Se fino ad oggi vi siete affidati ai voucher per retribuire la vostra COLF o la badante occasionale, purtroppo non si potrà fare in futuro. Il governo ha già annunciato di voler eliminare definitivamente i voucher, anche per il lavoro domestico come per esempio la signora delle pulizie, pertanto migliaia di cittadini dovranno scegliere come procedere per mantenere i rapporti di lavoro domestico.

Se si vuole mantenere la legalità nel retribuire e/o assumere la propria lavoratrice domestica, sarà necessario fare a meno dei voucher e assumere con un contratto di lavoro la lavoratrice domestica. Questo comporta sicuramente un impegno e degli oneri per il cittadino che ha sicuramente altro da fare che pensare a come gestire una domestica.

La soluzione a questi problemi causati da questioni politiche è semplice, basta affidarsi all’Agenzia per il Lavoro VitAssistance srl. L’agenzia interinale VitAssistance assume le COLF e le badanti con il contratto collettivo del lavoro domestico, rispettando le normative italiane sul lavoro. Molto spesso società, cooperative o associazioni di badanti assumono con partita Iva o con altri escamotage mettendo nelle grane il cliente che è ignaro di tutto. Diffidate da Società che non sono Agenzie per il Lavoro iscritte all’Albo del Ministero del Lavoro.

L’agenzia VitAssistance, Autorizzata ed iscritta all’albo delle Agenzie interinali, si occupa di tutti i servizi di assistenza e cura alla persona, alla famiglia e alla casa, con lavoratori part-time o anche con servizi a tempo pieno come assistenza con badante convivente.

L’assunzione dei lavoratori domestici è a carico dell’agenzia, così il cliente non avrà nessun pensiero amministrativo, burocratico, legale ed organizzativo.  

Avvalersi dell’Agenzia VitAssistance è molto più semplice e comodo che dover assumere direttamente la vostra COLF, in pratica l’agenzia sostituirà la funzione del voucher o del buono lavoro.

 

Per maggiori informazioni visita il sito internet www.vitassistance.it

 

#voucher #colf #badanti #vitassistance #assistenza #anziani #disabili #agenziabadanti

 

 

Tra il 2008 e il 2014 le persone al servizio delle famiglie italiane sono aumentate dell'87,3% raggiungendo quota 769mila. È stato l'aumento più importante che si è registrato negli anni della crisi. #Truenumbers, la web serie di approfondimento giornalistico di PanoramaTv è andata a vedere nel dettaglio quali sono i comparti produttivi che hanno perso o guadagnato lavoro nel corso degli ultimi 5 anni.

 

E quello che ha scoperto è che la crescita di colf e badanti non si è affatto fermata, anzi, è il settore nel quale si assume di più. Mentre tutti gli altri (industria, agricoltura, trasporti, per esempio) perdono lavoro, nel settore dei servizi alle famiglie sembra ci sia posto per tutti. Ecco i dati: nel secondo trimestre del 2015 gli addetti ai "servizi collettivi e personali sono 1 milione 776 mila rispetto a 1 milione 737mila del secondo trimestre del 2014.

 

A quanto pare se si cerca lavoro questo è il settore che assume più facilmente. Non solo: nella sesta puntata, visibile qui sopra, #Truenumbers spiega che a decidere di svolgere questi lavori sono sempre di più le persone più avanti nell'età.

 

FONTE: http://www.panorama.it/economia/lavoro-aumenta-grazie-colf-badanti/

 

Il (Dri) dell'Università di Miami ha sottoposto con successo un paziente al primo trapianto "biotech" di isole pancreatiche. L'operazione rappresenta un importante passo verso lo sviluppo del BioHub, un "mini organo" bioingegnerizzato che imita il pancreas nativo per ripristinare la naturale produzione di insulina nei pazienti con diabete di tipo 1.


L'impalcatura utilizzata è biodegradabile, derivata da una combinazione di plasma del paziente e trombina, un comune enzima per uso clinico. Quando queste sostanze si legano, creano un gel che si attacca al grande omento, formazione sierosa che ricopre la massa intestinale a guisa di grembiule e mantiene le isole in sede. Con il passare del tempo, l'organismo assorbirà la sostanza gelatinosa lasciando intatte le isole, mentre verranno formati nuovi vasi sanguigni per supportare la funzionalità delle cellule.

 

I pericoli del trapianto "normale".

 

Nel diabete di tipo 1, le cellule che producono insulina nel pancreas vengono distrutte dal sistema immunitario, obbligando il paziente a gestire i livelli di zucchero nel sangue mediante diverse somministrazioni giornaliere di insulina. Il trapianto viene solitamente effettuato "impiantando" le isole pancreatiche nel fegato. In questo caso, però, il contatto delle isole con il sangue attiva una reazione infiammatoria che le danneggia.
“Questo è il primo caso in cui le isole sono state trapiantate con tecniche di ingegneria tissutale all’interno di una impalcatura biologica e riassorbibile sulla superficie dell’omento, tessuto che riveste gli organi addominali. Il sito è accessibile con la chirurgia minimamente invasiva (laparoscopica), ha lo stesso apporto di sangue e le stesse caratteristiche di drenaggio del pancreas e permette di minimizzare la reazione infiammatoria e quindi il danno alle isole trapiantate”, spiega Camillo Ricordi, direttore del DRI e del Centro Trapianti Cellulari presso l’Università di Miami e presidente del cda di Ismett. Per raggiungere questo obiettivo, i ricercatori Usa hanno collaborato con l'ospedale Niguarda e il San Raffaele di Milano.
“Ad Ismett – aggiunge il direttore dell’istituto palermitano, Bruno Gridelli – anche grazie alla partecipazione al DRI, seguiamo con grande interesse questo nuova promettente tecnica di trapianto di isole che ha una grande potenzialità di cura per i pazienti diabetici. Speriamo di poter anche noi quanto prima partecipare a questa innovativa ricerca”.
Per chi fosse interessato ci si può informare spedendo una mail a questo indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..


