Quasi metà delle famiglie italiane (43%) si avvalgono o si sono avvalsi di una badante per assistere uno dei propri genitori. “I bisogni di welfare delle famiglie con necessità di cura conclamate” che sono stati presentati questa mattina a Firenze nel corso del convegno annuale. “Fare breccia nei mercati privati: con quali chiavi di ingresso?”. Tre i target di famiglie toscane presi in esame : famiglie con bambini da 0 a 10 anni, famiglie con anziani non completamente autosufficienti, famiglie con disabili (205 le interviste effettuate nel settembre 2017).

 

Tra i canali di ricerca di una badante prevalgono reti informali: parenti, conoscenti, persone nella stessa situazione (84%) seguiti da Terzo settore (14%), Asl (11%), medico curante (7%), servizi di incontro domanda/offerta (7%). Complessivamente la ricerca di una badante risulta abbastanza facile (71%), sebbene emerga qualche difficoltà per circa una famiglia su tre. L’interesse per un servizio di disbrigo pratiche badanti, segmenta il campione esattamente a metà: il 50% lo ritiene utile e l’altra metà no. Chi non ricorre a una badante, afferma di riuscire a gestire autonomamente l’accudimento della persona (44%), o ritiene che una persona di famiglia fornisca un accudimento migliore rispetto a un estraneo (21%). Il 79% delle famiglie con disabili si avvale dei servizi di un operatore specializzato (infermiere o educatore), o più di uno. Per la sua ricerca, i canali più utilizzati sono le strutture sanitarie tradizionali: Asl (73%), seguita da medico curante (38%), parenti e amici (22%), struttura specializzata (20%). 

 

Secondo la ricerca, emerge che i nonni sono i principali care giver e supporto per le coppie con figli, sia nel quotidiano sia nelle situazioni di emergenza. Soltanto nel 19% dei casi ci si avvale invece una baby sitter.

 

Solo le Agenzie di Somministrazione lavoro con regolare Autorizzazione Ministeriale possono "affittare" le badanti al cliente utilizzatore. Cooperative e associazioni sono assolutamente ILLEGALI !

Vitassistance agenzia badanti assume regolarmente le badanti e le "affitta" al cliente utilizzatore prendendosi in carico tutte le responsabilità, dalla parte fiscale alla parte amministrativa e burocratica.

Le nostre badanti, assunte direttamente da noi a casa Vostra !

FONTE: http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/556212/Anziani-il-43-delle-famiglie-italiane-si-avvale-di-una-badante

 

 

Per portare alla luce il lavoro «nero» delle badanti, i deputati bergamaschi Pd Elena Carnevali e Antonio Misiani, puntano a rafforzare la detrazione Irpef sulle spese, con una proposta di legge presentata a Montecitorio. Una misura che consentirebbe alle famiglie con una badante regolarmente assunta di risparmiare fino a 4.500 euro all’anno sulla spesa, rispetto agli attuali 399 euro.

L’obiettivo è abbattere del 30% i numeri sul sommerso che anche nella provincia di Bergamo sono allarmanti: degli 11 mila lavoratori (per la maggioranza donne) che si prendono cura dei nostri anziani, solo 4.710 sono regolari. I restanti 6.290 sarebbero quindi retribuiti in nero. I dati sulla nostra provincia sono stati snocciolati dai deputati alla conferenza stampa di ieri a Roma, a cui hanno preso parte anche il bergamasco Maurizio Martina, Ministro dell’agricoltura e vicesegretario nazionale Pd e Giovanni Lattanzi, responsabile dipartimento welfare Pd nazionale.

La proposta di legge da un lato potenzia la detrazione Irpef, dall’altro riconosce ai lavoratori domestici l’indennità di malattia Inps, oggi in carico alle famiglie. L’aliquota di detrazione passerebbe dall’attuale 19% al 30%, il massimo delle spese detraibili da 2.100 a 15 mila euro e il tetto di reddito familiare per avere diritto all’agevolazione da 40 mila euro a 55 mila. Un provvedimento a favore delle famiglie che si trovano a dover sostenere costi ingenti per prendersi cura dei propri cari in difficoltà: «Ci occupiamo di un pezzo cruciale del sistema di cura dei non autosufficienti: le assistenti familiari, comunemente chiamate badanti – spiega l’onorevole Carnevali -. In Italia se ne contano 830 mila, di cui solo 379 mila regolari. In provincia di Bergamo sono circa 11 mila, di cui 4.710 regolari. La Convenzione Onu per le persone disabili all’articolo 19 sulla vita indipendente e l’inclusione sociale richiama i Paesi alla garanzia di accesso a una serie di servizi a domicilio, compresa l’assistenza personale».

