Agenzia per il lavoro

Fondi pubblici indebitamente percepiti da una finta cooperativa sociale, fittizi rapporti di lavoro dipendente per “prelevare” indebitamente risorse pubbliche, riunioni “fantasma” dell’organo direttivo per simulare la finalità non lucrativa.

Questi sono solo alcuni degli ingegnosi stratagemmi adottati da un imprenditore di Partanna e da un suo prestanome, rispettivamente amministratore di fatto e amministratore di diritto di una società cooperativa Onlus operante nel redditizio settore dei servizi di assistenza ai richiedenti asilo e ai rifugiati, in qualità di Ente gestore di un centro di accoglienza realizzato nell’ambito di un progetto SPRAR.

 

Le cooperative sociali ONLUS, proprio per la fondamentale funzione che ricoprono, sono destinatarie di consistenti agevolazioni fiscali che, a vario titolo, ne incentivano la diffusione, ma non di rado si verifica un uso distorto di tale normativa di favore.

 

È questo il caso della cooperativa in parola, costituita ad hoc per conseguire indebiti risparmi d’imposta. L’attività ispettiva, condotta dalla Guardia di Finanza di Castelvetrano, trae origine da una complessa indagine di polizia giudiziaria, a esito della quale il citato imprenditore e il suo prestanome sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria per appropriazione indebita, relativamente a parte delle risorse pubbliche destinate alla finta cooperativa sociale.

È emerso in particolare che il prestanome, amministratore di diritto della cooperativa, aveva indebitamente conseguito, per due annualità, una doppia contestuale remunerazione: quella relativa ai compensi ricevuti in qualità di amministratore e quella, indebita, relativa ai salari percepiti in qualità di lavoratore dipendente. Le indagini, inoltre, hanno fatto emergere chiaramente come i soci della cooperativa non fossero altro che semplici lavoratori posti sotto la direzione effettiva dell’amministratore di fatto, vero dominus dell’attività d’impresa.

Nessuna reale operatività emergeva, invece, in capo all’Assemblea e al Consiglio di Amministrazione, istituiti solo cartolarmente. Falsi anche i verbali redatti per documentare fantomatiche “riunioni” dell’organo decisionale ove venivano indicati, come presenti, soci-lavoratori del tutto ignari di essere anche consiglieri.

 

In un’ottica di trasversalità dell’azione ispettiva è stata trasmessa alla Procura Regionale della Corte dei Conti una notizia di danno erariale, emerso alla luce delle numerose irregolarità formali e
sostanziali riscontrate nel corso degli articolati accertamenti. Attesi i numerosi spunti investigativi, i finanzieri hanno chiesto alla Autorità Giudiziaria l’utilizzo ai fini fiscali dei dati acquisiti e, oltre a constatare l’indeducibilità dei costi derivanti dalla commissione del suddetto reato di appropriazione indebita, hanno potuto ricostruire utili sottratti all’imposta sui redditi pari a oltre 600.000 euro, con una base imponibile IRAP evasa di circa 1 milione di euro.

 

L’attività di servizio in parola costituisce una concreta espressione della funzione di polizia economico-finanziaria svolta dalla Guardia di Finanza, tesa – da un lato – a garantire la corretta applicazione delle norme fiscali e – dall’altro – a monitorare costantemente il corretto impiego dei fondi pubblici a salvaguardia del bene comune ed a tutela delle imprese e dei cittadini rispettosi delle regole.

 

FONTE: https://newsicilia.it/evidenza/finta-onlus-per-assistenza-agli-anziani-riunioni-fantasma-e-danno-di-oltre-1-milione/324760

 

 

Uno sportello di consulenza sindacale utilizzato per attivare falsi contratti di lavoro, necessari all’ottenimento di permessi di soggiorno e assegni di disoccupazione. Sono queste le conclusioni dell’indagine «Badante fantasma» dei carabinieri della stazione di Vado e della Compagnia di Vergato, che nella mattinata di ieri hanno arrestato un geometra campano e denunciato 234 persone, quasi tutti stranieri, che figuravano fittiziamente come badanti e collaboratori domestici. Secondo gli investigatori, la truffa avrebbe causato un danno erariale all’Inps di 500 mila euro.