Domande frequenti:


1) Il trial sperimenterà il BioHub?

Si tratta di un trial che intende sperimentare l'efficacia di un nuovo sito per il posizionamento delle isole trapiantate, in questo caso il grande omento. Sperimenterà allo stesso tempo una delle piattaforme considerate parte del progetto BioHub.

2) Quali sono i criteri del trial?


I criteri per la partecipazione sono:


- Età fra i 18 e i 60 anni
- Più di 5 anni di diabete di tipo 1
- ipoglicemia inconsapevole

 

3) Si dovranno assumere farmaci antirigetto?


Sì. L'obiettivo del DRI è di eliminare l'uso di questi farmaci, ma il primo trial ha lo scopo di testare l'omento come nuovo sito per la localizzazione dell'impianto. Al fine di comparare il grande omento con gli altri siti utilizzati in precedenza, i ricercatori devono limitare le variabili per non confondere i risultati. Di conseguenza, all'inizio utilizzeranno gli stessi immunosoppressori e le stesse procedure usate negli studi precedenti.


4) I volontari riceveranno tutti lo stesso trattamento o sarà coinvolto anche un gruppo di controllo con placebo?


Ogni volontario riceverà lo stesso trattamento come indicato nel protocollo. I trapianti di organi e tessuti non usano le procedure degli studi placebo-controllati. La comparazione viene fatta con altri trial effettuati in precedenza.

In studi precedenti, il trapianto delle cellule ha prodotto un'indipendenza prolungata dall'insulina per i pazienti. Alcuni di loro continuano ad essere liberi da questa dipendenza dopo oltre un decennio dal trapianto.
Tuttavia, esistono dei limiti per questo tipo di procedura. Innanzitutto la disponibilità di cellule per i trapianti, poi il superamento della necessità dei farmaci antirigetto, infine l'identificazione di siti ottimali per il trapianto.
Sono esattamente queste le ragioni per le quali i ricercatori del DRI stanno portando avanti queste sperimentazioni e il progetto BioHub.

 

FONTE: http://www.italiasalute.it/13032/pag2/Sperimentata-nuova-tecnica-per-trapianto-nel-diabete.html

L’artrosi è una malattia cronica di tipo degenerativo che interessa le articolazioni e consistente in una progressiva perdita della cartilagine. La cartilagine viene infatti sostituita da nuovo tessuto provocando un forte dolore sfociante successivamente nella limitazione dei movimenti. La malattia colpisce maggiormente la fascia di età adulta e in particolar modo gli anziani, preferendo il sesso maschile prima dei 45 anni e il sesso femminile dopo tale età con un picco concentrato fra i 75 e i 79 anni.

 

Le zone più colpite sono l’anca, il ginocchio, la colonna vertebrale e le dita di mani e piedi. Nel caso della colonna vertebrale si parla di spondiloartrosi, diagnosticata con certezza solamente dalle indagini radiologiche. Questa specifica tipologia della malattia che è caratterizzata anche da deformazioni piuttosto evidenti alle mani tramite la formazione di noduli.
L’artrosi è classificata in primitiva, non riconducibile a cause specifiche, e secondaria che si manifesta in seguito a traumi e microtraumi, deformità, processi infiammatori o infettivi e a sovraccarico delle articolazioni come l’obesità, il diabete e la gotta.

 

Una cura efficace consiste nella correzione delle cause che hanno portato alla formazione della malattia tramite azioni mirate che ne impediscano il peggioramento. Tramite una ginnastica specifica per la zona interessata si può rinforzare la muscolatura e recuperare così la capacità di movimento oltre a correggere posture errate. Mediante terapie che prevedano l’applicazione di calore come gli ultrasuoni o la diatermia si possono ottenere dei benefici che allevino il dolore e diminuiscano lo spasmo muscolare. In particolar modo vanno menzionate la fangobalneoterapia con l’uso di fanghi e bagni in strutture dedicate e la chinesiterapia che permette di conservare la mobilità dell’articolazione e favorire una postura corretta e un movimento ideneo.


L’azione sinergica di farmaci permette di aumentare il benessere dell’articolazione con una particolare attenzione per possibili effetti collaterali come gastrite o ulcera. E’ possibile in alcuni casi ricorrere ad interventi chirurgici per ripristinare la corretta funzione articolare mediante anche l’inserimento di una protesi.