FONTE: https://www.ecodibergamo.it/stories/bergamo-citta/a-bergamo-6300-badanti-irregolariagevolazioni-fiscali-per-ridurre-il-nero_1263539_11/

 

Il colosso farmaceutico Pfizer getta la spugna decidendo di abbandonare la ricerca di farmaci contro l'Alzheimer. Dietro l'addio la valutazione di come gli investimenti messi in campo fino ad ora non siano stati sufficienti, così come per il Parkinson, a ottenere risultati degni di nota contro il morbo. Per questo la società farmaceutica americana ha deciso di deviare altrove, su altri campi di ricerca, le sue risorse.

Gli sforzi di trovare un farmaco contro una malattia che colpisce decine di milioni di persone nel mondo sono stati costosi ma futili, ha spiegato la società, che ha quindi deciso di fermarsi. Lo stesso destino toccherà anche alla ricerca contro il Parkinson. E così dopo Merck anche Pfizer ha annunciato di voler abbandonare.

Ma la decisione del colosso farmaceutico costerà nei prossimi mesi 300 posti di lavoro nei centri di Cambridge e Andover in Massachusetts e a Groton, in Connecticut. La casa farmaceutica ha comunque assicurato che continuerà ad investire nello sviluppo di medicine anti-dolore e contro le malattie neurologiche. Nell'ultimo decennio, i farmaci sperimentali contro l'Alzheimer hanno ripetutamente fallito nel rallentare la malattia che cancella la memoria. Alla fine dello scorso anno, un farmaco anticorpo infuso nei corpi dei pazienti, prodotto da Eli Lilly, non ha avuto un effetto significativo sulla malattia. In precedenza, nel 2012, anche un farmaco messo a punto dalla stessa Pfizer, in joint venture con Johnson & Johnson ed Elan Pharmaceuticals, simile al farmaco Lilly, aveva fallito il suo scopo. La speranza è ora appesa a due studi su una pillola simile studiata da Eli Lilly e da AstraZeneca, i cui risultati dovrebbero essere resi noti ad agosto.

Gli studi di un altro farmaco di Eisai e Biogen seguiranno l'anno successivo, mentre gli esiti della ricerca su un fmedicinale sperimentale di Johnson & Johnson e Shionogi sono previsti nel 2023. Si tratta in tutti i casi di farmaci che bloccano l'enzima di conversione beta-amiloide. La ricerca indica infatti che la malattia è strettamente associata a placche amiloidi e ammassi neurofibrillari riscontrati nel cervello, ma non è nota la causa prima di tale degenerazione. Attualmente i trattamenti terapeutici utilizzati offrono piccoli benefici sintomatici e possono parzialmente rallentare il decorso della patologia; anche se sono stati condotti centinaia di studi clinici per l'identificazione di un possibile trattamento per l'Alzheimer, non sono ancora stati identificati trattamenti che ne arrestino o invertano il decorso. E non prima del 2019 dovrebbe essere pronto anche lo studio di Biogen stavolta su un farmaco anticorpo.

FONTE: http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2018/01/08/news/pfizer_getta_la_spugna_risultati_scarsi_stop_lalla_ricerca_di_farmaci_contro_l_alzheimer-186056267/?refresh_ce

 

Furti di soldi, gioielli, pellicce, ma anche, più semplicemente pacchi di pasta, farina, detersivi. Poi danneggiamenti. Fino ad arrivare, decisamente più gravi, a maltrattamenti e stalking. I reati penali compiuti nell' ambito del lavoro domestico, nell' ultimo anno, sono aumentati del 30%. Nel 70% dei casi si tratta di reati contro il patrimonio, come i furti appunto.

Nel 30%, di reati contro la persona. A registrare il fenomeno e il sensibile incremento, è Domina-Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico. Nel 90% dei casi a commettere reati sono stranieri, che rappresentano la maggior parte delle persone impiegate nel settore - solo il 17,1% dei lavoratori domestici è italiano - e nel 40% si tratta di romeni e ucraini.