 

IL GEOMETRA

 

Il principale indagato, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere perché ritenuto responsabile di uso di atto falso e documenti contraffatti, è un geometra: Paolo Vitiello, 50 anni, piccoli precedenti alle spalle. Nell’inverno del 2015 aveva aperto uno studio per la consulenza fiscale e pensionistica a Vado, in Appennino, che lui stesso aveva chiamato «Sindacati e dintorni». Stando alla ricostruzione fatta dai carabinieri, coordinati dal pm Roberto Ceroni, attraverso la sua attività il geometra è entrato facilmente in possesso delle credenziali Inps dei suoi clienti, per lo più anziani, ai quali avrebbe intestato falsi contratti di lavoro. Gli ignari datori di lavoro assumevano così soggetti che in virtù di quel contratto potevano ottenere il permesso di soggiorno o il rinnovo. Ma anche, al termine del fittizio rapporto di lavoro a tempo determinato, richiedere un’ingiusta indennità di disoccupazione, o mostrare i requisiti per l’accesso ai finanziamenti presso le banche. Per ogni contratto, Vitiello avrebbe intascato fino a 1.000 euro.

 

234 DENUNCIATI

 

I 234 denunciati sono sia italiani che stranieri provenienti soprattutto dal nord Africa e da Paesi dell’Est. Tra loro ci solo anche una quindicina di persone che si sono prestate consapevolmente a figurare come datori di lavoro e che in cambio ricevevano qualche centinaio di euro. Nel meccanismo anche il geometra e la moglie. A loro, i carabinieri hanno contestato i reati di falso ideologico, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, utilizzo di documenti contraffatti e favoreggiamento alla permanenza di clandestini. L’attivazione dei contratti di lavoro ha indotto in errore alcuni uffici della Questura, che hanno rilasciato dei permessi sulla base di requisiti fittizi e l’Inps, che sulla base di quei documenti ha erogato impropriamente indennità di disoccupazione a svariati soggetti. Gli investigatori hanno stimato che in meno di due anni, tra fine 2015 e fine 2017, il danno erariale sia stato di 500.000 euro.

 

LE INDAGINI

 

Le indagini, come spiega il comandante della Compagnia di Vergato, maggiore Sabato Simonetti, è partita per il via vai sospetto di persone già conosciute dai carabinieri intorno all’ufficio del geometra. Ma la sua attività era così nota che in molti arrivavano da fuori. A fine 2017 l’ufficio era stato chiuso nell’ambito di un’altra indagine della Finanza, ma Vitiello avrebbe continuato i suoi affari appoggiandosi a internet point e dispositivi portatili. Alcuni degli ignari datori di lavoro, informati della vicenda, l’hanno querelato.

 

FONTE: https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/18_maggio_10/bologna-finti-contratti-badante-avere-permesso-soggiorno-234-denunciati-63d96064-5442-11e8-9ef4-9f00a5ed6bf5.shtml?refresh_ce-cp

 

 

 

Il sindacato Nidil/Cgil di Modena ha segnalato un nuovo caso di false agenzie di lavoro di assistenti familiari, le cosiddette badanti. Un caso, sottolinea il sindacato, in cui non solo sarebbero state sfruttate le lavoranti, ma raggirate le stesse famiglie. Secondo Nidil-Cgil si tratta di una società di Modena, che sarebbe registrata in Polonia, ma non in Italia, non avendo alcuna autorizzazione ministeriale e non essendo registrata alla Camera di Commercio di Modena.

"Siamo a conoscenza - spiegano da Nidil/Cgil - di almeno due casi di badanti somministrate a famiglie dall'agenzia attraverso una società di servizio, entrambe però senza autorizzazione". Dalle verifiche sindacali risulterebbero 'forti irregolarità nelle buste paga, senza maturazione di istituti retributivi, contributivi, previdenziali e assicurativi'. Le famiglie non solo sarebbero ignare di questo aspetto, ma pagherebbero all'agenzia, con la quale hanno il rapporto commerciale, il doppio di quanto poi dato alla lavoratrice.

 

FONTE: http://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2017/05/19/false-agenzietruffa-famiglie-e-badanti_1c5cf2ec-ad0e-43d9-99d3-252c3156245a.html

 

Prende ufficialmente il via la stagione della dichiarazione dei redditi e, con essa, le varie spese che è possibile portare in detrazione con il modello 730/2018.