 

Come in tutte le malattie, la fase più importante riguarda la prevenzione dei fattori che possono mettere a rischio la salute delle articolazioni, un’attenzione che permette di frenare e in alcuni casi anche di arrestare l’evoluzione della patologia. Fortemente indicata in tal senso, la ginnastica dolce limita al massimo la possibilità di traumi che possono essere evitati anche grazie all’uso di un equipaggiamento adeguato come calzature con ammortizzatori e indumenti adatti. In campo sportivo, il ciclismo risulta essere il più adatto soprattutto qualora l’artrosi fosse già in atto in quanto questa disciplina permette di lavorare su muscolo eliminando il problema di sovraccarichi ai danni del ginocchio. Altre attività favorevoli alla prevenzione o come supporto durante la malattia sono le discipline svolte in acqua come il nuoto, poiché consentono un movimento naturale di tutte le articolazioni e nello specifico del ginocchio.

 

Nell’ambito delle cure farmacologiche, la glucosamina solfato, l’acido ialuronico e la condroitina solfato sono fra le sostanze più rilevanti per la cura e la prevenzione della patologia. Questi elementi sono presenti in maniera naturale nell’organismo e hanno la funzione di trattenere l’acqua proteggendo l’articolazione dall’usura. In questo campo gli studi sono discorsi e si dividono in favorevoli e sfavorevoli. Alcune indagini hanno infatti evidenziato che l’assunzione di questi integratori potrebbe essere efficace per stimolare una autoriparazione del tessuto danneggiato. Altre ancora invece non hanno rilevato nessun beneficio rilevato dall’assunzione di queste due sostanze.

 

L’uso di questi farmaci ha riscontrato un forte successo fra i pazienti affetti da artrosi ma è possibile anche avvalersi della naturopatia con diete mirate e accorgimenti quotidiani che possano aumentare il benessere del paziente. In questa direzione è infatti fortemente consigliata l’adozione di una dieta equilibrata e ricca di antiossidanti con un apporto controllato di sostanze ricondotte ad alimenti di origine animale. Da prediligere in questo caso il pesce che risulta un’ottima fonte di omega 3 come la frutta secca e l’olio di semi da assumere in quantità moderata.

 

FONTE: http://www.vogliosapere.org/2015/08/31/artrosi-riconoscerla-e-curarla/

Tra 15 anni (nel 2030) saranno oltre 75 milioni nel mondo le persone che soffriranno di problemi cerebrali, di malattie neurodegenerative, di demenze. Un numero che andrà a crescere anche negli anni successivi fino a sfiorare i 135 milioni. Non è un problema di contagi, dato che si tratta di malattie autonome legate ai neuroni, ma un problema sociale. Il mondo invecchia rapidamente e sono troppo pochi i giovani a far da ricambio.

 

Nell’ambito di un progetto inglese che mira a valutare la situazione del mondo, a questo riguardo, la nostra Agenzia Italiana del Farmaco ha ospitato il nuovo incontro denominato «Dementia Integrated Development», per confrontarsi tra nazioni su un problema che non riguarda più solo Italia, Grecia e Spagna (i Paesi “vecchi” per eccellenza) ma anche il Giappone dei centenari, gli Stati Uniti e la ricca Svizzera. Questi e altri stati hanno discusso insieme delle prospettive e dei possibili rimedi per recuperare un po’ queste cifre drammatiche.

 

La demenza infatti sta per diventare la malattia per eccellenza del prossimo secolo e per fermarla, oltre a ripopolare il mondo con più bambini, occorre frenarne i sintomi degli anziani già presenti. Promuovere allora programmi per la terza età che inducano la gente a mantenersi sana, non solo nel corpo ma anche mentalmente: esercizio fisico, interessi esterni alla solita TV o ai lavori di casa, socializzazione, ma anche impegno (università della terza età, circoli ricreativi, teatro). Tutto questo unito a una dieta sana e non troppo grassa e ai giochi di enigmistica che mantengono il cervello vivo e attivo a lungo.

 

FONTE: http://benessere.guidone.it/2015/06/16/la-malattia-del-futuro-la-demenza/?refresh_ce