«Negli ultimi due anni - dice Lorenzo Gasparrini, segretario generale associazione nazionale Domina (www.associazionedomina.it) - sono emerse tipologie di reato nuove per il settore, come lo stalking. Finito il rapporto professionale, alcuni lavoratori si trasformano in stalker per l' ex datore di lavoro e la famiglia, sfruttando la conoscenza di orari e abitudini di chi vive in casa. Chiedono soldi, spesso molti, per lasciare in pace i malcapitati. Lo stalking ormai rappresenta il 20% del totale dei reati penali nel lavoro domestico. Tra 2016 e 2017 i casi sono aumentati del 50%». E il dato potrebbe essere sottostimato.

Stalking e tentate - a volte riuscite - estorsioni, spesso, non vengono denunciati per vergogna o paura. «Ci sono badanti che hanno assistito un anziano che, quando il rapporto di lavoro si conclude, si rivolgono alla famiglia, chiedendo migliaia di euro oltre ai pagamenti avuti.

La richiesta più frequente, da quello che abbiamo potuto riscontrare, è di 25mila euro. La minaccia sempre la stessa: dicono che, se non riceveranno la somma, denunceranno di essere stati pagati per meno ore di quelle lavorate. Dato che molti di questi rapporti sono gestiti in nero, totalmente o parzialmente, in tanti preferiscono pagare.

Peraltro, parecchi di questi episodi si verificano quando il rapporto si è concluso perché l' assistito è venuto a mancare, quindi la famiglia è in un momento di fragilità emotiva».

Aumentano pure falsi matrimoni o lasciti testamentari frutto di truffe. «Non tutti sono falsi.

La badante è fondamentale per la vita dell' anziano, alcuni le sposano per lasciare loro l' eredità invece di darla a parenti che non li hanno seguiti. Le truffe però non mancano e spesso vedono i figli costretti a impugnare gli atti per ottenere giustizia».

IN AUMENTO

Sale il numero di furti, in particolare quelli minori. «Crescono le sparizioni di cibo. La spesa sembra non bastare mai. Se prima, per una settimana, si spendevano quaranta euro poi iniziano a spendersene settanta. Molti furti, specie di alimenti o simili, non sono denunciati».

Secondo le analisi Domina, nel Nord Italia a crescere sono soprattutto ruberie e richieste economiche. Al Sud, le minacce di vertenze. A Roma spiccano stalking e furti minori. Più difficile avere notizia dei maltrattamenti, anche psicologici, spesso scoperti tardi dalla famiglia stessa dell' anziano che, pur di non perdere l' aiuto, preferisce sopportare.

LA DIFESA

Come difendersi? «I proprietari di casa possono installare videocamere al suo interno, non per controllare il lavoro ma per questioni di sicurezza. Presenza e posizione devono essere comunicati al lavoratore. Abitualmente, è un ottimo deterrente.

Se si sospettano reati contro la persona, bisogna rivolgersi alle forze dell' ordine e verificare come installare videocamere senza darne notizia o farle notare».

Non solo i lavoratori compiono reati. «Alcuni datori di lavoro commettono abusi e maltrattamenti - conclude Gasparrini - o si rendono colpevoli di sfruttamento. Ci sono casi estremi nei quali i lavoratori vengono chiusi in casa per giorni o magari sono privati di passaporti o permessi di soggiorno. Si tratta di episodi meno frequenti ma comunque in aumento».

 

FONTE: http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/badate-badante-reati-penali-compiuti-nell-39-ambito-lavoro-163803.htm

 

Stretta all’evasione fiscale: nel mirino della Guardia di Finanza ci sono anche i lavoratori domestici.

Ad annunciarlo è il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, nel corso del Question Time alla Camera del 6 dicembre 2017.

Colf, badanti e in genere i lavoratori domestici saranno interessati da una serie di controlli incrociati da parte delle Fiamme Gialle, che si serviranno inoltre dell’incrocio dei dati tra Agenzia delle Entrate ed Inps.

Questa volta tuttavia i controlli non riguarderanno i casi di lavoro nero ma l’evasione dal pagamento delle imposte sui redditi. Un problema che viene segnalato all’attenzione del Governo da Roberto Caon, Deputato del Gruppo FI-PDL.