Tra queste vi è anche il costo dei contributi pagati per baby sitter, colf e badanti nel corso dell’anno 2017: il datore di lavoro domestico potrà dedurre dal reddito l’importo pagato entro il limite di 1549,37 euro.

Si ricorda che questa agevolazione potrà essere richiesta anche se la colf o la badante non è assunta per persone non autosufficienti. Quando, invece, si assumono addetti all’assistenza personale di anziani o disabili si potrà detrarre anche la spesa sostenuta per la retribuzione della badante.

Per quanto riguarda, invece, i contributi Inps pagati dal datore di lavoro domestico, la spesa sostenuta e documentata dalle ricevute di versamento dovrà essere inserita all’interno del rigo E23 del modello 730/2018.

Di seguito tutte le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per la compilazione del modello 730/2018 al fine di richiedere la detrazione dei contributi colf e badanti.

 

Contributi colf e badanti: come chiedere la detrazione modello 730/2018

 

I datori di lavoro domestico, ovvero i contribuenti che assumono una persona per i lavori domestici o per l’assistenza personale o ad un membro della famiglia possono portare in detrazione i contributi Inps per colf e badanti.

Compilando il modello 730/2018 sarà possibile scaricare dalle tasse i contributi pagati nel 2017: la detrazione spetta sia per chi presenta il 730 precompilato o ordinario che per chi invece usa il modello Redditi (ex Unico).

La detrazione dei contributi previdenziali di colf e badanti è ammessa nel limite massimo di 1.549,37 euro ed è possibile la deduzione anche da parte del contribuente che ha assunto una colf o una badante per l’assistenza di un familiare anche se non a carico.

All’interno del rigo E23 del modello 730/2018 bisognerà indicare i contributi versati per colf, badanti ma anche baby sitter per la parte a carico del datore di lavoro.

Non possono essere indicate le spese sostenute nel 2017 che nello stesso anno sono state rimborsate dal datore di lavoro in sostituzione delle retribuzioni premiali e indicate nella sezione “Rimborsi di beni e servizi non soggetti a tassazione - art. 51 Tuir” (punti da 701 a 706) della Certificazione Unica, con il codice onere 3.

Per poter beneficiare della detrazione è fondamentale conservare i documenti che attestino l’aver pagato i contributi Inps nel corso del 2017.

 

Documenti da conservare

 

Ai fini della detrazione e in caso di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate sarà necessario conservare le ricevute di pagamento che, nel caso di versamento per l’interno anno, saranno quattro (come noto i contributi nei confronti dei lavoratori domestici vengono versati a cadenza trimestrale).

Per i contributi detraibili dal reddito vale il principio di cassa: sarà possibile inserire nel modello 730/2018 tutti i contributi pagati nel 2017, anche se magari riferiti ad un trimestre del 2016.

 

Detrazioni fiscali 2018: tutte le spese che è possibile scaricare con il 730

 

La stagione della dichiarazione dei redditi ha preso avvio con la pubblicazione del modello 730/2018 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Le modifiche e l’invio potranno essere effettuati a partire dal 2 maggio.

Nella categoria di spese detraibili rientrano una variegata tipologia di costi sostenuti dal contribuente nel 2017: spese mediche, sanitarie, per addetti all’assistenza personale e non solo.

Per cercare di orientarsi i lettori possono consultare la guida alle detrazioni fiscali 2018, oltre che gli approfondimenti dedicati a ciascuna tipologia di spesa.

Per qualsiasi richiesta di chiarimento e/o di confronto su come modificare, visualizzare e scaricare la precompilata su Fisconline e su tutte le tematiche relative al 730 i lettori possono altresì fare riferimento al nostro gruppo Facebook “Informazione Fiscale”: qui verrà promosso il confronto con altri lettori e/o con i redattori del nostro sito.

