aiutare la digestione. Ancora: per combattere la stipsi l’acqua ricca di magnesio aiuta. E ancora: gli anziani dovrebbero preferire gli alimenti integrali, così come il resto della popolazione: «Sono fonti di fibre che aiutano l’intestino pigro – spiega ancora Rondanelli –. Dopo l’acqua, salendo sulla piramide alimentare troviamo i carboidrati e le proteine e sulla cima della piramide c’è una bandierina: il soggetto anziano deve anche assumere integratori perché l’assorbimento delle vitamine D e B12 non è ottimale.

Quindi il medico deve sapere quali integratori consigliare». La vitamina D aiuta a preservare ossa e muscoli, la B12 in generale a livello cognitivo. «Le vitamine – chiude Rondanelli – servono anche a trasformare i nutrienti in energia».

FONTE: http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2015/11/08/news/sorpresa-la-carne-fa-bene-agli-anziani-1.12412120

 

Quando coglie un arresto cardiocircolatorio, oppure un infarto miocardico acuto, o ancora un ictus, o un’insufficienza respiratoria acuta, oppure un trauma: in questi casi le manovre del personale sanitario e l'approccio terapeutico sono determinanti, anche se non decisivi, per la vita del paziente. Si chiamano, infatti, First Hour Quintet, quattro situazioni patologiche, più il trauma, tutte molto gravi e ad alto rischio per la vita del paziente, che richiedono una risposta sanitaria precisa.

A questo tema è dedicato il convegno First Hour Quintet: la risposta sanitaria nell’Area vasta Sud Est, organizzato dal Dipartimento di emergenza e accettazione (Dea) della Asl 9, per domani, a partire dalle 8.30, all'hotel Granduca a Grosseto; il primo rivolto agli specialisti delle tre aziende sanitarie della Toscana meridionale- Arezzo, Grosseto e Siena - che confluiranno nella futura Asl di Area vasta. «Obiettivo del meeting - spiega il direttore del Dea di Grosseto, Mauro Breggia, presidente del comitati scientifico del convegno – è quello di assicurare, relativamente alle cinque principali patologie ad alto rischio di morte, risposte adeguate e quanto più possibili omogenee per ridurre la mortalità e le disabilità evitabili».

Divulgare e promuovere la conoscenza e il trattamento delle cinque principali patologie di maggiore criticità, le first quintet hour, creando standard comuni nell'impostazione clinico-diagnostica e terapeutica diventa dunque importante.

Il convegno è dedicato alla memoria di Giuseppe “Tino” Santi, medico della Asl 9 fin dai primi anni Novanta, prematuramente scomparso in un incidente stradale nel 2008. Tino Santi è stato uno dei “pionieri” della rete del 118, per il quale aveva svolto anche attività nell'elisoccorso.

Dal 2003 era entrato in pianto stabile nel team del pronto soccorso, che ha contribuito a far crescere e migliorare fino alla realizzazione del Dea, lavorando a lungo, con grande dedizione e competenza.

Dopo la presentazione del convegno a cura di Mauro Breggia, sono in programma i saluti del commissario della Asl Toscana Sudest, Enrico Desideri, del vicecommissario, Daniele Testi, e del presidente dell'Ordine dei medici di Grosseto, Roberto Madonna.

A seguire sono previsti diversi gli interventi degli specialisti provenienti dalle Asl della Toscana Sud. Arezzo, Grosseto e Siena.

FONTE: http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2015/11/05/news/che-fare-in-caso-di-ictus-o-infarto-il-convegno-1.12393671?refresh_ce

 

La malattia è causata dalla mutazione cancerosa delle cellule che hanno la funzione di produrre gli elementi del sangue, i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. A causa della mutazione che interessa queste cellule, che si trovano nel midollo osseo, vengono prodotte cellule del sangue anomale, che non riescono a svolgere i compiti ad esse assegnate. Proprio per questo la leucemia può provocare sintomi legati all’anemia, alle infezioni (nel caso della carenza di globuli bianchi) e alle emorragie, se le piastrine risultano immature.