Quello al polmone è il tumore più comune in tutto il mondo, con 1,35 milioni di nuovi casi diagnosticati ogni anno, di cui circa 40mila in Italia. È la principale causa di morte per cancro ed è responsabile di 1.180.000 morti ogni anno. Spesso la malattia viene diagnosticata in fase avanzata, quando ha già dato metastasi ed è molto difficile da trattare, ma diversi studi presentati durante il recente congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) hanno messo in evidenza i progressi compiuti usando diversi nuovi farmaci e aperto nuovi spiragli per la sopravvivenza dei malati. L’immunoterapia funziona meglio della chemioterapia standard «Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione in uno dei tumori più difficili da trattare, sia per la rapidità di evoluzione che per la scarsa risposta alle terapie convenzionali» spiega Lucio Crinò, direttore dell’Oncologia medica all’Ospedale di Perugia, commentando i dati emersi dallo studio CheckMate -057, presentato all’Asco conclusosi a Chicago nei giorni scorsi. La sperimentazione ha testato nei malati con tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso metastatico l’efficacia di una nuova molecola (nivolumab) appartenente alla più recente strategia emersa contro il cancro, l’immunoterapia, che punta a «risvegliare» il sistema immunitario armandolo per combattere contro il tumore. Lo studio ha evidenziato che il 51 per cento dei pazienti trattati con nivolumab è vivo ad un anno rispetto al 39 per cento di quelli curati con la chemioterapia standard a base di docetaxel, che offriva benefici modesti con rilevanti problemi di tossicità. Risultati buoni anche nei tumori dei non fumatori «In termini di aumento della sopravvivenza, i risultati ottenuti in questi pazienti non erano mai stati registrati in precedenza – prosegue Crinò, che è anche coordinatore delle linee guida sul tumore del polmone dell’Aiom, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica -. I dati a disposizione sono ancora poco maturi per poter parlare di lungosopravviventi, ma alla luce della tendenza già vista in precedenti studi condotti con l’immuno-oncologia nel melanoma, è molto probabile che queste percentuali di sopravvivenza si mantengano anche negli anni successivi». Dati molto positivi sono emersi dallo stesso confronto (nivolumab verso la chemioterapia standard) nei malati con adenocarcinoma del polmone, la forma di cancro più frequente tra chi non ha mai fumato, in fase metastatica: in questo caso non solo si è visto un miglioramento della sopravvivenza, ma si è anche registrato un aumento dei malati che rispondono positivamente alle cure passando dal solo 8 per cento di docetaxel al 20 per cento ottenuto con il nuovo farmaco. Un nanofarmaco che è ben tollerato dai pazienti più anziani Fra le principali novità presentate a Chicago per la cura delle neoplasie polmonari c’è poi anche, sempre per i malati in stadio avanzato, la combinazione di un nanofarmaco (nab-paclitaxel) che associato a carboplatino (un farmaco chemioterapico) ha dimostrato maggiore efficacia nel trattamento tumore del polmone non a piccole cellule squamoso, in particolare nei pazienti anziani colpiti da questa malattia. Nab-paclitaxel è un nanofarmaco (già approvato in Italia per la cura dei tumori del pancreas ), creato in laboratorio legando il paclitaxel, un chemioterapico già largamente utilizzato, all’albumina in nanoparticelle. Le particelle di albumina (la cui naturale funzione è quella di trasportare nel sangue acidi grassi, ormoni e vitamine) circolano nel sangue e sono considerate dalle cellule cancerose come un nutrimento. Sono state così sfruttate come “cavallo di Troia” per raggiungere il tumore, altrimenti assai difficile da colpire per altre vie: una volta “agganciate” dalle cellule cancerose, le particelle di albumina trasportano il chemioterapico (concentrato in dose assai massicce) al loro interno e poi lo liberano, uccidendo la cellula malata. n questo modo si blocca la proliferazione delle cellule tumorali e si rallenta (o nei casi migliori si blocca per periodi prolungati) la crescita della neoplasia. Si studiano i mix fra nonanofarmaci e immunoterapia Nel nostro Paese, fra le persone ultra70enni, il tumore del polmone è la seconda neoplasia più frequente fra gli uomini e la terza fra le donne. «Il dato riportato negli anziani è determinato dall’ottima tollerabilità e dalla minore tossicità del farmaco – spiega Cesare Gridelli, direttore del Dipartimento di Onco-ematologia dell’Azienda Ospedaliera Moscati di Avellino -. Con nab-paclitaxel, la concentrazione di paclitaxel libera nell’organismo è 10 volte superiore a quella di paclitaxel convenzionale, permettendo una maggiore esposizione al farmaco rispetto alla formulazione tradizionale. È in fase di studio l’utilizzo di nab-paclitaxel in mantenimento come agente singolo, dopo la prima fase del trattamento rappresentata dall’associazione con carboplatino. Infine, al congresso Asco sono stati presentati dati preliminari molto confortanti sull’associazione di nab-paclitaxel con nivolumab, il nuovo farmaco immunoterapico – conclude Gridelli -, una combinazione che si prospetta di particolare interesse». Grandi speranze per i tumori dei tabagisti quando la chemio non funziona Un’altra immuno-molecola sperimentale (testata nel trial POPLAR) lascia ben sperare per i malati con un carcinoma polmonare squamoso, tipico dei tabagisti. Gli esiti dello studio (che ha arruolato 287 pazienti, già precedentemente trattati con chemioterapici) mostrano che la cura è ben tollerata dai pazienti e che raddoppiano la probabilità di sopravvivenza rispetto alla cura standard, facendo registrare una diminuzione del tasso di mortalità del 53 per cento. «Sono dati molto promettenti - commenta Filippo De Marinis, direttore dell’oncologia toracica all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano - che sarà importante confermare e approfondire con nuove analisi. Per i tumori squamosi legati al fumo, che non rispondono alla chemioterapia e sono operabili solo se piccoli, è un passo avanti che dà un grande motivo di speranza. Con l’avvento dell’immunoterapia si sancisce un profondo cambiamento nel trattamento del cancro del polmone: questi farmaci si attaccano ai recettori con cui il tumore inibisce il sistema immunitario, lo liberano e lo rimettono in moto contro il nemico cancro. E’ la parte sana dell’organismo che attacca quella malata». ] Quello al polmone è il tumore più comune in tutto il mondo, con 1,35 milioni di nuovi casi diagnosticati ogni anno, di cui circa 40mila in Italia. È la principale causa di morte per cancro ed è responsabile di 1.180.000 morti ogni anno. Spesso la malattia viene diagnosticata in fase avanzata, quando ha già dato metastasi ed è molto difficile da trattare, ma diversi studi presentati durante il recente congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) hanno messo in evidenza i progressi compiuti usando diversi nuovi farmaci e aperto nuovi spiragli per la sopravvivenza dei malati.