 

FONTE: https://www.informazionefiscale.it/colf-badanti-detrazione-contributi-modello-730-2018

Da alcuni anni lavora presso casa tua una colf che fa anche da badante al tuo unico genitore rimasto in vita. Tuttavia l’hai assunta in nero e pertanto è irregolare. Non avendola denunciata all’Ufficio del lavoro, sei anche costretto a pagarla in contanti. Da qualche mese però sono sorti tra voi alcuni contrasti particolarmente accesi e temi che possa sfruttare questa situazione di irregolarità per ricattarti. In particolare, il timore è che lei voglia denunciare il lavoro in nero all’Ispettorato del lavoro o all’Inps costringendoti così a pagarle, oltre agli arretrati non dimostrabili con un bonifico o una busta paga, anche i contributi. Così ti chiedi cosa rischi in caso di colf e badante pagata in nero? Ti daremo in questo articolo tutti i chiarimenti di cui hai bisogno. 

 

Lavoro nero: conseguenze dell’irregolarità della colf con lo Stato

 

La badante e la colf, così come ogni altro lavoratore, deve essere assunto regolarmente e denunciato all’Inps; quest’obbligo ovviamente spetta al datore e non alla collaboratrice familiare. Se il datore non vi provvede è responsabile personalmente per il lavoro in nero. In tal caso scattano due tipi di conseguenze, la prima per la mancata comunicazione dell’assunzione; la seconda per l’omessa iscrizione all’Inps. Vediamo più nel dettaglio le relative sanzioni:

-  la prima sanzione scatta per l’omessa o la ritardata comunicazione dell’assunzione all’Inps va da 200 a 500 euro per ogni lavoratore e che bisogna pagare al centro per l’impiego. Non è una sanzione di tipo penale ma amministrativo

-  la seconda sanzione scatta per il lavoro nero in sé ossia per la mancata iscrizione all’Inps; per tale comportamento, che è conseguente al primo, la Direzione Provinciale del Lavoro può applicare al datore di lavoro una sanzione che va da 1.500 euro a 12mila per ciascun lavoratore in nero, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo, cumulabile con le altre sanzioni amministrative e civili persistenti contro il lavoro in nero.

Sempre nei confronti dello Stato, il datore di lavoro è altresì responsabile per l’omesso pagamento dei contributi previdenziali. Le sanzioni sono pari al tasso del 30% su base annua calcolate sull’importo dei contributi evasi con un massimo del 60% e un minimo di 3mila euro, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata. Anche per una sola giornata di lavoro in nero il datore di lavoro può essere punito con la sanzione minima applicabile di 3mila euro.

Questa sanzione ovviamente si cumula con quelle amministrative che abbiamo appena visto per la mancata comunicazione dell’assunzione e la mancata iscrizione all’Inps.

Se il pagamento dei contributi avviene con un ritardo di non oltre 12 mesi le sanzioni si riducono per un massimo del 40% sull’importo dovuto nel trimestre o sulla cifra residua da pagare.

 

Se la badante non ha il permesso di soggiorno 

 

Vediamo ora cosa rischi se scopri che la badante in nero è anche irregolare, ossia è immigrata senza il permesso di soggiorno. In tal caso il datore di lavoro rischia l’arresto da tre mesi a un anno e l’ammenda di 5mila euro per ogni lavoratore impiegato. 

 

La badante può chiedere gli arretrati? 

 

I problemi non sono finiti. Anzi, il peggio deve ancora venire. Se hai pagato la badante in nero è verosimile che non hai conservato alcuna dimostrazione tracciabile del versamento dei soldi. Le avrai di sicuro dato i soldi per contanti di volta in volta. Ebbene, se non le hai fatto firmare nulla lei potrà citarti fino a cinque anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro sostenendo che non le sono stati mai versati gli stipendi, la tredicesima, la quattordicesima, i permessi, le ferie e il Tfr. E se anche tu riuscissi a dimostrare il contrario, ossia che l’hai retribuita, è verosimile che l’importo sia stato inferiore rispetto a quello previsto dal contratto collettivo nazionale; il che significa che dovresti integrare le mensilità con quanto dovuto per legge. Oltre a ciò resti tenuto a versare i contributi previdenziali.

 

FONTE: https://www.laleggepertutti.it/197311_colf-e-badante-pagata-in-nero-cosa-rischio

 

 

Dopo la pubblicazione dell’articolo sulla guida per assumere una badante in regola, anche alla luce della nuova tabella delle retribuzioni per il lavoro domestico 2018, ci hanno scritto molti utenti che non sono stati altrettanto previdenti. In caso di lavoro domestico in nero i problemi molto spesso sorgono al momento di interrompere il rapporto di lavoro.