 

1) STANCHEZZA

I malati di leucemia spesso soffrono di un senso di stanchezza, di debolezza o di mancanza di energia. Può diminuire la capacità fisica e mentale e ci può essere una ridotta resistenza allo sforzo.

 

2) AUMENTO DELLA VES
Si può riscontrare un aumento della velocità di eritrosedimentazione, un indice ematico che può dare riscontro sulla presenza di infiammazioni nell’organismo. I valori normali della VES espressi in mm/h sono di 5 e 7 rispettivamente per gli uomini dai 20 ai 49 anni e per gli uomini dai 50 ai 69 anni; corrispondono a 9 e 12 per le donne dai 20 ai 49 anni e per le donne dai 50 ai 69 anni.

 

3) DOLORE ADDOMINALE

Chi ha la leucemia può soffrire anche di dolore addominale, che può essere di tipo colico, con ondate dolorose, come se fossero una morsa, oppure continuo.

 

4) DOLORE ALLE OSSA

Il dolore alle ossa in chi soffre di leucemia può essere in forma diffusa o localizzata.

 

5) CALCOLI RENALI 

Anche i calcoli renali possono essere un altro sintomo caratteristico che, insieme agli altri, delinea il quadro della leucemia.

 

6) FACILITA' AL SANGUINAMENTO

Proprio per la presenza di disturbi della coagulazione del sangue, i malati di leucemia possono facilmente essere esposti al sanguinamento e alla comparsa di lividi sulla pelle in seguito anche a piccoli traumi.

 

7) LEUCOPENIA

La leucopenia è la riduzione del numero di globuli bianchi che circolano nel sangue, con la conseguente riduzione della funzione immunitaria.

 

8) IPERIDROSI

Chi soffre di leucemia può essere soggetto ad un’eccessiva sudorazione. Il fenomeno può essere tipico di alcune zone del corpo oppure apparire generalizzato.

 

9) PIASTRINOPENIA

La leucemia comporta anche la riduzione delle piastrine, con una quantità circolante inferiore a 150.000 unità per mm3 di sangue. Il valore comune è quello compreso tra 150.000 e 400.000/mm3.

 

10) STATO CONFUSIONALE

Si possono manifestare stati confusionali, con disturbi dell’attenzione, delle capacità cognitive e del livello di coscienza.

 

11) PERDITA DI PESO

Chi soffre di leucemia può essere soggetto anche ad una riduzione della massa corporea.

 

FONTE: http://www.tantasalute.it/articolo/leucemia-i-sintomi-da-riconoscere/56445/

 

Uno studio dell’Università di Sydney ha esaminato centinaia di pazienti di cancro colorettale: è emerso che quasi meta’ dei pazienti soffre di perdite di memoria e incontra difficolta’ a concentrarsi . La condizione non sarebbe causata dalla chemioterapia. “E’ spesso dopo che tornano al lavoro che lo notano e quello che accusano di piu’ e’ il problema con il multitasking”, sostiene Janette Vardy, docente di Medicina del cancro, su Clinical Oncology. “Abbiamo osservato con sorpresa che vi sono alti tassi di deficit cognitivo prima che i pazienti abbiano ricevuto chemioterapia”. “Ci aspettavamo che tra i pazienti di cancro trattati con chemioterapia vi fosse una maggiore incidenza di decadimento cognitivo rispetto a chi non l’aveva ricevuta, ma in effetti vi era molto poca differenza fra di due gruppi di pazienti con malattia localizzata”. Non è chiaro cosa possa provocare il declino: “Vi e’ la possibilita’ che siano di beneficio degli esercizi di attivita’ cerebrale”, .

 

FONTE: http://www.meteoweb.eu/2015/11/tumori-il-cancro-allintestino-puo-provocare-la-perdita-di-memoria/534314/

 

 

Tanti sono i benefici dell’attività sportiva, soprattutto se si è superati i 65 anni di età. Una fase della vita delicata, tanto che spesso la parola “anzianità” fa rima con “pigrizia”. Eppure fare regolare movimento (basta solo camminare) o dedicarsi a un vero e proprio sport è particolarmente indicato perché riduce: il rischio di disturbi cardiaci e infarto, previene il diabete, l’ipertensione, la possibilità di sviluppare l’Alzheimer e altre malattie legate all’invecchiamento.