 

L’immunoterapia funziona meglio della chemioterapia standard

 

«Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione in uno dei tumori più difficili da trattare, sia per la rapidità di evoluzione che per la scarsa risposta alle terapie convenzionali» spiega Lucio Crinò, direttore dell’Oncologia medica all’Ospedale di Perugia, commentando i dati emersi dallo studio CheckMate -057, presentato all’Asco conclusosi a Chicago nei giorni scorsi. La sperimentazione ha testato nei malati con tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso metastatico l’efficacia di una nuova molecola (nivolumab) appartenente alla più recente strategia emersa contro il cancro, l’immunoterapia, che punta a «risvegliare» il sistema immunitario armandolo per combattere contro il tumore. Lo studio ha evidenziato che il 51 per cento dei pazienti trattati con nivolumab è vivo ad un anno rispetto al 39 per cento di quelli curati con la chemioterapia standard a base di docetaxel, che offriva benefici modesti con rilevanti problemi di tossicità.

 

Risultati buoni anche nei tumori dei non fumatori

 

«In termini di aumento della sopravvivenza, i risultati ottenuti in questi pazienti non erano mai stati registrati in precedenza – prosegue Crinò, che è anche coordinatore delle linee guida sul tumore del polmone dell’Aiom, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica -. I dati a disposizione sono ancora poco maturi per poter parlare di lungosopravviventi, ma alla luce della tendenza già vista in precedenti studi condotti con l’immuno-oncologia nel melanoma, è molto probabile che queste percentuali di sopravvivenza si mantengano anche negli anni successivi». Dati molto positivi sono emersi dallo stesso confronto (nivolumab verso la chemioterapia standard) nei malati con adenocarcinoma del polmone, la forma di cancro più frequente tra chi non ha mai fumato, in fase metastatica: in questo caso non solo si è visto un miglioramento della sopravvivenza, ma si è anche registrato un aumento dei malati che rispondono positivamente alle cure passando dal solo 8 per cento di docetaxel al 20 per cento ottenuto con il nuovo farmaco.

 

Un nanofarmaco che è ben tollerato dai pazienti più anziani

 

Fra le principali novità presentate a Chicago per la cura delle neoplasie polmonari c’è poi anche, sempre per i malati in stadio avanzato, la combinazione di un nanofarmaco (nab-paclitaxel) che associato a carboplatino (un farmaco chemioterapico) ha dimostrato maggiore efficacia nel trattamento tumore del polmone non a piccole cellule squamoso, in particolare nei pazienti anziani colpiti da questa malattia. Nab-paclitaxel è un nanofarmaco (già approvato in Italia per la cura dei tumori del pancreas ), creato in laboratorio legando il paclitaxel, un chemioterapico già largamente utilizzato, all’albumina in nanoparticelle. Le particelle di albumina (la cui naturale funzione è quella di trasportare nel sangue acidi grassi, ormoni e vitamine) circolano nel sangue e sono considerate dalle cellule cancerose come un nutrimento. Sono state così sfruttate come “cavallo di Troia” per raggiungere il tumore, altrimenti assai difficile da colpire per altre vie: una volta “agganciate” dalle cellule cancerose, le particelle di albumina trasportano il chemioterapico (concentrato in dose assai massicce) al loro interno e poi lo liberano, uccidendo la cellula malata. n questo modo si blocca la proliferazione delle cellule tumorali e si rallenta (o nei casi migliori si blocca per periodi prolungati) la crescita della neoplasia.

 

Si studiano i mix fra nonanofarmaci e immunoterapia

 

Nel nostro Paese, fra le persone ultra70enni, il tumore del polmone è la seconda neoplasia più frequente fra gli uomini e la terza fra le donne. «Il dato riportato negli anziani è determinato dall’ottima tollerabilità e dalla minore tossicità del farmaco – spiega Cesare Gridelli, direttore del Dipartimento di Onco-ematologia dell’Azienda Ospedaliera Moscati di Avellino -. Con nab-paclitaxel, la concentrazione di paclitaxel libera nell’organismo è 10 volte superiore a quella di paclitaxel convenzionale, permettendo una maggiore esposizione al farmaco rispetto alla formulazione tradizionale. È in fase di studio l’utilizzo di nab-paclitaxel in mantenimento come agente singolo, dopo la prima fase del trattamento rappresentata dall’associazione con carboplatino. Infine, al congresso Asco sono stati presentati dati preliminari molto confortanti sull’associazione di nab-paclitaxel con nivolumab, il nuovo farmaco immunoterapico – conclude Gridelli -, una combinazione che si prospetta di particolare interesse».

 

Grandi speranze per i tumori dei tabagisti quando la chemio non funziona

 

Un’altra immuno-molecola sperimentale (testata nel trial POPLAR) lascia ben sperare per i malati con un carcinoma polmonare squamoso, tipico dei tabagisti. Gli esiti dello studio (che ha arruolato 287 pazienti, già precedentemente trattati con chemioterapici) mostrano che la cura è ben tollerata dai pazienti e che raddoppiano la probabilità di sopravvivenza rispetto alla cura standard, facendo registrare una diminuzione del tasso di mortalità del 53 per cento. «Sono dati molto promettenti - commenta Filippo De Marinis, direttore dell’oncologia toracica all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano - che sarà importante confermare e approfondire con nuove analisi. Per i tumori squamosi legati al fumo, che non rispondono alla chemioterapia e sono operabili solo se piccoli, è un passo avanti che dà un grande motivo di speranza. Con l’avvento dell’immunoterapia si sancisce un profondo cambiamento nel trattamento del cancro del polmone: questi farmaci si attaccano ai recettori con cui il tumore inibisce il sistema immunitario, lo liberano e lo rimettono in moto contro il nemico cancro. E’ la parte sana dell’organismo che attacca quella malata».