I numeri dell’Osservatorio sui lavoratori domestici parlano chiaro in relazione ad un rapporto basato sui dati Inps, la spesa annuale degli italiani per colf e badanti ammonta a circa 7 miliardi all’anno (solo per quelli in regola). E la tendenza è in aumento posto che, sempre secondo i dati Inps, da qui al 2030 l’Italia avrà bisogno del 25% di badanti in più. In Italia circa il 50% delle badanti lavora in nero. Nei casi “migliori” si tratta di zone di grigio perché il contratto c’è ma l’inquadramento è sbagliato.

Eppure molti rapporti di lavoro domestico finiscono in tribunale. Se la colf o la badante licenziata fa vertenza rivolgendosi al patronato possono spuntare conteggi di ferie non usufruite, ore di lavoro non pagate e tredicesime saltate. Così anche i datori di lavoro in buona fede, certi di essere in regola, possono ritrovarsi a pagare sanzioni e simili. Emblematico è il caso di una badante dell’Est Europa che ha chiesto 128 mila euro di risarcimento danni: una cifra che può sembrare assurda ma determinata, come ha spiegato l’avvocato della controparte, dalla signora che era “stata assunta come colf fino al 2013, questo perché dalle 8 alle 17 la madre del mio assistito era al centro malati di Alzheimer di Roma. Dalle 17 in poi invece, era lui stesso a occuparsene. Nel 2013 le cose sono cambiate, lui è andato via di casa e ha stipulato un nuovo contratto con la signora, questa volta inquadrandola come badante. Considerando le nove ore che la persona assistita trascorreva al centro Alzheimer, la badante lavorava due ore al giorno. Indagando si è scoperto, inoltre, che quando era sola in casa la signora ‘arrotondava’ tagliando i capelli ai suoi connazionali”. Alla fine i giudici “si sono limitati” a far pagare al datore un’ammenda di 5 mila euro perché era stata registrata come badante a persona autosufficiente mentre si trattava di anziana non autosufficiente.

 

Licenziamento colf e badanti in nero: quando si rischia la vertenza

 

Sicuramente quindi il primo consiglio per evitare la vertenza da parte di colf e badanti è quello di essere in regola. Può sembrare un appunto banale ma non lo è: molto cause scaturiscono dalla disinformazione; nell’ambito del lavoro domestico infatti chi assume è tenuto a svolgere il ruolo di datore di lavoro pur non avendone in molti casi la competenza. Scrivere quindi un contratto e dichiararlo all’Inps. Il lavoro domestico, per legge, può essere in realtà instaurato anche verbalmente. Tuttavia, soprattutto in fase di contenzioso, la forma scritta permetterà di dimostrare la mansione, le ferie, la malattia etc.

Nel caso di omissioni contributive il datore di lavoro è tenuto al pagamento di una sanzione per ogni lavoratore al tasso del 30% in base annua calcolate sull’importo dei contributi evasi con un massimo del 60% ed un minimo di 3.000 euro, a prescindere dalla durata della prestazione lavorativa accertata. Questo significa, in altre parole, che anche per una sola giornata di lavoro “in nero”, il datore di lavoro può essere multato con la sanzione minima applicabile di 3.000 euro.

Per essere in regola con i contributi colf e badanti bisogna non solo pagare quelli per l’effettivo orario lavorativo, ma anche effettuare i versamenti dovuti alla Cassa malattia. Il bollettino da pagare che l’Inps invia al datore di lavoro prevede infatti solo i contributi previdenziali, tuttavia il contratto collettivo nazionale all’articolo 52 fa riferimento anche il pagamento della Cassa malattia attraverso i Maf dei contributi previdenziali. Quando la lavoratrice va a richiedere dei rimborsi alla Cassa e non trova i versamenti possono insorgere problemi.

Aldilà del contratto è prevista la comunicazione all’Inps dell’assunzione colf e badanti entro la mezzanotte del giorno precedente a quello di inizio del rapporto di lavoro. La stessa ha efficacia anche nei confronti del Ministero del lavoro, dell’INAIL, nonché della Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo. Questa comunicazione inoltre sostituisce anche il modello Q (non più in vigore dal 15 novembre 2011) perché contiene anche i dati del permesso di soggiorno obbligatorio.