Al centro dei controlli già avviati da parte dell’Agenzia delle Entrate e che nei prossimi mesi verranno ulteriormente intensificati vi sono i lavoratori domestici, colf e badanti, ma questa volta quelli assunti regolarmente presso le famiglie italiane.

Il problema portato all’attenzione del Governo riguarda il fatto che i rapporti di lavoro domestico sono una categoria particolare di lavoro subordinato che, come sottolineato dal Deputato Caon, non prevede specifici obblighi fiscali in capo al datore di lavoro.

I datori di lavoro domestico sono infatti tenuti soltanto a versare a cadenza trimestrale i contributi Inps in favore di colf, badanti e babysitter assunti regolarmente, ma non svolgono ruolo di sostituto d’imposta.

Pertanto tale categoria di lavoratore è sottoposto ad una sorta di “autotassazione”: le imposte dovute vengono calcolate sulla base delle dichiarazioni dei redditi presentate annualmente secondo le regole e le modalità previste per la totalità dei lavoratori dipendenti.

Non sono pochi, tuttavia, i casi di evasione fiscale segnalati dalla Guardia di Finanza e di dichiarazioni dei redditi omesse e conseguentemente di imposte non versate. Una situazione per la quale è necessario trovare una soluzione, nonostante le criticità segnalate dallo stesso Ministro Padoan.

CRITICO IL CONTRASTO ALL'EVASIONE FISCALE DI COLF E BADANTI

La risposta del Ministro Padoan a seguito dell’interrogazione presentata alla Camera dall’On. Caon il 6 dicembre 2017 ha chiaramente espresso la volontà del Governo di scovare i casi di evasione fiscale.

L’Agenzia delle Entrate ormai già dal 2007 ha avviato un’intensa attività di indagine sui redditi da lavoro dipendente percepiti dai lavoratori domestici, incrociando i dati degli adempimenti fiscali ai quali sono sottoposti.

Sulla base dei dati acquisiti sono state elaborate delle liste di lavoratori domestici, colf e badanti, che hanno omesso di presentare dichiarazione dei redditi, macchiandosi quindi di evasione fiscale, un reato che può portare anche al carcere.

Tuttavia, nell’attività di recupero, sono emerse alcune significative criticità:

“presenza di detrazioni, per esempio figli a carico, e deduzioni tali da ridurre l’imponibile al di sotto della soglia minima di tassazione, la cosiddetta no tax area; incongruenza fra l’ammontare delle retribuzioni effettivamente percepite rispetto ai dati comunicati; difficoltà nella notifica degli atti impositivi a causa dell’irreperibilità dei lavoratori, per lo più extracomunitari, soggetti a continue variazioni di domicilio; difficoltà nella riscossione delle somme dovute.”

Queste le dichiarazioni del Ministro Padoan, che racchiudono alcune delle principali criticità per le quali, ad oggi, l’Agenzia delle Entrate è riuscita a far emergere in misura ridotta l’evasione fiscale sui redditi da lavoro domestico.

SI INTENSIFICA L'ATTIVITA' DI CONTROLLO

Il Ministro Padoan delinea inoltre il profilo tipo del lavoratore domestico evasore: secondo quanto emerso dall’attività della Guardia di Finanza si tratta di donne provenienti dall’Est Europa, assunte regolarmente come colf per esigenze domestiche e familiari e per le quali risulta quindi aperta una posizione contributiva Inps a fini pensionistici.

Si tratta molto spesso di soggetti che, pur non pagando le tasse, beneficiano dei servizi forniti dallo Stato, come prestazioni a sostegno del reddito erogate sulla base di requisiti ISEE.

Molto spesso, inoltre, i redditi percepiti vengono inviati tramite agenzie di Money Transfer presso i propri paesi d’origine.

Eppure l’attività della Guardia di Finanza, sebbene sia indispensabile per contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale e per cercare di delineare i principali profili di rischio, non basta.

Il Governo ha tuttavia annunciato che l’azione per far emergere i casi di colf e badanti che non pagano le imposte sui redditi è ancora in corso:

“il piano di intervento in esame, tuttora in corso di svolgimento, verrà completato con un incrocio massivo dei dati reddituali rilevanti con quelli presenti nella banca dati ISEE, al fine di appurare, a fronte della presentazione di dichiarazioni sostitutive uniche, eventuali indebite fruizioni di prestazioni sociali agevolate.”