 

FONTE: http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/15_giugno_09/immunoterapia-nano-farmaci-tumore-polmoni-0941f70a-0eaf-11e5-89f7-3e9b1062ea42.shtml?refresh_ce-cp

Lavoratrici domestiche migranti: in Italia si prendono cura di un milione di anziani, ma 2 su 3 sono senza tutele. In occasione della Giornata Internazionale dei Lavoratori domestici Soleterre presenta alla Sala del Refettorio della Camera dei Deputati il rapporto «Lavoro domestico e di cura. Buone pratiche e benchmarking per l’integrazione e la conciliazione della vita familiare e lavorativa». Nel documento anche una fotografia della condizione delle assistenti familiari straniere in Italia, tra diritti negati e famiglie spezzate.
 
Sempre più famiglie in Europa affidano la cura dei propri cari – minori, anziani, disabili – e della propria casa a lavoratori domestici e di cura. Si tratta per la maggior parte di migranti, soprattutto donne, spesso vittime di discriminazioni multiple sul fronte dei diritti e della protezione sociale.

Un fenomeno sempre più rilevante: per questo Soleterre, in collaborazione con Irs – Istituto per la Ricerca Sociale, ha condotto un progetto di ricerca-azione finanziato dal Fondo Europeo per l’Integrazione che - a partire da una ricognizione su quantità, modalità di lavoro e condizioni di vita di queste lavoratrici - ha recensito, analizzato e sperimentato buone pratiche e politiche riguardanti le lavoratrici domestiche e di cura migranti in Italia ed Europa. Da questa indagine è scaturito il rapporto «Lavoro domestico e di cura: Buone pratiche e benchmarking per l’integrazione e la conciliazione della vita familiare e lavorativa».

Dall’indagine emerge una sostanziale differenza a livello europeo: nei Paesi con migrazione fortemente regolata e servizi di cura pubblici ben strutturati, i lavoratori domestici e di cura – anche stranieri – sono occupati prevalentemente in forma regolare (ad es. in Danimarca, Regno Unito e Francia); in quelli con un’offerta più debole di servizi assistenziali e regimi migratori meno gestiti, l’assunzione è invece a titolo individuale e spesso irregolare (ad es. Spagna, Grecia e Italia). Anche se, a fronte di una crescente domanda sociale, si stanno moltiplicando le iniziative di Enti Locali e del privato sociale.

Nel nostro Paese si stimano oltre 830 mila badanti, un numero considerevole se paragonato a quello dei dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale che si attesta intorno alle 646 mila unità. La maggior parte delle badanti è di origine straniera (ben il 90%) e lavora senza contratto. Sul totale, infatti il 26% è costituito da lavoratrici che non hanno un regolare permesso di soggiorno, il 30,5% da lavoratrici con permesso regolare senza contratto mentre solo il 43,5% lavora in regola.

 

La condizione di irregolarità (nei permessi di soggiorno e nel contratto di lavoro), il riconoscimento solo parziale dei diritti e la difficoltà a conseguire l’autonomia abitativa sono i tre fattori che incidono maggiormente sulla qualità di vita e sulla possibilità di conciliazione vita/lavoro di queste lavoratrici. In particolare incidono sulla possibilità di attuare un ricongiungimento con i propri figli: troppo spesso ci si dimentica, infatti, che la maggior parte delle assistenti familiari ha dovuto lasciare il Paese d’origine per mantenere se stesse e le proprie famiglie ed è costretta a vivere lontana dai propri figli (i c.d. orfani bianchi). Una situazione che crea profondo disagio psicologico nelle donne (dal 2006 nei paesi dell’Est si è cominciato a parlare di «sindrome Italia» per definire lo stato depressivo di molte badanti rientrate dopo anni di lavoro nel nostro Paese) e anche nei loro bambini/ragazzi favorendo l’insorgenza di comportamenti a rischio sociale ed educativo.

 

«In Italia gli occupati in questo settore – dice Alessandro Baldo, responsabile Programma Migrazioni di Soleterre - sono quintuplicati in meno di 10 anni, soprattutto per via dell’aumento delle lavoratrici straniere, con un numero di anziani assistiti che si può ragionevolmente stimare intorno al milione. Un contributo fondamentale e preziosissimo al fabbisogno di servizi di cura e di assistenza familiare che la nostra società – in costante invecchiamento – denota. Eppure è un’occupazione ancora percepita come qualcosa di diverso dal lavoro «regolare», quasi un «non lavoro»: culturalmente si fatica ad evolversi dalla considerazione di un’attività caratterizzata da rapporti informali e totalizzanti. Per questo, oltre che all’adozione di normative che garantiscano le tutele di queste lavoratrici, occorre sensibilizzare gli enti locali e le famiglie che si avvalgono del loro servizio a riconoscerne e tutelarne le condizioni di benessere psico-sociale e di conciliazione dei tempi di vita, famiglia e lavoro. Oltre a riconoscere l’impatto sociale e il debito di cura che tale sistema genera come ricaduta sulle società di partenza».