La mancata comunicazione entro i termini determina l’applicazione di una sanzione amministrativa da € 200,00 a € 500,00 per ciascun lavoratore interessato (art. 19, comma 3, D.Lgs. 276/03).

 

Licenziamento colf e badanti: procedura per evitare vertenze

 

Il consiglio quindi quando la colf e /o badante si dimette o viene licenziata è quello di rivolgersi caf, o all’associazione o al commercialista di vostra fiducia e richiedere l’elaborazione di una busta paga o di un conteggio di lavoro per il calcolo delle spettanze di fine rapporto (ricordate che entro 5 giorni dovete anche comunicare all’Inps la cessazione del rapporto di lavoro). Anche se la collaboratrice domestica ha lavorato in nero, dunque senza contratto e senza iscrizione all’Inps, è consigliabile dare mandato ad un professionista per la redazione del suddetto conteggio lavorativo.

 

Per evitare tutti questi problemi burocratici e amministrativi scegli Vitassistance, assumiamo noi direttamente la badante con servizi in convivenza e ad ore mettendola in regola con il giusto contratto nazionale del lavoro e ci prendiamo noi tutte le responsabilita fiscali, burocratiche e amministrative !

La nostra badante assunta direttamente da Vitassistance a casa Vostra in tutto il Nord Italia !

 

FONTE: https://www.investireoggi.it/fisco/licenziamento-badante-non-regola-evitare-vertenza-quali-sanzioni-si-rischiano/

L'assessore all'Istruzione, Mobilità e Decoro urbano del Comune di Aosta, Andrea Paron, e il presidente e un funzionario della cooperativa sociale Leone Rosso, rispettivamente Cesare Marques e Michel Luboz, (quest'ultimo è anche presidente di Società servizi spa), sono imputati per turbativa d'asta e tentata turbativa d'asta dalla Procura della Repubblica.

Un'ipotesi di reato per l'assegnazione negli anni passati alla coop Leone Rosso, da parte del Comune, di servizi socio-assistenziali; la seconda ipotesi è relativa ad un bando per i servizi agli anziani, assegnato nel 2017 ad una seconda cooperativa sociale, la Kcs.

A carico dei due cooperatori (Marques e Luboz), per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio come per il politico, vengono però ipotizzati anche reati fiscali, gli stessi contestati dagli inquirenti al presidente e al direttore generale (Giancarlo Anghinolfi e Antonio Costantino) di una terza cooperativa, l'emiliana Pro.Ges di Parma.

La cooperativa emiliana era arrivata in Valle d'Aosta per gestire alcuni servizi.

L’indagine era stata avviata dal pm Pasquale Longarini su un presunto giro di false fatturazioni e fatture per operazioni inesistenti tra le società. Nel 2011 Leone Rosso aveva acquisito dalla coop Pro.Ges, rimasta come si legge sul sito della coop Leone Rosso “partner privilegiato”, la gestione di una serie di servizi della città di Aosta, dal mondo dell’infanzia a quello della disabilità. Le indagini sono attualmente coordinate dal pm Carlo Introvigne.

E' da qualche anno che il quadro idilliaco da statuto speciale si è un pochino incrinato. Pochi sanno che la Valle d'Aosta ha 14.101 funzionari pubblici, cioè uno ogni nove valdostano, in tutto 128.298 abitanti. Come nei Paesi del vecchio socialismo reale. 2.821 sono dipendenti dell'ente regionale. E poi una pletora di società partecipate o controllate dal pubblico in cui si aggiungono altre migliaia di persone dipendenti. La Regione Lombardia a confronto, che di dipendenti ne ha circa 3000 e di abitanti 10 milioni, è una specie di deserto dei tartari per i dipendenti regionali.

Ma tutto procede sereno tra uno scandalo e l'altro, dai vitalizi milionari dei consiglieri regionali a quello che ha coinvolto la società controllata Cva, per l'acquisto milionario di turbine cinesi, o lo storico Casinò di San Vincent sempre sull'orlo del baratro.