 

FONTE: https://www.money.it/colf-badanti-controlli-guardia-di-finanza-evasione-fiscale

 

Guerra in casa tra famiglie e lavoratori domestici. Negli ultimi dieci anni, c'è stato un boom di vertenze inerenti il settore. Secondo le analisi di Domina-Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico si registra un aumento pari al 3/5% ogni anno, con una crescita complessiva nel decennio, compresa tra 30 e 50%. Nel 2017 si contano circa 42mila vertenze e il dato potrebbe essere sottostimato. In molti casi, infatti, si finisce per trovare una soluzione tra le mura di casa.

LE MOTIVAZIONI

Varie le motivazioni. Nel 50% dei casi ad essere contestata dai lavoratori è una differenza tra le ore di lavoro realmente effettuate e quelle pagate. Nel 35% si tratta di lavoro in nero. Il 10% è per il mancato versamento del contributo per le coperture sanitarie integrative. Il cuore del problema, dunque, è rappresentato proprio dal lavoro non regolarizzato, che sia per la totalità del servizio prestato o solo per alcune ore.

«Gli ultimi dati Istat - spiega Lorenzo Gasparrini, segretario generale dell'associazione nazionale Domina - ci dicono che il lavoro domestico regolarizzato sta diminuendo, questo però non significa che sia calata la richiesta, le necessità degli italiani non sono cambiate, vuol dire solo che sono maggiormente in difficoltà. Il decreto Flussi, nel 2012/2013, ha aiutato l'emersione del nero, la mancanza di un'adeguata politica di sostegno alle famiglie però ha portato poi alla diminuzione dei contratti. Basta seguire l'andamento dei numeri negli anni per rendersene conto».

I NUMERI

Nel 2008 i regolarizzati in Italia erano 683mila, nel 2012 sono saliti a oltre un milione, si sono ridotti a 886mila nel 2016 e a 866mila lo scorso anno. «I lavoratori domestici, oggi, in Italia - dice Gasparrini - includendo gli irregolari, sono due milioni. La regione con il più alto numero di regolarizzati è la Lombardia. Segue il Lazio. Roma rimane la città con la maggior quantità di contratti. Il nero è diffuso soprattutto nel Centro-Sud e sta arrivando al Nord. Un aumento di casi si registra in Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana. E a Roma». Nel 2017 il nero è salito del 3%, pari a circa 36mila contratti. Così anche tra 2015 e 2016.

LA ZONA GRIGIA

A ciò si aggiunge la zona grigia di quanti dicono di essere stati regolarizzati per un numero di ore inferiore alle effettive. «Quando i lavoratori sono pagati in contanti, peraltro, i datori di lavoro non hanno modo di provare eventuali false accuse». Una realtà ben diversa da quella dei numeri ufficiali. «Il costo di una badante convivente è di circa 18mila euro l'anno, oltre a vitto, alloggio, internet, senza dimenticare le spese per adeguare le case. Solo l'8% dei pensionati potrebbe sostenere una spesa del genere. Appena l'11% delle famiglie ha un sostegno statale.

Così molti per garantire assistenza agli anziani, si indebitano. Per il 40% delle famiglie la spesa per il lavoratore domestico rappresenta tra 10 e 30% del bilancio mensile. Per il 33%, l'incidenza va dal 30 al 50%. E nel 2030 la popolazione over75 dovrebbe aumentare, passando dal 21 al 27%. Nei prossimi venticinque anni si stima una crescita del 30% nella richiesta di badanti. Quello che abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere è la possibilità di una decontribuzione del 50% per le famiglie, almeno per i primi trimestri».

I costi alti degli stipendi per questo tipo di lavoro incidono pure sull'offerta. «Le donne rappresentano l'87% - conclude Gasparrini - e molte italiane si stanno riavvicinando al settore. Erano intorno al 22% lo scorso anno, sono il 25% quest'anno. Il fenomeno è particolarmente evidente al Sud, dove rappresentano il 40%. Molte sono giovanissime, hanno tra 25 e 35 anni e non mancano diciottenni che, uscite da scuola, lavorano spesso in nero e sottopagate per aiutare la famiglia».