 

Il rapporto e i risultati del progetto verranno presentati e discussi nelle giornate del 15 e 16 giugno a Roma, nel corso di due incontri organizzati in occasione della Giornata Internazionale dei Lavoratori Domestici” (16 giugno).

 

FONTE: http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/boom-di-badanti-quintuplicate-in-10-annima-due-su-tre-lavorano-senza-contratto_1125022_11/

 

Sarà capitato a molti di dover cercare una colf badante per un proprio caro e di ritrovarsi di fronte a due possibilità: assumere direttamente a proprio nome la badante, oppure affidarsi a società quali agenzie di badanti o cooperative sociali. Sappiamo tutti che la seconda scelta è molto più vantaggiosa, esonerando la persona da pratiche molto complesse, tuttavia è bene rendersi conto che non tutte le società che si occupano di assistenza anziani sono autorizzate legalmente a svolgere questo servizio.

 

Nella maggior parte dei casi vi troverete di fronte società che non possono svolgere questo tipo di servizi operando legalmente. Infatti è possibile che una determinata cooperativa o associazione non sia autorizzata a svolgere servizi di ricerca, selezione, Intermediazione e somministrazione (assunzione diretta da parte della società) , di colf e badanti a domicilio. In questo caso vi ritroverete a casa una badante non in regola oppure una persona che queste associazioni o cooperative sociali  faranno assumere direttamente a voi, in quanto non provvisti di autorizzazione ad assumere direttamente, con tutte le responsabilità che ciò comporta.

 

Per questo è sempre buona norma controllare le referenze, tra cui l’iscrizione all’albo, delle Agenzie per il lavoro tramite il seguente link del ministero del lavoro : http://www.cliclavoro.gov.it/Operatori/Pagine/Albo-Informatico.aspx

 

Essere iscritti a questo albo significa poter dare delle garanzie al cliente che cerca una badante, significa operare in trasparenza ed in totale legalità sia verso il cliente che usufruisce dei servizi sia verso il lavoratore che è assunto e regolarizzato con il giusto contratto di lavoro a norma di legge.

 

La lotta a queste false società cooperative sociali  e false agenzie è anche portata avanti da Papa Francesco che in una conferenza si è espresso molto duramente affermando quanto segue:

 

«Contrastare e combattere le false cooperative, quelle che prostituiscono il proprio nome di cooperativa, cioè di una realtà assai buona, per ingannare la gente con scopi di lucro contrari a quelli della vera e autentica cooperazione».

«perché assumere una facciata onorata e perseguire invece finalità disonorevoli e immorali, spesso rivolte allo sfruttamento del lavoro, oppure alle manipolazioni del mercato, e persino a scandalosi traffici di corruzione, è una vergognosa e gravissima menzogna che non si può assolutamente accettare».

 

Quindi se siete alla ricerca di una persona esperta e fidata che operi nel settore della cura della persona e della famiglia senza rischi, responsabilità o inutili perdite di tempo, la soluzione è rivolgersi ad Agenzie per il lavoro specializzate in Colf Badante come VitAssistance® Srl.

 

VitAssistance® Srl è un' Agenzia di somministrazione lavoro specialista. Il marchio VitAssistance® è attivo nel settore dell’assistenza agli anziani ed ai disabili dal 1994, siamo stati autorizzati dal Ministero del Lavoro ad assumere direttamente la colf badante, con il contratto nazionale di lavoro domestico, riferito alla sua posizione.
Il Cliente non ha rapporti contrattuali diretti con le assistenti ma solo con
VitAssistance® Srl, che si assume tutte le responsabilità della gestione del servizio e gli oneri previdenziali o fiscali. La durata dei contratti è determinata dalla volontà del Cliente, che può sospendere o interrompere del tutto il contratto a seconda del bisogno.

 

VitAssistance® Srl, mette a tua disposizione, in tutto il Nord d’Italia, un servizio altamente specializzato di ricerca, selezione, somministrazione, amministrazione ed organizzazione di risorse umane addette alla cura ed all'assistenza della persona e della famiglia, sollevandoti da tutti i compiti burocratici e amministrativi.

 

A differenza di altre aziende che si limitano ad amministrare la badante, senza assumersi, però, nessuna responsabilità o rischio dato che la badante è una Vostra dipendente, VitAssistance® Srl mette a Vostra disposizione un suo diretto dipendente. In conclusione, informatevi sempre prima di affidarvi a Società e Cooperative Sociali che potrebbero far assistere i Vostri cari da persone inaffidabili o addirittura creare problemi legali o fiscali.

Aiutare gli anziani a sentirsi meno soli e ad essere meno isolati - magari anche solo con telefonate o visite domiciliari periodiche o con programmi a favore della vita comunitaria - potrebbe ridurre le visite mediche cui essi si sottopongono e anche quindi eventuali costi e prestazioni sanitarie impropri.

Infatti uno studio condotto presso la University of Georgia, College of Public Health e pubblicato sull'American Journal of Public Health mostra che gli anziani che si sentono cronicamente soli vanno più spesso dal medico a farsi visitare.