La bella terra alpina fatta di paesaggi bellissimi e suggestivi non è neanche immune dagli insediamenti mafiosi. La presenza della ’ndrangheta “risulta da alcune intercettazioni”, ha riferito la commissione nazionale antimafia. In Valle d'Aosta era residente l'esponente Giuseppe Nirta, originario di San Luca in Aspromonte poi ucciso in Spagna.

Giuseppe Nirta è personaggio ben noto alla giustizia italiana. Con precedenti per traffico di droga e un coinvolgimento nell'operazione Minotauro, l'inchiesta condotta dai carabinieri sulle infiltrazioni di 'ndrangheta in Piemonte che portò a oltre 140 arresti. In affari con un imprenditore campano a capo di un caseificio valdostano è stato coinvolto in un'altra inchiesta che portò all'arresto dell'allora procuratore capo di Aosta Pasquale Longarini, colpevole secondo gli inquirenti milanesi di aver avvisato gli indagati.

FONTE: http://www.affaritaliani.it/coop-pigliatutto-in-valle-aosta-procura-chiede-processo-per-politico-coop-534699.html

 

I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Catania hanno denunciato due truffatori catanesi, già gravati da precedenti specifici, ritenuti responsabili di aver attivato telematicamente falsa documentazione attestante ben 20 rapporti di lavoro in verità inesistenti. Le ipotesi di reato vanno dal falso al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a scopo di lucro, alla truffa all’INPS.

 

Le indagini hanno portato alla luce la realtà delle legalizzazioni facendo emergere situazioni anche curiose, come quella di rapporti di lavoro intestati a soggetti inconsapevoli, l’impiego di lavoratori addetti al giardinaggio in luoghi senza verde, l’impiego per 5 ore al giorno per le pulizie di un monovano di 20 mq, finti luoghi di lavoro indicati come pubblici esercizi e non dimore private come recita la normativa.

 

Addirittura per avvalorare il finto rapporto di lavoro i militari del NIL hanno accertato che i cittadini stranieri sborsavano di propria tasca i contributi all’INPS al posto dei finti datori di lavoro che risultavano intestatari dei versamenti. I militari, investiti delle verifiche da parte dell’Ufficio immigrazione della locale Questura, hanno condotto prolungate indagini per oltre un anno che hanno permesso di appurare l’esatta dinamica delle comunicazioni informatiche risalendo agli effettivi mittenti delle comunicazioni on-line, riscontrando l’inesistenza di fatto dei rapporti denunciati che avrebbero dato titolo alla legalizzazione.

 

L’esito degli accertamenti ha consentito così di proporre il respingimento di 20 pratiche di altrettanti cittadini stranieri di origine asiatica, magrebina, sudamericana. Le indagini hanno evidenziato un vero e proprio traffico di pseudo rapporti di lavoro nel quale è emerso che, in alcuni casi, gli stranieri desiderosi di legalizzare la propria posizione sul territorio italiano hanno dovuto corrispondere agli organizzatori somme variabili fino a 500 euro a pratica.

 

FONTE: http://www.cataniatoday.it/cronaca/assunzioni-false-di-colf-e-badanti-due-persone-denunciate-14-aprile-2018.html

 

Avere una badante che abbia un contratto è fondamentale al giorno d’oggi per gli anziani, questo perché possono essere assunte solo persone che hanno un certo grado di conoscenze ed esperienze nel settore. Il contratto badante convivente non è singolo, ce ne possono essere di vari tipi e successivamente li vedremo insieme. Per tutti gli anziani mantenere una vita dignitosa non è sempre facile, molti di loro non possono rimanere nelle proprie case o non possono sentirsi autonomi ma ad oggi grazie a questa nuova tipologia di contratti badanti è stato possibile risolvere un grande problema.

 

Contratto badanti convivente: come può essere utilizzato

 

La tipologia di contratto badanti o contratto di lavoro domestico, può essere utilizzato solo ed esclusivamente per l’assunzione diretta delle badanti conviventi. Il contratto può essere inoltre stipulato o dalla famiglia dell’assistito, da un’agenzia interinale o dall’assistito stesso. Ci sono però ovviamente delle variazioni in base al tipo di stipulazione del contratto badanti che sono state date dal CCNL con una serie di voci che vanno contrattate tra le due parti.