 

FONTE: http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/domestica-non-si-addomestica-ultimi-dieci-anni-boom-vertenze-162038.htm

 

La veste utilizzata era quella di una cooperativa sociale senza scopo di lucro che offriva assistenza a domicilio a centinaia di anziani e disabili. Per la guardia di finanza di Como però, l’ente era in realtà un’impresa commerciale che non aveva dunque diritto alle agevolazioni. Le Fiamme gialle contestano un’evasione fiscale di circa 3,5 milioni di euro e hanno verificato la presenza di quasi 130 lavoratori irregolari, 18 dei quali in nero. L’evasione, che sarebbe iniziata già nel 2013, è stata accertata dal gruppo della guardia di finanza di Como, agli ordini del comandante, tenente colonnello Salvatore Marachi. L’indagine è partita da un accertamento dei verificatori delle Fiamme gialle sull’attività della Cooperativa sociale Costanza, con sede legale a Como in via Cigalini e sedi operative a Saronno e nel Milanese. L’ente poteva contare su 147 infermieri e offriva assistenza a domicilio a centinaia di anziani e disabili residenti nelle province di Como, Varese e Milano. Dopo le prime verifiche della Finanza, la Procura di Como ha aperto un’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Pasquale Addesso. L’amministratore di fatto della cooperativa, Raffaele De Vincentis, un 50enne di Saronno e il figlio 27enne Stefano, residente a Garbagnate Milanese, legale rappresentante della cooperativa, sono stati denunciati per omessa dichiarazione. Nessuna responsabilità per gli altri soci e i dipendenti.

 

La guardia di finanza del gruppo di Como ha accertato che, tra gli infermieri della cooperativa, 18 lavoravano completamente in nero mentre gli altri 129 erano irregolari perché assunti con un contratto non ammesso dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. I militari delle Fiamme gialle hanno accertato 2,5 milioni di redditi non dichiarati, 800 mila di Iva non dichiarata e 200 mila euro di ritenute fiscali trattenute ai lavoratori dalla busta paga ma non versate allo Stato. I lavoratori sono dunque anche parte lesa, perché non risultano versati i contributi che pure sono stati loro trattenuti dal salario. Per i finanzieri, «grazie alla totale esenzione dal pagamento delle imposte, la cooperativa ha potuto praticare prezzi più vantaggiosi, tali da incrementare gli affari e distorcere le corrette regole della concorrenza». Per i lavoratori in nero è scattata la maxisanzione, che ha portato a multe per complessivi 190 mila euro.

 

Il presidente di Confcooperative Insubria, Mauro Frangi, ha precisato che la cooperativa smascherata dalle Fiamme gialle non era iscritta all’associazione. «Dietro al fenomeno delle false cooperative — ha detto Frangi — spesso ci sono sedicenti imprenditori senza scrupoli che utilizzano la forma cooperativa per sfruttare il lavoro e trarre indebiti vantaggi personali. Contro i truffatori e imbroglioni servono i controlli».

 

FONTE:http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_ottobre_29/como-frode-fiscale-milionaria-assistenza-disabili-anciami-copperativa-sociale-costanza-e4b860fe-bc17-11e7-b9f3-82f15d252a79.shtml?refresh_ce-cp

 

Le Agenzie interinali hanno l’obbligo di mettere in primo piano il numero di autorizzazione ministeriale e di iscrizione all’Albo.
Diffidate dalle società che non mettono in vista la loro iscrizione all’Albo con relativo numero di autorizzazione.

 

http://www.vitassistance.it/news/301-come-tutelarsi-da-agenzie-associazioni-e-cooperative-di-badanti-illegali.html

 

NON esistono terapie in grado di guarire dalla malattia. E non esistono neanche ancora sistemi validati che permettano di riconoscere la patologia prima che si presenti con i suoi effetti devastanti: vuoti di memoria, sbalzi di umore, difficoltà a parlare, a mettere insieme posti e luoghi nella propria mente. Assenze, e bisogni, che fanno della ricerca sull'Alzheimer uno dei campi più vivi del panorama medico, che avanza anche ai passi compiuti in ambito preclinico. Proprio in questo campo, nei giorni scorsi, è arrivata la notizia che un gruppo di ricercatori d'Oltralpe ha messo a punto un nuovo modello animale di malattia, capace di mimare l'andamento dell'Alzheimer in modo simile a quanto osservato negli esseri umani. La scoperta, che apre la strada a nuovi possibili sistemi diagnostici della malattia così come nuove possibilità di test per i farmaci, è stata presentata sulle pagine di Cerebral Cortex.