"Che la solitudine possa avere un ruolo negativo nella percezione di segni e sintomi di malattia da parte dell'anziano non c'è dubbio - commenta il presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria Nicola Ferrara - ed è credibile che il paziente si rivolga a chi gli sta più vicino che - se non ha parenti stretti - è spesso il proprio medico. Quando ciò si verifica la conseguenza è una prestazione sanitaria potenzialmente impropria che non risponde alle reale esigenze di salute del paziente e che potrebbe portare a eccesso di medicalizzazione con prescrizioni di esami e farmaci inutili".

Molti recenti studi hanno dimostrato che la solitudine - vera che sia o anche solo percepita dall'individuo - nuoce alla salute. Sicuramente, quindi, un anziano solo potrebbe avere realmente più problemi di salute e quindi, per questo, rivolgersi più di frequente al proprio medico. Ma i ricercatori Usa hanno anche voluto vedere se la solitudine in sé possa spingere l'anziano nello studio medico anche senza un reale motivo di salute, per esempio anche solo come scusa per avere un contatto umano.

Per verificare questa ipotesi gli esperti hanno coinvolto oltre 3500 anziani e in due anni differenti (2008 e 2012) determinato con questionari ad hoc l'''indice di solitudine'' di ciascuno. I ricercatori hanno confrontato i risultati dell'indice di solitudine col numero di visite mediche dell'anziano e visto che gli anziani che dichiaravano di sentirsi più soli e in modo cronico (cioè sia nel 2008 sia nel 2012) avevano preso un maggior numero di appuntamenti presso il proprio medico nel corso di ciascun anno.

Quindi molte di queste visite possono essere state mosse dal mero bisogno di un contatto umano da parte dell'anziano, per cui "ben vengano tutti i programmi di socializzazione o di coinvolgimento dell'anziano in attività socialmente utili - conclude Ferrara - che fanno sentire meglio l'anziano producendo effetti positivi sulla sua salute, evitano eccesso di medicalizzazione" e da ultimo possono evitare spreco di risorse.

FONTE: http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/salute_65plus/assistenza/2015/04/01/per-gli-anziani-la-compagnia-toglie-il-medico-di-torno_f08d8fc9-381c-4564-9a4b-f72f1c562c9b.html

 

 

Migliorare l’accessibilità per le persone con disabilità e per gli anziani, rimuovere le barriere architettoniche e programmare una mobilità più agevole e priva di ostacoli per le persone in situazione di disagio. Questi dovrebbero essere i punti fermi di ogni società sensibile alle esigenze della collettività, soprattutto nei confronti di chi si trova a vivere in condizioni di mobilità ridotta.

 

Il diritto alla mobilità è sancito da leggi nazionali ed ognuno dovrebbe goderne senza limitazioni, sia nei trasporti pubblici e nelle strade delle nostre città, dove le barriere architettoniche sono sempre troppe, che nella sfera privata, ovvero nelle nostre case, dove spesso, a causa di una cattiva organizzazione degli spazi, chi si muove in carrozzina non sempre ha vita facile.

 

Le soluzioni per rendere la vita migliore ad anziani e disabili sono tante. Soprattutto in casa, il luogo più degli altri in cui non dovrebbero esistere ostacoli alla libertà di movimento. Per questo, ad esempio, chi per motivi di salute è costretto a muoversi in carrozzina, in casa potrebbe aver bisogno di un montascale, un aiuto essenziale, spesso indispensabile, per superare le barriere architettoniche.

 

Sono tanti i modelli sul mercato che si possono adattare a tutte le esigenze. Encasa Expert, del gruppo ThyssenKrupp, ha progettato diversi dispositivi forniti di poltroncina, perfetti per tutte le esigenze. Il montascale dotato di seduta ha uno scorrimento parallelo al suolo, può seguire quasi ogni profilo o rampa di scala: questo consente le installazioni sia in abitazioni private sia in luoghi pubblici come istituzioni o percorsi pedonali.

 

Per essere sicuri usare un prodotto di qualità, in grado di soddisfare i rigidi standard europei, bisogna pensare prima di tutto a materiali robusti e che resistono nel tempo. Nei montascale Encasa Expert la forza motrice è sviluppata da un compatto sistema integrato. È possibile eseguire l’installazione dei binari e del supporto in quasi ogni abitazione e tipo di scale, anche in luoghi piuttosto ristretti e con percorsi difficoltosi. Tra le dotazioni di sicurezza sono presenti speciali batterie: in questo modo anche in situazioni di emergenza o di assenza di corrente elettrica il funzionamento è assicurato.

 

Bisogna andare oltre all’idea che una ridotta capacità di movimento sia una condizione definitivamente debilitante. I montascale Encasa Expert rappresentano un aiuto discreto: s’inseriscono perfettamente nella maggior parte delle abitazioni moderne e occupano poco spazio.

 

L’autosufficienza motoria è forse uno dei beni più preziosi per ciascuno e la perdita totale o parziale di compiere in autonomia ogni piccola operazione quotidiana può diventare un problema personale, prima ancora di essere una difficile situazione familiare. Le scale, insomma, non possono rappresentare un ostacolo alla felicità, soprattutto quando la soluzione è così semplice e a portata di mano.

 

FONTE: http://www.oggisalute.it/2015/02/anziani-e-disabili-le-soluzioni-per-una-vita-senza-barriere/

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