Ci sono diverse mansioni e diversi livelli di inquadramento all’interno dei contratti badanti, e ad ogni tipo di questi, corrispondono dei diversi trattamenti normativi, economici e giuridici. I livelli sono A, B, C e D e possono essere suddivisi a loro volta in livelli semplici o super.

 

Contratto badanti convivente: livelli e mansioni da effettuare

 

Ad esempio nel livello A e A super del contratto badanti, si fa riferimento a persone che non hanno esperienza o che ne hanno davvero poca, quindi non superiore ai 12 mesi e questi dovranno svolgere dei compiti sotto il diretto controllo del datore di lavoro stesso, quindi l’assistito o la famiglia.  Nel livello B si parla di lavoratori con esperienza superiore ai 12 mesi, che hanno quindi esperienza e possono lavorare anche singolarmente grazie alle esperienze pregresse.

 

L’assistenza alle persone anziane

 

Per quanto riguarda invece l’assistenza e alla cura di persone non sanitaria, c’è il livello B super che prevede mansioni riguardo alla pulizia della casa, quindi assistenza di persone che sono autosufficienti. Il livello C super invece include un contratto badanti per coloro che hanno specifiche caratteristiche professionali anche senza diploma, che possono quindi essere autonomi ed essere inquadrati per persone non autosufficienti, svolgendo mansioni di pulizia e mantenimento della casa. Il livello D super è quello che è utilizzato per un contratto badanti di persone che hanno un diploma e quindi hanno un’esperienza specifica nell’assistenza di persone non autosufficienti. La formazione per questo livello è fondamentale in quanto consente di poter acquisire le caratteristiche adatte per lo svolgimento delle attività di assistenza. Le ore di formazione inoltre per un contratto badanti non devono essere inferiori a 500 ore.

 

FONTE: http://lavoro.iltabloid.it/2018/04/07/contratto-badante-convivente.html

 

Sono iniziati i controlli a tappeto per lo più da parte della Guardia di Finanza delle "badanti" extracomunitarie che sempre più numerose prestano la loro opera nel ruolo anche di colf presso le famiglie della città e dell'interland ascolano. Ne da la notizia la Confcommercio aggiungendo tra l'altro che purtroppo a chi non ha messo in essere tutti gli adempimenti inerenti a tali rapporti sono state erogate sanzioni anche fino a 5 mila Euro.

 

Nell'ambito degli adempimenti obbligatori, la stessa Confcommercio ricorda che dal 1° Marzo 2007 è in vigore il nuovo contratto nazionale per le lavoratrici domestiche - assistenti familiari (sia Colf che Badanti) il quale prevede oltre a nuove classificazioni del personale, anche nuovi adempimenti. Tra questi ultimi è stata prevista l'obbligatoritetà della predisposizione da parte del datore di lavoro, del "prospetto paga" da consegnare alle lavoratrici, mensilmente, unitamente al pagamento della retribuzione. Inoltre è stata resa obbligatoria la dichiarazione annuale (CUD) riepilogativa di tutti i compensi pagati nell'anno, da consegnare alle stesse lavoratrici (come del resto a tutti i lavoratori dipendenti) entro il 15 Marzo.

 

"Ci siamo occupati già da alcuni mesi di questa innovazione normativa - ha commentato il direttore Confcommercio Giorgio Fiori - poiché il rapporto con Colf e Badanti è del tutto fiduciario quindi quasi sempre si fanno pagamenti senza farsi rilasciare ricevute e qualcuno si è trovato per questo anche nei guai per cui la normativa pur se impone un adempimento alla fin fine, quando il rapporto di lavoro è regolare, è meglio per tutti". 

 

"E così - aggiunge Fiori - al fine di assistere opportunamente le imprese ma anche e soprattutto i "privati" che si avvalgono di prestazioni di badanti e colf, nella compilazione mensile del "Prospetto Paga" e quindi a consuntivo del modello CUD, nonché di tutti gli altri adempimenti di riferimento, la Confcommercio ha attivato un apposito Servizio di Assistenza al lavoro Domestico a cui tutti gli interessati (anche privati) possono riferirsi pur per sole informazioni".

 

FONTE: http://www.ilquotidiano.it/articoli/2007/09/05/76837/colf-e-badanti-sono-scattati-i-controlli-e-le-sanzioni

 

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