 

UN NUOVO MODELLO. Molti dei modelli usati nella ricerca biomedica sono su animali transgenici. Si tratta di animali nel cui genoma è stato inserito del Dna per modellare lo sviluppo di una condizione che replichi o si avvicini a quelle umane. "Il nostro modello, battezzato AgenT, ha qualcosa di diverso – racconta Nicola S. Orefice, ricercatore italiano all'Institut national de la santé et de la recherche medicale (Inserm) in Francia – qualcosa che permette di replicare gradualmente la malattia, mostrandone la fase silente, ovvero prima che avvenga la deposizione delle placche amiloidi, considerato un punto di non ritorno". Le placche amiloidi sono una delle caratteristiche distintive della patologia di Alzheimer: si tratta di depositi in cui si accumula la beta-amiloide, una molecola prodotta in eccesso nella malattia e tossica per la sopravvivenza dei neuroni. Un'altra caratteristica distintiva della malattia è la formazione di ammassi della proteina Tau (nella forma fosforilata).

 

TUTTE LE FASI DELLA MALATTIA. Nel nuovo lavoro, i ricercatori del Cea, dell'Inserm, della Paris-Sud, della Paris-Descartes e del CNRS, sotto la supervisione di Jérôme Braudeau, hanno messo a punto un nuovo modello animale della malattia, capace di mostrare contemporaneamente entrambe queste caratteristiche della malattia, ma non solo. “Quello che abbiamo fatto è stato creare un modello animale, nel ratto, in cui è possibile provocare gli stati precoci della malattia, come quella in cui avviene la produzione della beta amiloide ma non si aggrega a formare le placche”, riprende Orefice. Per farlo gli scienziati hanno utilizzato un approccio alternativo agli animali transgenici, utilizzando un vettore virale, contenente le istruzioni per la produzione della beta amiloide e versioni del gene della presenilina-1 associate a forme famigliari della malattia (il gene in questione codifica per enzimi coinvolti nella formazione della beta amiloide stessa). "A questo punto abbiamo inserito il vettore virale all'interno dell'ippocampo, la regione più colpita, nelle fasi iniziali, nella malattia, e abbiamo osservato cosa accadeva nel tempo", continua Orefice, "In questo modo abbiamo visto che nelle fasi iniziali osserviamo una fase infraclinica, detta anche fase silente, ritenuta ancora reversibile, e abbiamo potuto studiare anche come la fase di aumento della concentrazione della beta amiloide causa l'iperfosforilazione della proteina tau". Una teoria su cui i ricercatori continuano a discutere. Nel corso dello studio i ricercatori sono riusciti a riprodurre tutte le fasi della malattia, spiegano, da lieve a grave, mimando nel modello animale quanto osservato nella clinica, in modo graduale, sia nel tempo che nei sintomi.

 

BIOMARCATORI E TEST PER NUOVI FARMACI. L'idea è che, grazie al modello e alle analisi biochimiche su possibili biomarcatori della malattia, si possa arrivare un giorno a sviluppare un test del sangue per la diagnosi di Alzheimer, "magari già intorno ai 50 anni", va avanti il ricercatore. Ma la speranza è che il modello aiuti anche la sviluppo di nuovi farmaci: "Potremmo testare nuove molecole nella fase precoce di malattia e osservare cosa succede, nella speranza di arrestare la malattia conclude Orefice – dietro i diversi fallimenti di alcune sperimentazioni cliniche c'è il fatto che alcune sono state fatte troppo tardi, quando il danno era irrecuperabile. Agire prima significherebbe fare in modo che nessuno debba perdere il diritto ai propri ricordi".

 

FONTE: http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2017/11/15/news/un_nuovo_modello_per_studiare_l_alzheimer-181150876/

 

 

Vitassistance Srl è un' Agenzia di somministrazione lavoro specialista. Il marchio Vitassistance è attivo nel settore dell’assistenza agli anziani ed ai disabili dal 1994, siamo stati autorizzati dal Ministero del Lavoro ad assumere direttamente la colf badante, con il contratto nazionale di lavoro domestico, riferito alla sua posizione di colf o badante.

Le nostre badanti sono direttamente assunte da noi con il contratto nazionale del lavoro domestico e non dovrai più pensare a pratiche burocratiche e amministrative perchè gestiremo tutto noi !

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