 

Mantenersi giovani nel fisico e nello spirito è quindi una missione possibile a tutte le età, ma otto anziani su dieci ritengono che fare attività sportiva e correggere il proprio stile di vita sia inutile, arrivati a una certa età, tanto più se si è colpiti da tumore. Il 40% dei pazienti oncologici e i loro familiari pensano che l’attività fisica non apporti alcun beneficio, il 23% addirittura è convinto che aggravi la malattia.

 

“Si tratta di dati significativi, frutto di miti sbagliati – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e direttore dell’Oncologia Medica dell’IRCCS di Reggio Emilia – che testimoniamo quanto sia sempre più importante informare sulla patologia ed educare a stili di vita corretti non solo il paziente, ma anche chi interviene nella gestione quotidiana della malattia”.

 

Per rispondere a questo crescente bisogno informativo l’AIOM promuove Prostata: sul tumore vince chi gioca d’anticipo, un vero e proprio “Tour della prevenzione” in venti città, che porta gli oncologi a parlare esclusivamente agli anziani di lotta alle neoplasie nei centri ricreativi per la terza età. 

 

“Con questa campagna – continua il prof. Pinto – la prima nel suo genere in Italia, abbiamo scelto di focalizzarci su un tumore solido che interessa maggiormente la terza età e per il quale non esistono finora programmi di informazione e di screening adeguati. Abbiamo realizzato anche un opuscolo informativo da diffondere in ogni incontro che consente ai malati e alle loro famiglie di conoscere la patologia, capire cos’è e quando può essere fatto il controllo del PSA e fornisce consigli pratici su come gestire il forte impatto che la malattia ha nella quotidianità della persona”.

 

Il tour questa settimana toccherà le città di Milano (27 ottobre), Trieste (27 ottobre), Genova (28 ottobre) e Roma (30 ottobre), e ancora Reggio Emilia e Ancona per ripartire prima di fine anno con altre 10 tappe a Padova, Trento, Pescara, Terni, Chieti, poi ancora Bari, Cosenza, Palermo, Nuoro e Como. Il progetto è reso possibile grazie al contributo incondizionato di Janssen.

 

“Le campagne focalizzate sulla prevenzione e sulla creazione di cultura sui tumori rappresentano la nuova frontiera nella collaborazione tra società scientifiche e aziende farmaceutiche – afferma il dott. Massimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore Delegato Janssen, che rende possibile l’intero progetto –. Lavoriamo per migliorare l’efficacia e la tollerabilità dei farmaci esistenti, sintetizzare nuove molecole per realizzare medicinali innovativi. Il nostro scopo è fornire ai pazienti le migliori terapie possibili e garantire la sostenibilità del sistema”.

 

FONTE: http://sport.sky.it/sport/ritratto_della_salute/2015/10/27/tour-aiom-prostata.html

 

Tra il 2008 e il 2014 le persone al servizio delle famiglie italiane sono aumentate dell'87,3% raggiungendo quota 769mila. È stato l'aumento più importante che si è registrato negli anni della crisi. #Truenumbers, la web serie di approfondimento giornalistico di PanoramaTv è andata a vedere nel dettaglio quali sono i comparti produttivi che hanno perso o guadagnato lavoro nel corso degli ultimi 5 anni.

 

E quello che ha scoperto è che la crescita di colf e badanti non si è affatto fermata, anzi, è il settore nel quale si assume di più. Mentre tutti gli altri (industria, agricoltura, trasporti, per esempio) perdono lavoro, nel settore dei servizi alle famiglie sembra ci sia posto per tutti. Ecco i dati: nel secondo trimestre del 2015 gli addetti ai "servizi collettivi e personali sono 1 milione 776 mila rispetto a 1 milione 737mila del secondo trimestre del 2014.

 

A quanto pare se si cerca lavoro questo è il settore che assume più facilmente. Non solo: nella sesta puntata, visibile qui sopra, #Truenumbers spiega che a decidere di svolgere questi lavori sono sempre di più le persone più avanti nell'età.

 

FONTE: http://www.panorama.it/economia/lavoro-aumenta-grazie-colf-badanti/

 

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